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lunedì 31 gennaio 2022

Monte Cimons da Imponzo UD)

 Monte Cimons da Imponzo UD)

 

Localizzazione: Alpi Tolmezzine Orientali- Gruppo del Tersadia.

 

Avvicinamento: Lestans-Pinzano- Cornino- Interneppo-Tolmezzo. Valle del But- Entrare nella frazione di Imponzo, ampio parcheggio presso inizio sentiero.

 

Regione: Friuli-Venezia Giulia

 

Provincia di: UD

.

Dislivello: 700 m.

 

Dislivello complessivo: 700m.


Distanza percorsa in Km: 10


Quota minima partenza: 400 m.

 

Quota massima raggiunta: 956 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 4 ore

In: coppia

 

Tipologia Escursione: Paesaggistica- storica

 

Difficoltà: escursionistiche

 

Tipologia sentiero o cammino: Carrareccia- Sentiero CAI

 

 

Ferrata-

 

Segnavia: CAI 460

 

Fonti d’acqua: SI

 

Impegno fisico: basso

Preparazione tecnica: bassa

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: no

Libro di vetta: Istallato barattolino spiriti liberi

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 013
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)               Periodo consigliato: tutto l’anno

3)                

4)               Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero:


Consigliati:

Data: 08 gennaio 2022

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

Per una gita domenicale immersa nella bellezza della montagna abbiamo scelto una cima e una località finora sconosciute, Monte Cimons e Imponzo. Come tutte le mie escursioni, preferisco prima studiare la mappa, e di seguito, dal vivo, scoprire quello che mi aspetta comprese le sorprese non gradite, questo modo di agire lo chiamo “lo spirito incosciente dell’avventuroso”. Monte Cimons domina la piccola località carnica di Imponzo, stando alla mappa troveremo un sentiero che risale fino a un vallone poco dopo gli stavoli di Mignezza, e di seguito constateremo la percorrenza della cresta. Sulla carta questo è il piano, non ci rimane che passare all’azione. Viste le basse temperature, partiamo tardi da casa, raggiugendo a metà mattinata il luogo di partenza. Quello che troviamo a Imponzo è un borgo totalmente avvolto dall’atmosfera invernale, e questo è dovuto anche alla non felice posizione geografica, visto che i primi raggi del sole baciano i tetti delle case nel primo meriggio. Una volta trovato il posto auto, ci avviamo alla periferia nord-orientale del paese, stando attenti a non scivolare sulle numerose lastre di ghiaccio. Proprio sulla destra orografica del Rio Mignezza diparte il sentiero CAI numerato 460, che si inerpica immediatamente sul costone occidentale del monte Cimons, lambendo più di uno stavolo, fino a raggiungere i prati della località Stavoli Nispis.

La traccia è ben battuta, sicuramente una remota mulattiera, e i segni non mancano. Dagli Stavoli di Nispis, tramite sempre il sentiero CAI, ci immettiamo su una carrareccia proveniente dal basso, ma solo per alcune centinaia di metri, finché, lasciata la strada forestale, proseguiamo per un bel sentiero. Giovanna e io, ci dilettiamo a percorrere questa assolata pesta, vediamo sorgere il sole da dietro la sagoma del monte Giaideit, e la neve non c’è d’ostacolo. Mi fermo a consultare la mappa, intuisco che sono proprio sotto la vetta del monte Cimons, chiedo alla mia compagna se le va di tirare dritto alla meta, solo cento metri di dislivello, da fare in un tiro, e dopo ci ritroviamo in cima. Fiduciosa acconsente, e dal sentiero devio a sinistra guadagnando velocemente quota nel risalire l’erto versante meridionale del monte Cimons. Ci fermiamo solo per calzare i ramponi, che ci donano più aderenza sul piano inclinato, per il resto proseguiamo senza troppi intoppi tra la vegetazione.  L’intuizione si dimostra felice, usciamo in cresta poco prima a oriente della vetta, che raggiungiamo con facilità. Fatta! Quota 954 metri acquisita, il panorama è precluso dalle fronde degli alberi, ma rimane la soddisfazione della conquista. Tra la flora selvatica mi ingegno per lasciare il segno della massima quota, trovando l’alloggiamento al barattolo degli spiriti liberi. Fatta la foto ricordo per i nipotini, iniziamo la discesa dalla cima per raggiungere gli Stavoli Mignezza tramite la cresta. L’operazione malgrado qualche schianto, si rivela una meravigliosa idea, scoprendo la bellezza dell’ambiente selvaggio, compreso un gigantesco faggio, sicuramente secolare, che con i suoi poderosi rami protesi al cielo emana qualcosa di magico. Anche la neve che contorna la vegetazione dona poesia e bellezza. Finita di percorrere la cresta raggiungiamo un vallone che precede gli stavoli, rimanendo incantati sia per il paesaggio che per il candore del manto nevoso. Felicità allo stato puro, e il monte Sernio, riconosciuto a nord, crea l’incanto di un dipinto fiabesco. Finita la contemplazione continuiamo il cammino a sud, per pochi metri ancora, ispezionando alcune casere con gli oggetti di un tempo, messi in bella mostra all’esterno. Per la pausa dedicata al pasto, decidiamo di sostare presso gli Stavoli di Mignezza, usufruendo di una panca posta all’esterno. Il tempo del desinare scorre velocemente, mentre lo sguardo è rapito dalla cresta che unisce da occidente a oriente il monte Giaideit al monte Oltreviso, mete della futura escursione. Prima che il sole inizi a calare e tingere di rosso le elevazioni, iniziamo il cammino del ritorno, stavolta percorrendo la carrareccia lasciata in precedenza per ascendere al monte. Il percorso è breve, finché raggiungiamo il sentiero 460 che ci riporta a Imponzo. Poco prima della frazione togliamo i ramponi, nel frattempo abbiamo incontrato più di un nativo, gente di montagna, forte, cordiale e generosa, sfatando un tabù sui carnici che solitamente vengono descritti, chiusi e duri. Una volta raggiunta l’auto, procediamo alle operazioni del rientro. Poco dopo la ripartenza mi fermo un attimo sulla statale, abbasso il vetro del finestrino del guidatore, ed effettuo una foto sulla bella cresta che abbiamo appena percorso. È stata una gradevole avventura in questa meravigliosa terra montana chiamata Carnia. Il Forestiero Nomade.

Malfa

























































 

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