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sabato 11 novembre 2023

Ofelia e i due compari per i luoghi di Fusea.

Ofelia e i due compari per i luoghi di Fusea.

 

Non è sempre facile condividere con i propri simili le passioni e l’affine pensiero. Spesso si scende a  dei compromessi e qualcosa di noi rimane incompiuto, ma per fortuna questo “modus operandi” non si manifesta con John. Da anni lo ho seguito nel suo peregrinare per i monti, leggendo le sue avventure e ammirandone le immagini, foto per foto, per carpirne lo spirito, e tutto questo mi ha rivelato un autentico spirito libero anche se spesso traviato da una velata sofferenza. Per questo non ho problemi di nessun genere nel comunicargli, prima di ogni uscita, lo spartano obiettivo interiore da raggiungere. Il Monte Spin, una delle mete di questa storia, l’ho in mente da molto tempo, in pochi a parte gli autoctoni lo conoscono, visto che l’umanità montana è distratta e rapita nell’ammirare le grandi elevazioni, cosa  che in un recente passato ho fatto anch’io. Un giorno, passando per i prati di Marcilie, scorsi il piccolo rilievo, e pensai che in un futuro prossimo l’avrei inserito nella mia lista dei sogni.

Il sogno è rimasto per tanto tempo incompiuto nel cassetto, finché, finalmente giunse il giorno di tirarlo fuori dall’oblio. L’idea è quella di adempiere, tramite gli scarponi,  un viaggio interiore, attraversando borghi e remoti stavoli, alla ricerca della presenza di un’umanità autentica, quella della montagna di una volta.

A John l’idea piace, quindi, stavolta ci diamo convegno a Tolmezzo, nel bel capoluogo carnico,  e precisamente nello spiazzo antistante la piscina, il classico luogo di incontro per viandanti che transitano nei paraggi.

Una volta raggiunto il luogo dell’appuntamento, con un solo automezzo si procede alla volta di Fusea. Entrambi conosciamo la località, davvero deliziosa, un’autentica cartolina. Giungiamo alla periferia del borgo, mentre un omino sbraita, sicuramente ha sorseggiato più di un grappino di primo mattino, e si infervorisce con qualsiasi cosa si muova; per evitare grane scegliamo di lasciare l’auto al centro del paese, proprio davanti al monumento dedicato ai caduti. Una volta pronti, mappa alla mano, procediamo per la nostra meta, inseguendo nei vicoli le ombre delle nostre idee. Riconosciamo i primi stavoli (casolari), le classiche abitazioni di montagna carniche con i tipici tetti spioventi, e intanto il nostro spirito si inebria di gioia. John incontra casualmente una sua amica, me ne aveva appena parlato proprio pochi secondi prima e come per incanto è apparsa. l’escursione inizia bene e siamo predisposti a ulteriori sorprese. Lasciamo la frazione di Fusea, dirigendoci a nord, tramite una stradina solo di recente asfaltata, e che la mappa segna ancora come mulattiera. Raggiunto il borgo di Cazzaso ci aggiriamo per i vicoli, scoprendo autentici angoli poetici. Proprio poco prima di lasciare l’ultima abitazione periferica del borgo, due cani dallo sguardo intenso come quello di un lupo si avvicinano a noi,  e sono rapiti dal nostro stesso spirito, come se in una vita passata avessimo percorso assieme le misteriose vie della montagna, simili a quelle descritte da Jack London. Non vi nascondo che ho avuto un fremito quando ho incrociato lo sguardo di Buck, si, il leggendario cane (descritto dall’autore appena citato), che ha tanto positivamente influito nella mia infanzia e la crescita. Lasciamo a malincuore i nostri amici a quattro zampe, siamo appena all’inizio del breve viaggio e le felici circostanze ci hanno elettrizzato. Continuiamo per lo stesso percorso, direzione nord, sino a una masseria, stavolta ci aspettano tutte le specie di animali che di solito si rivelano nella classica fattoria, ma quelli che ci accolgono con molto più entusiasmo sono due cagnoni: uno totalmente bianco, l’altro un Bovaro del Bernese, è una cucciola di appena nove mesi anche se è gigantesca. Una voce femminile “la fattrice” la chiama dalle feritoie della stalla, ma lei, la cagnona (abbiamo anche udito il nome, si chiama Ofelia), non ubbidisce, anzi, tutta festante, si aggrega a noi come terzo incomodo. John e io continuiamo il nostro cammino, mentre lei, timidamente,  ci segue. Ho la vaga impressione che Ofelia abbia paura di essere rifiutata, ignorando  che noi iniziamo a intenerirci e affezionarci. Poco prima di raggiungere Cazzaso Nuovo (tramite la stradella), all’interno di una recinzione incontriamo due simpatici somarelli, che battezziamo Lucignolo e Pinocchio. Ofelia li provoca giocosamente con un simpatico latrare, e i ciuchi, indispettiti, vorrebbero scacciarla, ma la disputa finisce bene grazie a noi bipedi che proseguiamo, ed Ofelia  è costretta (allegramente) a seguirci.

