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giovedì 10 novembre 2022

Cima Tola

Cima Di Tola.


Cima Di Tola.

Note tecniche.  Dolomiti D’Oltre Piave

Localizzazione: Alpi Orientali-Prealpi Venete. Gruppo del Col Nudo –Cavallo.

 

Avvicinamento: Montereale di Val Cellino-Barcis-Cimolais- Passo di Sant'Osvaldo. In direzione Erto per circa 2 km, sulla sinistra l’imbocco di una stradicciola secondaria con indicazioni per la località Pineda. (m 762, piccolo spiazzo per il parcheggio).

Dislivello: 1135 m.

 Dislivello complessivo: 1200 m.

Distanza percorsa in Km: 8 chilometri.

Quota minima partenza: 762 m.

Quota massima raggiunta: 1752 m.

Tempi di percorrenza. Cinque ore escluse le soste.

In: solitaria

 Tipologia Escursione: Escursionistica- panoramica

Difficoltà:  Escursionistiche fino al Pian Grant-il tratto successivo sino alla vetta della ima di Tola, per esperti atti ad agire in ambiente selvaltico  prvo di segne e tracce.

Segnavia: CAI 903.

Attrezzature: No.

Ometto di vetta: si

Croce di vetta: No.

Libro di vetta: Istallato barattolino degli spiriti liberi.

Timbro di vetta: No.

Condizioni del sentiero: Ben segnato e marcato fino al bivio per la vetta, di seguito traccia di camoscio

Fonti d’acqua: Si, in alta quota (fontana).

Riferimenti:

Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 021
2) Bibliografici:
3) Internet: 

1)               Periodo consigliato: 

2)                

3)               Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero:

 

N° 618



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco
2) Bibliografici:
3) Internet: 

Data dell’escursione: sabato 11 giugno 2022

 

Data di pubblicazione della relazione: giovedì 10 novembre 2022

 

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

Non c’è due senza tre, e come citano saggiamente i cinesi di Taiwan, non fare tre cime in un’uscita quando puoi fare le stesse in altrettante uscite.

Venti giorni dopo rieccomi a risalire in cresta alla magnifica elevazione che dal monte Cornetto conduce al Gialinut, stavolta la meta sarà la cima Tola, l’avevo adocchiata dalla vetta del Gialinut, allora giudiziosamente mi sono detto di  non sfidare le grazie di San Antonio, un motivo in più per ritornare sul selvatico massiccio tanto caro a Mauro Corona. Stavolta scelgo il versante che si presenta sulla valle del Vajont, imboccando, dopo il Passo di Sant'Osvaldo, la diramazione che seguita a sinistra, tramite una rotabile secondaria, le indicazioni per la località Pineda ( a quota metri 762, piccolo parcheggio).

Poco più avanti noto un paio di escursionisti, partiremo in simultanea. Da questo versante è inutile illudersi in una ascesa da adepti dediti monachesimo, è un sentiero noto, che tanti preferiscono per ascendere al monte Cornetto.  Il tratto di sentiero è ripidissimo, ma confortato dal versante esposto al sole che spesso offre delle meravigliose panoramiche sulla valle del Vajont. Presso la cappella posta all’inizio del cammino incrocio i due escursionisti, ci conosciamo già tramite i social network, fraternizziamo subito, scoprendo tra le tante passioni in comune quella del calcio. Nessuno è perfetto, loro purtroppo si dichiarano juventini, nulla di grave, starò solo attento a non farmi rubare il portafoglio, naturalmente scherzo! A parte la fede calcistica e politica abbiamo molti punti in comune, e tra uno sfottò e l’altro, senza eccessiva fatica e dopo aver sciorinato le nostre elucubrazioni, giungiamo all’aperto, nei meravigliosi prati che ospitano il ricovero della casera Cornetto.

