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mercoledì 9 novembre 2022

Monte Gialinut

 

Anteprima di una splendida e selvatica escursione, seguirà relazione con un ampio reportage.

 

Localizzazione:  Prealpi Bellunesi- Catena Cavallo-Visentin - Gruppo Col Nudo-Cavallo -Sottogruppo del Col Nudo.

 

 

Avvicinamento: Lestans- Maniago- Montereale -Val Cellina- Barcis-Valle del Cellina- Lasciare l’auto all’imbocco della Val Feron (strada sterrata)

 

Regione: Friuli-Venezia Giulia

 

Provincia di: PN

.

Dislivello: 1250 m.

 

Dislivello complessivo: 1300 m.


Distanza percorsa in Km: 16 Km.


Quota minima partenza: m. 504 m.

 

Quota massima raggiunta: 1755 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 6 ore

In: solitaria

 

Tipologia Escursione: Panoramica-selvatica

 

Difficoltà: escursionisti esperti atti ad agire in ambienti che richiedono spiccate altitudini di orientamento.

 

Tipologia sentiero o cammino: Carrareccia e sentiero fino alla casera Feron-Dalla casera alla forcelletta poco sotto la cima del Gialinut sentiero escursionistico. Dalla forcelletta alla vetta del Gialinut  un oceano di mughi ( per fortuna ho trovato alcuni tagli).

 

 

Ferrata-

 

Segnavia: CAI 901-903

 

Fonti d’acqua: sì e provvidenziali

 

Impegno fisico: alto

Preparazione tecnica: media

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: si

Libro di vetta: Trovato barattolino in vetro con alcune firme dei radi frequentatori, ho curato il contenuto aggiungendo fogli e penna.

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 021
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)               Periodo consigliato:  primavera - autunno

3)                

4)               Da evitare da farsi in: condizioni di scarsa visibilità o persistenza di terreno gelato.

Condizioni del sentiero:


Consigliati: ramponi da erba

 

Dedicata a: a chi ama andare in solitaria

 

Data: 20 maggio 2022

Data di pubblicazione della relazione: mercoledì 09 novembre 2022

 

N° 612

 



Il “Forestiero Nomade”
Malfa

Tutte le volte che attraverso un periodo particolare della mia esistenza ho bisogno di stare solo con me stesso, e la montagna è il luogo ideale dove posso vagare e perpetrare questa filosofia. La valle del torrente Cellina si presta a questa saggezza,  dove diviene facile perdersi con sé stessi, basta dispiegare una mappa topografica e cercare il luogo adatto.

Per le difficoltà oggettive e soggettive,  è il regno ideale degli spiriti solitari, quindi, basta solo decidere la valle, un sentiero o e una cima per adempiere a questa sublime catarsi.

Per questa avventura ho scelto il monte Gialinut e con avvio dal versante più selvaggio, ossia la Val Feron. 

Il mattino dell’escursioni alle prime luci dell’alba sono già a ridosso del lago di Barcis. Adoro fermarmi, accostando l’auto presso il ponte in legno e farmi inebriare dalle atmosfere da sogno del magico lago.

Percorro con calma la lunga valle fluviale, fino all’imbocco della stessa, dove viro a sinistra per la selvaggia Val Feron.

L’ascio subito  l’automezzo dopo il divieto di transito, anche se potrei andare più avanti, ma non ho proprio voglia  di contaminare l’ambiente con il mezzo meccanico.

Come sempre sono emozionato, soprattutto quando devo realizzare qualcosa di nuovo. È la prima volta che mi avvio per questa valle, quindi,  dall’emozione non sto nella pelle. 

Mi allesto in poco tempo, calzando di urgenza gli scarponi e lo zaino,  come se avessi paura che il monte si sposti, penso che con questo modo di agire    ansioso sia rimasto un fanciullo.

Inizio a percorrere la lunghissima carrareccia che nel primo tratto è comoda,  tenendo spesso il naso all’insù con lo sguardo rivolto alla selvaggia cresta che da Croda Pineda sale sino al monte Frugna.  Una magnifica fonte sulla destra della carreggiata delizia la mia attenzione. Ho sempre trovato miracoloso scoprire  la fonte d’acqua, da essa zampilla la vita, pare una banale costatazione ma è, come il sorgere del sole alla base della nostra esistenza.

