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domenica 2 agosto 2026

Col Viali e i Cuei da Campeis.


Col Viali e i Cuei da Campeis.

Venerdì 31 luglio 2026


Dopo essere stato assieme all’amico Klimt sul Colle Zelidina, nel rientrare ho buttato lo sguardo su un colle che precede Campeis, ho pensato che si trattasse del Colle Viali, conferma che ho avuto a casa nel monitorare le mappe. Così l’indomani mattina percependo la terribile afa che domina questo fine luglio, ho deciso di cercare ombra e refrigerio nei pressi di Campeis. Sono arrivato a mezza mattinata nella piccola frazione, uscendo dall’abitacolo dell’auto ho subito percepito la calura, in un battito di tempo io e klimt ci siamo catapultati nella stradina che sale a occidente alla frazione di Ronchi alla ricerca di refrigerio. Cercando  ombra sulla destra della stradina ho notato un tratturo che portava su un alto prato, senza esitazione l’ho imboccato, raggiungendo in breve un ampio piano inerbito. Con lo sguardo ho visionato la pendenza, si tratta di un piccolo colle, e la massima quota ( 202 m.) è a settentrione, anche se la mappa indica un sentiero non lo vedo, vado a occhio, percorrendo all’ombra delle vegetazioni che cingono l’altura, fino ad inostrarmi per poche centinaia di metri nel basso boschetto, finché ho raggiunto un capanno, la massima elevazione. Sotto il capanno, a settentrione un sentiero percorre il tratto, mi immetto in esso ma virando a occidente, finchè, dopo essermi inoltrato in un bel bosco di faggi esco sulla stradina che stavo percorrendo in precedenza. Continuo il cammino, la rotabile compie un’ampia ansa, fino a raggiungere una cappella votiva (Nostra signora del Lourdes), dove è evidente l’inizio sentiero che porta a Ronchi ( Cja Ronc) e una comoda panca dove effettuo una sosta all’ombra donata dalle fronde di un albero. Do ancora un’occhiata alla mappa, il cartello con l’indicazione del borgo Ronchi ha una freccia con l’indicazione sbagliata ( a destra mentre il sentiero è a sinistra), inizio a camminare per il remoto sentiero e dopo un centinaio di metri sono al cospetto di un’abitazione, uno stavolo in ottimo stato e vi sono dei turisti che sollazzano davanti a una piscina artificiale e in compagnia di un bellissimo cane lupo. Proseguo per il sentiero che si fa ripido, e dopo aver compiuto un’ansa a sinistra intravedo qualcosa di meraviglioso, i ruderi della frazione di Cja Ronc  con imponenti contrafforti  che lo fanno apparire come un’antica città protetta da poderose mura, la battezzo idealmente Troia, perché ha il fascino dell’arcaico. Circumnavigo l’imponente rudere, a occidente imponenti finestre si aprono mostrando l’azzurro cielo, mi siedo ai bordi del sentiero per ammirare cotanta bellezza, che sa di poesia. Dopo la breve pausa contemplativa proseguo per il sentiero, sempre ripido, finché in alto si innesta sul sentiero che a destra prosegue per il Col Viali, proseguo a sinistra per esplorare le pendici del colle Muline Grande, ho cercato una traccia di salita, nulla, vi è un fittissimo e impenetrabile  sottobosco e la calda stagione non aiuta di certo, tenterò l’ascesa in inverno, sia per la temperatura che per la vegetazione che sarà più rada. Effettuo una retromarcia e imbocco il sentiero poco frequentato che lambisce il versante meridionale del colle Viali. Man mano che cammino ravvivo i ricordi, so dove sbuca il viottolo, ma l’erbaccia alta è antipatica, sono con i calzoni corti e i rovi  li sto afferrando tutti. Il sentiero è davvero bello, dolce, peccato per la temperatura alta, tutta l’acqua che ho bevuto l’ho sudata, e nelle borracce sto attento a tenere l’acqua per Klimt, i cani non sudano e quindi rischiano di più per il caldo. La pesta è segnata con vistosi bolli rossi, arrivati a un bivio salgo per il Col Viali, erbacce da superare  finché dalla crestina raggiungo la vetta che è materializzata da un trono in pietra è un grande abete inclinato e terreno libero da erbacce, tutto uguale a qualche anno fa, non ci sono sassi per erigere un ometto alla dea Artemide, mi ingegno e creo un frutto dove segnare il passaggio del viandante. Ci riposiamo all’ombra dell’abete. Io e  Klimt soffriamo l’aria infuocata, per fortuna da questa quota in poi sarà solo discesa e dentro il fitto bosco. Ripreso il cammino, continuiamo per il sentiero precedente, perdendo ripidamente quota, sino a sfiorare i ruderi di uno stavolo, e sempre giù per il sentiero ripido che sfocia in un bel prato  alla base del colle. Oltre non vedo tracce, cammino aderente al prato usufruendo dell’ombra della boscaglia che cinge un impluvio, finché sbuco all’inizio di una carrareccia. Approfitto di uno sgabello costruito sopra dei rami per riprendere fiato, e di seguito riprendere il passo fino a sbucare sul caldo asfalto della strada provinciale che lambisce la frazione di Campeis. Ulteriori metri di cammino sul caldo suolo per  raggiungere il punto di partenza , la chiesetta di San Giuseppe. Prima di salire in auto ci avviamo alla fonte della frazione posta a pochi metri da dove sgorga della fresca acqua che ci disseta e delizia, più che un miraggio è un miracolo. Così ha termine la breve ma intensa escursione in un territorio tra i più caratteristici del Friuli.
Il Viandante.
Malfa.









































 

Colle Zedilina e Colle Polifemo.

