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mercoledì 15 aprile 2026

Anello della fortezza di Osoppo


Dopo due mesi e mezzi provo a scrivere questa relazione, il ricordo è agrodolce, ma il segno lasciato interiormente è profondo. Il colle di Osoppo è stata una delle mie prime escursioni, avendo quasi 63 anni, penso che risalga a 22 anni fa, all’ora andai con mio figlio che era adolescente. Le prime uscite dopo che avevo smesso di fumare, e naturalmente attrezzatura da neofita, ricordo scarpe cinesi che al primo ghiaione si sono distrutte, pantaloncini da “ No Alp tour”, zainetto da scolaretto, ma la passione nasceva e le gambe erano ancora buonissime, per non dire vergini. Il forte di Osoppo mi sorprese allora per le costruzioni militari e qualcosa ancora interiormente mi ricorda Napoleone, uno dei pochi militari che ho sempre stimato, forse perché artigliere come me, forse perché anche lui forestiero e nomade durante la sua breve e gloriosa vita, e la strada napoleonica qui in Friuli, e anche un lettino in Villa Manin ne sono un vivo ricordo.  Allora mi limitavo alla sola fortezza. Stavolta, curiosando sulla mappa Tabacco, discendente delle IGM cartacee, ho notato il sentiero 720, e dopo averlo studiato e consultato il mio amico Klimt, abbiamo deciso di dedicarci la prima domenica di febbraio. Ritornando ai ricordi e rivedendo le foto che tutt’ora serbo nel cellulare, ricordo di un giorno solare, bello, che anticipava la primavera, quindi una volta raggiunta Osoppo , ho lasciato l’automezzo presso uno dei parcheggi periferici, decidendo di fare l’anello in senso antiorario.

Una volta partiti, abbiamo attraversato le viuzze sotto il colle sbucando in un ampio parco attrezzato a oriente dello stesso. Numerosi incontri con gente con al seguito un cagnetto, fino a raggiungere il nord da dove inizia un’ascesa tramite un’ampia carrareccia che conduce sino alle porte del forte. All’interno dell’enorme struttura, dopo aver visitato il rudere di un edificio sacro, mi sono recato sul vertice più alto, incontrando due simpatiche coppie con cui ho piacevolmente conversato, specie i mariti, in cui mi sono soffermato in elucubrazioni sulla politica internazionale e anche sulla montagna. Ripreso il cammino in solitaria con Klimt, ho visitato la fortezza , sempre con un giro antiorario, visitando la fortezza in tutti i suoi meandri, fino a raggiungere la porta Scea che mi accompagnava fuori dal forte. Stavolta ho proseguito a sud, sempre per carrareccia segnata, fino a raggiungere la base del forte a occidente del medesimo, e di seguito , seguendo l’ottima segnaletica ho iniziato l’assalto al colle di San Rocco. Un ampio prato attrezzato precede il colle, mi fermo su una delle panche, consumo con l’amico qualcosa, non ricordo se io i croccantini e lui la barretta energetica o viceversa, e ammiriamo gli alti ospiti, non del luogo. e forse per questo lo apprezziamo molto.  Ripreso il cammino e seguendo una traccia lambiamo da una breve quota l’ampio letto del Tagliamento, fino a sbucare sotto il colle dove una rampa adeguatamente attrezzata ci conduce ai prati sommitali, in questa occasione ben assolati, che invitavano i sottoscritti a sdraiarsi sul morbido tappeto e lasciarsi baciare dal sole. Una buona mezzoretta dedicata a caricare il nostro corpo che si muove ad energia solare, e di seguito, dopo aver disturbato una coppietta con cagnetto al seguito, seguitiamo per la vetta del Colle San Rocco, di cui confesso, fino al giorno prima ignoravo l’esistenza. Sicuramente per il sottoscritto, percorrere sentieri nuovi è una emozione che mi carica, e devo ammettere che il luogo è ben frequentato. Raggiunta la vetta, un breve spiazzo, con una cassetta con libro di vetta, apportiamo il segno del nostro passaggio, e di seguito iniziamo la discesa, ovvero il rientro. Alcuni saliscendi ci sorprendono, ma soprattutto le numerose comitive di escursioniste in salita dal versante meridionale. Sbuchiamo davanti alla chiesetta di San Rocco, un gioiellino del XIII secolo, oso immaginare che il Grande Federico II prima di raggiungere la ghibellina Cividale con il suo harem e degli elefanti al seguito, visitò il grazioso edificio sacro, un autentico gioiellino, ben serbato e curato da chi si occupa della sentieristica. Raggiunta la base del colle, percorro una carrareccia che da occidente a oriente che mi riporta al punto di partenza, ossia l’auto. L’escursione è stata l’ultima per un periodo, passerà più di un mese prima di riprendere il cammino con il mio fido, e ora finalmente ho scritto queste due righe in ricordo.

Malfa.