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mercoledì 30 settembre 2026

Monte Lupo da Predaia : 2026

Monte Lupo da Predaia 



Note tecniche. 

Localizzazione: Prealpi Carniche.

Avvicinamento: Maniago- Montereale Valcellina- Barcis- Località Predaia.

Località di Partenza: Predaia 570 m.

Dislivello: 623 m. 

 Dislivello complessivo: 700 m.

Distanza percorsa in Km: 7,6 m.

Quota minima partenza: 570 m.

Quota massima raggiunta: 1085 m.

Tempi di percorrenza.  Quattro ore complessive, escluse le soste.

In: Solitaria.

 




Monte Lupo 2026



Localizzazione:  Prealpi Carniche



Avvicinamento:  Lestans- Maniago- Montereale Val Cellino- Barcis- Località Predaia.

Località di Partenza: Predaia 570 m.



Regione: Friuli -Venezia Giulia.

 

Provincia di: PN

.

Dislivello: 483 m.


Dislivello complessivo: 570


Distanza percorsa in Km: 7


Quota minima partenza: 570 m.


Quota massima raggiunta: 1053 m.


Tempi di percorrenza escluse le soste: ore 4,5


In: coppia con Klimt


Tipologia Escursione: paesaggistica


Difficoltà: escursionisti esperti


Tipologia sentiero o cammino: sentiero 



Ferrata- no


Segnavia: CAI 974 A


Fonti d’acqua: no

 

Impegno fisico: medio alto


Preparazione tecnica: bassa


Difficoltà di orientamento: nessuna


Attrezzature: no


Croce di vetta: no


Ometto di vetta: no


Libro di vetta: barattolino per viandanti


Timbro di vetta: no


Riferimenti: 

Consigliati: 


Periodo consigliato:  tutto l’anno


Da evitare da farsi in: con presenza di terreno ghiacciato o bagnato


Dedicata a: chi ama percorrere i remoti sentieri di montagna


Condizioni del sentiero: ben segnato e marcato


Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente sì



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 012

2) Bibliografici:

3) Internet: 

Data dell’escursione: 29 settembre 2029


Data di pubblicazione della relazione:


Il “Forestiero Nomade”

Malfa


Da tempo volevo dedicare  questa bella montagna a due esseri a cui voglio bene, a un amico che chiamo affettuosamente “Lupo” e al mio Klimt, fedele compagno di avventure in questi ultimi due anni. Il monte Lupo parla da solo, sia il nome che la configurazione fisica attraggono, e l’ultima volta che ho asceso il rilievo risale a nove anni fa, quindi visto che ricordi sono labili, ed è giunto il giorno di rimembrare di persona. Prima di raggiungere la località passo da un rifornitore di carburante e dono una splendida rosa a una signora che gestisce un bar, di nazionalità è straniera,  e ascoltando gli ultimi notiziari è doveroso per il sottoscritto il gesto, ritenendo che un paese multietnico sia più umano e ricco. Con l’auto mi sposto verso Maniago, e successivamente Montereale Valcellina, da dove posso ammirare i primi grandi monti che si affacciano sulla pianura. Dopo la serie di gallerie giungo a Barcis, e seguendo delle stradine raggiungo il punto di partenza, uno slargo a monte della frazione di Predaia. La serenità del piccolo borgo è seducente, solo un gallo odo, naturalmente fuoriorario. Una volta indossato lo zaino e gli scarponi, sono pronto per la partenza, naturalmente Klimt è impaziente di saltare fuori dall’abitacolo e iniziare la sua esplorazione. Un cartello indica le destinazioni, e subito inizia il sentiero che è molto ripido e non molla mai la pendenza. Guadagnando quota dalle fronde della vegetazione filtrano i monti che cingono la valle del Cellino, riconosco in primis il Crep Nudo, e in lontananza gli altri, mentre il Raut è occultato dal versante che sto percorrendo. Dopo circa 320 metri di quota ascesi, mi ritrovo a cavalcare la cresta, e finalmente il paesaggio si apre su entrambi i versanti. Anche la pendenza diminuisce, e ciò rende meno grave il passo, visto che sono spesso distratto dalla bellezza del panorama. Raggiungo l’ante-cima più bassa di venti metri della vetta del monte lupo, essa è immersa in un bel boschetto di faggi, poi perdo quota, e inizio a intravedere la vetta del Monte lupo, che appare bella, magnifica nelle forme anche se inerbita e coperta a monte da vegetazione arborea. Ad un tratto seguo un’ombra sul sentiero, guardo in alto, e avvisto una meravigliosa aquila reale che compie un paio di ampi volteggi sopra la mia testa, come se volesse indicarmi la vetta. Riconosco ancora Artemide, che mi ha guidato fin sotto la vetta e ha assunto le regali forme del divino rapace. Non posso fare altro che ammirarlo e catturare il volo con alcuni scatti della reflex, anche Klimt percepisce la magica presenza e il suo silenzio è eloquente. Ripresomi dalla magia, con un ultimo sforzo raggiungo la meta, un bel faggio posto mezzo metro sotto la quota più alta dove è disegnato il nome del monte (1053 m.). Zaino a terra, obiettivo raggiunto, in mente avevo voglia durante l’ascesa di ridiscendere per lo stesso sentiero dell’andata, e ho anche deciso che non ascenderò la vetta successiva, ossia San Daniele del Monte, fatta tempo fa e non ne sento la nostalgia. Il mio obiettivo è il monte Lupo, ed è quello che ho raggiunto. Mi rimane da decidere da dove rientrare, le ipotesi in mente  sono molteplici, alla fine opto per la Forcella Vallata, allungando l’itinerario, per raggiungere il basso il sentiero 974 A  proveniente dal bivacco Molassa. Nel Frattempo, con Klimt, entrambi distesi sul morbido tappeto d’erba ai piedi del faggio vetta, ci godiamo il paesaggio e mettiamo qualcosa nello stomaco. Fa freddino, tira aria, quindi mi sono coperto con una giacca tecnica. Trascorsa una buona mezzoretta e riprese le forze inizio la discesa, mi dirigo verso la Forcella Vallata, posta a oriente dalla vetta. Durante il cammino tutto mi pare nuovo, effettivamente dopo nove anni la memoria latita, per fortuna , così mi posso godere l’escursione. Dalla forcella viro a destra, scendendo rapidamente fino a ricongiungermi con il sentiero CAI.  Anche questo sentiero mi pare nuovo, un po’ erto all’inizio, ma di seguito diventa comodo, mai pericoloso o esposto, più impegnativo è stato il sentiero dell’ascesa. Superato un rudere, il sentiero vira a settentrione, esponendosi ai raggi del sole pomeridiano, anche la pesta è molto più ampia, tale che assume la forma di una carrareccia. In breve, mi ritrovo alla periferia di Barcis, dove mi tocca risalire la stradina asfaltata che mi riposta a Predaia, il punto di partenza. Proprio nella piccola frazione, a pochi meri dell’auto incontro un villeggiante inglese, un giovane alle prese con la sua reflex analogica. Conversiamo un poco in inglese, egli nota la mia maglietta con il volto di Che Guevara, mi chiede se può farmi una foto, acconsento volentieri, e dopo ci scambiamo un saluto affettuoso da friends. Così ha termine una bella escursione che mi ha riportato su una delle montagne che ho sempre amato, e che dedico al mio amico Lupo.

Malfa