A Cazzaso nuovo, Ofelia vorrebbe invertire la rotta, sicuramente è abituata a queste temporanee fughe, noi andiamo nella direzione opposta, a nord. Ofelia, dopo una breve titubanza si associa in modo definitivo. Chiedo a John come mai non accarezzi la cagnona, mi risponde che la tiene distante per non farla affezionare. Sorrido, in realtà e lui che si sta legando, me ne darà prova poco dopo, quando Ofelia sparisce per alcuni minuti dalla nostra visuale, causando in  John dei sorprendenti timori. La cagnona gravita tra noi, è dolce e giocosa, e non nasconde uno sguardo da ruffiana. Dopo aver raggiunto gli stavoli di Novadis, iniziamo la risalita del ripido pendio che porta alla cresta del monte Spin. Nel primo tratto troviamo come guida dei bolli blu tinti sulle cortecce, poi persi quest’ultimi si procede per residue tracce, mirando alla cresta che raggiungiamo con un po' di fatica per via della verticalità e del terreno fangoso. Ci illudiamo per un attimo che siamo in vetta, in realtà stiamo percorrendo un affilato e sinuoso crinale. Veniamo ingannati più volte sulla constatazione reale della vetta, e mentre Ofelia continua a giocare, noi, come giovani marmotte, ispezioniamo numerose elevazioni, scoprendo che ognuna è l’ante-cima dell’altra. La prima cima raggiunta ha la visuale più ampia, ma non ha nessun ometto, la seconda è dominata da una bandiera con il simbolo del Friuli e di colore rossa (apprendo in seguito  che è la bandiera di guerra friulana). Sulla terza elevazione con quota 905 metri, troviamo un prisma in cemento, è la cima goniometrica, mentre sull’ultima elevazione (la massima quota in assoluto ) riveliamo  solamente l’invadente presenza dei faggi che delimitano al massimo la nostra visuale. Raggiunto l’apice del monte Spin, ereggiamo in onore di Artemide,  e con l’ausilio morale di Ofelia, una spartana croce, composta con dei rami secchi. Sul luogo inizia a fare freddo a causa della copertura della vegetazione che non fa filtrare i caldi raggi solari, quindi, decidiamo di comune accordo e con a seguito la nostra amica, di migrare sulla quota dove sventola la bandiera e il sole batte gagliardamente. Giocosamente, assieme alla nostra Ofelia, torniamo indietro. La bella cagnona è strafelice, pranza con noi, gustando il cibo e rimanendo a una non debita distanza. Sembriamo un trio che si frequenta da lungo tempo, l’armonia tra noi cresce e l’ambiente montano regna sovrano.

La sosta è gratificante, e dal pulpito panoramico possiamo ammirare il monte Amariana (la regina di Tolmezzo), e il Sernio, il re dei monti Friulani, ben visibile da qualsiasi luogo della regione. Riprendiamo il cammino, stavolta per il facile sentiero di cresta che conduce direttamente ai piani innevati di Marcilie. Ofelia non ci molla, chiunque incontriamo lungo il percorso la riconosce, e lei se la tira vantandosi della nostra compagnia. La birbantella, come immaginavamo, non è nuova a queste imprese, la riporteremo alla fattoria dove l’abbiamo trovata. Una volta raggiunta la masseria non troviamo più gli umani, ma solo gli animali, cioè, l’intera varietà di specie che può includere una fattoria: la scrofa si fa solo udire, i micetti tigrati si accodano a noi facendo le fusa, le vacche sostano nella stalla, mentre solo le capre paiono sorprese della nostra presenza. Stavolta fingiamo di respingere Ofelia, affinché non ci segua. Dallo sguardo la bella cagnona rimane basita della nostra stucchevole condotta, si sente rifiutata, ma non demorde. Ci segue ancora stavolta accompagnata dai tre micetti tigrati. John e io siamo come Peter Pan, abbiamo cambiato idea,  invaderemo la piccola comunità conducendo trionfanti l’intera fattoria fino al centro di Fusea. Purtroppo, durante il tragitto, quasi tutti gli animali domestici desistono nell’impresa, tranne e naturalmente la fedele ed eroica Ofelia, che fattosi ancora più coraggio, addirittura ci affianca e di seguito supera. Ci siamo rassegnati, la cucciolona ha vinto e realizzato i suoi propositi, quindi, raggiungiamo insieme la bella località di partenza, sino alla piazza, dove abbiamo lasciato l’auto. Ofelia improvvisamente si dilegua, ma solo per un’istante, per poi riapparire. La postina del paese, gentilmente disposta al dialogo e in vena di confessioni non può esserci utile, ignora la provenienza di Ofelia. Non ci rimane che adottarla, quindi mentre ci pensiamo su, ci approntiamo alla partenza prima. Ofelia si avvicina mentre sto per mettere in moto l’auto, ci annusa, ci guarda profondamente nell’animo ci lascia definitivamente, svanendo in uno dei vicoli del borgo. Vi confesso, che quell’istante per noi è stato  straziante, la naturale separazione, anche se prevista, ha lasciato un dolore lancinante, che difficilmente si prova  per i propri simili. Chissà, forse anche Ofelia ha provato qualcosa di simile in quell’istante per  il doloroso distacco. Con Ofelia è stato un bel vagare per monti e abbiamo vissuto una bella favola che vorrei titolare ” il gatto, la volpe e Ofelia”, e nel ricordare e scrivere  i fatti ho riprovato le stesse emozioni di allora…

Malfa.

 





































 

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