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giovedì 15 ottobre 2026

Monte Ciampuc


Monte Ciampuc



Note tecniche.  


Localizzazione: Prealpi Carniche Sottogruppo Valcalda-Verzegnis- Ciaurlec.


Avvicinamento: Lestans-Toppo-Meduno-Carreggiabile che conduce alla Forchia di Meduno, poco dopo la frazione di Val Di Giumint, lasciare l’automezzo lungo uno dei numerosi larghi ai bordi della strada


Regione: Friuli -Venezia Giulia.

 

Provincia di: PN

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Dislivello: 80 m.


Dislivello complessivo: 85 m.


Distanza percorsa in Km: 1,21


Quota minima partenza: 500 m.


Quota massima raggiunta: 586 m.


Tempi di percorrenza escluse le soste: un’ora


In: coppia con Klimt


Tipologia Escursione: selvaggio-naturalistica


Difficoltà: escursionistica


Tipologia sentiero o cammino: traccia di capriolo



Ferrata- no


Segnavia: CAI 


Fonti d’acqua: nessuna

 

Impegno fisico: basso


Preparazione tecnica: bassa


Difficoltà di orientamento: sì se non si sanno seguire le tracce


Attrezzature: no


Croce di vetta: no


Ometto di vetta: mini-ometto


Libro di vetta: barattolino del viandante


Timbro di vetta: no


Riferimenti: 

Consigliati: 


Periodo consigliato:  tutto l’anno


Da evitare da farsi in: condizioni del sentiero estreme


Dedicata a: chi ama andare dove non va (quasi)  nessuno.


Condizioni del sentiero: semplice traccia invasa spesso dai rovi


Percosso idoneo per portare cane al seguito: si



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco o28

2) Bibliografici:

3) Internet: 

Data dell’escursione:  mercoledì 14 ottobre 2026


Data di pubblicazione della relazione:


Il “Forestiero Nomade”

Malfa


Giornata che avrei dedicato a una montagna più complessa, ma a causa di un cartello con lavori in corso ho dovuto abiurare, quindi, rientrando a casa ero indeciso se apostatare l’escursione o trovare un piano B o C. Scruto i monti a destra e a sinistra, finché decido una volta raggiunta Meduno, di ascendere  la rotabile che mi porta alla forchia omonima. Raggiunta la Forchia, penso di ascendere il monte Valinis, da tempo non percorrevo il sentiero degli alpini, dopo un centinaio di metri di dislivello abiuro ancora, ma non per deficit fisico, ma al contrario, perché mi stavo divertendo troppo, allora ho deciso di venire un altro giorno per poter compiere un bel anello completo e senza fretta, quindi,  mi rimetto in auto, non tolgo nemmeno gli scarponi, e con al seguito il mio fedele amico penso di rientrare. Scendendo dalla forchia di Meduno fisso un monte che ho visto durante la salita in auto, l’ho asceso nel gennaio del 2023, con un sentiero ad anello e con partenza da Sottocolle di Meduno. Stavolta lascio l’auto lungo uno degli spiazzi adiacenti alla strada e prospicente il bel prato che ospita la Val di Giumint. Si riparte, stavolta per il Monte Ciampuc , lambendo tramite un bel sentiero la casera Manarac, davvero molto bella e posta in una graziosa ambiente. Poco dopo abbandono il comodo sentiero e uscendo fuori da esso cerco la crestina che mi porta in vetta al Ciampuc. La traccia la trovo, ripida all’inizio, e molto scivolosa oltre che essere invasa da rovi, in questi anni ho sviluppato l’occhio clinico per le tracce, Klimt osserva e impara. La pendenza è continua, e il sentiero pare non sia frequentato da tempo. Dopo un’ante cima la traccia perde leggermente quota aprendosi in un ampio slargo ai piedi di alcune castagne, per terra scorgo molti ricci degli alberi appena citati carichi di frutti. La pesta scende a occidente ma la vetta è a settentrione, la intravedo, e scorgo una esile traccia tra la vegetazione che mi porta a essa. Pochi metri di dislivello, ed eccomi sulla cresta, il vecchio sentiero oggi è invaso da schianti, confermo ancora che non è un tracciato frequentato. Mi fermo un attimo, mi siedo su una zolla d’erba, e mentre mi giro per scrutare l’ambiente scorgo l’ometto che ho edificato tre anni fa. Dopo una breve pausa, mi dirigo verso l’ometto, posto a un paio di metri, e trovo alla base di esso un barattolino di vetro, è il medesimo  che ho impiantato. Ho difficoltà ad aprirlo, adopero il multi-utensile che ho al seguito, lo adopero per via del tappo in metallo quasi sigillato, e controllo il contenuto. Da tre anni solo la mia firma e quella di mia moglie, poi nessun segno.  Prendo il contenuto e lo inserisco in un barattolino nuovo che ho al seguito, riponendo il vecchio barattolo nello zaino per riportarlo a casa. Dopo una breve pausa in compagnia di Klimt, mi aggiro nei d’intorni, cercando sassi per irrobustire l’ometto di pietre, li trovo. Sistemato il barattolino nuovo all’interno dell’ometto, riprendo lo zaino, e con l’amico rientriamo all’auto per lo stesso sentiero dell’andata. Presso la casera staziona un automezzo di coloro che curano i sentieri, un omino mi chiede da dove vengo, gli rispondo dalla vetta del Ciampuc. Lo stesso omino mi chiede come mai non ho fatto il sentiero ufficiale che hanno ben pulito, gli rispondo: << Preferisco andare dove non va nessuno, la Montagna per me è come una donna, non amo quelle molto frequentate, benché siano ricche di esperienza!>> L’omino sorride, ci salutiamo, gli auro buon lavoro e rientro all’automezzo posto a poche centinaia di metri. Così ha termine un’escursione che malgrado la brevità mi ha dato le stesse emozioni intense.

