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sabato 26 novembre 2022

Casera Presoldon da Sella Chianzutan.

Casera Presoldon da Sella Chianzutan.

 

Localizzazione: Prealpi Carniche- Alpi Orientali- Catena Valcalda-Verzegnis -Sottogruppo del Verzegnis -Dorsale Verzegnis-Piombada

 

 

Regione: Friuli-Venezia Giulia. 

Avvicinamento: Pinzano- Anduins-  Valle dell’Arzino- San francesco- Sella Chianzutan (ampio parcheggio presso l’albergo Chianzutan).

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Dislivello: 450 m.


Dislivello complessivo: 450 m.


Distanza percorsa in Km: 8


Quota minima partenza: 950 m.

 

Quota massima raggiunta: 1314 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 4 ore per via del terreno innevato.

In: coppia

 

Tipologia Escursione: Paesaggistica

 

Difficoltà: escursionistiche

 

Tipologia sentiero o cammino: carrareccia e sentiero CAI

 

 

Ferrata- no

 

Segnavia: CAI 809; 806;

 

Fonti d’acqua: no

 

Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: bassa

 

Difficoltà di orientamento: no

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: no

Libro di vetta: libro per ospiti in casera

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

Consigliati: ramponi sul terreno esposto

 

Periodo consigliato:  tutto l’anno

 

Da evitare da farsi in:

 

Dedicata a: chi ama i versanti  esposti al sud, la prima neve, e accendere il camino nelle casere.

Condizioni del sentiero:  ben battuto e segnato

 



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 013
2) Bibliografici:
3) Internet: 

Data dell’escursione: venerdì 25 novembre 2022

 

Data di pubblicazione della relazione: sabato 26 novembre 2022

 

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.

(Charles Baudelaire)

 

 

Approfittando della prima nevicata invernale, e dopo ben quindi anni, ritorno alla Casera Presoldon, posta a 1314 metri di quota sul versante orientale del massiccio del Verzegnis. La partenza per l’escursione è fissata nella nota località di Sella Chianzutan, meta tanto ambita durante l’estate dai centauri.

Vista l’ampia nevicata, (Giovanna e io) ci siamo dotati di ramponi  e ghette. Le ghette le indossiamo fin da subito, mentre i ramponi durante l’ascesa, a causa dell’esposto versante meridionale. Con la mappa cartacea in mano del territorio del Colle dei Larici, decidiamo di compiere un breve giro, l’obiettivo primario rimane la casera Presoldon. L’ascensione del Colle dei Larici dipenderà dalla consistenza del manto nevoso che troveremo durante il cammino.  Dal parcheggio Albergo Chianzutan, imbocchiamo il sentiero C.A.I. 806 e di seguito l’809, che ascende dopo una serie di tornanti aerei fino al fitto bosco di faggi che precede la casera. Il primo tratto di cammino lungo la carrareccia è un sereno vagare, distratto solo dal tedio rumore di una  motosega azionata da un boscaiolo. Quando la carrareccia ha termine, inizia il bel sentiero che presto diviene aereo, per proseguire, tramite degli adrenalinici  tornanti, guadagnando velocemente quota. La neve è molle e insidiosa, e per evitare eventuali scivoloni, decidiamo di calzare i ramponi, che sin da subito si rivelano preziosi. L’ultima volta che percorsi questo tratto di sentiero era primavera, allora con me c’era un Magritte cucciolotto, e ben rimembro la vistosa fioritura di “Botton d’Oro”.  Stavolta procediamo con prudenza, sfruttando anche le impronte da chi ci  ha preceduto. Dal versante possiamo ammirare il paesaggio in lontananza, dove spiccano per bellezza ed eleganza le catene montuose orientali del Friuli.

L’Amariana, la regina delle montagne carniche,  è in primo piano , tutta velata dalla prima neve che la rende simile a un appetitosissimo pandoro. Gli ultimi metri sull’innevato ed esposto sentiero ci guidano dentro una meravigliosa faggeta, che precede di cinque minuti il ricovero Casera Presoldon. La vista del ricovero mi emoziona, e per un attimo mi ricorda la prima volta che lo vidi, percependo anche la presenza del mio Magritte;  mi sveglio dai ricordi trovandomi al cospetto dell’odierno edificio, tutto ammantato di neve come voler anticipare un’atmosfera natalizia. Entriamo dentro il riparo per visitarlo. Mi avvicino al camino, accendo e alimento il fuoco, per poter pranzare al calduccio. La legna tagliata messa a disposizione non è della migliore, mi pare che sia di abete, e manca pure di carta per iniziare il fuoco. In qualche modo mi arrangio, e un timido fuocherello riesco ad  accendere. Decidiamo di approntare la nostra mensa davanti al camino, ed è meraviglioso, scaldarci e nutrirci mentre l’ardente legna scoppietta. Trascorso il tempo dedicato al desinare, decidiamo di lasciare il riparo, ma non prima di aver donato un libro per gli avventori e firmato il quaderno del passaggio dei viandanti sito sul tavolo. Mentre ci avviamo per andare via, sopraggiunge in bici un ardito escursionista. Federico, nativo abruzzese, è laureato in geologia e insegna matematica in Friuli. Fraternizziamo subito, e dopo avergli elargito delle indicazioni su come riaccendere il fuoco, proseguiamo per la nostra meta.

La vetta del Colle dei Larici è abortita, decidiamo di rientrare per la carrareccia che diparte dalla casera. Il tragitto sulla mappa è lunghissimo, quindi, di istinto, scendiamo in libera per il pendio, tracciando una linea immaginaria nel bosco. Grazie al mio istinto di sapermi muovere in ambienti privi di tracce, raggiungiamo l’ultima carrozzabile sita a ben trecento di metri di dislivello in basso. Anche stavolta è andata bene,  e dai segni trovati durante la discesa intuiamo che qualcuno già ci aveva pensato prima. Con questo abile gesto abbiamo risparmiato chilometri e tempo, e ora ci ritroviamo sulla comoda carrareccia che ci guiderà fino al parcheggio di Sella Chianzutan.

Coscienti che il più è fatto, togliamo i ramponi, e procediamo con brio, accompagnati dalla luce crepuscolare che dona un tono dorato alle fronde dei faggi. Raggiunto il punto di partenza, ammiriamo  il versante del Verzegnis tinto del color rosato del tramonto. Anche questa avventura volge al fine ed è stata vissuta intensamente, serbando dentro di noi una nuova storia da raccontare.

Il Forestiero Nomade.

Malfa.













































 

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