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sabato 26 settembre 2026

Cuel di Cor e il sentiero dei Partigiani.

Cuel di Cor e il sentiero dei Partigiani.
Localizzazione:  Prealpi Carniche
 
Avvicinamento: Lestans-Travesio-Clauzetto- Pradis di Sotto- Campone- frazione di Cleva- lasciare l’auto presso uno spiazzo vicino una fontana (quota 460 circa).
 
Regione: Friuli -Venezia Giulia
 
Provincia di: Pordenone

Dislivello: 511 m.

Dislivello complessivo: 511 m.

Distanza percorsa in Km: 5, 73

Quota minima partenza: 443 m.

Quota massima raggiunta: 847 m.

Tempi di percorrenza escluse le soste: 4 ore

In: coppia con Klimt

Tipologia Escursione: storico-naturalistica

Difficoltà: escursionisti esperti

Tipologia sentiero o cammino: sentiero 


Ferrata- no

Segnavia: Sentiero del Partigiano segnato con bandierine tricolori

Fonti d’acqua: si
 
Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: media

Difficoltà di orientamento: nessuno

Attrezzature: no

Croce di vetta: si, la croce dei partigiani

Ometto di vetta: no

Libro di vetta: no

Timbro di vetta: no

Riferimenti: 
Consigliati: ramponi da erba in caso di terreno umido

Periodo consigliato:  tutto l’anno, con adeguata attrezzatura

Da evitare da farsi in: con condizioni di terreno ghiacciato o innevato

Dedicata a: a chi ama scoprire la storia di un territorio e sapere dell’eroica azione dei partigiani.

Condizioni del sentiero: ben battuto ed eccellentemente segnato

Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente si


Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028
2) Bibliografici:
3) Internet: 
Data dell’escursione: venerdì 25 settembre 2026

Data di pubblicazione della relazione:

Il “Forestiero Nomade”
Malfa



“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani…”

