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domenica 14 agosto 2016

Monte Ferrara 2258 m.

 
                                             Monte Ferrara 2258 m.

                                                    Note tecniche.


Avvicinamento: Montereale Valcellino- Barcis- Cimolais-Val Cimoliana-Piano del Meluzzo.

Punto di Partenza: Pian di Meluzzo: 1150 m.

Dislivello:1080 metri

Dislivello complessivo: 1125 metri

Distanza percorsa in Km: 9 chilometri.

Quota minima partenza:1150.

Quota massima raggiunta: 2258 metri.

Difficoltà: Escursionisti Esperti.

Segnavia: CAI 370. Ometti e bolli rossi.

Tempo percorrenza totale: 4,5 ore

Fonti d’acqua: Molteplici fino in alta quota.

Attrezzature: Nessuna.

Cartografia consigliata.

Periodo consigliato:

Condizioni del sentiero: Ben segnato e marcato.

Data: 06 agosto 2016.

 

 
Relazione.

Monte Ferrara 2258 m. Da Pian di Meluzzo.

 Dopo l’ultima escursione sul monte Pianina, sopranominata da me “La via crucis”, ci voleva un bel giro per riprendermi.  In fondo le escursioni se non le fai per esibizionismo sono dei viaggi interiori, delle vere esplorazioni dell’inconscio. La meta di oggi sul monte Ferrara è nata così per caso, pensavo di voler fare qualcosa di selvaggio ma non impegnativo nel “parco delle dolomiti friulane”, uno straordinario luogo per chi ama le regine di roccia, sono tante e meravigliose che non basterebbe tutta la vita ad esplorarle. Del monte Ferrara ne ho letto qualcosa sui forum e mi ha incuriosito. La vigilia dell’escursione mi studio il percorso sulla carta IGM, valutando il materiale da portare al seguito (zaino più leggero del solito, solo molta acqua e l’indispensabile abbigliamento a strati). Alle prime luci dell’alba sono già sveglio, il cielo è annuvolato e tira vento. Prendo l’armamentario e parto con Magritte al seguito, felice di ritornare a conquistare cime.  Percorro la provinciale che mi porta fino al lago di Barcis osservando le cime dei monti. Dal lago di Barcis la strada risalendo la valle costeggiando il torrente Cellino, sempre con lo sguardo rivolto alla mole del Crep Nudo che veglia sulla valle. Superata la valle di Cimolais entro nell’omonimo paese, seguendo le chiare indicazioni per la val Cimoliana. La piccola stradina diventa una comoda forestale che si inoltra nella valle fluviale, distratto dai monti passo davanti alla biglietteria senza fermarmi, inseguito a piedi dalla signora addetta. Mi fermo, retromarcia, mi scuso e pago il pedaggio di ingresso al parco. Ripreso il cammino proseguo nell’affascinante valle fermandomi spesso con l’auto ad ammirare i giganti di roccia, il torrente con le sue limpide acque. È un paradiso. Con il guadagnare di quota la valle si ampia, gli operai del parco con le ruspe sono già a lavoro per ripristinare i tratti erosi dalla pioggia del giorno precedente. Arrivo nel Pian di Meluzzo trovando numerose comitive di escursionisti, parcheggio in basso, scendo dall’auto e guardo a oriente, in direzione sud-est verso la piccola valle dominata dalla sagoma del monte Ferrara. Zaino in spalle, Magritte e sogni al seguito, si parte. La direzione da seguire è semplice, un cartello posto presto il posteggio (indicazioni per il rifugio Roncada) seguo a destra una stradina tra sabbie e ghiaie percorrendola fin dentro il boschetto. Dopo pochi metri la traccia percorre il margine sinistro del grande ghiaione che scende dalla valle.  Dei provvidenziali ometti mi aiutano a trovare la giusta direzione, attraverso l’asciutto greto di ghiaie, spostandomi prima a centro e successivamente sul suo lato destro, dove scorre un piccolo un piccolo rio. Abbandonate le ghiaie scorgo i segni CAI del sentiero numerato 370, risalgo il boschivo fianco del col Roncada, nel frattempo vengo superato da omini vestiti di verde (gli angeli della forestale). Una lunga cengia con moderata pendenza risale il costone inoltrandosi nel bosco di faggio. Mi fermo ad ammirare la val Montanaia e il suo famoso campanile che fotograferò spesso durante l’escursione. A occidente appaiono squarci di azzurro, la giornata volge al meglio, sono felice. Il sentiero penetra il bosco dolcemente, raggiunto un cartello esso biforca in due direzioni: a destra per casera Roncada, a sinistra per casera Bregolina Grande (CAI 370). Il bellissimo sentiero percorre il fianco del monte passando per una radura, mirando alla forcella della Lama da dove il paesaggio si amplia sul versante a meridione, da dove posso ammirare la creta dominata dal Turlon.  