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martedì 23 giugno 2026

Monte Navado 2026

Monte Navado dalla località Verzegnis

Localizzazione: Prealpi carniche- Catena Valcalda-Verzegnis - Gruppo del Verzegnis -Dorsale Verzegnis-Piombada.


Avvicinamento: Lestans- Pinzano- Anduins-Valle di San Francesco-Sella Chianzutan- Fonte poco sopra Villa (piccolo parcheggio).


Regione: Friuli-Venezia Giulia
 
Provincia di: UD
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Dislivello: 320 m

Dislivello complessivo: 380 m.

Distanza percorsa in Km: 6 

Quota minima partenza: 480 m.

Quota massima raggiunta: 801 m.

Tempi di percorrenza escluse le soste: 3 ore

In: io, Giò la Rossa e Klimt

Tipologia Escursione: naturalistica

Difficoltà: escursionistiche

Tipologia sentiero o cammino: carrareccia, sentiero


Ferrata-  no

Segnavia: CAI no

Fonti d’acqua: si, all’inizio presso una fonte
 
Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: bassa

Difficoltà di orientamento: nessuno

Attrezzature: no

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: no

Libro di vetta: barattolino spiriti liberi

Timbro di vetta: no

Riferimenti: 
Consigliati: molte zecche visto il periodo, quindi prodotti atti allo scopo.

Periodo consigliato:  tutto l’anno

Da evitare da farsi in: 

Dedicata a: chi ama scoprire le località poco note

Condizioni del sentiero: pulito, ben battuto e segnato. 

Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente sì.


Cartografici: IGM Friuli – Tabacco O13
2) Bibliografici:
3) Internet: 
Data dell’escursione: 13 giugno 2026

Data di pubblicazione della relazione:

Malfa

Breve e remunerativa escursione in Carnia, nel magnifico territorio a ridosso del massiccio del Verzegnis. Per sfuggire all’afa che in questo periodo imperversa nella pianura Friulana, ci rifuggiamo nella frescura dei boschi carnici, che serbano l’antico fascino di un tempo. Si giunge sul luogo della partenza, un’antica fonte alla destra della rotabile sopra Villa, dopo aver attraversato in auto tutta la Val d’Arzino e la Sella Chianzutan. Un’autentica gita passando da alcune delle valli più autentiche del Friuli.  Vista la calura elimino fatiche remote, partendo direttamente dalla fonte posta sopra le località di Villa e Riviaso, piccolo spiazzo, presso un’antica fonte attrezzata con tavolo e panche (quota 480 m.). Una volta pronti, Jo la Rossa, io e klimt partiamo per questa avventura, per me sarà la seconda volta, per il resto della ciurma è la prima. Il sentiero è ben marcato e segnato con tabelle che indicano la cima del monte Navado, dopo una serie di tornanti sfociamo dentro una carrareccia, ma sempre cullati dalla frescura del bosco. Il percorso mantiene una ripidezza costante, che in breve ci porta a un bivio( durante l’ascesa ignoro volontariamente delle tabelle che mi portano direttamente in vetta). Raggiunto un pianoro ai margini di un prato scorgiamo una casa caratteristica della Carnia, la località è segnata sulla carta come Stavolo Marzone 685 m. Breve sosta all’ombra di un faggio per consumare una mela, e di seguito ripartire. La mia idea è salire in cima per facili tornanti e scendere per quello ripido, quindi proseguiamo a occidente. Dopo aver superato un pollaio con galline assassine e con uno spaventapasseri  in cui mi sono immedesimato per via della capigliatura (parrucca) lunga e bianca, arriviamo davanti a un tabernacolo con cristo posto a sinistra della carrareccia, a destra secondo le mappe aggiornate dovrebbe partire un sentiero che non esiste, ripiego , e decidiamo di salire dal versante più ripido in senso antiorario. Presso una casera, che un tempo pensavo fosse un riparo, incontriamo due boscaioli, breve colloquio e proseguiamo per il ripido sentiero cha ascende dal versante settentrionale il monte, fino a raggiungere un punto panoramico, con ampia visione sulla valle tolmezzina, breve sosta per ammirare l’Amariana, la regina della Carnia,  per poi riprendere il cammino verso la cima che dista poche decine di metri di dislivello. Raggiunta la vetta ( quota 801 m.), una specie di arco di trionfo campale, riconosco il mio vecchio barattolino, posto una decade fa. Meta raggiunta, e dopo la rituale foto di vetta, si pensa alla pausa pranzo, trovando dimora presso un paio di tronchi tagliati e  ai margini del sentiero, ma con la deliziosa frescura delle fronde di un castagno. Dopo la sosta per la ludica attività, si scende continuando per il sentiero, che diventa una ampia carrareccia, ad un bivio, seguendo il sentiero errato sulla mappa devio a sinistra, finché la carrareccia termina il proprio tragitto in uno spiazzo ceco, senza via di uscita. Di risalire non ho voglia, mi studio la morfologia del terreno, mi trovo sopra un bel salto. Allora inserisco la modulazione ” L “ nel selettore della mia mente, che equivale a Lupo. Inizio a spostarmi a sinistra, evitando un improbabile c ripido canalone ( Klimt prende appunti dal sottoscritto), finché,  zizzagando sul terreno leggo le tracce di animali selvatici, le seguo in basso finché scorgo la carrareccia che scorre in  basso, proprio quella che conduce al tabernacolo con Cristo incontrato in precedenza, fine dell’attività selvatica, rimetto il selettore su “N” che sta per normale. Ritrovata la via maestra ripercorriamo a ritroso il sentiero dell’andata, felicissimo di aver fatto conoscere alla mia compagna e a Klimt un altro gioiello delle montagne carniche.
Malfa














































































 

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