Colle Zedilina e Colle Polifemo.

Giovedì 30 luglio 2026


Il Colle Zedilina è una delle mille elevazioni che compongono il meraviglioso territorio racchiuso nel comune di Castelnovo. In questo periodo estivo che le temperature africane siano ascese fino al Friuli, non è saggio accompagnare il migliore amico dell’uomo per asfalti incandescenti, quindi, approfittiamo della pedemontana usufruendo della frescura del bosco e dei mille rivoli. Conosco bene il territorio di Castelnovo, e malgrado sia un ventennio che indago non ho ancora finito di scoprire i suoi mille tesori. Il Colle Zedilina si trova a monte dei colli che ospitano la frazione di Manazzons,  su una porzione di territorio solcato a est e a ovest da due fluenti torrenti, località totalmente sconosciuta malgrado in passato ho percorso in quella adiacente a est, raggiungendo Vito d’Asio. Quindi, mi appresto con emozione a una nuova avventura. Con l’auto raggiungo la località di Manazzons, continuando per il tratto asfaltato a oriente e aggirando il colle, fino a raggiungere uno spiazzo alla destra della rotabile dove lascio l’auto.  Una volta pronti, io e Klimt, procediamo, prima a ritroso sull’asfalto e dopo imboccando una carrareccia occultata dalla vegetazione che scende sino al torrente in basso. Raggiunto il rivolo lo guadiamo grazie a dei massi messi di proposito per il guado, e una volta raggiunta l’altra sponda, seguendo un segno rosso su un albero imbocchiamo un viottolo. Le fresche acque del torrente sono un chiaro invito a sostare per trarne beneficio, ma noi continuiamo. Questo primo tratto di sentiero è davvero accattivante, dopo un breve tratto in piano inizia a salire il colle con ripide e strette serpentine che fanno in modo da guadagnare velocemente quota sino a raggiungere l’ampia cresta molto pianeggiante chiamata sulla mappa “Chiampei”, tradotto alpeggio ed è chiaro il significato. Proseguo lungo la traccia ben battuta intervallata da vistosi bolli rossi con la scritta ”No Moto”. Chiaramente la scritta è rivolta a chi ama il Moto Cross. Proseguo lungo il piano dominato da giganti faggi fino a che si affusola in una cresta, il sentiero lambisce il lato a oriente, per poi  farsi esposto nello stesso orientamento, così lambendo il tratto che scende verticalmente in basso del canyon creato dal torrente. I tratti più esposti sono protetti da staccionate create con gli stessi tronchi alberi, è un tratto suggestivo, magico, che riporta in un tempo remoto quando queste elevazioni erano frequentati dai montanari. Sto percorrendo il fianco orientale del Colle Zedilina, e la cima è lassù, impenetrabile per via del ripido fianco e della fitta vegetazione, ma non demordo. Studio la mappa, a monte dopo alcune centinaia di metri il sentiero sale lambendo una quota meno ardita rispetto a quella che sto percorrendo. Infatti, l’intuito e la sapiente lettura delle curve di livello mi portano a rasentare i ruderi di uno stavolo, dove poco sopra il tratto di terreno è sgombro da vegetazione selvatica ma soltanto adornato da giganti faggi. Mi pare di intuire una pesta che ascende sino alla vetta che non pare più lontana, la seguo. Il cammino è dolce, la pendenza è lieve e in pochi minuti sono in vetta, dove trovo sulla quota più alta ( 321m.) un faggio, il reale albero che domina il tutto sul colle. È un momento magico, anche Klimt percepisce l’attimo, quasi in venerazione scrutiamo la pianta , con rispettoso silenzio, e ci concediamo alcuni minuti di meditazione, prima di riprendere il cammino ma a ritroso. Durante il rientro raggiunta la località Campeis l’istinto mi invita a indagare la quota 256 m., e così faccio. Virando a destra cerco le tracce di animali, nulla, proseguo a intuito finché il suolo si fa ripido e ascende, lo seguo evitando gli arbusti selvatici che ostacolano il cammino, finché raggiungo il punto più alto dove è posto un faggio sofferente e scavato dal tempo, tale che mi pare che abbia un occhio gigantesco.  Battezzo la quota colle Polifemo. Anche qui lasciamo il segno del nostro passaggio, Klimt pare che conosca tutti i miei atteggiamenti, e ogni talvolta che raggiungo la meta si adagia accanto allo zaino, osservando il mio fare. Consacrata anche questa quota ad Artemide, si procede al rientro, scoprendo un paio di ruderi di stavoli, e in essi cerco ricordi vita, e mi pare di raggiungerli con la fantasia. Ripreso il cammino, ridiscendo al torrente, per poi proseguire sino alla stradina asfaltata. Klimt ne approfitta per fare un salutare bagnetto nelle fresche acque, provo una sana invidia. Raggiunta l’auto,  per fortuna l’ho lasciata in una zona d’ombra, rientriamo con calma, riconoscendo alcuni tratti suggestivi della località, tra cui una chiamata “Il Pozzo del Signore”. Fine di una serena escursione nell’ambiente che amo di più, la montagna.

Il Viandante.

Malfa