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sabato 11 luglio 2026

Lago di Ragogna 10 luglio 2026

Lago di Ragogna 10 luglio 2026


Chilometri 4,72 dislivello 37 metri.


L’occhio azzurro che attrae e ammalia come un canto di sirene. Così decanto questo meraviglioso luogo naturale, un eden per gli animali , bipedi umani compresi, e tutto intorno allo specchio d’acqua è una alta esposizione di alberi che donano frescura, rifugio agli uccelli e pace al cuore umano. Il passo deve essere lento e cadenzato, per osservare metro dopo metro, passo dopo passo la vita nelle sue molteplici dimensioni. La Pianura friulana pare dolce e sorniona, i gelsi sono colmi del fogliame, e i pochi animali domestici paiono godere di questo paradiso, visto che gli ampi spazi non sanno di prigione. Cerco con lo sguardo in cielo, tra i cespugli, nelle quiete acque, ma lei, Artemide, mi sorprende, sfiorando con il suo delicato passo il viottolo, è apparsa e svanita in un attimo, potrei scrivere che è stata una visione o un sogno…

Navigo intorno all’occhio azzurro, che ancora mi è celato, con il mio amico ci accostiamo a un castagno chiedendo cortesemente asilo nella sua ombra, mentre lo sguardo scruta il cielo ed ecco di nuovo Artemide nelle sembianze di una poiana, si diverte ad assumere mille aspetti ma è con noi, e ci delizia con i suoi doni. Raggiunto l’occhio azzurro esso appare come un dipinto, e tale è, visto che emoziona e commuove. Dall’alto della torre scruto il paesaggio, solo gli umani sembrano non fare parte del tutto, rapiti dalle umane abitudini e mille pensieri che malgrado tanta magnificenza non smarriscono. Il passo ha raggiunto il traguardo, il sogno è finito, ma con un arrivederci per nuove passioni, nuovi sogni...

Malfa.














































 

Dosso Paladin.

Giovedì 09 luglio 2026

Dosso Paladin.

4,13 km, 215 m dislivello complessivo.

Breve escursione con partenza da Casera Valinis, luogo frequentato da tempo dai teutonici seguaci di Icaro. Pochi passi dopo la partenza, superata la casera Valinis sono assieme al mio fedele amico all'ombra delle fresche fronde del bosco del Ciaurlec, naturalmente deliziati dalle soavi correnti d'aria che creano un clima idilliaco. Il Dosso Paladin asceso tempo fa con la mia signora, oggi per me e' un pallido ricordo, e questa escursione riavvierà i ricordi con nuove emozioni. Dopo alcuni brevi saliscendi e trovatomi nei pressi dell'elevazione esco dal sentiero ufficiale, procedendo in libera verso la quota più alta senza avere nessuna traccia da seguire. L'erba è molto alta e abbastanza faticosa, gli ultimi metri prima della cima sono un ripido salto che aggiro grazie a dei provvidenziali massi dove posso appigliarmi, fino a raggiungere tramite una crestina la in vetta. Un piccolo ometto costruito tempo fa da me è la materializzazione della cima. Sgancio lo zaino, mi siedo sul morbido manto, e spostando alcune pietre trovo le testimonianze del passato grazie a due spiriti liberi che hanno sostituito il vecchio contenitore. Segno il nuovo passaggio, e curando il sacro involucro lo rimetto nel cuore dell'ometto di pietre. Rifletto che è vero che le piccole e sconosciute elevazioni ti donano enormi gioie, grazie soprattutto al loro aspetto selvatico e totalmente protetto dalla natura. Per certe emozioni bisogna essere più affini ai lupi che alle scimmie. Ripreso il cammino si rientra. Raggiunta l'auto e dissetato l'amico per l'ennesima volta, mi concedo una breve pausa ad osservare gli amanti del deltaplano, tutti tedeschi. Tra i volti che scruto uno mi è familiare,sembra un mio zio materno, ha gli stessi lineamenti della mia famiglia materna, non a caso mia nonna è nata a Palermo in Vicolo dei Tedeschi, antica sezione all'interno del centro storico che un tempo ospitò la gendarmeria di Federico II 

Malfa