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mercoledì 3 giugno 2026

Monte Mullon






Monte Mullon 

Localizzazione:  Prealpi Carniche

Avvicinamento: Lestans-Travesio-Toppo-Meduno-Indicazioni per Campone- Forchia Piccola.


Regione: Friuli- Venezia Giulia
 
Provincia di: PN
.
Dislivello: 400 m.

Dislivello complessivo: 400 M.

Distanza percorsa in Km: 8,96  

Quota minima partenza:  663 m.

Quota massima raggiunta: 1154 m.

Tempi di percorrenza escluse le soste: 3 ore

In: coppia con Klimt

Tipologia Escursione: paesaggio-naturalistica

Difficoltà: turistica-escursionista

Tipologia sentiero o cammino: carrareccia per il 90% del tracciato, di seguito labile traccia su scoscesi prati.



Ferrata- no

Segnavia: CAI 

Fonti d’acqua: no
 
Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: bassa

Difficoltà di orientamento:

Attrezzature: no

Croce di vetta: si, una bella croce creata dagli alpini di Meduno.

Ometto di vetta: no

Libro di vetta: si, dentro una cassettina in metallo

Timbro di vetta: no

Riferimenti: 
Consigliati: 

Periodo consigliato:  tutto l’anno

Da evitare da farsi in: 

Dedicata a: chi ama i luoghi solitari con ampie vedute di orizzonti

Condizioni del sentiero: Carrareccia in ottimo stato, sentiero intuibile malgrado l’erba alta

Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente si


Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028
2) Bibliografici:
3) Internet: 
Data dell’escursione: 29 maggio 2026

Data di pubblicazione della relazione:

