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venerdì 26 giugno 2026

Monte Dobis da Curiedi ( Fusea - Tolmezzo UD)



Monte Dobis da Curiedi ( Fusea - Tolmezzo UD)
Note tecniche. 
Localizzazione: Alpi Carniche 
Avvicinamento: Lestans- Pinzano-Cornino-Interneppo-Cavazzo Carnico-Tolmezzo-Valle del But- Caneva-Fusea- Curiedi parcheggio presso l’imbocco di una carrareccia.
Regione: Friuli-Venezia Giulia
Dislivello:200 m.
Dislivello complessivo:200 m.
Distanza percorsa in Km: 4,44 Km.
Quota minima partenza: 858 m.
Quota massima raggiunta: 10249m.
Tempi di percorrenza escluse le soste: 3 ore
In: JO la Rossa-Io e Klimt
Tipologia Escursione: paesaggistica-naturalistica
Difficoltà: Escursionistiche
Ferrata- valutazione difficoltà:
Segnavia: Locali della comunità segni bianco-verdi e In un frangente bolli rossi (ampia e ricca segnaletica). 
Fonti d’acqua: si, molteplici rivoli.
Impegno fisico: medio
Preparazione tecnica: bassa
Attrezzature: no
Croce di vetta: Croce di vetta e cassetta porta libro di vetta sul Monte Dobis
Ometto di vetta: no
Libro di vetta: si, leggere a Croce di vetta.
Timbro di vetta: no
Riferimenti:
Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 013
2) Bibliografici:
3) Internet: 
Periodo consigliato: tutto l’anno 
Da evitare da farsi in: 
Condizioni del sentiero: 
Consigliati: 

Data: lunedì 22 giugno 2026

Malfa


L’afa di questo caldo di inizio estate consiglia  di stare a casa o di cercare luoghi che garantiscono la frescura. La mente si rifugia nei ricordi cercando luoghi di sicuro benessere, e i monti a occidente di Tolmezzo ne sono un sicuro esempio, soprattutto il monte Dobis, noto per il tricolore poco sotto la vetta che si nota dalla pianura attraversata dal Tagliamento. Raggiunta la località di Fusea, la seconda volta in pochi giorni, continuo a risalire per tornanti sino alla bella località di Curiedi conosciuta anni fa durante la discesa del monte Diverdalce. Il luogo bucolico è un inno alla vita, ovunque guardi ti batte il cuore per la bellezza, trovo posteggio per l’auto presso un breve spiazzo ai margini di una stradina dirimpetto alla Torbiera di Curiedi. Una volta scesi dall’auto, si prende la strada di accesso a ritroso , e poco dopo gli stavoli Dintiòn un cartello con la scritta monte Dobis invita ad ascendere il pendio ( quota 850 m. circa). Dopo un paio di metri entriamo nel bosco dominato dai faggi ed è abbastanza ombroso da tenere fresco e con terreno pulito traccia ben marcata. I segni non sono CAI, ma biancoverdi, che a volte rendono problematica l’individuazione. I primi 175 metri di dislivello sono abbastanza ripidi, non mollano mai e non vi sono i semplici zizzagare che riducono la fatica, ma il silenzio del bosco che con le sue creature rende il cammino sereno e introspettivo, un’autentica catarsi interiore, mentre nella pianura il caldo torrido imperversa. Raggiunta la quota 1929 m. il sentiero diviene dolce , sempre adombrato, e poi inizia a perdere quota affacciandosi sul pendio del monte esposto ai raggi d’Aurora. La visione è magica, e difronte ho la Regina della Carnia, l’Amariana  e la bella cresta che conduce al Re dei due mondi, Friuli e Carnia, ossia il Sernio, il monte dalle due cime. Riconosco monti e frazioni, tra cui Illegio da dove sono partito spesso per molteplici escursioni, e naturalmente i monti al confine con la Carnia, tra cui riconosco Il San Simeone, e in lontananza il Plauris, fino a scorgere le Giulie. Sempre perdendo leggermente quota arriviamo al punto panoramico, attrezzato  con croci, cassettina porta libro di vetta e mezzo tronco posto come prima fila sulla valle tolmezzina. È giunto il tempo di lasciare scivolare gli zaini per terra e godersi il tutto, e dopo di passare alla pausa ludica del pranzo con relativo riposo. Stavolta abbiamo deciso, visto che lo spazio dove siamo seduti  ben ventilato di sostare a lungo, e staremo quasi due ore. Da tempo sognavo di rimanere a lungo in vetta, e il mio sogno segreto è quello di dormirci proprio, appisolandomi dentro un sacco a pelo, senza tende e altro, prima o poi lo farò.  Finito di consumare il panino, mentre la mia compagna sta seduta su un masso, io e Klimt ci dividiamo quel po' di verde ai piedi del carpino che ombreggia il luogo. Belle sollazzarsi, baciato dalle farfalle che succhiano il sale della nostra pelle con la loro proboscina, lo stesso Klimt non le molesta, contrariamente come fa con le mosche. Passate le ore di pausa, viene il triste momento, dobbiamo rientrare, ma decidiamo di procedere ad anello, memori che l’ultima volta che siamo stati su era inverno e c’era la neve. Scendiamo per la traccia che si spinge  a occidente, e dopo pochi metri scopro un tratto ripidissimo che non ricordavo, e dove a volte devo mettere le mani per terra. Questo tratto termina con una paretina di pochi metri ma ben articolata, e una volta superata si riprende per sentiero anche se rimane ripido come pendenza. Sempre all’interno del fitto bosco raggiungiamo una carrareccia che con direzione oraria ci conduce alla stradina dove abbiamo lasciato l’auto. Ampi prati si aprono, e la fioritura estiva è meravigliosa, ammiriamo le abitazioni, da remoti stavoli sono diventati splendide casette, e il cuore batte ancora di felicità per la magnificenza. In questo luogo, le guerre e la cattiveria umana sono lontane, e il richiamo della poiana e il suo volteggiare nel cielo azzurro è la ciliegina sulla torta. Nell’ultimo tratto oltre che alcuni stavoli notiamo una fontana  con acqua fresca, e molteplici sono in zona le sorgenti, e questo mi piace, in questo luogo il viandante sarà sempre a casa. Raggiunta l’auto , un po' di malinconia ci assale, si anche Klimt, che ho visto felicissimo in questo suo pellegrinare in terra di Carnia. Già, la Carnia, luogo paradisiaco donato dagli dèi all’uomo, e quest’ultimo cosciente di questo grande dono lo ha reso ancora più incantevole.
Malfa.
















































































 

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