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lunedì 8 agosto 2016

Monte Laste 2247 metri.

 
Monte Laste 2247 m.

Note tecniche.


Avvicinamento: Aviano-Piancavallo-Pian delle More.

Punto di Partenza: Pian delle More 1193 m.

Dislivello: 1054 m.

Dislivello complessivo: 1193 m.

Distanza percorsa in Km: 14 km.

Quota minima partenza: 1093 m.

Quota massima raggiunta: 2247 m.

Difficoltà: Escursionisti Esperti.

Segnavia: CAI 925; 924.

Tempo percorrenza totale: 5,5 ore escluse le soste.

Fonti d’acqua: Nessuna.

Attrezzature: All’inizio sentiero un corrimano.

Cartografia consigliata. Tabacco 012

Periodo consigliato: Primavera -Autunno.

Condizioni del sentiero: ben marcato e ben segnato.

Data: 18 luglio 2016.

 

 
Relazione.

Monte Laste, ovvero la cima che per solo quattro metri in meno della cima Manera non dette il nome a un bel gruppo montuoso. Quattro metri in meno e ti tolgono lo scettro! Ma da casa guardando a occidente vedo le due cime simili, legate da tra loro, la differenza di quota non si nota. Per questo motivo ho avuto l’idea di andare dritto sulla cima Laste, per provare la stessa gioia che ho avuto sulla sorellina più alta (Cima Manera).  Salirò dal selvatico sentiero che parte da Pian delle More. Il sentiero lo conosco bene, numerato CAI 925, l’ho fatto anni fa per salire sul monte Caulana. Giungo dalla Pianura a Piancavallo (rinomata località sciistica) alle prime luci del mattino, percorrendo la carrozzabile e seguendo le indicazioni per Barcis. Un paio di chilometri dopo che ho lasciato il centro, imbocco sulla destra una carrareccia (cartello CAI con le indicazioni per Pian delle More). Il nome Pian delle More spesso lo penso erroneamente pian delle fragole, sicuramente pensando John Lennon e alla sua celebre Strawberry Fields Forever. Imboccata la carrareccia dopo pochi metri supero una grande bacino artificiale, comodamente trovando posteggio nella piazzola di fronte. Lasciata l’auto, calzati gli scarponi e zaino in spalle parto. Seguo le indicazioni CAI, percorro la carrareccia e incontro i primi frequentatori del luogo, ovvero una mandria di mucche intente a pascolare. Ne leggo le vignette, sorrido, dal linguaggio ho capito che sono il primo rompi della giornata, lascio loro nella bucolica attività e procedo, scendendo di quota nell’ampia dolina erbosa. Altro incontro inatteso con un cane lupo, anch’esso solitario. Il cielo è terso e la mite temperatura creano un’atmosfera particolare, mi riempio di immenso. Osservo la direzione da seguire, il monte Caulana, mitica piramide di roccia mi dà il benvenuto. Mi scuso in anticipo con esso, spiegandogli che oggi non ritorno a fargli una visita di cortesia ma vado a trovare una altra signora non meno nobile. Risalengo con leggera pendenza un prato con un evidente traccia (sentiero CAI 925) tra grandi massi, posti come sculture a testimoniare l’origine glaciale del sito. Poco più avanti supero una vecchia fonte ancora in funzione con iscrizioni, da qui il sentiero superando il rivolo si inoltra nella Val Grande. Il primo tratto risale un costone solcato da un rivolo in secco, vista l’esposizione sul roccioso rio è stato messo in sicurezza da una serie di cavi. Superato l’ostacolo risalgo senza sosta il ripido pendio addentrandomi nella faggeta per scosceso sentiero. Salgo e penso, assolto nei pensieri. Della luce sempre più intensa filtra dalle fronde, i faggi lasciano il posto ai larici, aprendo la visione sulla bellissima valle. Esco dal boschetto seguendo il sentiero su ghiaie che mi porta a destra sotto le pareti rocciose. Sole e cielo azzurro, fa molto caldo e una fantastica fioritura accompagna il mio cammino. Continuo a salire, scorgendo sul versante opposto un paio di camosci intenti a giocare, è uno spettacolo osservarli. Oggi la montagna è molto generosa, mi vizia con tutti questi doni. Superato un piccolo ghiaione raggiungo una conca prativa, la pendenza ora è lieve, dolce, cammino avendo lo sguardo fisso al monte Caulana posto alla mia destra e i ricordi volano lontano, quando con il fido Magritte lo conquistammo. Osservo tutto intorno gli effetti del carsismo, inghiottitoi e piccole doline. La forcella ora è in vista, la raggiungo con emozione, sapendo che mi aspetta la carsica e dirupata valle Sperlonga. Raggiunta la forcella Val Grande trovo un cartello con una serie di indicazioni, effettuo una piccola sosta, ammirando il paesaggio lunare. Una farfalla mi dà il benvenuto, la mia meta è a sinistra (sud-ovest) in direzione di quel puntino rosso che è il bivacco posto presso la forcella Laste. Il paesaggio carsico è uno spettacolo, con una pendenza lieve attraverso il versante occidentale della valle superando doline e piccoli inghiottitoi, e in meno di mezzora raggiungo il bivacco, dove trovo un simpatico veneto intento a cercare il sentiero.  Sono rapito da mille emozioni, osservo le cime davanti a me: le vicine monte Cornor, monte Castelat, e la meta di oggi “monte Laste” che domina lo scenario.  Continuo pochi metri verso il rifugio Semenza imboccando la prima traccia utile a sinistra. Il sentiero è intuitivo, basta prenderlo e seguirlo, la cima è semplicemente lassù, spero di non trovarci nessuno. Nel frattempo sopraggiungono dal Veneto una coppia di escursionisti, e rispero che non salgano su, le mie preghiere sono accolte, si fermano presso il bivacco, bene!

