Col TriuMviri da Lestans
Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso.
Luis Sepulveda.
Forestiero e Nomade dalla nascita,
vivo questo mondo patrigno.
con le sue silenti folle.
Libero di morire e rinascere .
Nulla mi appartiene,
tutto intorno ignoro.
Pellegrino nell’animo e nello sguardo,
nomade dei sentieri della vita,
che svelano l’anima.
Essi mi accolgono, mi lavano il dolore, mi nutrono lo spirito,
mi svelano chi sono
Malfa
Col TriuMviri da Lestans
Localizzazione: Prealpi Carniche-Colli di Castelnovo
Avvicinamento: Partenza da Lestans
Regione: Friuli-Venezia Giulia
Provincia di: PN
.
Dislivello: 260 m.
Dislivello complessivo: 260 m.
Distanza percorsa in Km: 10,66
Quota minima partenza: 180 m.
Quota massima raggiunta: 338 m.
Tempi di percorrenza escluse le soste: 4 ore
In: coppia con Klimt
Tipologia Escursione: naturalistica
Difficoltà: escursionistica, il tratto finale per escursioni esperti atti ad agire in ambiente selvatico senza traccia e segni.
Tipologia sentiero o cammino: strada asfaltata, carrareccia, sentiero segnato, traccia di animale selvatico.
Ferrata- no
Segnavia: CAI
Fonti d’acqua: no
Impegno fisico: medio
Preparazione tecnica: media
Attrezzature: no
Croce di vetta: no
Ometto di vetta: no
Libro di vetta: Barattolo spiriti liberi
Timbro di vetta: no
Riferimenti:
1) Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028
2) Bibliografici:
3) Internet:
2) Periodo consigliato: tutto l’anno e in assenza di neve e ghiaccio
3)
4) Da evitare da farsi in: con terreno umido e scivoloso.
Condizioni del sentiero: traccia di animale leggibile
Consigliati: tratto finale ramponi da erba
Data: giovedì 16 aprile 2026
Malfa
Durante un’escursione nel territorio di Travesio, mentre scrutavo l’orizzonte e ricordavo i nomi delle elevazioni un colle mi colpì, sito nel territorio di Castelnovo, e la forma mi appariva nuova, strano mi domandai, visto che da decenni percorro in lungo e in largo questo splendido paradiso naturale. Rientrato a casa e consultate le mappe, digitali e no, venne fuori la localizzazione, ricordando che ci sono passato più volte tramite la carrareccia scavata artificialmente dall’altra altura che domina la frazione di Cèschies. Sulla mappa la cima più alta è quotata 338 metri, quindi, messa in lista aspetterò il giorno propizio per fare una visita di cortesia.
Giunge il momento dell’escursione, e visto che amo camminare con klimt in queste giornate primaverili, mi attrezzo partendo da Lestans che dista dal colle circa 5 chilometri. Stavolta salgo ai colli per un sentiero quasi diretto, superando il Cosa tramite il ponte da Lestans e approdando nella borgata di Borgo Ampiano. Da quest’ultima Frazione risalgo lungo la strada locale sino alla località Madonna del Zucco, sosto presso lo storico campanile e rifletto su come proseguire. Per evitare una serie di saliscendi , decido di continuare per la stradina che prosegue per Mocenico, e al bivio risalire per la contrada, dove la stradina asfaltata si sposa con la carrareccia che risale compiendo un’ansa sino alla località di vigna.
