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giovedì 28 giugno 2018

Colle il Gallo- Monte Giammatura- Monte Gimigliano- Monte san Rocco- Monte Rosara

 
Racconto:

…La temperatura esterna è frizzantina, questo mi permette avere il confort della giacca tecnica. Inizio il cammino dalla periferia della città, per le vie incontro gli abitanti intenti nelle loro plurime attività. C’è chi porta il cagnetto a spasso, chi apre bottega e chi arieggiando le camere da una curiosa occhiata ai passanti. Gli studenti, solitari, si avviano a scuola con i loro immancabili smartphones, Il mio è riposto accuratamente nello zaino; approfitto di queste uscite per staccarmi da questa abitudine che con il passare del tempo sta diventando vitale per l’uomo del ventunesimo secolo.

Cammino con verve sugli scarponi, con l’immancabile zaino in spalla, la bandana, e i bastoncini da trekking sviluppati al massimo. Percorrendo la periferia, le strade mi portano tra i mega complessi architettonici, stadi vuoti; le ciminiere protese verso il cielo paiono colonne di arcaici templi.

Osservo il genere umano, alcuni ostentato una divisa, altri un titolo, recitano da prime donne, sempre alla frivola ricerca di un plauso in questo teatro chiamato “Esistenza”.

Attirato da un muro a secco, entro dentro un cortile, scoprendo all’interno la luna nel pozzo. La vista del secchio in alluminio mi porta in tempi e luoghi mai vissuti.

Finalmente ho raggiunto la periferia opposta, imboccando la strada in direzione del monte mi ritrovo a un bivio, con qualche dubbio scelgo la direzione a destra ….. Successivamente chiedo a una persona anziana (che sosta davanti all’uscio di un casolare) se procedo bene per il colle….? Mi risponde, che ho scelto la strada più lunga ma meno ripida. Rassicurato della preferenza, continuo, scenderò al rientro dall’altra direzione …

La rotabile che percorro in salita ha un andamento sinuoso, essa attraversa i pittoreschi colli ascolani, prevalentemente coltivati a ulivo. Dai margini della strada ammiro l’aspetto bucolico del paesaggio: cavalli al pascolo, papaveri bagnati dalla brina e violacei carciofi prossimi alla stagionatura. La strada volge a settentrione, spesso mi assale il dubbio di aver sbagliato itinerario, consulto la mappa, constatando che sto sempre di più alzando di quota e che mi allontano progressivamente dal profilo del…

Come questa parte di un racconto  ho iniziato le altre cinque escursioni per i rilievi che circondano Ascoli Piceno, trattandosi di piccoli colli li ho voluto unire in un’unica relazione. Camminando per le carrarecce e sentieri, spesso pensavo alle liriche del grande poeta marchigiano Giacomo Leopardi, e con alcune sue immortali poesie termino il mio racconto.

Il forestiero Nomade.

Malfa

L’infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte

Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

Spazi di là da quella, e sovrumani

Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco

Il cor non si spaura. E come il vento

Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio a questa voce

Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa

Immensità s’annega il pensier mio:

E il naufragar m’è dolce in questo mare.



Il Passero Solitario

D’in su la vetta della torre antica,

Passero solitario, alla campagna

Cantando vai finchè non more il giorno;

Ed erra l’armonia per questa valle.

Primavera dintorno

Brilla nell’aria, e per li campi esulta,

Sì ch’a mirarla intenerisce il core.

Odi greggi belar, muggire armenti;

Gli altri augelli contenti, a gara insieme

Per lo libero ciel fan mille giri,

Pur festeggiando il lor tempo migliore:

Tu pensoso in disparte il tutto miri;

Non compagni, non voli,

Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;

Canti, e così trapassi

Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.



Oimè, quanto somiglia

Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,

Della novella età dolce famiglia,

E te german di giovinezza, amore,

Sospiro acerbo de’ provetti giorni,

Non curo, io non so come; anzi da loro

Quasi fuggo lontano;

Quasi romito, e strano

Al mio loco natio,

Passo del viver mio la primavera.

Questo giorno ch’omai cede la sera,

Festeggiar si costuma al nostro borgo.

Odi per lo sereno un suon di squilla,

Odi spesso un tonar di ferree canne,

Che rimbomba lontan di villa in villa.

