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domenica 28 giugno 2026

Cuel Maior da Curiedi (Fusea UD).

Cuel Maior da Curiedi (Fusea UD).


Localizzazione: Alpi Carniche


Avvicinamento: Lestans- Pinzano-Cornino-Interneppo-Cavazzo Carnico-Tolmezzo-Valle del But- Caneva-Fusea- Curiedi parcheggio presso l’imbocco di una carrareccia.


Regione: Friuli -Venezia Giulia.

 

Provincia di: UD

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Dislivello: 


Dislivello complessivo: 


Distanza percorsa in Km: 


Quota minima partenza: m.


Quota massima raggiunta: m.


Tempi di percorrenza escluse le soste: 


In:


Tipologia Escursione: 


Difficoltà: 


Tipologia sentiero o cammino: 



Ferrata- 


Segnavia: CAI 


Fonti d’acqua: 

 

Impegno fisico: 


Preparazione tecnica:


Difficoltà di orientamento:


Attrezzature: 


Croce di vetta: 


Ometto di vetta: 


Libro di vetta: 


Timbro di vetta: 


Riferimenti: 

Consigliati: 


Periodo consigliato:  


Da evitare da farsi in: 


Dedicata a: 


Condizioni del sentiero: 


Percosso idoneo per portare cane al seguito: 



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 

2) Bibliografici:

3) Internet: 

Data dell’escursione:27 giugno 2026


Data di pubblicazione della relazione:


Il “Forestiero Nomade”

Malfa



A una settimana dall’ascesa sul monte Nobis ritorniamo  sul luogo del delitto, stavolta affrontiamo il Cuel Maior, partendo dallo stesso punto, ossia, lo spiazzo sull’erba all’imbocco di una stradina che conduce a meridione del Curiedi. C’eravamo ripromessi che saremmo tornati presto per poter godere della bellezza del sito, senza fretta ed enfasi, potendo goderci la bellezza del luogo nella sua integrità, e così è stato. L’ultima volta di cinque anni fa c’era la neve, e sicuramente visto che era inverno si andava velocemente, e tanto ci è sfuggito, sia perché coperto dalla neve e sia per i tempi calcolati visto che in inverno fa buio presto. Stavolta, calma, molta calma, passo lento e sguardo curioso e con un visitatore in più, Klimt. Da dove abbiamo lasciato l’auto ripercorriamo a ritroso il tratto di percorso dell’ultima escursione, solo che stavolta seguiamo la segnaletica per il Cuel Maior, che vira a destra avendo il nord alle spalle. Abbandonata una breve carrareccia ci si immette nella natura dopo aver aggirato una catena che proibisce il transito ai mezzi meccanici. Breve tratto in un prato baciato dal sole e di seguito iniziamo il nostro cammino all’interno del bosco di conifere. Nel primo tratto la pendenza è moderata  e solo nel tratto finale aumenta, proprio poco sotto l’anello circolare intorno al colle di nostra destinazione. Dei cartelli ci indicano quale sarà la nostra via di ritorno, ripreso il cammino, intuisco la fattura del sentiero, è una mulattiera di guerra, e lo deduco sia per i diversi tornanti che moderano la pendenza e quindi la fatica. Ricordo bene che il monte ospita due postazioni di artiglieria, logico impiego di una batteria che sbarrava il transito sul Tagliamento a valle in caso di invasione, la postazione è stata costruita sicuramente durante il  Primo Conflitto Mondiale. I piccoli tornanti ci portano prima a una croce in legno su un pulpito panoramico esposto, e di seguito con un’altra sequenza di brevi tornanti giungiamo in vetta, proprio a destra della prima postazione di artiglieria e di una panchina panoramica, la vetta fisica è poco sopra all’ombra di un carpino, mezzo metro sopra la seconda postazione di artiglieria, questa fortunatamente all’interno del boschetto di vetta con  il versante libero verso nord. Fatta! In poco tempo siamo giunti in vetta, ecco perché un tempo si saliva compreso il Dobis in un’unica escursione e partendo da Fusea. Per fortuna la senilità è un’ottima consigliera e stavolta mi sono goduto tutti gli attimi. Stranamente siamo pure avanti con i tempi, iniziamo a pranzare prima di mezzogiorno, un orario strano per me, e ci godiamo il fresco nella nostra zona scelta come refettorio, ossia il bordo interno della batteria esposta a settentrione, quella all’ombra. Finito il pranzo, mentre la mia compagna e klimt si dedicano a un pisolino, io vado a dare un‘occhiata all’ometto di vetta, e deduco subito che merita una sistematina. Mentre colloco i sassi in una posizione più appariscente scopro sotto uno di questi un contenitore in latta che ospita quello che rimane del vecchio libro di vetta, ma tutto inumidito, peccato, ho rinchiuso il contenitore e l’ho lasciato in basso, soprapponendo tra i sassi il nuovo barattolino di vetta. Dopo aver sistemato l’ometto di vetta con altri sassi, ritorno in batteria, e stavolta ci approntiamo per il rientro seguendo i segni di vetta che ci invitano a percorrere un anello intorno alla cima. Molto bella la discesa, all’interno del bosco, finché raggiungiamo il bivio in basso, stavolta procediamo alti, a monte dalla torbiera di Curiedi da dove siamo partiti. La discesa è moderata, quasi in falso piano, non avvertiamo il dislivello in discesa. All’interno nel bosco ammiriamo le conifere, alcune davvero imponenti. Sbucati fuori dal bosco il paesaggio bucolico sa di cartolina, davvero meraviglioso, e il cielo azzurro di questi giorni è davvero uno fondo scena straordinario. Raggiunta l’auto, soddisfatti dell’escursione, ci cambiamo degli abiti, e con un look più leggero e dopo aver azionato l’aria condizionata a manetta, ci dirigiamo verso una gelateria, per finire la giornata co una gustosa granita. 

Malfa.