Nelle trasparenti gocce  che colano  rifletto il mio volto e il mio spirito avventuriero, mirando con i desideri a ponente. Lasciata la carrareccia grazie a dei provvidenziali e brevi tratti di sentiero, continuo il viaggio all’ombra delle fronde del fitto bosco, finché, un’intensa fonte di luce rischiara la scena e il mio cuore.

Sono fuori dalla macchia boschiva e al cospetto di un’opera d’arte, un acquerello che raffigura uno dei più bei dipinti naturalistici che abbia mai visto.

Sul lato destro dell’immagine è tinta una casera con il tetto a spiovente e una deliziosa palizzata. A centro dell’opera spicca un prato alpino che riflette un intenso color verde che sa di smeraldo, mentre a sinistra sopra i selvaggi colli si erge in tutta la sua maestà la mole gigantesca del Col Nudo, l’autentico signore del luogo.

Solo questa immagine basta a dare un senso alla vita, in uno scatto è racchiuso il contenuto del creato. Rimango incantato, emozionato e silenzioso, in questi frangenti non avrei gradito la presenza umana, mi sarebbe parso un sacrilegio.

Mi avvicino alla casera Feron, è chiusa, ma all’esterno, sulla soglia di una finestra, un'anima pia ha lasciato un bambolotto che rappresenta un frate, e con esso una busta trasparente al cui interno è serbato un quaderno e due penne, tutto l’occorrente per lasciare il segno del passaggio del viandante.

Per un attimo il mio pensiero vola alle anime impure che sovente amano distruggere il lavoro altrui, costoro non sono cacciatori, ma semplicemente degli imbecilli a cui non è stato donato l’uso del  cervello.

Lascio il segno del mio passaggio, e mi preparo a lasciare un mondo idilliaco per iniziare quello dell’oscura fatica. Da dietro il riparo, a settentrione, diparte una traccia, ben marcata ma ripida, nominata dal CAI 903.

Sono ben 600 metri di ripido dislivello sul versante meridionale, fortunatamente adombrato  dall’infinita faggeta dove sovente si incontrano presenze misteriose.

Mentre cammino scorgo una salamandra, in lei riconosco il grande generale punico, il genio in assoluto per la strategia marziale, si proprio è lui, Annibale. Rimane sorpreso come  lo abbia riconosciuto sotto le spoglie dell’anfibio urodelo. Gli confesso che anni fa sono stato nella città di Tiro, nella sua terra di origine, e da allora possiedo questa capacità di riconoscere a primo acchito i fenici.  Mentre discorriamo, proprio accanto a esso,  scorgo uno dei suoi leggendari elefanti con cui ha valicato le Alpi. Il pachiderma rientra dalla medesima fonte dove io stesso ho riempito la borraccia. Il grande condottiero con la sua voce calda e flebile mi fa delle raccomandazioni sul sentiero a venire, avvertendomi dei pericoli che avrei incontrato e dell’immane lotta che avrei affrontato poco prima della vetta con gli indomiti mughi.  Prima di congedarmi mi fa un’ultima raccomandazione:<< Caro Malfa, la mia battaglia l'ho combattuta da guerriero errante, con i miei colori e i miei sogni, tanto da renderla dolce e gradevole, lo stesso fai tu…>>

 L’ho ringraziato con rispetto,  ed egli dal mio sguardo ha compreso quanto sia alta la mia stima nei suoi confronti. Lascio colui che da autentico spirito libero ha reso possibile l’impossibile.

Riprendo il cammino, mentre il suo elefante si muta in faggio, per rendersi riconoscibile solo agli spiriti liberi.

Il lungo cammino all’interno del bosco è intervallato da una fugace uscita in un’ansa prativa pensile, dove lo spirito si libra al sole prima di riprendere  il viaggio introspettivo tramite un traverso che aggira il versante orientale del monte.

Finalmente scorgo le rocce sommitali, sono stratificate come fogli di un libro vissuto, mentre il sentiero continua ad aggirare l’elevazione. In un tratto mi è concesso di ammirare le cime che circondano a oriente la valle del Vajont, tra cui riconosco perfettamente lo Zerten  (Certen).

