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sabato 31 gennaio 2026

Monte Flagogna e Castello di San Giovanni.

Monte Flagogna e Castello di San Giovanni.

 

 

Localizzazione: Prealpi Carniche

 

Avvicinamento: Lestans- Valeriano-Pinzano- Ponte sul torrente Arzino-Flagogna (lasciare l’auto presso uno dei parcheggi della frazione).

 

Regione: Friuli-Venezia Giulia

 

Provincia di: UD

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Dislivello: 180 m.

 

Dislivello complessivo: 243 m.


Distanza percorsa in Km: 6,73 km


Quota minima partenza: 145 m.

 

Quota massima raggiunta: 332 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 3 ore

In: coppia con Klimt

 

Tipologia Escursione:

 

Difficoltà: escursionistiche

 

Tipologia sentiero o cammino: carrareccia, sentiero, sterrato.

 

 

Ferrata- no

 

Segnavia: CAI

 

Fonti d’acqua: si, fontane nella frazione

 

Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: bassa

Attrezzature: no, qualche ponticello spartano

 

Difficoltà di orientamento: nessuna

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: si

Ometto di vetta: no

Libro di vetta: si, due, uno presso la croce, il secondo presso il castello.

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

Consigliati:

 

Periodo consigliato:  tutto l’anno

 

Da evitare da farsi in:

 

Dedicata a: chi ama abbinare le favole alla natura.

 

Condizioni del sentiero: ben segnato e battuto

 

Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente sì.



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 020
2) Bibliografici:
3) Internet: 

Data dell’escursione: 27 gennaio 2026

 

Data di pubblicazione della relazione:

 


Malfa

 

” O viandante stanco e assetato- qui puoi trovare riposo e ristoro- solo due cose in cambio ti chiedo- un po’ di rispetto… e un po’ di decoro”.

Che bel castello! Che bella cresta, e che bella giornata di sole, l’ideale per non stare a casa, ma prendere a volo gli zaini e volare in alto.

Monte Flagogna è una delle componenti morfologiche della bella crestina omonima, così bassa, che quasi non si nota dalla pianura. La quota più alta è 332 metri, un’altezza che fa ridere i professorali, si, proprio quelli che cercano record a tutti i costi e che hanno sempre qualcosa da appuntare, ignorando che chi sogna, chi trova l’universo anche nei petali di un fiore. Al rientro da una bella vacanza in Sicilia avevo voglia di un bel sentiero, sia per smaltire i vari cannoli e arancine che ho consumato, sia per la mancanza del silenzio della natura, e in mente mi è venuto l’anello di San Giovanni, che inizia e si conclude nella frazione di Flagogna. Non è la prima volta che mi avventuro sui bei colli, la prima volta è stato nel 2021, in cui effettuai l’intera cresta partendo a sinistra della frazione, la seconda volta effettuai un breve giro, Croce e castello, bai passando la cresta, stavolta ho deciso di rifare la cresta, orientandomi più con i ricordi, che nel rinnovarli si sono rivelati ancora sorprendenti.  L’arrivo nella frazione è in tarda mattinata, con comodo, stavolta con me c’è l’inseparabile amico Klimt. Lascio l’auto nell’ampio parcheggio  a ridosso della statale che taglia la frazione, zaino in spalle e sogni al seguito si parte. Con me ho al seguito uno zaino minimalista, una barretta energetica e dei croccantini per Klimt e naturalmente l’acqua. Il passo è lento e lo sguardo curioso,  la prima visita è al pozzo della piccola frazione “Poc di Ca Nardin”, e osservando le abitazioni, mi rendo conto dell’antichità del borgo. Seguendo le indicazioni per il castello inizio a risalire per una stradina asfaltata, breve incontro con un simpatico autoctono, e subito a guadagnare quota fino a raggiungere il primo piccolo belvedere che dà sulla pianura. La visione è magica, e lo sguardo vola sui tetti delle abitazioni, dalla chiesa madre fino ai colli che si perdono fino all’orizzonte.  Una serie di tornanti mi fa guadagnare quota e raggiungere la cresta ad occidente della frazione, seguendo sempre la carrareccia mi trovo proprio a ridosso del crinale, decido di abbandonarlo per seguire una traccia di camoscio che cavalca la cresta, la prima meta, la croce posta sull’ante-cima che è vicina. La prima meta è raggiunta, una croce istallata nel 1950 in occasione del Giubileo e nella stessa occasione benedetta ( queste informazioni li ho avuti da Claudio, un simpatico abitante della frazione di Costa, che ho incontrato in seguito). La bella giornata mi stimola  a sdraiarmi sul morbido prato, ma prima controllo e trovo il mio vecchio barattolo di vetro lasciato nel 2021, posto sulla sommità del prisma in cemento che ospita la croce, e all’interno nell’incavo,  come per magia è cresciuta una piantina di ciclamino, poesia pura!

