Cuel da L’AN e una passeggiata nella valle della Pala Maior
Localizzazione: Prealpi carniche
Avvicinamento: Lestans- Travesio-Paludea- Clauzetto-Prais di Sopra-Cimitero italo-austroungarico-spiazzo adiacente
Regione: Friuli -Venezia Giulia.
Provincia di: PN
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Dislivello: 250 m.
Dislivello complessivo: 382 m.
Distanza percorsa in 4,5 Km:
Quota minima partenza: 547 m.
Quota massima raggiunta: 751m.
Tempi di percorrenza escluse le soste: 3 ore
In: coppia con Klimt
Tipologia Escursione: naturalistica
Difficoltà: escursionistiche, per il Cuel da L’AN per esperti
Tipologia sentiero o cammino: carrareccia, sentiero-traccia e anche il nulla
Ferrata- no
Segnavia: CAI
Fonti d’acqua: si
Impegno fisico: basso
Preparazione tecnica: bassa
Difficoltà di orientamento: nessuna
Attrezzature: no
Croce di vetta: no
Ometto di vetta: no
Libro di vetta: no
Timbro di vetta: no
Riferimenti:
Consigliati:
Periodo consigliato: tutto l’anno
Da evitare da farsi in:
Dedicata a: chi ama scoprire tutto del territorio circostante
Condizioni del sentiero: la prima parte ben curato e sagnata, sul colle nessun segno o traccia
Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente si
Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028
2) Bibliografici:
3) Internet:
Data dell’escursione: mercoledì 28 ottobre 2026
Data di pubblicazione della relazione:
Il “Forestiero Nomade”
Malfa
Il Cuel da L’AN, cimotto selvatico era in programma da tempo, ma non avendo un sentiero che lo circonda o lo collega a un qualcosa di escursionistico, l’ho tenuto nella memoria, anche perché se avessi voluto ascenderlo avrei dovuto fare poche centinaia di metri di distanza e pochi metri di dislivello. Durante un’escursione semplice, avevo deciso di recarmi sul monte Dagn, poco più a nord di Pradis di Sopra, cimetta fatta più volte in passato, anche durante una manutenzione di sentiero effettuata con Giorgio e il compianto Tino, durante la creazione di un sentiero C.A.I che ascendeva al monte Taiet; ma a differenza di allora, in questi ultimi anni non amo alzarmi presto dal letto, e di solito arrivo nei luoghi di partenza nella tarda mattinata, i vantaggi di essere pensionati. Raggiungo il cimitero di Pradis di Sopra dopo le undici, lascio l’auto in uno spiazzo adiacente e inizio a incamminarmi con il fido Klimt per il Sentiero Battaglia di Pradis, che dalla località raggiunge Pielungo, da molto tempo non lo percorrevo. All’incirca dopo un chilometro di percorso, e dopo aver superato alcuni stavoli, noto una biforcazione, dove a sinistra si percorre un sentiero che si collega a monte con la carrareccia che ascende sino alla forca, tabella segnata con pennarelli, mi lascio sedurre e inizio a percorrere questa traccia. Mi aspettavo di peggio, invece si rivela comoda risparmiandomi un bel po’ di percorso e scoprendo un tratto di territorio nuovo. Raggiunta la carrareccia e superato un bel ruscello, inizio l’ascesa fatto quasi un chilometro, scruto il cielo, chiuso e non mi piace, faccio un po’ di calcoli compreso gli imprevisti, rischio di scendere dal monte all’imbrunire, cosa che aborro; quindi, senza patemi d’animo effettuo un dietro front e penso al piano B, il Cuel da L’AN, che ho intravisto mentre venivo su da Clauzetto. Durante il rientro all’auto incontro un cacciatore, breve conversazione, per fortuna non aveva nessuna preda nel carniere, e sapendo che porta sfiga ( non prendere prede) gli ho augurato buona caccia. Raggiunta l’auto, parto per la prossima meta, non tolgo gli scarponi, e mi attrezzo per la meta con una semplice sacca da portare al seguito, naturalmente assieme a Klimt. Lascio l’auto adiacente alla strada, in uno spiazzo accanto a una colonna votiva dedicata a un locale morto nel 1922. Vi trovo anche una casupola, pare un casello, abbandonata, e dietro di essa intuisco una traccia di animale selvatico, mi faccio largo con i bastoni da trekking a modo di machete e risalgo tra i rovi sempre questa esile traccia, finché sono sul dosso che conduce all’ante-cima e di seguito alla cima del colle. Il colle è proprio selvatico, non sfruttato dall’uomo, non vi sono tracce, seguo il crinale e raggiunta la vetta constato che è protetta da un mega cespuglio di rovi e attorniata da giovani faggi, uno di essi lo battezzo come vetta, è proprio un luogo selvatico, puro, e meritava una visita. Per il rientro evito i rovi dell’andata, a sud scorgo un borgo, scoprirò dopo che trattasi della frazione di Durines. Scendendo in libera il pendio, raggiungo tra i prati periferici la frazione, timidamente mi avventuro tra i vicoli, scoprendo tracce di una civiltà montanara ormai scomparsa, sento delle voci umane, non indago, proseguo sino alla periferia, raggiugendo la strada provinciale e di seguito l’auto. Fine dell’avventura, partito con un’idea ne ho materializzata un’altra. Posso dire che in questi anni di aver asceso tutti i colli di Clauzetto, compreso i monti, ed è stato emozionante scoprire un territorio magnifico con mille sorprese e ricco di storia e anche di preistoria.
Malfa





































