Affascinato dalla bellissima cresta, mi emoziono, percorro il bel sentierino tra gli abeti fino alla forcella del Savalons. Sole, cielo azzurro, verdi prati, rocce bianche, è uno spettacolo, cosa posso chiedere di più?  Meraviglia, vivo questo stupendo sogno. Dalla forcella una labile traccia passando tra i larici risale l’inerbita cresta per poi abbassarsi di quota dentro un rivolo, percorrendone un breve tratto per poi guadagnare la cresta. Raggiunto il pendio risalgo per balze erboso fino a quando il prato cede alla nuda roccia. I rari ometti puntano alla cresta che si fa affilata esposta sui due versanti: quello sulla valle cimoliana e quello sulla casera Bregolina Grande, ben visibile dall’alto.  Sentiero solare, sono ben visibili l’anticima e dietro di essa la cima dove sventola un insolito tricolore, la meta è vicina e questo mi emoziona. Mantenendomi sulla crestina, passo da un versante all’altro avvicinandomi al primo salto roccioso che supero senza patemi. IL sentierino ora percorre l’erbosa anticima fino al suo vertice, metri 2222 s.l.m. La visuale si apre sulla cima che è posta poco più avanti. Sempre per affilata crestina scendo di alcuni metri e risalendo tra rocce e balze erbose fino alla cima. Più facile a farsi che a scriversi. Raggiunta la cima tra folate di vento, lo spettacolo è a dir poco sublime, valle Montanaia, Cima dei Preti, Duranno, Turlon, le cime e le torri Postegae.  Sole e vento, azzurro e felicità, non potevo augurami una giornata più fantastica, partito con i dubbi sul meteo e ora raccolgo tante certezze, cotanta bellezza unica al mondo. Le dolomiti friulane grazie al territorio incontaminato offrono all’universo della montagna un gioiello unico. Magritte non apprezza molto il vento, sostiamo riparati sul versante esposto al sole, cosi ci riposiamo. Estraggo dallo zaino la borsa viveri.  Per l’amico fedele è il momento più bello, consuma nella sua ciotolina il pasto, beve e si rilassa accucciandosi accanto alla mia coscia. Firmo il libro di vetta posto dentro una cassettina in metallo color rosso. Non ho voglia di lasciare la cima, si sta bene, benissimo! Ripartire è dura, come alzarsi la mattina dal letto per andare al lavoro, non ti ci abitui, non c’è rassegnazione per tal sofferenza, ma bisogna farlo. Quindi, purtroppo devo rientrare. Con cautela scendo velocemente dalla cresta, raggiungendo la forcella Savalons. Varcata quest’ultima vengo raggiunto da un vociare, esseri umani! Una comitiva di Scout, giovani e belli, straordinario, sono carichi di sogni ed emozioni. Mi fermo a conversare, scherzo, è un piacere vedere tanta bella gioventù in montagna. Ripercorro il sentiero per rientrare nella valle Cimoliana, incontro altra gente, una moltitudine di escursionisti, anche un divertente e cospicuo numero di piccoli scout (lupetti) intenti a giocare con rivolo e a far merenda. La valle cimoliana è festante, brulicante di gente che trasforma la nuda roccia in sentimenti. Grandi emozioni! Gioia, felicità, entusiasmo, amore, serenità. Una valle incantata che ti cambia in meglio lo spirito. arrivo all’auto, notando nei pressi una strana cassetta in legno su cui è scritto << Chi tiene pulito?  > Apri<.>> Apro lo sportellino scoprendo all’interno uno specchio che riflette lo spirito libero. Simpatica L’idea, faccio la linguaccia e un autoscatto. Riposto lo zaino nell’auto, tolgo i scarponi fumanti, rilassandomi, e dando un’occhiata in giro, nel frattempo sopraggiunge una famigliola intenta a avventurarsi nella valle. C’è chi va, c’è chi viene, il ciclo della vita che si ripete. Rientravo, lemme lemme, sereno, pienamente soddisfatto di questa bellissima cima da cui ho ammirato uno dei più belli paesaggi delle Dolomiti.

Il vostro “Forestiero Nomade”.

Malfa.
































































































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