Il “Forestiero Nomade”
Malfa


Inizio questa escursione su questa dolce elevazione con un tuffo nei ricordi, ricordando e riprendendo le emozioni che provai la prima volta che ascesi il monte Mullon, era il 27 dicembre del 2017, giornata spettacolare, e di seguito sullo stesso monte  ho fatto altre ascese, nel 2020, 2022 e nel 2024.
“La meta è vicina, passo tra affioramenti carsici sfiorando i prati. Ultimi metri di dolce pendio tra i radi faggi, quattro abeti mi indicano la direzione. 
Ecco la vetta! È la luce, un intenso bagliore mi accoglie, aprendomi la visione e il cuore sulla pianura friulana. Un circolo di sassi materializza la massima quota, davanti ho solo energia, riesco a distinguere chiaramente il mare, sgancio lo zaino, lo mollo e mi sdraio per terra, Magritte mi segue. 
Ci addentriamo nel silenzio della contemplazione. Non so quanto ho sostato, forse ore, ma so che ho gioito. Non ricordo cosa ho pensato, ma so che qualsiasi cosa ho immaginato ho goduto. So cosa ho visto e so dove ho riposto le immagini, nel mio cuore, nella pinacoteca, dove mi rifugerò per sognare.
Prima di lasciare la cima raccolgo un ramo, lo sistemo in posizione eretta sostenendolo con sassi; testimonierà per chi verrà dopo di me il raggiungimento della meta…”
 Con queste immagini che mi hanno ridato emozioni intense mai scordate mi avvio di nuovo sul sentiero che porta al monte Mullon. La partenza è sempre dalla Forchia piccola di Meduno. Stavolta nello spiazzo che precede la carrareccia trovo dei boscaioli intenti nel loro operare, riconosco nei tronchi pronti per essere segati per essere trasportati sugli appositi automezzi la specie del faggio, la stessa che adopero a casa per scaldare. Dopo aver conversato con i boscaioli inizio l’ascesa, e la scelta di un luogo adombrato dalle fronde della vegetazione si rivela sensato. Ho abiurato in mattinata un’altra tipologia di escursione, il caldo cocente di questi giorni si fa sentire,  e il Monte Mullon è l’ideale per chi vuole andare in vetta ed essere coccolato dalla frescura della selva. Dopo un paio di chilometri il senso di marcia cambia , e dal versante meridionale del monte mi ritrovo su quello occidentale, anche la pendenza aumenta e con essa la sensazione di benessere dovuta al versante ancora non accarezzato dai raggi di Re Sole. Di tanto in tanto mi fermo, facendo brevi pause e sedendomi su qualche tronco di albero supino sul terreno, comodo come un  divano. La pendenza è costante, finché dei raggi di sole filtrano nella fronda e annunciano un prato eccelso come un pulpito panoramico che indirizza lo sguardo a nord est, esattamente sulla Val Tramontina e le montagne che la proteggono. Mi diletto a riconoscere le cime, la valle nel passato un po' è stata il mio regno, riconosco tutto, dalla dorsale del Col di Luna, a quella del Valcalda, il monte Rest, ma quella che mi ha emozionato di più è stato vedere Tramonti di sopra e seguendo  con lo sguardo a sinistra riconoscere il monte Frascola, ascesa compiuta in giornata tempo fa con il prode Magritte, e altre montagne ancora richiamano alla mente il mio amico Magritte che adesso scorrazza in un’altra dimensione. Mi ero seduto su un masso posto anche esso come divano per poter godere del panorama, adesso continuo per l’ultimo tratto che precede la Malga Fioretto posta a quota 977 m. Il bello dell’età che inesorabilmente avanza e che si dimenticano tanti particolari, è la maturità, ricordando e ovattando il passato con immagini che sono più poetiche; quindi, dopo due anni è un riscoprire peculiari obliati. La pendenza della carrareccia è moderata e uscendo dal boschetto mi ritrovo davanti la malga assolutamente silenziosa, sia i malgari che gli animali sono assenti, è come entrare in un dipinto con un’immagine bucolica e malinconica. Mi porto sotto un albero per rubare ombra e frescura, prima di procedere all’ultimo tratto, quello sul ripido prato che precede la vetta. Fa molto caldo e toglie energie, cercando la traccia risalgo l’erto pascolo finché mi ritrovo sulla cresta che precede la cima. Un altro strappo ed eccomi dentro la fitta vegetazione che precede la meta, come se fosse un cofanetto da aprire con cura prima visto che serba il gioiello. La visione della vetta è sempre magica, quasi ovattata dall’aria umida che giunge dalla pianura friulana, ma in cima c’è la frescura donata dalle correnti e da un gruppo di faggi messi sul vertice come custodi. Mollo lo zaino accanto la panca posta tra i trochi dei due faggi e mi porto alla croce. Anche stavolta ho raggiunto questo magico pulpito, stavolta con un amico nuovo, Klimt, che apprezza molto il presente. Dopo la foto di rito, prendo dalla cassettina in metallo posta alla base della croce il libretto dove sono apposte le firme dei viandanti e mi porto di seguito sotto i faggi usufruendo della comoda panca. Con Klimt ci dissetiamo e di seguito saziamo con i viveri che abbiamo al seguito. Una buona mezzoretta scorre in modo delizioso e silenzioso, e lo sguardo si perde all’orizzonte, ammirando la pianura e i voli pindarici degli amanti del deltaplano che svolazzano come grifoni sull’adiacente Monte Valinis. Finita la pausa rancio e compilato il libro dei visitatori, procediamo al rientro, sempre per lo stesso itinerario dell’andata, concedendomi una breve visita alla malga sottostante la vetta. L’intrattenimento è breve, è un velo di tristezza proviene dalla struttura abbandonata e silenziosa,  sfiorando un cespuglio inavvertitamente avverto una strana puntura  sulla mano ad opera di una pianta selvatica. Il rientro all’automezzo stavolta è spiccio, mi fermo solo per fotografare le diverse specie di fiori e ad essi concedo molto del mio tempo, di qualsiasi specie appartengono li trovo sublimi, e benché li fotografi tutti i giorni mi sorprendono sempre. Raggiunta l’auto ci dissetiamo e di seguito rientriamo a casa, naturalmente con un ultimo sguardo alla mole del monte Mullon e un dovuto arrivederci ancora.
Malfa.







 







 






















































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