Monte Cumieli- Cret da Cagne e Monte Palombaro.
Localizzazione: Prealpi Giulie-situato nei pressi di Gemona del Friuli e Ospedaletto, ai piedi del Monte Chiampon-
Avvicinamento: Lestans-Spilimbergo-Dignano-Sana Daniele-Osoppo -Gemona- Ho lasciato l’auto presso uno dei numerosi posteggi della Località Ospedaletto.
Regione: Friuli -Venezia Giulia.
Provincia di: Udine
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Dislivello: 400 m.
Dislivello complessivo: 515 m
Distanza percorsa in Km: 11, 6
Quota minima partenza: 205 m.
Quota massima raggiunta: 571 m.
Tempi di percorrenza escluse le soste: 4 ore
In: coppia con Klimt
Tipologia Escursione: storica-naturalistica-paesaggistica- e con interessanti immagini per chi ama la geologia
Difficoltà: turistico-escursioniste
Tipologia sentiero o cammino: Misto: carrareccia-sentiero-traccia
Ferrata- no
Segnavia: CAI
Fonti d’acqua: si, una bella fontanella presso la località Santa Agnese
Impegno fisico: medio
Preparazione tecnica: bassa
Difficoltà di orientamento: nessuna
Attrezzature: no
Croce di vetta: no
Ometto di vetta: no
Libro di vetta: contenitori per spiriti liberi
Timbro di vetta: no
Riferimenti:
Consigliati:
Periodo consigliato: tutto l’anno
Da evitare da farsi in:
Dedicata a: chi ama esplorare il territorio, soprattutto le piccole elevazioni ignorate per quelle famose e adiacenti
Condizioni del sentiero: Ben battuto
Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente si
Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 020
2) Bibliografici:
3) Internet:
Data dell’escursione: lunedì 31 agosto 2026
Data di pubblicazione della relazione:
Il “Forestiero Nomade”
Malfa
Ultimamente sto buttando il nasino fuori dalla località ove vivo, un rientrare in un tipo di esplorazione che negli anni scorsi mi ha visto molto attivo in tutte le località della regione. Le mie mete sono le elevazioni poco o scarsamente frequentate, ho letto su alcune relazioni di autoctoni che le chiamano “neglette” termine colto, ossia trascurate, dimenticate, ed è quelle che sono, mantenendo spesso inalterato la loro bellezza selvatica. Io le chiamo selvagge, e spesso le paragono a quelle donne che nel loro piccolo e nella loro riservatezza velano e celano un’infinita bellezza, quella silvestre naturalmente. Le piccole elevazioni che visiterò in questa escursione me le ha suggerite un’amica di Artegna, dalla stupenda chioma Rossa, che assieme al suo gruppetto ha esplorato le neglette del mio territorio e tra me e loro è nato spontaneamente un reciproco mutuo soccorso.
Ero stato tempo fa sul Cumieli, assieme alla mia compagna, con un anello che comprendeva il forte, circumnavigando il monte e una volta raggiunta la località di Santa Agnese ridiscesa sempre la strada militare sino a Ospedaletto dove avevamo lasciato l’auto. Dopo anni rivivo l’emozione con vaghi ricordi sbiaditi dalla memoria, stavolta con me c’è Klimt, il mio lupacchiotto. Raggiunto Ospedaletto lascio l’auto dirimpetto l’imbocco da dove inizia la stradina che conduce al monte. In un attimo siamo in azione, iniziando a camminare per questa comoda arteria che è anche un sentiero naturalistico. Costeggiando i versanti di due monti, Col del Leone e Monte Cjamparis (le mete della prossima escursione) raggiungiamo il piccolo e bel lago naturale di Minisini, autentico gioiello. La mia dea, Artemide, mi attende avendo assunto le forme di un capriolo intento ad abbeverarsi. Io e Klimt in religioso silenzio osserviamo la scena, e decidiamo di scendere al lago anche sino alla riva da dove ammiriamo le timide ninfee che galleggiano sullo specchio d’acqua. Già questo spettacolo merita la levataccia mattutina e il viaggio, ma siamo solo all’inizio. Rientrati sul tracciato