Malfa


































 

sabato 10 ottobre 2026

Colle Che Guevara e la frazione di Staligial

Colle Che Guevara e la frazione di Staligial



Note tecniche.

Localizzazione: Dolomiti destra Tagliamento- Prealpi Carniche-

Avvicinamento: Lestans-Toppo-Meduno- Lago di Redona-seguire indicazioni per Chievolis- Indicazioni per Selva- Bivio per Chiarsuela- proseguire per il borgo di Staligial, lasciare l’auto nello spiazzo adiacente la vecchia scuola.

Località di Partenza: Spiazzo adiacente la vecchia scuola.

Dislivello: 500 m.


Dislivello complessivo: 500 m.


Distanza percorsa in Km: 4chilometri.


Quota minima partenza: 650 m.

Quota massima raggiunta: 885 m.

Tempi di percorrenza escluse le soste: 2,15 ore



In: coppia con Klimt


Tipologia Escursione: naturalistica


Difficoltà: escursionisti esperti


Tipologia sentiero o cammino:  sentiero labile



Ferrata- no


Segnavia: CAI 


Fonti d’acqua: fonte al centro di Staligial

 

Impegno fisico: medio


Preparazione tecnica: bassa


Difficoltà di orientamento: nessuna


Attrezzature: no


Croce di vetta: no


Ometto di vetta: no


Libro di vetta: barattolino del Viandante


Timbro di vetta: no


Riferimenti: 

Consigliati: 


Periodo consigliato:  tutto l’anno


Da evitare da farsi in: con sentiero  bagnato o ghiacciato


Dedicata a: chi ama inoltrarsi nei luoghi selvaggi


Condizioni del sentiero: traccia spesso invasa da vegetazione


Percosso idoneo per portare cane al seguito: no, ho sbagliato



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028

2) Bibliografici:

3) Internet: 

Data dell’escursione: mercoledì 07 ottobre 2026


Data di pubblicazione della relazione:


Il “Forestiero Nomade”