          Piero Calamandrei, 26 gennaio 1955 – Milano



Un’emozionante escursione dedicata a tre eroi “Eugenio Candon “Sergio” da Valeriano
Edo Del Colle “Jena” da Castelnovo del Friuli
Angelo Cecon, giovanissimo garibaldino di Travesio” , giovani partigiani morti per un ideale di libertà a cui oggi siamo tutti grati.
Ieri mattina mi ero alzato con un’idea di montagna, ma durante la colazione, scrutando le mappe, l’occhio è caduto sul territorio di Campone, e sul sentiero che dalla piccola frazione conduce alle Stalle di Cor. Avevo percorso negli anni scorsi questo sentiero, dopo le stalle avevo raggiunto il Cuel du Cur ( Colle del Cuore), passando per i ruderi delle stalle, ma ne ignoravo la storia, e salendo per una traccia avevo trovato solo qualche rado bollo rosso. Recentemente, durante una riunione dell’ANPI, ho saputo dei volontari che hanno curato il sentiero dei partigiani, e anche dell’inaugurazione, ma in quel periodo ero impossibilitato ad ascendere; quindi, ho sperato che un giorno potessi...
La notte prima dell’ascesa ho fatto un sogno strano che indirettamente mi ha convinto l’indomani a indirizzarmi al territorio di Campone, al borgo di Cleva di Sopra. In mente ho il sentiero a memoria. Quindi a metà mattinata, anche oltre, giungo nella località, lascio l’auto, e con l’amico Klimt ci prepariamo all’avventura. Nel borgo notiamo una coppia con un cagnetto intenta a raccogliere delle erbe, scoprirò che il lui è un mio collega, e che sono in villeggiatura. Dalla frazione ci dirigiamo a oriente, superando la strada asfaltata e imboccando un piccolo sentiero con indicazioni “ SCALF Sentiero delle Sorgenti” La ripida traccia in pochi attimi guadagna una quarantina di metri di dislivello, fino intersecarsi sul sentiero che conduce alle sorgenti ma anche alle Stalle di Cor, o “ Troi dai Partigjans”, il segno è inequivocabile, un bel tricolore che sa di patriottico ma rappresentativo della costituzione. Seguendo i numerosi  segni, noto subito che il sentiero è ben curato, e in breve tempo raggiungo il costone roccioso che con una bella traccia raggiro, alzandomi rapidamente di quota. L’esposizione è permanente sulla mia sinistra, aggirato il primo costone rientro sino a guadare il primo impluvio, per poi  continuando a salire , sempre con una forte esposizione, iniziare ad ascendere un bel sperone che conduce all’interno sino al secondo impluvio, protetto da alte bancate rocciose. L’ambiente è davvero selvaggio, il passo deve essere sicuro, e benché non sia la prima volta che lo percorro provo una tensione adrenalinica. Per Klimt è un eccellente palestra di montagna, stando attento al mio passo sta imparando molto, e la sua originale natura da lupo viene fuori, e in questo frangente i lupi siamo due. Di tanto mi fermo su un masso per ammirare le pareti rocciose, cercando di intuire da dove passerò, e sì, passero sopra di loro, cosa che non dimentico quando con l’amico a quattro zampe siamo sopra. Mi fermo anche ad ammirare qualche piccolo antro, sempre utile se dovesse piovere, immagino i partigiani di allora che vi avessero trovato riparo, e raggiunto qualche esposto pulpito panoramico mi gusto il paesaggio e oltre, come le pareti del monte Celante. L’ascesa è continua, qualche rampa è stata scavata nella roccia, alcune gradinate, e guardare in basso è timoroso, ma il passo è fermo, anche quando la crestina è esile o peggio sdrucciolevole. Raggiunto l’ultimo pulpito panoramico, penso che sia la quota più alta odierna ( 847 m.) inizia un breve tratto in contropendenza, perdendo rapidamente quota, per poi riprenderla, dominato a destra dalla parete rocciosa… Dei Cartelli con molteplici indicazione mi avvisano che le mie fatiche volgono al termine: a destra si va alla Croce dei Partigiani,  a sinistra il cartello indica la discesa ripidissima ( che prenderò al rientro) e proseguendo dritti si arriva ai ruderi delle Stalle del Cor e al seguente Cuel del Cor. La mia direzione è la croce dei partigiani “Cros dai Partigjans”posta venti metri di quota più in alto, al centro di una radura dove un masso e dominato da dietro dal tronco di un pino silvestre. Una vetusta croce mostra due targhe , una antica e l’altra recente con i nomi dei partigiani martoriati in loco e anche i responsabili del martirio, chiamati giustamente “Italiani Degeneri”.  I partigiani martirizzati li ho elencati a inizio relazione e facevano parte della Garibaldi Sud Arzino , gli italiani degeneri erano quelli della X MAS, di stazza come comando a Spilimbergo. Anche oggi dopo ottantuno anni noto che nel territorio tra Spilimbergo e Tramonti, comprendente vari comuni, tra cui Travesio, Sequals, Lestans, Castelnovo, Clauzetto, Tramonti, Pinzano, Valeriano, ecc. ecc., gli strascichi del periodo rimangono. Lo definisco un vasto territorio a macchie rosse e nere, con una forte componente di comunisti e altrettanto di fascisti, la riconciliazione è rimasta un’utopia.  Ritornando all’escursione, mi siedo ai piedi della roccia sormontata dalla croce, in religioso e laico silenzio. Immagino la scena, la fuga, i colpi di mitraglia, e gli aguzzini che ridono mentre pongono fine alla vita di questi giovani di cui uno appena diciottenne. Ci sono testimonianze a riguardo. Io non li ho conosciuti, non potevo, ma devo dire grazie ai partigiani di avermi regalato la democrazia, e sarò loro eternamente grato. Questa ascesa non è una prova di quello che posso fare in montagna, di competizione, sono abbastanza maturo e cresciuto da aver capito che l’unica competizione la posso avere solo con la mia persona. Questa escursione per me è religiosa, come se fossi andato al Lourdes, solo che la mia religione si chiama “Libertà”, e i miei santi sono uomini veri, giovani, belli, e sono morti. Sono un partigiano, sia come iscritto che nell’animo, e sono pronto a dare la mia vita per gli altri, come ho sempre fatto e sempre lo farò. La libertà non si mendica ma si conquista, e ha il sapore dell’aria e la si apprezza quando si inizia a soffocare. Mi alzo, riprendo lo zaino e cammino, per i rilievi, raggiungo una quota alta, dovrei trovare ruderi, ma trovo solo arbusti, mi reco verso il Cuel di Cor ( quota 807 m.), un prato ingiallito, dove ai margini è protetto da giovani arbusti di carpino, lascio il segno del passaggio del Viandante. Tra gli arbusti ho rivisto il biancospino con i suoi frutti rossi, e riprendo il passo, perdendo quota, fino ad entrare in un boschetto dove lambisco i ruderi delle stalle di Cor, proseguo, vado oltre e mi fermo in prossimità dei cartelli con indicazioni. Sgancio lo zaino, mettiamo qualcosa nello stomaco, sono quasi le 15:00 , e dopo avere bevuto un torso d’acqua, tiro le stringhe degli scarponi e mi preparo alla discesa, quella ripida e sconosciuta, una nuova avventura. Il cartello indica “Discesa Diretta”, incute timore , ma sono pronto, il tempo regge, anzi il celo si svuota delle poche nubi, gli scarponi sono quasi nuovi e l’esperienza non manca, quindi si parte, via! L’inizio è dolce della discesa, sempre indicata dai segni tricolore, poi di colpo si abbassa vistosamente, con una apparente esposizione, visto che la traccia è ben battuta, e con una lunghissima serie di brevi tornanti perde quota rapidamente. Confesso che mi diverte, da tempo non provavo simili emozioni, e di tanto in tanto mi fermo su qualche pulpito panoramico ad ammirare il paesaggio e naturalmente la vicina Campone e i suoi prati. Non contemplo nemmeno la mappa, i segni tricolori e la bellezza del sentiero mi rendono sicuro. Supero banchi rocciosi, sorgive, piccole cenge esposte, ma sempre con cautela, e passo dopo passo è gioia pura, libidine spirituale. Ogni talvolta mi fermo, klimt sembra montare di guardia, è vigile, allora sul campo lo investo con il titolo di partigiano e sicuramente se i nostri eroi avessero avuto un Klimt che li avvisava del pericolo sarebbero sopravvissuti alla tragedia. Ma purtroppo allora i cani incattiviti li adoperavano i biechi neri. Continuo a scendere per questo sentiero segnato sulle mappe con puntini neri, quindi per esperti, ottimo farlo in discesa, in salita sarebbe stato faticoso, finché inizio a sentire una dolce armonia, sì, lo scorrere delle acque del Torrente Chiarzò, che definirei sacro visto che nel suo eterno scorrere ha visto uomini combattere contro chi non lo era. La traccia porta a Campone, ma seguo quella segnata chiamata “ Sentiero della “Betta” e Belloz. Inizio stavolta a guadagnare quota, fino a riportarmi al bivio con cartelli dell’andata. Lasciato il sentiero delle Sorgive, seguendo i bolli blu sono di nuovo in discesa e in pochi minuti sono sulla carrareccia che mi riporta la punto di partenza. Incontro di nuovo la coppia incontrata all’andata intenta a operare presso uno stavolo adibito ad abitazione Breve saluto e riprendo il passo, notando la strana forma di albero abbattuto, sembra un leone che ruggisce, o un lupo, eroico e coraggioso come furono i nostri ragazzi   guidati dal partigiano “ Sergio” Candon Eugenio nato a Valeriano e martirizzato a 23 anni, e i partigiani “ Iena” Maurizio Edo Del Colle nato a Castelnovo del Friuli e martirizzato a vent’anni e infine il più giovane “Cesare” Angelo Cecon nato a Travesio e morto a soli diciotto anni. Ho cercato su libri e sul web le loro storie, le loro vite, erano davvero, forti, giovani e belli e sono morti per un’idea suprema e per noi. Grazie ancora ragazzi, che siete rimasti giovani e immortali. Rientro a casa con il cuore colmo di felicità perché ho avuto l’onore di ripercorrere i vostri passi di libertà, e benché creda di impegnarmi in cause nobili sono consapevole che non è mai abbastanza.
Viva la libertà, viva la democrazia.
Malfa

