Monte Jof da Avasinis
Localizzazione: Prealpi Carniche
Avvicinamento: Lestans-Pinzano- San Daniele-Osoppo- Trasaghis-Avasanis-parcheggiare dove trovate all’interno della frazione, io con un po’ di fortuna ho lasciato l’auto davanti il municipio della frazione.
Regione: Friuli-Venezia Giulia
Provincia di: UD
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Dislivello: 300 m.
Dislivello complessivo: 388 M.
Distanza percorsa in Km: 7,5
Quota minima partenza: 191 m.
Quota massima raggiunta: 515 m.
Tempi di percorrenza escluse le soste: tre ore
In: coppia con Klimt.
Tipologia Escursione: Naturalistica
Difficoltà: Escursionistica la parte sentieristica
Tipologia sentiero o cammino: Strada asfaltata, sentiero segnato con bolli rossi.
Ferrata- no
Segnavia: CAI
Fonti d’acqua: nessuna
Impegno fisico: medio, di sentiero presenta dei tratti molto ripidi
Preparazione tecnica: bassa
Difficoltà di orientamento: nessuna
Attrezzature: no
Croce di vetta: no
Ometto di vetta: no, solo un paletto in ferro conficcato nel terreno.
Libro di vetta: istallato un contenitore per penna e libretto per viandante.
Timbro di vetta: no
Riferimenti:
Consigliati:
Periodo consigliato: tutto l’anno
Da evitare da farsi in: condizione di sentiero bagnato o ghiacciato (il sentiero) nei tratti ripidi.
Dedicata a: chi ama con poco dislivello frequentare ambienti selvatici privi di manufatti umani.
Condizioni del sentiero: ben battuto e segnato.
Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente sì.
Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 020
2) Bibliografici:
3) Internet:
Data dell’escursione: sabato 02 maggio 2026
Data di pubblicazione della relazione:
Il “Forestiero Nomade”
Malfa
A quasi sessantatré anni e con un’esperienza ventennale tra i monti mi fa piacere emulare il figlio in un percorso che ignoravo, la montagna in questione è il monte Jof da Avasinis. Il mese scorso mio figlio mi disse: ”Babbo, domani vado con un’amica sul monte Jof, partendo da Avasinis!”. “Bravo” gli rispondo! E mi affretto a cercare nel mio database il nome del monte per dargli delle dritte. Nulla! Non trovo nulla, non l’ho mai fatto, e la cosa mi sorprende visto che le creste che stanno intorno all’elevazione, sia a nord che a meridione le conosco bene. Non mi resta che auguragli buona escursione, prestandogli per l’occasione un paio dei miei scarponi, visto che abbiamo la stessa misura, attendendo al rientro le nuove. Bene! La cimetta mi stuzzica, anche perché è piccoletta, forse per questo in passato l’ho snobbata distratto dalle altre, quindi la metto in programma. Arriva il giorno dell’escursione, esattamente quattro giorni fa, assieme a Klimt mi reco sul luogo, e avendo in mente l’anello decido di farlo in senso antiorario, ma sin dai primi passi qualcosa non va, il corpo non mi segue, mi sento fiacco, cerco di dare la colpa alle notti insonne a studiare le biografie dei grandi, ma sono fiacco. Dopo la partenza dalla latteria, raggiungo la cappelletta votiva, e dopo pochi metri mollo, rientro a casa, non è giornata. Ieri, il due maggio ritento, stavolta mi sento bene, anche perché inebriato al primo maggio passato nella splendida località Mont, a nord di Anduins. L’idea stavolta è di fare l’anello del monte Jof in senso orario, in modo da scendere al rientro dal sentiero, e l’andata sulla rotabile che sale al monte Prat. Raggiunta la località di Avasanis a metà mattinata, trovo posteggio proprio davanti al municipio, dove stanno commemorando per l’occasione l’eccidio del 2 maggio 1945 ad opera dei nazifascisti. Confesso che ignoravo o non ricordavo l’episodio, incontro un iscritto all’ANPI che mi riconosce, e pensa che sono sul luogo anch’io per lo stesso motivo. Confesso che sto per ascendere il monte Jof, ma prendo nota, e durante la giornata mi renderò edotto. Ed è quello che ho fatto, scoprendo che 81 anni fa una colonna di SS supportata dai fascisti locali durante il passaggio dalla località ha fatto una strage di civili, l’ultimo efferato crimine prima di lasciare l’Italia, ed eravamo sette giorni dopo il 25 Aprile. 51 civili sterminati, tra cui solo 3 partigiani, la maggior parte erano anziani, donne e bambini. Sul web si trova parecchio materiale sull’accaduto, e mi chiedo come mai ci sono tanti neofascisti o leghisti in Regione, con tutto quello che hanno subito ottanta anni fa la memoria dovrebbe essere ancora viva, certi efferati delitti non vanno mai dimenticati.