Tutta vestita a festa

La gioventù del loco

Lascia le case, e per le vie si spande;

E mira ed è mirata, e in cor s’allegra.

Io solitario in questa

Rimota parte alla campagna uscendo,

Ogni diletto e gioco

Indugio in altro tempo: e intanto il guardo

Steso nell’aria aprica

Mi fere il Sol che tra lontani monti,

Dopo il giorno sereno,

Cadendo si dilegua, e par che dica

Che la beata gioventù vien meno.



Tu solingo augellin, venuto a sera

Del viver che daranno a te le stelle,

Certo del tuo costume

Non ti dorrai; che di natura è frutto

Ogni nostra vaghezza

A me, se di vecchiezza

La detestata soglia

Evitar non impetro,

Quando muti questi occhi all’altrui core,

E lor fia voto il mondo, e il dì futuro

Del dì presente più noioso e tetro,

Che parrà di tal voglia?

Che di quest’anni miei? Che di me stesso?

Ahi pentiromi, e spesso,

Ma sconsolato, volgerommi indietro.



La quiete dopo la tempesta

Passata è la tempesta:

Odo augelli far festa, e la gallina,

Tornata in su la via,

Che ripete il suo verso. Ecco il sereno

Rompe là da ponente, alla montagna;

Sgombrasi la campagna,

E chiaro nella valle il fiume appare.

Ogni cor si rallegra, in ogni lato

Risorge il romorio

Torna il lavoro usato.

L’artigiano a mirar l’umido cielo,

Con l’opra in man, cantando,

Fassi in su l’uscio; a prova

Vien fuor la femminetta a còr dell’acqua

Della novella piova;

E l’erbaiuol rinnova

Di sentiero in sentiero

Il grido giornaliero.

Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride

Per li poggi e le ville. Apre i balconi,

Apre terrazzi e logge la famiglia:

E, dalla via corrente, odi lontano

Tintinnio di sonagli; il carro stride

Del passegger che il suo cammin ripiglia.



Si rallegra ogni core.

Sì dolce, sì gradita

Quand’è, com’or, la vita?

Quando con tanto amore

L’uomo a’ suoi studi intende?

O torna all’opre? o cosa nova imprende?

Quando de’ mali suoi men si ricorda?

Piacer figlio d’affanno;

Gioia vana, ch’è frutto

Del passato timore, onde si scosse

E paventò la morte

Chi la vita abborria;

Onde in lungo tormento,

Fredde, tacite, smorte,

Sudàr le genti e palpitàr, vedendo

Mossi alle nostre offese

Folgori, nembi e vento.



O natura cortese,

Son questi i doni tuoi,

Questi i diletti sono

Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena

E’ diletto fra noi.

Pene tu spargi a larga mano; il duolo

Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto

Che per mostro e miracolo talvolta

Nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana

Prole cara agli eterni! assai felice

Se respirar ti lice

D’alcun dolor: beata

Se te d’ogni dolor morte risana.



 
   Colle il Gallo- Monte Giammatura- Monte

Gimigliano-  Monte san Rocco- Monte Rosara                         



  Note tecniche.



Localizzazione: Appennino Ascolano-Colli intorno ad Ascoli.

Avvicinamento: Ascoli Piceno.



Località di Partenza: Periferia est di Ascoli

Piceno.

Dislivello: Vari-





 Dislivello complessivo: 2946 m.





Distanza percorsa in Km: 116,38





Quota minima partenza: 124 m.



Quota massima raggiunta: 1096 m.



Tempi di percorrenza escluse le soste: Vari.

In: Solitaria.



 Tipologia Escursione: Escursione storico-naturalistica.



Difficoltà: https://www.vienormali.it/images/layout/dif-EE.gif Turista-Escursionistica

Segnavia: Vari

Impegno fisico: Medio.

Preparazione tecnica: Medio-bassa

Attrezzature: No.

Croce di vetta: No.

Ometto di vetta: Si.

Libro di vetta: No.

Timbro di vetta: No.

Riferimenti:

1)                  Cartografici: IGM della zona.

2)                  Bibliografici:

3)                  Internet:

Periodo consigliato: Tutto l’anno.

Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero:

Fonti d’acqua: Molteplici.

Consigliati:

Data: Il “Forestiero Nomade”

Malfa