Powered By Blogger

giovedì 27 agosto 2026

I quattro colli di Buia

I quattro colli di Buia



Localizzazione:  Colli morenici intorno a Buia


Avvicinamento: Lestans-Spilimbergo-Dignano- San Daniele-Majano-Buia-Ampio parcheggio presso il parco comunale.

Regione: Friuli -Venezia Giulia.
 
Provincia di: Udine

Dislivello: 290 m.

Dislivello complessivo: 290 m.

Distanza percorsa in Km: 11

Quota minima partenza:190  m.

Quota massima raggiunta: 260 m.

Tempi di percorrenza escluse le soste: 3 ore

In: coppia con Klimt

Tipologia Escursione: storico ambientalista paesaggistica

Difficoltà: alcuni colli turistici altri per escursionisti.

Tipologia sentiero o cammino: strada, carrareccia-sentiero-traccia


Ferrata- no

Segnavia: CAI 

Fonti d’acqua: no
 
Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: bassa

Difficoltà di orientamento: nessuna

Attrezzature: no

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: no

Libro di vetta: in alcuni colli solo il contenitore per viandante.

Timbro di vetta: no

Riferimenti: 
Consigliati: 

Periodo consigliato:  tutto l’anno

Da evitare da farsi in: 

Dedicata a: chi ama scoprire il territorio nei suoi mille aspetti.

Condizioni del sentiero: varie

Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente sì.


Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 020
2) Bibliografici:
3) Internet: 
Data dell’escursione: mercoledì 26 agosto 2026

Data di pubblicazione della relazione:

Il “Forestiero Nomade”
Malfa
Promessa mantenuta, dopo due giorni rieccomi a errare per le strade periferiche di Buja a esplorare i quattro colli che avevo messo in lista, così continuando la mia piccola missione di perlustrare il più possibile le piccole elevazioni che precedono le Prealpi carniche e ultimamente anche quelle Giulie. Stavolta lascio l’automezzo presso il cimitero di Buja e una volta pronti, sempre con Klimt, iniziamo dal primo colle, quello posto a occidente e chiamato Pravis. Dal prato antistante al cimitero partono una serie di tracce, ne becco una ripida che in pochi minuti mi porta a ridosso della vetta,  potrei seguire direttamente in cima, sempre all’interno del fitto bosco, ma preferisco raggiungere un’anticima e pestando la cresta, tra i rovi e ramaglie, pervenire alla cima effettiva. Un rametto con nastro adesivo bianco è la massima quota. Breve sosta, anche perché dalla vetta del colle quotato 260 metri non si vede nulla a causa della fitta vegetazione. Riparto, stavolta prendendo la direttissima in discesa, e una volta raggiunto il punto precedente dove ero proseguito per la l’anticima, decido di esplorare altri sentieri, molto più comodi, che mi portano in basso. Rieccomi tra i prati posti tra i due colli, da uno sono sceso, ora mi avvio tramite una stradina alle pendici del Colle Ponzales posto dirimpetto, a oriente. Trovo una rampa che pare un inizio sentiero, ma è un’illusione. Allora seguo una traccia marcata, pare di cacciatori, che mi porta in un piano dove è posta una baracca post terremoto adesso adeguata a magazzino. Un’ampia carrareccia lambisce la casera, ispeziono le due direzioni, scegliendo quella che sale, cioè quella posta a occidente. Dopo un centinaio di metri sbuco davanti a uno spiazzo dove è posta una legnaia, e noto a oriente una piccola traccia che ascende ripidamente il colle. Dei bolli rossi posti su dei paletti in cemento sono la guida, e ci ho preso. Mi districo tra la vegetazione ove scorgo numerose piante di alloro e castagno. Un enorme castagno sradicato delle radici mi blocca il passo, ne aggiro le fronde e raggiungo la vetta, quota 259 metri. Anche da questa cima il paesaggio è precluso alla vista per via della vegetazione, ridiscendo dalla traccia di salita e raggiungo in basso il viottolo che diparte dal cimitero. Stavolta , visto che le mie mete sono oltre il colle di Buia visitato appena due giorni prima, mi tocca percorrere un paio di chilometri su asfalto per raggiungere a settentrione la località di Borgo Prato. Superata la località Sotto Fratta, tramite la strada purtroppo arsa dal sole raggiungo la periferia del piccolo borgo, dove dopo pochi metri di carrareccia mi ritrovo alle pendici del Colle Masanet. Provo a raggiungere la vetta, dapprima seguendo una traccia a meridione, ma finisce dentro un uliveto delimitato da rovi a settentrione. Ritorno sui miei passi e stavolta seguo la traccia a settentrione, che comodamente mi conduce al ridosso dei prati che conducono alla vetta del colle, materializzata da un traliccio per corrente elettrica ( quota 251 metri). Fa tanto caldo a metà del dorato prato bruciato dal sole avvisto un piccolo ciliegio, troviamo sosta e un’oasi in esso, e anche una gradevole ombra che dona un delizioso refrigerio. Mi tolgo lo zaino, e faccio bere Klimt, dopo , senza zaino e senza compagno, percorro i pochi metri che mi separano dalla vetta. Una volta raggiunta lego a uno dei bracci in metallo un nastro, e fatte alcune foto, rientro al ciliegio dove mi aspetta il mio compagno. Klimt avvistatomi mi fa come è solito fare le feste, stavolta mettiamo qualcosa nello stomaco, una mela e  della frutta secca che dividiamo in due. Dal ciliegio il panorama è stupendo e abbraccia tutta la pianura friulana, naturalmente sono attratto dalle montagne, e tutto quanto è un godimento, soprattutto stare all’ombra coccolando Klimt, sdraiato sul morbido tappeto di erba e utilizzando lo zaino come cuscino. Paradiso! Stando da Dio e ben rilassati e all’ombra la sosta è prolungata, finché, decidiamo di affrontare l’ultimo colle, già in vista e posto a poche centinaia di metri. Ripreso il cammino a ritroso ci spostiamo a occidente, e dopo una breve ascesa per una ripida strada, raggiungiamo le ultime abitazioni edificate alle pendici del Colle Solaris. Un’ampia carrareccia ci conduce, per poi mutare in un’ampia pesta che conduce alla vetta del Colle. Tutto intorno è coltivato, sia a ciliegi che altri alberi da frutto. Il colle è un dolce declivio, assolato, e anche da questo pulpito si gode di una bella vista. Breve sosta, lascio un fiocco su un ramo di ciliegio e ritorno sui miei passi, fino a raggiungere una stradina, e con una serie di scorciatoie dirigermi verso il cimitero di Buja dove ho lasciato l’auto. Mi ritengo soddisfatto dei due giorni di escursione nel comune di Buja, e  constato che tutti i colli che ho visitato hanno poco in comune l’uno con l’altro, alcuni sono selvatici, altri curati e carichi di storia, ma entrambi singolari. La quota media va tra i 251 metri e i 260, e in mezzo a questo scrigno di colline un tempo la remota popolazione del luogo fondò un borgo, e di seguito una cittadina. Forse perché la gente si sentiva protetta dai venti, o perché usufruiva di più punti di osservazione per avvistare gli eventuali nemici, chissà! Compiuta la missione in loco, rientro nel mio feudo, ascoltando con l’autoradio della buona musica italiana anni 70, e scrutando l’orizzonte alla ricerca di nuovi luoghi da esplorare.
Il Viandante e il Lupo.
Malfa e Klimt.