Dopo aver salutato l’amico , inizio l’escursione partendo come ho già scritto in senso orario, quindi, dalla stradina asfaltata che parte subito ripida dalla frazione, mantenendo una certa pendenza fino alla quota 515 metri, anche se il primo tratto tira molto di più. Per fortuna il versante è adombrato, quindi, intermezzando l’ascesa con delle brevi pause riflessive, raggiungo la massima quota, dove, consigliato dal GPS, abbandono la rotabile presso una staccionata, e inizio la ricerca del sentiero che mi conduce in vetta. Non impiego molto a trovare la traccia, e dopo aver raggiunto un ampio prato, lo supero e tra la vegetazione a sud scorgo dei bolli rossi sulle cortecce degli alberi, quindi non mi rimane che seguirli. Tralasciando la traccia che scende a valle ( il sentiero del rientro) proseguo per questa dolce pesta che avendo la direzione a oriente si sviluppa sul versante settentrionale del monte, tra ombrose conifere e squarci di prato, cammino perdendo leggermente quota, fino a riguadagnarla per raggiungere il vertice del monte Jof, materializzato da un paletto conficcato sul terreno e sormontato da un semplice sasso. Vetta! Raggiunta la cima dello Jof, io e Klimt ci dedichiamo al sollazzo, consumando una gustosa mela e naturalmente lui i suoi biscotti a forma di ossetti. Dopo una mezzoretta di completo relax, mi dedico ad istallare un contenitore porta libro di vetta, scoprendo nell’erba sotto il palo la nota coccinella di Jolanta, evidentemente la colla non ha retto, la adagerò prima di rientrare sul barattolo. Fatta l’ultima operazione, io e Klimt, decidiamo di rientrare, avverto tramite s.m.s il figliuolo che ritorno dal sentiero. I primi metri di sentiero sono ripidi, anzi ripidissimi, il ragazzo mi aveva avvisato, poi la traccia, sempre con una costante ripidezza prosegue per chilometri, interrotti a volte dagli aridi impluvi, per fortuna il sentiero è quasi totalmente adombrato dalla vegetazione, e devo ammettere, che è molto bello, un’autentica traccia con svariate particolarità, compreso qualche tratto leggermente esposto, insomma un vademecum di cosa è un sentiero di montagna. Raggiunta la cappella a oriente, facciamo l’ultima pausa per dissetarci con l’ultima acqua per poi riprendere il cammino, visto che siamo in vista dei tetti di Avasinis. Raggiunta la piccola borgata, proprio all’interno dell’antica latteria è aperta una mostra sulle latterie di un tempo e alcune foto del terremoto del 1976. Bella escursione con una esposizione finale, davvero il top! Dopo aver visionato la mostra commemorativa rientro all’auto, scrivendo la parola fine sull’escursione. Monte Jof è stata un’autentica sorpresa, un giorno passato con il mio migliore amico nell’ambiente che amiamo di più, con tante immagini e storie da ricordare, perché la vita è meravigliosa quando cammini e ammiri gli incanti del creato.
Malfa.

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