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sabato 2 dicembre 2023

Amami Carnia.

Amami Carnia.


Amami Carnia,

amami terra mirabile,

oggi bramo le tue tenerezze…


Cammino verso la luce del sole e il borgo che m’invoglia da tempo antico, stavolta la strada è lucente e il giorno da ore dona la sua energia. Tutto è sublime, e giunto nella cittadina di Villa Santina, non m’inoltro  nella lontana valle ma viro a destra, risalendo i morbidi tornanti che in pochi attimi mi portano al belvedere aggettante sulle  amate catene montuose. Mi fermo un’istante ad ammirare il paesaggio, sono stregato e non mi avvedo della foresta che giace priva di vita dopo l’immane tragedia. Vago a ruota libera, stavolta non adopero le mappe ma il cuore. Transito per piccolo centro di Lauco, ammirando le tipiche abitazioni. Camini che fumano mentre l’odore delle castagne abbrustolite inebria l’aria, sto vivendo dentro una poesia ancora non scritta.


Amami Carnia,

amami terra mirabile,

oggi bramo le tue tenerezze…


Volti scolpiti dall’esistenza incontrano il mio sguardo, bimbi felici corrono per la contrada, vado oltre e mi addentro nell’anima della montagna. Un campanile forte e possente si slancia, accarezzando il cielo per fare da gendarme alla valle, ora son giunto a Vinaio. Vorrei lasciare l’automezzo e percorrere a piedi il ponte che trascende la realtà ma ancora vado oltre. La mia meta è in vista e oggi brilla di un giallo dorato. Bianche abitazioni poste a meridione mi invitano a non distrarmi per proseguire e giungere fin dove le ruote lo permettono. Altre curve mi portano in alto, mentre cielo si libera del bianco candore mitigando la temperatura. La chiara strada si biforca, mi fermo presso una cappella votiva,   mi giro, sento delle voci; infatti, sopraggiungono uomini con un remoto vissuto e si preparano alla grande festa dei cristiani.

Mi allestisco, indosso gli scarponi e mi avvio per il sentiero che parte proprio da dietro una rustica abitazione. Pochi passi e vengo accolto dal latrare poco convinto di un cane, acqua gettante e fili di ghiaccio, l’inverno stenta a venire e l’autunno non vuol morire.


Amami Carnia,

amami terra mirabile,

oggi bramo le tue tenerezze…


Dovrei percorrere quello che rimane del vecchio sentiero guidato da macchie magenta simili a petali di rosa e  strane tinte sulle cortecce dei faggi, esse mi invitano a stancarmi per risalire il ripido versante. Intravedo tra le fronde nude di foglie i prati sommitali, un giallo oro che si sposa volentieri con l’azzurro cobalto del cielo. Incanto, i radi faggi appaiono come sculture, vanitosi di sedurre lo sguardo del viandante nel loro mostrare il ligneo e sinuoso corpo. I fili d’oro a volte si piegano mostrandomi la via, cavalco la cresta finché la muraglia di faggi mi guida alla meta. Un esile paletto con cartello annuncia che le fatiche sono finite; niente croci o edificazioni assurde, solo la semplicità del momento e del singolo sasso. Il cielo d’inverno è immaginifico e oggi non fa eccezione, i giochi del colore della limpidezza mettono in evidenza le catene montuose con le cime regine. Danzo intorno al simbolo di vetta, raccolgo dalle radici di un faggio abbattuto e alcuni ciottoli per erigere un ometto votivo. Il silenzio spinge lontano i pensieri, vorrei e non vorrei essere qui, la mente è strana, ti fa stare bene quando non lo desideri, oggi sono tormentato dall’amore per questa terra, la bellezza del paesaggio riesce appena a moderare le fiamme della mia passione. Per la calata scelgo la via più breve, tracciando un filo diretto con il borgo. Mi denudo degli abiti da viandante per vestirne altri, preparo il pranzo apparecchiando sul tavolo in legno posto poco distante. Mentre mi nutro ammiro l’operosità degli attigui carnici, stanno preparando qualcosa, la cappella eretta nel loro giardino è perfettamente curata, la loro fede è un puro ordine.

Rientro a valle contemplando i borghi, a Lauco mi soffermo davanti una trattoria, il gestore intento a spazzare, è di una gentilezza disarmante, sicuramente ritornerò, si ritornerò, la Carnia mi è patria e madre. Durante il rientro mi attendono le minacciose ciminiere del mattino, un esplicito suggerimento a fuggire lontano, sì lontano e in Carnia.


Amami Carnia,

amami terra mirabile,

anche oggi gioito delle tue tenerezze…

Malfa.

 



















 

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