Malfa


Breve escursione in una ambiente selvaggio, all’interno di una valle scavata dal torrente Silisia. Ritorno sul luogo spesso, scoperto per caso durante la mia ascesa al Monte Buttignan il 22  gennaio del 2029. Vi sono ritornato con mio figlio, con Claudio, e anche da solo, perché in questo luogo ritrovo parte di me, quel lato primordiale che ha bisogno di una natura autentica e distante dalla crudele piega che ha preso in questo periodo l’umanità. Oggi con me c’è Klimt, il fedele cagnetto che ultimamente è diventato il mio Sancho Pancia, fedele scudiere dei miei sogni e delle mie visioni.  Arriviamo presso Staligial, dopo esserci avventurati in parte della Valle Tramontina, la mia seconda patria dopo naturalmente la Sicilia. Il Lago di Redona è quasi in secca, i remoti ponti sono in mostra, e le montagne che cingono in un abbraccio la valle sono belle in vista, una parata le montagne selvagge e allo stesso tempo accoglienti. Dopo la bella frazione di Chievolis, a cui accedo tramite uno dei due ponti  di accesso, inizio l’ascesa della rotabile che, prima mi conduce a Chiarsuela, e di seguito dopo una serie di tornanti davanti all’ex scuola elementare, di recente restaurata e diventata biblioteca. Bella iniziativa. L’edificio è dotato di un ampio spazio dove lascio l’auto, e una volta pronto inizio l’escursione con il mio fedele scudiero. Dopo un tratto di carrareccia, un breve sentiero porta a un pulpito panoramico, adornato con un tavolo e una panca. Lo sguardo penetra la valle del Lago di Selva e le selvagge elevazioni che lo circondano. Effettuo una breve sosta prima di iniziare l’escursione vera e propria ,  di seguito superando un tratto eroso e molto ripido (scoprirò al rientro che potevo aggirarlo a valle) mi ritrovo sul sentiero, inizio a percorre una traccia che nei primi metri è il superamento di un ghiaione quasi verticale che viene giù dal monte, cammino con prudenza, finché inizio a percorrere una traccia che aggira il Monte Buttignan collegandosi con quella che sale da Inglagna. Dopo un tratto di percorso, una tabella mi indica di cambiare rotta per ascendere al monte, e infatti ora il tratto è ripido e inizio a guadagnare quota. La giornata è meravigliosa e le nubi che arriveranno sono lontane, verso il mare. Guadagnando dislivello noto che la traccia non è molto percorsa, soprattutto quella che costeggia le pareti aggettanti e rocciose del monte. La pesta è minuscola, mi aiuto con la vegetazione selvatica che adopero come corrimano. Supero un pulpito panoramico, finché raggiungo il vertice di uno sperone che in un primo tempo supero, sempre prudentemente,  ma una volta raggiunto un impluvio, mi giro indietro rendendomi conto che l’averlo superato con Klimt è stato un grosso rischio. Guadagno ancora quota su un costone e mi fermo, mi siedo su una zolla d’erba, e rifletto su cosa sto facendo. Mille pensieri avvolgono la mia mente, osservo Klimt che è fiducioso in me, ma questa sua abnegazione mi commuove, e mi chiedo se vale la pena rischiare la sua vita per una cosa mia, e la risposta è imperativa. No! Non ne vale la pena. Klimt è un mio compagno di viaggio, ma la sua vita è preziosa, mi è cara. Rifletto! Osservo in alto, sono quasi alla cengia che mi porterà all’ultimo strappo e poi in vetta, sopra di me solo roccia, ma quel punto che ho superato mi ossessiona. A parte che ho già fatto la vetta in passato, ma ho perso la mia sicurezza, ho paura, la Dea Artemide già mi ha dato dei segnali, un corvo mentre ascendevo, e poi un uccellino con una macchia nera sul petto, e io sono uno che ascolta la voce della Montagna. Decido di rientrare, convinto di fare la cosa giusta, e dentro di me una voce mi dice:<<Beppe, stai compiendo una scelta logica, matura, non è più tempo che rischi ed osi, hai fatto il tuo, ora goditi la montagna senza patemi d’animo, senza dover dimostrare nulla, nemmeno a te stesso, ma solo deliziarti della sua bellezza.>> Di solito nel passato quando non raggiungevo un obiettivo non ci dormivo su, due giorni dopo ero sul luogo e portavo a termine la missione. Mi è successo con il Plauris da Venzone, con il Canin dalla valle resiana,  non ne ricordo altri, ma questa volta non ho quel sentimento dentro, anzi lo avverto come un segno di forza e intelligenza. Superato l’ostacolo, stavolta in discesa, ripercorro a ritroso il sentiero, poi ad un tratto guardo i profili dei colli in basso. Cerco nelle applicazioni escursionistiche sul cellulare cosa porta a quel colle e leggo un sentiero che si interrompe sulla quota più alta del colle ma non ha un nome, almeno ufficiale. Perdendo quota trovo la traccia che sale. Al colle anonimo, la seguo, supero alcuni schianti, ed eccomi al vertice del rilievo, oltre si scende giù nel canale; quindi, sgancio lo zaino e decido di dare un nome all’altura; lo chiamerò Colle Che Guevara, in onore della maglietta che indosso. Peccato per la vegetazione che occulta la visione, sarebbe un bel pulpito panoramico. Breve sosta con Klimt, ci rifocilliamo, e di seguito riprendiamo il cammino fino a raggiungere il pulpito panoramico con panca e tavolino. Da questa posizione, dopo una breve sosta, rientriamo, ma passando per il borgo di Staligial. Le abitazioni periferiche stanno crollando, vi sono dei cartelli che avvisano del pericolo, aggiro quest’ultime e visito il borgo che questo dì è disabitato. In basso raggiungo alcuni stavoli, e difronte a uno di essi vi ritrovo un’antica pittura sacra, un affresco, dove assieme all’immagine di Madonna con bambino e santi, vi è in alto a destra il ritratto del committente, un certo “Lenardo”,  il dipinto è del 1681, un’autentica opera d’arte del periodo barocco, che merita di essere conosciuta. Ultimi passi all’interno del Borgo, dall’esterno ammiro un antico stavolo ancora come era prima del terremoto, e infine scendo per la scalinata edificata per portare la gente a piedi dentro la frazione. Presso un lavatoio è ancora leggibile quello che rimane di un simbolo che durante il ventennio schiavizzò una nazione intera, ma ora è in rovina, come a simboleggiare il suo significato intrinseco.

Raggiunta l’auto rientro con calma a valle, felice di aver conosciuto un altro scorcio dell’infinitamente magnifico territorio della Val Tramontina.

Malfa