Colle San Martino
Localizzazione: Prealpi Carniche, colli sopra Anduins
Avvicinamento: Lestans-Pinzano-Anduins-Vito d’Asio- imboccare stradina con indicazione Madonna delle Nevi – seguire stradina asfaltata sino alla località Mont-piccolo spiazzo davanti agli stavoli dove lasciare l’automezzo.
Regione: Friuli- Venezia Giulia
Provincia di: PN
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Dislivello: 150 m.
Dislivello complessivo: 150 m.
Distanza percorsa in Km: 3
Quota minima partenza: 785 m.
Quota massima raggiunta: 933 m.
Tempi di percorrenza escluse le soste: 2 ore
In: coppia con Klimt.
Tipologia Escursione: Naturalistica
Difficoltà: escursionistiche
Tipologia sentiero o cammino: sterrato e sentiero labile.
Ferrata- no
Segnavia: CAI
Fonti d’acqua: nessuna
Impegno fisico: basso
Preparazione tecnica: bassa
Difficoltà di orientamento: nessuna
Attrezzature: no
Croce di vetta: no
Ometto di vetta: si
Libro di vetta: Rimesso un nuovo barattolo!
Timbro di vetta: no
Riferimenti:
Consigliati:
Periodo consigliato: tutto l’anno
Da evitare da farsi in:
Dedicata a: chi ama le piccole cimette selvatiche
Condizioni del sentiero: traccia ben marcata
Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente si
Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028
2) Bibliografici:
3) Internet:
Data dell’escursione: 19 maggio 2026
Data di pubblicazione della relazione:
Il “Forestiero Nomade”
Malfa
Dopo due anni precisi, ritorno sulla cimetta del Col San martino, escursione nata per caso, proprio perché ero alla ricerca di qualcosa di selvatico. Il Primo Maggio di quest’anno ero nei paraggi, in gita sul monte di Anduins, E allora buttai un occhio sul colle, prendendo per modo di dire un appuntamento con l’elevazione. Come due anni fa, proprio il 19 maggio, ho lasciato l’auto all’inizio della frazione Mont, imboccando di seguito con il mio migliore amico, Klimt, la carrareccia che ascende sino alla forca che congiunge il Col San Martino con le pendici orientali del Monte Pala. L’ascesa, un po’ ripida risale il versante occidentale del colle, mi distraggo fotografando la meravigliosa fioritura primaverile, e di tanto in tanto cerco tramite il cellulare su Google il nome del fiore, in fondo la mia età è l’ideale per rallentare il passo e iniziare a scoprire l’universo che mi circonda. Malgrado la memoria inizia a latitare qualche pianta la riconosco, ed è magnifico avventurarsi in questa enciclopedia naturale. Raggiunta la forca noto che certe tabelle sono state rimosse o distrutte, residui di quello che fu sparsi ai margini della strada, una mi pare che fosse un bel tabellone in legno, peccato, rivedendo le vecchie foto delle remote escursioni ho la conferma, mi chiedo che senso ha distruggere quello che gli altri costruiscono. Lascio la carrareccia, a sinistra imbocco un sentiero che prima taglia un ripido prato e di seguito si inoltra nel boschetto che precede la cima. Negli ultimi metri prima della cresta la traccia è coperta da rovi, finché raggiungo un ometto di sassi, e su un ramo noto un segno che ho lasciato anni fa. La cresta, quasi tutta in quota è invasa dalla vegetazione selvatica, e dopo alcune decine di metri raggiungo l’ometto della vetta, molto più corposo dell’ultima volta, con l’aggiunta di una lamiera in metallo e due pali e una serie di bandierine tibetane. Il barattolo che misi la prima volta sei anni fa non c’è più, nessun problema ne ho uno nuovo di zecca al seguito. Con questa escursione è la quarta volta che raggiungo il colle, le prime due partendo da Anduins, e in una di esse con il prode Magritte raggiunsi il monte Pala che in quell’occasione era innevato. Questo piccolo colle nei miei ricordi ha un posto particolare, mi ricordo che eressi l’ometto la prima volta costruendo una croce spartana con i rami secchi, e mi ricordo che lo raggiunsi da oriente. La prima volta di ogni cosa è sempre speciale e indimenticabile, allora ero con Magritte oggi con Klimt, sempre con un fedele compagno, che con i suoi silenzi ti fa più compagnia di una comitiva. La discesa avviene per la stessa traccia della salita. Ritorno all’auto sereno e rilassato con Klimt. La località sopra Anduins e Vito d’Asio è particolare e serba mille segreti, sicuramente a breve tornerò per una nuova avventura.
Malfa.



















































