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sabato 9 maggio 2026

Colle degli spiriti liberi 2026



Colle degli spiriti liberi 2026


Localizzazione:  Colli di Castelnovo del Friuli


Avvicinamento: Lestans-Paludea- Parcheggio presso la pizzeria-trattoria “Locanda al Borgo”


Regione: Friuli -Venezia Giulia.

 

Provincia di: PN

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Dislivello: 206 m.


Dislivello complessivo: 230 m.


Distanza percorsa in Km: 


Quota minima partenza: 244 m.


Quota massima raggiunta: 451 m.


Tempi di percorrenza escluse le soste: 3 ore


In: coppia con Klimt


Tipologia Escursione: naturalistica


Difficoltà: escursionistiche tranne il tratto finale che è per escursionisti esperti atti ad agire in ambiente selvatico.


Tipologia sentiero o cammino: Stradina asfaltata-carrareccia-Sentiero-tracce di animali selvatici-ultimo tratto rovi e schianti impenetrabili.



Ferrata- no


Segnavia: CAI 823


Fonti d’acqua: no

 

Impegno fisico: medio


Preparazione tecnica: media


Difficoltà di orientamento: solo nel tratto finale


Attrezzature: no


Croce di vetta: no


Ometto di vetta: no


Libro di vetta: barattolini di vetro posto in una cavita della roccia sommitale.


Timbro di vetta: no, ma sulla roccia è presente il sigillo dell’IGM.


Riferimenti: 

Consigliati: Nastrini biancorossi da lasciare nella fitta vegetazione.


Periodo consigliato:  tutto l’anno


Da evitare da farsi in: Se non si ha un senso dell’orientamento sviluppato e senza GPS per via dello scarso orientamento del tratto finale.


Dedicata a: chi ama le elevazioni scarsamente frequentate.


Condizioni del sentiero: ben marcato e battuto.


Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente sì ma al guinzaglio.



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028

2) Bibliografici:

3) Internet: 

Data dell’escursione: venerdì 08 maggio 2026.


Data di pubblicazione della relazione:  sabato 09 maggio 2026


Il “Forestiero Nomade”

