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giovedì 4 agosto 2016

Cima di Mezzo 2713 m.


Cima di Mezzo 2713 m.

Note tecniche.

Localizzazione: Alpi Carniche Centrali- Gruppo Coglians-Cjanevate.

Avvicinamento: Tolmezzo- Arta Terme, Paluzza Timau-Passo di Monte Croce Carnico.

Punto di Partenza: Passo di Monte Croce Carnico 1360 m.

Dislivello: 1400 m.

Dislivello complessivo: 1654 m.

Distanza percorsa in Km: 20 km.

Quota minima partenza: 1360 m.

Quota massima raggiunta: 2713 m.

Difficoltà: E.E.

Segnavia: CAI  143 . 146. 148. 149 . 171

Tempo percorrenza totale: 8 ore.

Fonti d’acqua: Ruscelli sotto i 2000 metri.

Attrezzature: SI, obsolete, cavi laschi.

Cartografia consigliata. Tabacco 09.

Periodo consigliato: luglio-settembre.

Condizioni del sentiero: Ben marcato, in alcuni tratti non segnato bene.

Data: 15 luglio 2016.
 
Per la prima escursione post vacanze decido di ripartire dal gruppo del Coglians, scegliendo Cima di Mezzo. Dalle relazioni lette sul monte non mi risulta essere tanto difficile, ottima escursione per riprendere dimestichezza con la roccia carnica.  Decido a priori di percorrere il sentiero con l’anello più lungo e gratificante, quindi partenza dal passo di Monte Croce Carnico e non dal rifugio Tolazzi. La giornata è fredda malgrado la stagione ci troviamo in piena estate. Parto dal passo imbottito, tira un forte vento, mi preoccupa un po’, ben sapendo che spesso in cima gli sbalzi termici sono intensi e frequenti e la temperatura può scendere sotto lo zero. Dopo pochi metri di sentiero imbocco quello numerato CAI 146 che per morbidi prati mi porta dalle pendici della Creta di Collinetta fino alla Scaletta. Il cielo è terso, l’aria frizzantina e intervallata da raffiche di vento. Un piccolo ruscello solca la valle, il verde dei prati cattura il mio sguardo, contrastato dalla bianca roccia della creta di Collina. Gran bella montagna quest’ultima, chi volesse apprezzarla compia l’intero anello che parte dalla cresta verde. Giunto alla scaletta trovo un cartello con indicazioni, seguo quella per la creta di Collina per piccola traccia risale il costone. Dopo una serie di serpentine la traccia si snoda poco sotto le pareti della Creta. Seguo il sentiero a sinistra(CAI 171), che si abbassa di alcuni metri percorrendo un adrenalinico e aereo sentiero scavato nella roccia dai genieri del regio esercito durante il primo conflitto mondiale. È molto eccitante percorrere questo tratto, superando le strapiombanti pareti sottostanti, tra tratti attrezzati (cavi metallici, alcuni divelti) si scende per una serie di piccole rampe scavate nella roccia fino al ghiaione, dove occorre superare un risicato nevaio. Una piccola traccia risale il dirupato tratto fino ad un bivio (per errore ho seguito la pista a sinistra CAI 171 che porta al Marinelli, piuttosto che seguire quella a destra CAI 149 che mi portava sopra lo spallone roccioso). Mi ravvedo subito dopo, tagliando per rocce, con piccoli tratti di arrampicata libera mi riporto sopra lo spallone. Percorro liberamente un tratto con enormi lastroni di roccia erosi, fino a rincontrare il sentiero 149 che avevo perso in precedenza. Mi trovo sotto le impressionanti pareti della creta di Cjanevate. il sentiero ora risale la creta di monumenz, tra tratti attrezzati e passaggi scavati nella roccia,bella, bella, bella. Con molta attenzione supero gli ostacoli, pensando ai militi che 100 anni fa a colpi di piccone scavarono questi arditi passaggi. Giunto nei pressi della forcella Cjanevate, decido di liberarmi dello zaino che depongo tra le rocce, al ritorno recuperandolo proseguirò per la traccia a destra che porta al rifugio Marinelli. Alleggeritomi del peso porto al seguito la semplice sacca con lo stretto necessario, così affrontando gli ultimi trecento metri di dislivello. Immerso  nellacruda roccia, salendo per rampe e tratti di sentiero scavati nella roccia giungo ad una ante-cima. Pochi metri ancora di fatica mi separano dalla vetta, da lontano avvisto la croce di vetta. Finalmente ci sono! Raggiunta la vetta mi rilasso scaricando la tensione e curiosando intorno. Nel frattempo il cielo si è annuvolato, rendendo tetro l’ambiente e le fredde folate di vento fanno in resto. I resti di manufatti bellici mi rammentano che la “Grande Guerra” non ha risparmiato nessuna montagna, i segni sono ancora ben visibili. Grazie al lavoro sovraumano dei soldati che oggi possiamo risalire queste splendide cime, altrimenti sarebbero riservate ad esperti alpinisti. Osservo le cime circostanti: la desiderata Cjanevate che intima timore da qualsiasi parte la si guardi, e il ben noto Coglians, anche oggi affollato di gente. Mi affretto al rientro, firmo il libro di vetta e scendo con cautela, superando i tratti difficili fino a recuperare lo zaino. Finalmente effettuo una sosta, estraggo dallo zaino i viveri e ricarico le batterie. Ripresomi mi appresto al rientro per giro largo, passando dal rifugio Marinelli, il sentiero 149 con poche difficolta mi porta fino al Pic di Chiadin che sovrasta il rifugio, dove scorgo tra i massi una bellissima marmotta intenta a fare la guardia.  Con movimenti flemmatici estraggo dalla custodia la reflex, scatto delle foto e successivamente effettuo pochi minuti di video, la simpatica bestiola posa, poi si allontana con il suo buffo incedere. Pochi metri ancora ed eccomi nel glorioso rifugio, delizia e orgoglio della Carnia. È presente poca gente, depongo all’esterno lo zaino ed entro nell’edificio. È doveroso spendere qualche soldo nei rifugi. Sono astemio, rinunciando alla birrozza, compro un souvenir. Converso con alcuni escursionisti per poi riprendere il cammino, stavolta verso l’auto. Una serie di tonanti mi porta a incrociare il sentiero 146, lo seguo convinto che mi porta al punto di partenza. Proprio sotto la “Scaletta” un cartello semidistrutto mi inganna, e imbocco il 149 che mi porta alle sorgive del rio Monumens. Niente male! sto semplicemente allungando il sentiero che già di suo era lungo. Trovatomi sulla forestale proseguo fino a un cartello che mi indica il passo di Monte Croce Carnico (sentiero CAI 148), da qui rimanendo sempre in quota in mezzora raggiungo il Passo, e quindi l’auto. Un po’ stremato, mi riprendevo dalla fatica, estraendo gli scarponi che fumavano come ciminiere. Soddisfatto di aver conquistato il monte mezzano di appena pochi metri più basso dei giganti. Stanco, infreddolito, ma sano e salvo sono a  destinazione.

 Confesso, che ho trovato più remunerativa la Cima di Mezzo che il Coglians. Soddisfatto, rientravo a casa, con i riflessi lemmi, ma con il cuore pieno di immagini da sogno.

Il vostro Forestiero Nomade.

Malfa.







































































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