Raggiunta la carrareccia e il vistoso intaglio nel colle (ultime case) mi accingo a sfiorare le pendici occidentale dell’anonimo colle cercando un punto dove risalirlo sino in vetta. Percorro la carrareccia e lambendo le pendici noto solo un punto abbordabile, dove vi trovo tracce di animali selvatici, proseguo avanti, e non trovo altri accessi, anzi, le pareti del colle coperte dalla boscaglia si fanno ripide e inaccessibili. Sosto su dei tronchi tagliati e rifletto:” o proseguo e abbandono l’impresa o ritorno indietro e indago su quel punto dove penso che sia stato creato da animali selvatici?” Prevale la seconda ipotesi, quindi, ritorno indietro e raggiungo il punto, dubbioso risalgo, e sorprendentemente mi si prospetta una traccia poco marcata ma ben visibile. Intuendo che si sa da dove si inizia e non s dove porta, mi ricordo che nella sacca serbo un sacchetto di plastica dove tengo un cospicuo numero di fettucce bianche rosse in plastica, quelle che si adoperano spesso per transennare. Inizio a piazzarne una su un tronco (metodo Pollicino) e di seguito, all’incirca ogni 50 metri un’altra, in base alla visibilità piazzo la seguente, legandola a un ramoscello non secco e ben visibili da entrambi i versanti, sia di ascesa che discesa. L’operazione è divertente e così guadagno quota, raggiungendo prima una dorsale, e di seguito la base di un salto, che tramite delle esigue tracce supero. Pensavo che fosse la cresta sommitale, invece mi aspetta una crestina, quasi affilata che mi porta a un secondo salto, dove passo un tratto leggermente esposto tra due massi. Così raggiugo una seconda dorsale, ampia, ma non è la vetta, malgrado la visione sia ampia sull’intero territorio circostante. L’emozione potrebbe avere il sopravvento, la controllo, anche perché mi sto divertendo e mi pare di essere ritornato indietro nel tempo, solo che il compagno di avventura non è più Magritte ma Klimt. Percorro l’ultimo tratto il meno faticoso, e dopo una sequenza di vetusti e affascinati alberi con forme sofferte a causa dei venti, raggiungo un intaglio dove la pesta percorre l’apice della cresta sino a un masso sommitale, al di sopra di quest’ultimo pochi metri ancora di prato ed ecco la vetta. Sorprendentemente non vi trovo un groviglio di piante selvatiche e rovi come mi aspettavo ma un ampio spiazzo dove la vegetazione arborea sta ai margini, e la traccia di seguito prosegue a oriente, di nuovo per affilata cresta. Ai margini della radura di vetta, ci sono solo un paio di massi affioranti e posti ai margini, sembra la scenografia di un luogo magico, dove si effettuano dei riti, chissà? Mi porto vicino al masso più alto di quota, appena pochi decimetri decidendo di lasciare un vasetto per i viandanti che in seguito dovessero visitare la quota, e battezzando l’elevazione Colle dei TriuMviri, in onore di un trio di spiriti liberi che opera nel silenzio per gli altri amanti di queste montagne. Non vi sono sassi per erigere un ometto, la roccia è ben compatta, quindi, utilizzo un ramo di un arbusto liberandolo da vegetazione invasiva. Una volta firmato il foglio dentro il vasetto, e fatta una breve pausa, inizio il ritorno seguendo i miei segni, e scoprendo qualche traccia ancora meno erta di quelle percorse in ascesa, finché raggiunta la carrareccia lascio una fettuccia all’imbocco del sentiero per i prossimi visitatori. Il rientro a valle avviene per lo stesso itinerario dell’andata, e sentiti i tuoni in lontananza, prima che il meteo mi sorprende, cambio itinerario presso Mocenigo, dove seguo un sentiero giungendo alla frazione di Graves e da quest’ultima seguendo la direzione della stradina che lambisce la ferrovia mi porto prima alle spalle del vecchio cementificio e di seguito alla frazione di Lestans.
È stata una bella escursione, e l’ultimo tratto vissuto come ai bei tempi, quando dopo un’osservazione dal vivo o sulla mappa scorgevo qualche quota che non e iniziavo la sistematica esplorazione che spesso mi riservava gradite sorprese come quella odierna. Klimt inizia a seguire e comprende il mio “modus operandi”, e sui tratti impegnativi non mi è di intralcio ,anzi, come Magritte è molto collaborativo, il compagno ideale per qualsiasi avventura, con cui dividere gioie e dolori, cibo e acqua.
Il forestiero Nomade.
Malfa






































































