Monte
Flagogna e Castello di San Giovanni.
Localizzazione:
Prealpi Carniche
Avvicinamento:
Lestans- Valeriano-Pinzano- Ponte sul torrente Arzino-Flagogna (lasciare l’auto
presso uno dei parcheggi della frazione).
Regione:
Friuli-Venezia Giulia
Provincia
di: UD
.
Dislivello:
180 m.
Dislivello
complessivo: 243 m.
Distanza percorsa in Km: 6,73 km
Quota minima partenza: 145 m.
Quota
massima raggiunta: 332 m.
Tempi
di percorrenza escluse le soste: 3 ore
In:
coppia con Klimt
Tipologia
Escursione:
Difficoltà:
escursionistiche
Tipologia sentiero o
cammino: carrareccia, sentiero, sterrato.
Ferrata- no
Segnavia:
CAI
Fonti
d’acqua: si, fontane nella frazione
Impegno
fisico: medio
Preparazione
tecnica: bassa
Attrezzature:
no, qualche ponticello spartano
Difficoltà
di orientamento: nessuna
Attrezzature:
no
Croce
di vetta: si
Ometto
di vetta: no
Libro
di vetta: si, due, uno presso la croce, il secondo presso il castello.
Timbro
di vetta: no
Riferimenti:
Consigliati:
Periodo
consigliato: tutto l’anno
Da
evitare da farsi in:
Dedicata
a: chi ama abbinare le favole alla natura.
Condizioni
del sentiero: ben segnato e battuto
Percosso
idoneo per portare cane al seguito: assolutamente sì.
Cartografici:
IGM Friuli – Tabacco 020
2) Bibliografici:
3) Internet:
Data
dell’escursione: 27 gennaio 2026
Data
di pubblicazione della relazione:
” O viandante stanco e
assetato- qui puoi trovare riposo e ristoro- solo due cose in cambio ti chiedo-
un po’ di rispetto… e un po’ di decoro”.
Che bel castello! Che
bella cresta, e che bella giornata di sole, l’ideale per non stare a casa, ma
prendere a volo gli zaini e volare in alto.
Monte Flagogna è una
delle componenti morfologiche della bella crestina omonima, così bassa, che
quasi non si nota dalla pianura. La quota più alta è 332 metri, un’altezza che
fa ridere i professorali, si, proprio quelli che cercano record a tutti i costi
e che hanno sempre qualcosa da appuntare, ignorando che chi sogna, chi trova
l’universo anche nei petali di un fiore. Al rientro da una bella vacanza in
Sicilia avevo voglia di un bel sentiero, sia per smaltire i vari cannoli e
arancine che ho consumato, sia per la mancanza del silenzio della natura, e in
mente mi è venuto l’anello di San Giovanni, che inizia e si conclude nella
frazione di Flagogna. Non è la prima volta che mi avventuro sui bei colli, la
prima volta è stato nel 2021, in cui effettuai l’intera cresta partendo a
sinistra della frazione, la seconda volta effettuai un breve giro, Croce e
castello, bai passando la cresta, stavolta ho deciso di rifare la cresta,
orientandomi più con i ricordi, che nel rinnovarli si sono rivelati ancora sorprendenti. L’arrivo nella frazione è in tarda mattinata,
con comodo, stavolta con me c’è l’inseparabile amico Klimt. Lascio l’auto
nell’ampio parcheggio a ridosso della
statale che taglia la frazione, zaino in spalle e sogni al seguito si parte.