 La sempre minore presenza di alti fusti e l’aumento costante degli arbusti mi fa intuire che mi sto avvicinando alla sella. I regali larici, gli autentici signori del luogo, fanno da segnavia in questo frangente. Raggiungo una forcelletta posta al termine del ripido pendio che conduce al Gialinut. Fatte le dovute valutazioni decido di privarmi del peso superfluo, alleggerendomi il carico sulle spalle e lasciando il resto dentro lo zaino e occultato tra i mughi, con me porterò lo stretto necessario dentro una piccola sacca. La mia meta, ossia Il monte Gialinut, è lassù, a circa 125 metri dislivello, ma tra me ed essa vi è una fitta immensità di impenetrabili e combattivi mughi da superare. Scorgo un ometto e un taglio all’inizio della forcella, mi addentro nella selva oscura e sin da subito perdo la pesta. Imperterrito  traccio idealmente una direzione e miro a essa, e superati alcuni salti con l’aiuto degli stessi mughi, trovo dentro il labirinto un agognato varco. Con caparbietà e adoperando tutti e quattro gli arti, e anche i denti, cerco di guadagnare quota, metro dopo metro, la lotta si fa dura. In alcune confluenze, dove la compattezza dei mughi lenisce, lascio un evidente segno visivo, sarà utile al rientro. A volte mi tocca strisciare sotto i mughi, mentre altre volte gli cammino sopra come quell’illustre rivoluzionario ebreo che 2000 anni fa camminò sulle acque. La lotta è dura, Annibale mi aveva avvertito, ma non mollo. Quasi sotto cresta la traccia si ampia e i mughi divengono umili paggi che umilmente si adoperano ( forse per farsi perdonare) come corrimano. Ci sono! Percepisco la vetta. Sopra di me solo la volta azzurra. Una cupoletta di sassi disgregati dalle intemperie, una strana antenna e un corposo ometto sono il chiaro indizio di aver raggiunto il capolinea. Dai miei lineamenti è manifesta l’emozione di aver raggiunto la vetta. Fatta! Sono strafelice, abbraccio il cielo blu cobalto, e spazio come una trottola sulla sacra superfice avendo lo sguardo attratto dall’infinita magnificenza delle dolomiti. Tra i sassi dell’ometto  posto a quota 1755 metri scovo un barattolo, lo apro. All’interno sono serbati dei foglietti con poche firme, alcuni dei viandanti li conosco per fama. Aggiungo la mia modesta sigla al breve elenco, e richiudo con cura il contenuto dentro il barattolo. È spettacolare l’ambiente che posso ammirare da questo pulpito, è vero che ogni cima è un trono e da essa si domina il mondo. In questo momento il re sono io, e mi godo bramosamente tutto il reame. Ispeziono alcuni versanti della cima, sono tutti proibitivi, tranne quello verde smeraldo dei mughi da cui sono asceso. Come sempre giunge l’ora di indossare lo zaino per rientrare tra i mortali. Un ultimo sguardo all’ometto di vetta e muovo il primo passo, iniziando un’altra lotta con i mughi. Per fortuna sono dotato di un buon orientamento, e riprendere il cammino a ritroso non è un problema. Anche se talvolta i mughi indisponenti si divertono a fare dispetti, come nel catturarmi il foulard nero che cingo alle tempie. Una volta sbucato fuori dall’oceano verde sono felicissimo e protendo il braccio al cielo con le dita a V in segno di vittoria. Prima di riprendere il materiale occultato mi studio il territorio circostante per future le escursioni, dopodiché, indosso lo zaino ripristinato nella sua naturale funzione e inizio la discesa.

Il sentiero da percorrere è il medesimo dell’andata e non ho nessun intoppo lungo il cammino.

Raggiunta la bucolica casera Feron decido finalmente di desinare. Mi accomodo placidamente su una delle panche poste all’esterno del rifugio, e con lo sguardo rivolto al Col Nudo inizio a banchettare. Ho così tanta fame che divoro tutto il vettovagliamento in un baleno, mentre l’operazione è deliziata dall’identica magica visione del mattino ma con un tono crepuscolare. Ripreso il cammino, durante il rientro sino all’auto e avvertita la notevole temperatura ambientale, ho modo di limitare la calura  bagnandomi la chioma in alcuni affluenti del torrente Feron. Raggiungo, felicemente e placido, il punto di partenza. Anche oggi Artemide mi è stata amante, deliziandomi e viziandomi con il suo universo,  e io le sarò eternamente grato. Durante il rientro guido con calma ammirando il sole che si avvia al crepuscolo, soddisfatto dell’avventura vissuta e con una nuova storia da ricordare.

Il Forestiero Nomade.

Malfa























































 

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