Il sentiero è ben segnato e battuto, dopo un ripido ma non faticoso crinale, si raggiunge il cupolone finale per balze erbose e rocce. La traccia nell’ultimo tratto percorre l’esposto profilo meridionale del monte, mi mantengo più a destra mirando alla massima elevazione, la traccia invece prosegue verso la cima Manera (Alta Via). Nello zaino, al seguito ho anche l’imbrago nell’ipotesi che volessi continuare ad anello l’escursione, proseguendo per Cima Manera e Cimon dei Furlan. Pochi metri ancora ed eccomi sulla cima del Laste. Bella, bellissima e minimalista, nessuna croce e manufatti artificiali, estranei alla natura, solo un piccolo cumulo di sassi. Questa semplicità la rende divina. Trovo in cima un arzillo signore veneto intento a osservare il paesaggio, essendo munito di binocolo. Conversiamo, si parla del meteo e della magnificenza del luogo. Poco dopo l’omino lascia il luogo, ci congediamo con un arrivederci su un’altra cima. Lo osservo finché non vedo più la sua sagoma svanire all’orizzonte. Cima Manera è posta a meridione, bella e regale, un escursionista la sale velocemente, firma il libro di vetta e riscende giù. Ora sono solo e penso al Monte Cofano in Sicilia, mi viene l’idea di riprovarci, ne sento il bisogno. In pochi minuti mi spoglio, spargendo gli indumenti sull’ometto di sassi, esponendomi al dio Sole, adorandolo. Percepisco una forte sensazione di libertà, l’avverto in tutto il corpo e nell’anima.  Emozionante, la cima collabora a questa catarsi. Sento delle voci provenire dal rifugio Semenza, ma sento soprattutto la montagna. I piedi nudi sull’erba sono una grande emozione, sono ancora una volta un tutt’uno con la Grande Signora. Avverto la forza che mi unisce a questo universo, e sento di essere parte di esso. Mi rivesto e mi siedo sul cumulo di sassi, consumo il pasto con lo sguardo rivolto alla pianura friulana, a casa, che intravedo da quassù, mi giro osservando da altri punti di vista le montagne, esse scorrono fino al lontano Col Nudo. Potrei continuare per Cima Manera, mi risparmio la fatica, giovedì mi attende un percorso impegnativo. Decido di porre fine a questo incantesimo, indosso lo zaino e scendo verso il rifugio Semenza che trovo come sempre affollato. Entro nel locale, consumo un frutto, compro un souvenir e mi intrattengo a dialogare con la gestrice. Salutata la simpatica signora, riprendo il cammino e ritorno per la via dell’andata, lunga, faticosa e selvaggia, da fare per chi vuol conoscere il fascino del silenzio, di sentirsi libero, unico. Rientro a Pian del More ricevendo un altro dono: due bellissimi gigli carniolum, nel frattempo il cielo si annuvola e un raggio di sole mi saluta. Un raggio che illumina il mio volto dopo aver lambito monte Laste.

Il vostro “Forestiero Nomade”

Malfa.

 





























































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