Questo pulpito panoramico è uno dei più spettacolari del Friuli. Sotto lo sguardo incantato si ammirano le opere d’arte scolpite sulla  dolomia, note agli amanti dalla montagna locale.  Cima dei Preti, Duranno e Campanile della Val Montanaia, solo per citarne alcune. Co gli amici effettuiamo una breve pausa, e nel frattempo altri escursionisti sopraggiungono. Dalla nota e vistosa gonnella riconosco Danielle, siamo amici virtuali da tempo ma non ci siamo mai incontrati sui monti, come nelle faccende del vivere quotidiano c’è sempre una prima volta. Ora il quadretto idilliaco è completo. Mentre si confabula, mi allontano un attimo,  per visitare la casera dove lascio in dono un libro, da serbare assieme agli altri nella teca... Riprendiamo il cammino , stavolta in pattuglia e verso il Piano Grande. Faccio da apripista, e in seguito, presso la fontana dedicata al grande poeta Pier Paolo Pasolini, mi separo dagli amici: loro proseguiranno verso il monte Cornetto, mentre io per Cima Tola. Non conosco il futuro percosso che mi attende, so che lo ha eseguito Luca Basso, concatenando entrambi le cime, ma lui è un autentico mostro di bravura e anche un meraviglioso spirito libero solitario, sarò felice di ripercorrere le sue orme. 

Dal Pian Grande lascio i prati, per seguire il ben marcato sentiero 903.  Da casa avevo intuito leggendo la mappa che era logico effettuare il percorso di cresta dopo il salto della quota 1752 metri.  Le mie intuizioni vengono premiate, non a caso in topografia al Corso di allievi Sottoufficiali avevo il massimo dei voti.  Lascio il sentiero segnato risalendo il ripido pendio a sud delle pareti strapiombanti della quota 1752 metri, e raggiunta la base del salto roccioso, decido di alleggerirmi del peso dello zaino, portando con me nella solita piccola sacca lo stretto indispensabile.

 Stavolta calzo anche i ramponi da erba, la prudenza non è mai troppa.  Oltre il minimo indispensabile con me porto l’emozione della prima volta, e l’eccitazione dovuta all’esplorazione.

Non vi sono piste da seguire, solo le logiche tracce degli animali selvatici. Tra gli alberi e gli arbusti degli aghiformi trovo i vari varchi, divertendomi e intuendo che la quota più alta sicuramente sarà  spoglia . Mi calo per qualche metro per poi risalire la china, piccoli salti su una facile roccia, da superare con destrezza,  finché, dall’anticima  avvisto il piccolo ometto della cima. Mi calo ancora di pochi metri dentro un catino erboso circondato da rocce che paiono la platea di un antico teatro greco, ed eccomi sul dosso della vetta. Cima Tola è conquistata, un piccolo ometto solitario è di vedetta per gli avventori, e il paesaggio? Lo scenario è meraviglioso e infinito, a 360 gradi libero da ostacoli visivi. La cresta continua verso il Gialinut, e da questa distanza a occhio nudo riesco a leggere il taglio tra i mughi che conduce in vetta. È una conquista che mi soddisfa, non ho faticato molto, anzi, ho semplicemente goduto. A nord scorgo del movimento sulla cima del Cornetto, anche gli amici hanno raggiunto il loro paradiso. Mi concedo tutto il tempo per la contemplazione, socchiudo gli occhi, immaginando il volto di Artemide a cui dedico una poesia:

Ti perderò nei ricordi
le foto, prima ingiallite poi perse
la voce solo un parvente ricordo
Il tuo volto lo vedrò senza i solchi della vita
Il nome mi sembrerà incerto
E dimentico di tutto
penserò che sia stata una bella avventura...
Malfa.

La felicità che riempie il cuore di un amante quand’è al cospetto del suo amore è indefinibile, spesso mi chiedo se gli anaffettivi possano comprendere la montagna. Come si può apprezzare questo meraviglioso luogo se si è incapaci di amare? Le risposte le troverò nell’alito del vento.

Riprendo il cammino, rientro dallo stesso itinerario, e pranzo presso la fontanella del grande Poeta, e di seguito  una seconda sosta l’effettuo presso la casera del  Monte Cornetto. Percepisco che i miei amici sono ripassati e discesi, si sente il vuoto lasciato dalle parole sparse al vento, e un velo di malinconia mi sfiora, rendendo poetico e triste il rientro. Raggiunto il parcheggio, volgo lo sguardo a valle. La valle del Vajont è magica, e tra gioie e dolori riesce a catturare lo spirito indomabile degli spiriti liberi.

Il Forestiero Nomade.

Malfa

 


























































 

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