seguitiamo il cammino ammirando a 360 gradi il paesaggio, davvero un bel luogo, finché tramite una strada militare scavata nella roccia e molto panoramica raggiungiamo il forte di Monte Ercole. Con il mio amico sostiamo su una panca posta all’esterno, non visitiamo il forte, ma continuiamo per il Monte Cumoli sempre per l’arteria militare. Codesta via di comunicazione militare utile per gli automezzi e i militi che risalivano il monte è davvero un’opera ammirevole, costeggia il fianco del monte Cumieli, a volte penetrando nella roccia, e sempre con un lato a strapiombo da dove si contempla la pianura friulana. Camminando noto un’elevazione a cocuzzolo, è il monte Palombaro che visiterò per ultimo, davvero singolare come forma. Dopo una serie di tornanti raggiungo un bivio, lascio la carrareccia per un sentiero che con una serie di comode svolte mi conduce alla cima del Monte Cumieli ( 571 m.), da dove il panorama da ammirare è molto vasto. Dopo aver effettuato alcune foto seguo la traccia sino alla quota più alta del monte, simboleggiata da un masso carsico posto ai margini del sentiero. Proseguendo la traccia perde quota, e dopo un’ampia ansa all’interno del bosco nel versante settentrionale, svolta aggirando il fianco orientale del monte con una rapida discesa che conduce dritta alla località Santa Agnese.
La piccola e bucolica frazione conserva il fascino di un tempo, essa appare come un’oasi, visto che è dotata di una bellissima fonte posta all’ombra di salvifica vegetazione che appunto assume un valore spirituale. La sosta è breve, il tempo di bere un po’ d’acqua per poi riprendere il cammino per la strada militare lasciata in precedenza. Non ricordavo più che dalla località per rientrare devo effettuare una risalita, essa mi conduce alla forcella di Santa Agnese, dove con il mio amico stavolta effettuiamo una vera sosta, all’ombra di un pino per mettere qualcosa nello stomaco prima di riprendere il cammino per le altre due mete. Ripreso il passo, dopo pochi metri imbocchiamo un sentiero a sinistra , un cartello ci indica che stiamo percorrendo la traccia che conduce al Cret da Cagne ( 501 m.), scoprirò a casa che Cagne in friulano sta per Poiana. La traccia è ben battuta, sfioro alcune caverne , finché raggiungo il punto più alto materializzato da un masso carsico posto in mezzo alla vegetazione. Rientriamo per lo stesso sentiero e raggiunta l’arteria militare proseguiamo in discesa fino a raggiungere il bivio dell’andata dove ho deviato per la vetta del Cumieli. Stavolta viro a sinistra per un’ampia traccia, che dopo un’ampia svolta mi conduce in un ampio slargo. Qui seguo l’istinto e guadagnato una quota oltre un camminamento con galleria, mi ritrovo a ridosso di un bel prato presenziato da una splendida casetta. La mia meta, il monte Palombaro, è alla mia sinistra, seguo il margine superiore del prato sino a raggiungere l’attacco di questo splendido sperone roccioso, che risalgo tramite una serie di piccoli tornanti scavati dal tempo e dall’uomo nella roccia. All’apice poco sotto la vetta una grande fossa conduce a una galleria, sicuramente un’altra edificazione militare, anche se appare di epoca remota. La vetta ( 485 m.) è materializzata da una piccola quercia, e il panorama, sicuramente meraviglioso è occultato dalla vegetazione selvatica. Ripreso il cammino, stavolta in discesa, mi collego alla strada militare e sempre a ritroso rientro con passo lemme e spirito sazio all’auto, naturalmente seguito dal mio fido amico. Così ha termine l’escursione in questo piccolo paradiso, dando appuntamento appena due giorni dopo per la seconda avventura in loco.
Malfa







































































