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giovedì 25 giugno 2026

Col Monaco da Celante di Castelnovo

Col Monaco da Celante di Castelnovo


Localizzazione:  Prealpi Carniche-Colli di Castelnovo-


Avvicinamento: Lestans-Travesio-Paludea- Celante di Castelnovo- Spiazzo presso una ancona votiva.


Regione: Friuli- Venezia Giulia

 

Provincia di: PN

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Dislivello: 71 m.


Dislivello complessivo: 71 m-


Distanza percorsa in Km: 1,20


Quota minima partenza: 340 m.


Quota massima raggiunta: 392 m. 


Tempi di percorrenza escluse le soste: 1 ora


In: coppia con Klimt


Tipologia Escursione: storico naturalistica


Difficoltà: escursionistiche


Tipologia sentiero o cammino: carrareccia- sentiero



Ferrata- no


Segnavia: CAI 


Fonti d’acqua: no

 

Impegno fisico: basso


Preparazione tecnica: bassa


Difficoltà di orientamento: nessuna


Attrezzature: no


Croce di vetta: no


Ometto di vetta: no


Libro di vetta: no


Timbro di vetta: no


Riferimenti: 

Consigliati: 


Periodo consigliato:  tutto l’anno


Da evitare da farsi in: 


Dedicata a: chi ama scoprire i luoghi carichi di storia e poco conosciuti


Condizioni del sentiero: ben marcato


Percosso idoneo per portare cane al seguito: si



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028

2) Bibliografici:

3) Internet: 

Data dell’escursione: mercoledì 24 giugno 2026


Data di pubblicazione della relazione:



Malfa



Breve  e soddisfacente escursione nel bellissimo territorio di Castelnovo. L’idea di salire sul colle di Castelnovo è partita da Klimt, che visto il caldo torrido, non ha più voglia di farsi chilometri lungo sentieri o carrarecce esposti al sole, e i motivi sono molteplici, in primis per proteggere le zampette dal terreno caldo, e soprattutto perché essendo di pelo nero attira molto i raggi del sole con ulteriore sofferenza. In questi giorni per i motivi citati in precedenza, abbiamo deciso per la consueta passeggiata quotidiana; quindi, di partire da casa con l’auto, catapultandoci direttamente in zone a ridosso di boschi, dove è facile trovare refrigerio, così la scelta è caduta sul Col Monaco localizzato a pochi chilometri da casa. Contrariamente alle nostre escursioni chilometriche, stavolta partiamo a piedi o con le zampe, da uno spiazzo posto presso un curvone periferico a Celante di Castelnovo. L’imbocco per il sentiero è presso una cappella votiva, dove dopo un cartello esplicativo inizia il sentiero. Il primo tratto è un ampio sentiero di remota fattura, chiamato comunemente “troi”, sicuramente trattasi dell’arteria di accesso alla frazione prima che fosse edificata la strada asfaltata proveniente da Paludea. Si respira quel piacere di camminare per percorsi antichi dentro la storia, spesso mi soffermo ad osservare i muri di pietra che cingono il cammino, e malgrado la vegetazione si è insinuata in essi con intenzioni distruttive mantengono ancora un certo fascino. L’ampio sentiero dopo alcune centinaia di metri raggiunge un bivio , a destra scende alla frazione di Rizots, mentre a sinistra prosegue per il colle. Dopo pochi metri inizia il tratto ripido, e sicuramente per via di continui franamenti il selciato è stato cementato, il tratto è il più erto dell’escursione (da non fare con terreno ghiacciato). Raggiunto un carpino il sentiero modera la pendenza  che diventa piacevole. Proseguo il cammino, noto un sentiero a destra, da lì sbucherò in discesa dalla vetta, proseguo dritto, fino a sfiorare un remoto stavolo molto affascinante. All’esterno è preceduto da un inusuale apertura su un pozzo d’acqua, e la porta in legno dello stavolo introduce all’interno dell’edificio che mostra un’architettura insolita, peccato che sia in rovina. Mi chiedo perché questi gioielli di architettura non vengano restaurati, ogni edificio che va in rovina è una pagina di storia che viene eliminata per sempre. Superato lo stavolo, continuo il cammino e l’ampio cammino ha un andamento circolare, tale da circumnavigare il colle sino alla vetta. Poco sotto la chiesetta di San Daniele vi sono dei cartelli che indicano ciò che rimane di due torri di avvistamento risalenti al VIII XI sec a.C. in sintesi il periodo  celtico. La sola presenza dei ruderi mi emoziona,  su questo colle era edificata una struttura militare importante per controllare il fluire della gente nella valle del Cosa. Ma le sorprese non sono finite, poco sopra appare la magica sagoma della chiesetta di San Daniele, sede nel XIV secolo di due confraternite di monaci, appunto il nome del colle è dedicato al monaco. Altre testimonianze stanno tra i rovi e i cespugli di pungitopo, tra cui una panca scavata nella roccia. Tanta roba, come dice un mio amico veneto, e che in pochi minuti mi ha deliziato. Dopo aver ammirato l’architettura della chiesetta ricostruita dopo il sisma del 1976, io e klimt ci siamo spostati a oriente, all’ombra del bel campanile a goderci un po' di meritato freschetto. Finita la sosta, e dopo il naturale abbeveraggio, rientriamo per il sentiero interno , adombrato dalle fronde dei castagni, che mi riposta sul sentiero della salita, e da esso in ripida discesa a ritroso sino all’auto. La breve escursione sul Col Monaco mi ha donato tante emozioni, arte, cultura, e naturalmente frescura. Il rientro in auto è drammatico, la temperatura è cocente, ma il ricordo delle emozioni vissute sul colle  attenuano la sofferenza di questa cocente estate.

Malfa

























































 

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