Con me ho al seguito uno zaino minimalista, una barretta energetica e dei
croccantini per Klimt e naturalmente l’acqua. Il passo è lento e lo sguardo
curioso, la prima visita è al pozzo
della piccola frazione “Poc di Ca Nardin”, e osservando le abitazioni, mi rendo
conto dell’antichità del borgo. Seguendo le indicazioni per il castello inizio
a risalire per una stradina asfaltata, breve incontro con un simpatico
autoctono, e subito a guadagnare quota fino a raggiungere il primo piccolo
belvedere che dà sulla pianura. La visione è magica, e lo sguardo vola sui
tetti delle abitazioni, dalla chiesa madre fino ai colli che si perdono fino
all’orizzonte. Una serie di tornanti mi
fa guadagnare quota e raggiungere la cresta ad occidente della frazione,
seguendo sempre la carrareccia mi trovo proprio a ridosso del crinale, decido
di abbandonarlo per seguire una traccia di camoscio che cavalca la cresta, la
prima meta, la croce posta sull’ante-cima che è vicina. La prima meta è
raggiunta, una croce istallata nel 1950 in occasione del Giubileo e nella
stessa occasione benedetta ( queste informazioni li ho avuti da Claudio, un
simpatico abitante della frazione di Costa, che ho incontrato in seguito). La
bella giornata mi stimola a sdraiarmi
sul morbido prato, ma prima controllo e trovo il mio vecchio barattolo di vetro
lasciato nel 2021, posto sulla sommità del prisma in cemento che ospita la
croce, e all’interno nell’incavo, come
per magia è cresciuta una piantina di ciclamino, poesia pura!
Una volta seduto sul
prato, mentre Klimt sniffa gli odori del bosco e traguarda sino all’orizzonte,
mi diletto a leggere chi è passato dal luogo, sorprendentemente in pochi, cioè
in cinque anni solo le mie firme e di una comitiva, apprenderò in seguito, che
molti ignorano la presenza della croce benché sia visibile dal basso. Dopo
essermi sollazzato con l’amico, riprendo il cammino, sempre per cresta, che
credetemi, è davvero bella, a volte sottile, con diverse varianti, che la
rendono simile a un bel gioco per escursionisti. Raggiunto un rudere di uno stavolo posto in
forcella, adiacente a una cappella votiva, iniziamo la salita al colle che
ospita il castello, sempre per il remoto sentiero, che altro non è che la remota
via di accesso. Aggirato dal basso il vecchio maniero, stavolta lo arrembiamo
per moderne scalette in metallo, così, io e Klimt, raggiungiamo la fortezza al
suo interno, rimanendo inebriati della visione fantastica sul paesaggio
circostante. Breve pausa per fotografare i colli circostanti fino a raggiungere
con lo spaziare della visione il ponte di pinzano con l’inconfondibile sagoma
del colle e castello omonimo. La fantasia vola libera, lo stesso klimt,
curioso, si affaccia dalle mura per dare un’occhiata, il lupacchiotto è
meravigliato di quanta bellezza ci sia nel pianeta, e io della sua felicità mi
nutro. Ripreso il cammino, scendiamo giù dal maniero, firmo un libro di vetta
posto dentro una cassettina al cui apice c’è una campanella da suonare, colloco
un sacchetto di plastica per proteggere il quaderno, richiudo la cassettina e
riparto, stavolta per iniziare il rientro tramite la bella e chilometrica
crestina. Un viaggio entusiasmante e fantastico, con alcuni su e giù, dei
ponticelli in legno improvvisati, ma tutto in sicurezza, e circondati sempre
dalla mirabile bellezza della flora, tra cui dominano i signori alberi di
molteplici specie. A fine escursione conterò più di trecento foto, perché confesso
che ogni scorcio è unico e meraviglioso, e dentro di me ho voluto fotografare
di tutto, illudendomi di catturare la bellezza! La cresta che sembra non voler
mai terminare, ad un tratto scende rapidamente, perdendo quota sino alla
frazione di Costa, dove stavolta prendo il sentiero a destra che mi porta alla
via ferrata, qui incontro Claudio, con cui fraternizzo, instaurando una
piacevole conversazione. Ripreso il cammino, dopo pochi metri di sottobosco
sono a ridosso della ferrovia, seguirò i binari su una traccia adiacente fino a
sbucare alle spalle del cimitero di Flagogna, in un enorme prato dove lascio
Klimt sbizzarrirsi nelle sue proverbiali corse cariche di energia. Ripreso il
cammino ci incamminiamo per la frazione di Flagogna, che raggiungiamo in poco
tempo, per poi proseguire sino all’auto. Fine di una entusiasmante escursione,
dove abbiamo sposato la storia con la natura, l’archeologia con la fantasia,
inebriandoci di gioia infinita, quel sapor unico che ti dà la libertà
“O viandante stanco e
assetato- qui puoi trovare riposo e ristoro- Solo due cose in cambio ti chiedo-
un po’ di rispetto… e un po’ di decoro”.
Malfa



















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