Malfa


Dopo due anni, ritorno su questa cimetta che ha una particolarità, è molto selvatica e arcigna malgrado la breve quota, ma ha un suo gioiello. Trattasi di una piastra metallica con un foro centrale che indica l'esatto punto di riferimento geodetico. Il cilindro che si trova spesso sulle cime delle montagne italiane è un punto trigonometrico (o vertice geodetico) dell'Istituto Geografico Militare (IGM). La sua funzione  è per le misurazioni topografiche di alta precisione. Questi punti permettono di costruire e aggiornare le carte topografiche. La scritta “chi danneggia è punito” è un triste monito, ma più che l’uomo a proteggere il piccolo aggeggio trigonometrico è la natura, come se fosse un gioiello da custodire nel suo scrigno, e difeso con tutte le armi che possiede, tra cui i temibili rovi invadenti e i vari schianti.  La vegetazione anarchica in modo protettivo modifica l’aspetto della vetta del colle. In pochi anni , dal 2021  a oggi solo pochi visitatori, tra cui tre volte io, e per questo allora lo volli battezzare “Il colle degli spiriti liberi”, perché tutt’ora è questa la sensazione che mi dà nei pochi metri che separano la forcella posta tra il colle e il Monte Santo. L’escursione inizia da Paludea, il capoluogo di Castelnovo. Lascio l’auto a monte della frazione, nella stessa piazzetta chiamata” Piazzetta dedicata ai caduti per la Libertà” dove su una parete è sita la lapide in onore della partigiana Virgilia Tonelli e di altri suoi eroici compagni di lotta. Un doveroso minuto di silenzio davanti alla lapide prima di iniziare il cammino ascendendo la strada asfaltata che conduce alle frazioni di Faviz e Rez, caratterizzate da belle villette che si aggettano come balconi sui sottostanti colli di Castelnovo. Il ripido e breve tratto di cammino è accompagnato dal continuo latrare di cani, Klimt è indifferente, sa bene che ci apetta un’avventura. Dall’ultima casa di Rez inizia un remoto sentiero sotto forma di carrareccia che fiancheggia il versante meridionale del Monte Santo. Lungo il cammino è possibile ammirare quello che rimane di alcuni remoti stavoli, sicuramente ancora attivi sino alla tragica sera del terremoto del 1976. Gli abitanti del luogo hanno fatto in modo di non rimuoverli, lasciarli all’oblio e allo sguardo curioso di chi vuol sapere come era prima. Oggi questa strada di montagna vorrei chiamarla via delle fragole, perché sono tantissime lungo il cammino e anche di buone dimensioni anche se sono selvatiche. Assieme alle tarde fioriture primaverili rendono l’ambiente affascinante e profumato, un autentico viaggio onirico nell’ambiente che amo di più. La carrareccia con leggere alternarsi di quote finisce il proprio cammino a ridotto della fitta vegetazione, dove assume la forma di una pesta che continua la propria direzione a oriente finché libera dall’invadente conquista una sella, stavolta ben pulita da vegetazione invadente, con il sentiero CAI proveniente dall’adiacente Monte Santo. Il mio percorso continua per il piccolo colle adiacente quotato 251 metri. Tra i cespugli e gli arbusti del sottobosco individuo la rada traccia, memore dell’ultima volta che in discesa ho perso la traccia immolandomi in una ardita e avventurosa discesa, stavolta ricorro al metodo pollicino, adoperando delle fettucce bianco-rosse che tengo in una borsa agganciata alla cinta dei pantaloni. Le strisce che adopero sono una decina, dovrebbero bastare, ma raggiunta la base rocciosa della crestina le esaurisco.  Purtroppo, la traccia già rada si esaurisce, e mi rendo conto , come ho descritto a inizio  relazione, che la natura ha avuto il sopravvento. Guida in questo frangente mi sono la memoria e l’arguzia, il GPS ossia la traccia sul cellulare, in questo caso non mi sarebbe tanto di aiuto, quindi mi ingegno, ed è la cosa che amo di più sin dall’infanzia (sopravvivenza), e mi ricordo di avere nella tasca al seguito un nastro adesivo per elettricisti color rosso. Vado avanti ascendendo un tratto di roccia scivoloso ma con meno rovi, e una volta sopra conquisto la cresta del colle , l’unico tratto quasi praticabile, lasciando degli spezzoni d nastro rosso e ad anello sulle cortecce, scegliendo per l’operazione i rami ben visibili e lisci. Continuo per la breve cresta, finché finisco ai margini di un oceano di rovi, dove le mie speranze si arrestano. Andare avanti è impossibile, devo aggirare la fitta boscaglia di rovi e sperare di trovare quel pizzo di roccia che materializza la vetta. Mi calo a meridione di pochi metri e aggiro  i fitti rovi, finche si diradano di poco lasciandomi intravedere qualcosa di roccioso tra gli arbusti. Ecco la vetta. Mi fermo, respiro, mi riposo pochi attimi, su un fazzoletto di terra senza spine prima di procedere all’assalto finale. Ripreso il cammino mi districo tra le erbacce, trovando un corridoio invaso da schianti. Il mio compagno Klimt, ormai conosce il mio passo, e benché sia legato tramite il guinzaglio a un gancio dei pantaloni, non mi è di ostacolo, è davvero bravo, viaggia con me con disinvoltura,  e  avendo le gambette lunghe salta gli ostacoli in modo disinvolto. Raggiunta la roccia, al vertice noto i nastri che avevo lasciato due anni prima, lascio klimt alla base, e mi arrampico al vertice dove ritrovo il tondino goniometrico e il barattolo per i viandanti, fatta! La cima è stata raggiunta, e la soddisfazione è tanta. Mi adopero ad aprire il barattolo, dopo due anni ben sigillato, e cerco i nomi dei visitatori. Annoto tutto con il cellulare, e appongo la nuova data della visita e naturalmente il nome di Klimt, Magritte la prima volta non venne perché era già avanti con gli anni, e le escursioni complicate gliele risparmiavo.  Apportata la firma riprendo il mio compagno, e ritorno sulla cresta, dove in un cantuccio, alla base di un tronco noto un bel fiore bianco, solitario, come se fosse un messaggio da decifrare, lo fotografo e in seguito faro una ricerca sul web scoprendo con sorpresa che si tratta di una rosa Laevigata una specie di rosa spontanea. Talvolta viene chiamata rosa Cherokee. Il nome "laevigata" deriva dal latino e significa "liscia", "Brillante”. La specie è originaria di Cina meridionale, Taiwan e Vietnam.È stata introdotta in Europa nel 1759 e negli Stati Uniti sud-orientali nel 1780, dove si è rapidamente naturalizzata. La leggenda della Rosa Cherokee (Rosa laevigata) è una storia di dolore e speranza legata al "Sentiero delle Lacrime" (1838), durante la deportazione forzata dei nativi americani. Si narra che le rose sbocciarono ovunque cadessero le lacrime delle madri Cherokee, con petali bianchi simbolo di purezza e un centro giallo rappresentante l'oro rubato dai coloni. Simbolo di Resistenza: La rosa, rampicante e resistente, rappresenta la forza e il coraggio allo spirito indomabile del popolo Cherokee. Felice del dono della montagna, mi dedico con l’amico a una breve pausa, trovando sulla cresta lo spazio per mettere qualcosa nello stomaco, naturalmente do la precedenza al mio complice di avventura. Ripreso il cammino a ritroso, ringrazio me stesso dell’idea di lasciare le fettucce, davvero impossibile senza, finché raggiungo la forcella tra i due colli. Dalla selletta all’auto è un gioco da ragazzi, e stavolta evito l’anello, visto che l’ho fatto nell’ultima escursione sul monte Santo.Il rientro all’auto è veloce, tutta discesa e anche ripida, in mezzora siamo nella piazzetta degli eroi, si li chiamo eroi i partigiani che hanno sacrificato la loro giovane vita per una libertà di cui non hanno potuto godere.

Malfa.