Una volta seduto sul prato, mentre Klimt sniffa gli odori del bosco e traguarda sino all’orizzonte, mi diletto a leggere chi è passato dal luogo, sorprendentemente in pochi, cioè in cinque anni solo le mie firme e di una comitiva, apprenderò in seguito, che molti ignorano la presenza della croce benché sia visibile dal basso. Dopo essermi sollazzato con l’amico, riprendo il cammino, sempre per cresta, che credetemi, è davvero bella, a volte sottile, con diverse varianti, che la rendono simile a un bel gioco per escursionisti.  Raggiunto un rudere di uno stavolo posto in forcella, adiacente a una cappella votiva, iniziamo la salita al colle che ospita il castello, sempre per il remoto sentiero, che altro non è che la remota via di accesso. Aggirato dal basso il vecchio maniero, stavolta lo arrembiamo per moderne scalette in metallo, così, io e Klimt, raggiungiamo la fortezza al suo interno, rimanendo inebriati della visione fantastica sul paesaggio circostante. Breve pausa per fotografare i colli circostanti fino a raggiungere con lo spaziare della visione il ponte di pinzano con l’inconfondibile sagoma del colle e castello omonimo. La fantasia vola libera, lo stesso klimt, curioso, si affaccia dalle mura per dare un’occhiata, il lupacchiotto è meravigliato di quanta bellezza ci sia nel pianeta, e io della sua felicità mi nutro. Ripreso il cammino, scendiamo giù dal maniero, firmo un libro di vetta posto dentro una cassettina al cui apice c’è una campanella da suonare, colloco un sacchetto di plastica per proteggere il quaderno, richiudo la cassettina e riparto, stavolta per iniziare il rientro tramite la bella e chilometrica crestina. Un viaggio entusiasmante e fantastico, con alcuni su e giù, dei ponticelli in legno improvvisati, ma tutto in sicurezza, e circondati sempre dalla mirabile bellezza della flora, tra cui dominano i signori alberi di molteplici specie. A fine escursione conterò più di trecento foto, perché confesso che ogni scorcio è unico e meraviglioso, e dentro di me ho voluto fotografare di tutto, illudendomi di catturare la bellezza! La cresta che sembra non voler mai terminare, ad un tratto scende rapidamente, perdendo quota sino alla frazione di Costa, dove stavolta prendo il sentiero a destra che mi porta alla via ferrata, qui incontro Claudio, con cui fraternizzo, instaurando una piacevole conversazione. Ripreso il cammino, dopo pochi metri di sottobosco sono a ridosso della ferrovia, seguirò i binari su una traccia adiacente fino a sbucare alle spalle del cimitero di Flagogna, in un enorme prato dove lascio Klimt sbizzarrirsi nelle sue proverbiali corse cariche di energia. Ripreso il cammino ci incamminiamo per la frazione di Flagogna, che raggiungiamo in poco tempo, per poi proseguire sino all’auto. Fine di una entusiasmante escursione, dove abbiamo sposato la storia con la natura, l’archeologia con la fantasia, inebriandoci di gioia infinita, quel sapor unico che ti dà la libertà

“O viandante stanco e assetato- qui puoi trovare riposo e ristoro- Solo due cose in cambio ti chiedo- un po’ di rispetto… e un po’ di decoro”.

 

Malfa