Jof Marin e Cuel Moni.
12 luglio 2026.
Dopo sei anni e in clima estivo rifaccio una visita di cortesia sullo Jof Marin, l’ideale ambiente in questo periodo di calura insopportabile. Il colle, breve levazione nascosta tra le più alte cime del territorio compreso tra Forno e Pielungo. Il monte Pala a Sud e la lunga cresta del monte Taiet a nord dominano l’ambiente, un territorio sacro, visto che ha assistito durante il primo conflitto mondiale agli ultimi scontri o tra i soldati italiani e quelli austroungarici dopo la disfatta di Caporetto. Un cimitero presso Pradis nord ospita le sepolture di entrambi fazioni, anche se in un primo tempo erano separati. Presso Forno e il colle Orton si trovano i cimiteri originari, e presso le numerose biblioteche della zona si possono leggere i drammatici eventi, pagine di storia che sopravvivono all’oblio. Lo Jof Marin lo si raggiunge tramite una carrareccia di servizio, in uso recentemente ai boscaioli, numerosi tronchi di faggio accatastati lungo il cammino. L’occhio attento nota ai margini del tratturo i ruderi dei remoti stavoli e altri ne ho scoperti all’interno del bosco, sicuramente erano agibili sino al terremoto del 1976, e dopo furono abbandonati, e oggi ne serbano le ferite del triste evento. Per raggiungere la vetta, bisogna uscire presso dei ruderi posti nella massima quota della carrareccia, e districarsi nel fitto e invaso bosco selvaggio cercando la quota più alta, Numerosi sono gli schianti da superare, finché, si giunge in una quota dove dei massi carsici, solcati dal tempo sono la massima elevazione. Sopra il masso più alto, in onore di Astarte ( Artemide) ho eretto un ometto e presso una delle cavita ho serbato un contenitore dove è segnato il passaggio mio e del mio amico Klimt. Dopo la sacra funzione, sono sceso a oriente, cercando una traccia che mi portasse sulla strada maestra; invece, mi sono imbattuto nei resti di altri stavoli, che testimoniano quanto orribile fu la scorsa tellurica di cinquanta anni fa che scorse il Friuli. Ritrovata la carrareccia , procedo a ritroso sino all’auto che ho lasciato all’imbocco della carrareccia e all’ombra di un faggio. Durante il rientro mi viene in mente un colle, Cuel Moni, presso Pradis di Sopra e a monte della località Ropa. Raggiungo il sito con l’auto, e lasciato l’automezzo ai margini dell’arteria, provvedo per il dolce prato fino a penetrare all’interno del bosco che serba la massima elevazione del colle. Scopro che potevo raggiungere lo stesso sito tramite un bel sentiero posto poco più a nord da dove ho lasciato l’auto. La massima elevazione è un terreno con molteplici massi erratiti, pare che siano messi in modo circolare, e l’impressione che trasmette è quella di un sito magico, con frequentazioni remote, sicuramente alla preistoria. Sul masso carsico più alto elevo un piccolo ometto, e di seguito mi guardo intorno, proprio una bella posizione geografica anche se occultata dalle fronde della faggeta. Rientro all’auto per il sentiero appena scoperto, pensando a una prossima escursione che possa includere il Cuel di Moni.
Così ha termine una mattinata dedicata alla ricerca della frescura e alla conoscenza dei colli a monte della mia abitazione.
Malfa.



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