Allego una commovente lettera di un partigiano del nostro territorio:
Carissima mamma,
ho pregato e sperato fino a questo momento, ma la mia sorte ha segnato diversamente. Il tribunale tedesco mi ha condannato alla pena capitale assieme ad altri 23, tra i quali molti di quelli che fu il mio Btg. Ti prego di farti coraggio e pensare che un giorno ci ritroveremo tutti tra le braccia di Dio.
La mia coscienza è pulita, non mi hanno accusato che di aver indossato la diviso dei partigiani. Forse ho anche pianto – Ora non piango più.
C’è stato concesso di chiedere la grazia, ma non spero molto.
Quando non sarò più di questo mondo ti prego di unire il mio nome a quello di Armando e di Bepi gli amici, gli eroi, i puri che presto rivedrò.
Abbi fede come sempre l’hai avuta e pensa con orgoglio a me perché ho fatto il mio dovere e faccio l’ultimo sacrificio per la Patria, per i santi ideali della verità, della libertà e della civiltà.
Ti scrivo con il cuore in mano. In realtà mi dispiace lasciare la vita, particolarmente ora che avevo capito il grande scopo ed il grande significato. Vorrei pregare l’Eterno più forte… sì, vorrei avere una fede più grande, prega anche tu per me.
Tante cose vorrei dirti, ma ho una grande confusione in testa.
I miei compagni si danno abbastanza coraggio.
Ti bacio e ti prego di non piangere tanto.
Saluta tutti i miei amici,
Tuo Luciano