Libro di vetta: barattolo spiriti liberi
Timbro di vetta:
Riferimenti:
Consigliati:
Periodo consigliato: tutto l’anno
Da evitare da farsi in:
Dedicata a: chi ama percorrere luoghi
selvatici alla scoperta delle singole alture.
Condizioni del sentiero: battuto e
segnato in alcuni tratti (cacciatori9.
Percosso idoneo per portare cane al
seguito: assolutamente sì.
Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028
2) Bibliografici:
3) Internet:
Data dell’escursione:12 aprile 2026.
Data di pubblicazione della relazione:
Malfa
Relazione:
Escursione
dal piacere naturalistico, soprattutto di questi tempi, e il partire da casa a
piedi, azzerando il contachilometri dell’orologio non ha prezzo. La coppia
vincente siamo io e Klimt, specie in questi ultimi giorni ci abbiamo dato
sotto, e il mondo da esplorare sono le meraviglie che ci circondano, i noti Colli
Morenici, dove l’ultimo è proprio il
colle che sovrasta la frazione dove viviamo.
Si
parte da Lestans, e una volta giunti al cimitero della frazione, si percorre un’antica
via campestre che sfiorando i campi coltivati (una volta occupate dalle
fattorie romane) giunge alla graziosa ancona di San Zeno, a cui sono legato per
la bellissima posizione geografica ( da essa si possono ammirare le montagne
friulane in un meraviglioso arco roccioso che partendo da Piancavallo giunge
sino alle Giulie del monte Krn. Dalla graziosa ancona affrescata con antiche
pitture ci spostiamo, seguendo una traccia sui prati sino all’allevamento
bovini posto poco a nord, da dove percorriamo una carrareccia che si collega
con la principale via campestre che da San Zenone raggiunge Usago. Percorrendo
questa lunghissima arteria a sinistra ammiriamo i colli di Sequals e l’ampia
pianura che giunge sino alla frazione, che un tempo fu un enorme stagno a cui
margini (palafitte) sorse la prima civiltà del luogo. Mi piace fantasticare
immaginando le capanne, e anche di incontrare i cacciatori di allora seguiti
dai loro cani, lupi che hanno scelto di vivere una vita domestica. Raggiunto il
punto in cui l’arteria devia per Usago, lascio la via e mi inoltro nel bosco
che precede le prime elevazioni a ridosso dei colli di Usago. La traccia è bel
visibile e dopo poche centinaia di metri raggiunge una piccola cresta, la mia
meta è a destra e la seguo, anche grazie all’ausilio di sporadici e sbiaditi
bolli rossi. Dopo pochi metri, raggiunto uno spiazzo dove sono i resti di un
capanno e le immondizie lasciati da tempo da qualcuno, seguo la traccia sopra
la crestina e dopo un’ante cima raggiungo un albero che segna il vertice del
Col Mor ( quota 257 m.) Cima raggiunta anche se il paesaggio non è visibile a
causa delle fronde, ma è sempre una cima, e benché non abbia una quota
ragguardevole è sempre una elevazione con la propria dignità. Spesso sorrido
leggendo di escursionisti che sono cacciatori di numeri, o altri di quote, la
montagna è libertà, poesia, e non una competizione, anche perché il
sottoscritto partirebbe perdente. Pochi sono i fortunati che nascono Bonatti,
il resto mi pare che siano persone che hanno problemi seri e psicologici,
soprattutto da quello che pubblicano sui social, in cui vedo tutto tranne la
natura nella sua elementare naturalezza. La competizione non mi appartiene,
anche perché ritengo che l’uomo sia un unico non ripetibile, e i veri grandi
sono anche delle persone modeste, che sanno apprezzare anche un fiore, leggere
una corteccia e le tracce lasciate dagli animali. Per tale motivo da anni mi
dedico a ciò he mi circonda senza accumulare tre cime o cinque malghe in una
semplice e veloce escursione, ma dedicando ad ogni elevazione il giusto tempo
per conoscerne ed esplorarne i molteplici aspetti e in tutte le stagioni e con
tutti i vari tipi di meteo. La bellezza della natura è infinità e la
competizione (e non so con chi) mi toglierebbe il piacere di scoprire il singolo
fiore, la singola pianta, il volo di un merlo, il volteggiare di un volo di
poiana, ecc. ecc. così all’infinito.
Dalla cima del Col Moro, una volta istallato un barattolo per i viandanti,
inizio il rientro, tramite il sentiero a oriente, stavolta ben battuto e bello,
perché sa di libero e selvatico, passando per una cima gemella dominata da
castagni e scendendo sino a incrociare una carrareccia che si inoltra nella
boscaglia. La seguo a nord, raggiugendo la strada asfaltata che conduce alla
frazione di Usago. Poco dopo l’abbandono per un’altra carrareccia nel bosco che
mi conduce , al centro della frazione di Usago, dove trovo una bella
fontanella, l’ideale per dissetare Klimt. Dalla piccola frazione , seguendo
un’arteria che non conoscevo mi ritrovo a est della stessa, a ridosso di una
rotabile, quindi, decido di raggiungere la vicina frazione di Molevana con il
relativo ponte antico di Puntic. Il luogo dove è situato il “Puntic”, per il
sottoscritto è sempre stato un sito di riflessione, grazie anche a una panchina
dove mi fermo spesso per fare una sosta. Il luogo è davvero bello, meditativo,
carico di storia. Dalla frazione di Molevana, scrutando anche l’orologio,
decido di rientrare a Lestans, per un’arteria campestre, che aggirando il
vecchio cementificio, sempre per campi, mi riporta a casa. Raggiunta Lestans
l’orologio mi comunica che ho percorso dieci chilometri. Dieci chilometri di serenità, di pace, di
acute riflessioni, di natura, di ricordi, e di nuove emozioni. Un altro giorno
è stato vissuto, assieme al mio migliore amico, viaggiando nella natura, quella
vera, l’autentica, la nostra terapia.
Malfa.