Powered By Blogger

mercoledì 26 gennaio 2022

Monte Forcella da Campiolo (Moggio Udinese UD)

Monte Forcella da Campiolo (Moggio Udinese UD)

 

Localizzazione: Alpi Carniche- Alpi Tolmezzine-Gruppo Sernio Grauzaria- Dorsale dell'Amariana.

 

Avvicinamento: Lestans-Pinzano- Gemona- Starale Pontebbana. Uscita Moggio Udinese- Moggio Udinese Alta.

 

Regione: Friuli- Venezia Giulia

 

Provincia di: UD

.

Dislivello: 900 m.

 

Dislivello complessivo: 900 m.


Distanza percorsa in Km: 20


Quota minima partenza: 300 m.

 

Quota massima raggiunta: 1108 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 7 ore

In: coppia

 

Tipologia Escursione: selvaggia- naturalistica

 

Difficoltà: Escursionisti Esperti atti a operare in ambiente privo di tracce e segni.

 

Tipologia sentiero o cammino: La prima parte, da Campiolo alla vetta del monte Forcella, selvaggio-escursionistica-alla ricerca di remoti sentieri e su tracce di capriolo- Dalla vetta alla strada forestale per sentiero CAI N° 415-

 

 

 

Ferrata-

 

Segnavia: CAI 415

 

Fonti d’acqua: si

 

Impegno fisico: medio-alto

Preparazione tecnica: media

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: si

Ometto di vetta: si

Libro di vetta: Istallato barattolino spiriti liberi.

Timbro di vetta:

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 018
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)               Periodo consigliato:  

3)                

4)               Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero:


Consigliati:

Data: domenica 02 gennaio 2022

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

 

Durante l’escursione presso Stavoli e le Moggesse, risalendo il torrente Glagnò da Campiolo, notai una cimetta illuminata dal sole, mentre il vallone era adombrato da una fredda atmosfera glaciale. Al rientro a casa, studiai la mappa topografica con riferimento al territorio percorso, e individuai la vetta, monte Forcella.

Incuriosito dal sito, constatai che un sentiero CAI sfiora la vetta, il 415, lo stesso che da Amaro raggiunge la cima del Monte Amariana, mentre un altro sentiero, tratteggiato in nero sulla mappa, parte attraverso una serie di combinazioni da Campiolo. 

Finita la ricerca topografica ho ideato un percorso ad anello, adoperando solo un punto di partenza e arrivo, ovvero Campiolo. Ho messo parte il progetto per alcune settimane, finché, con la mia signora, abbiamo deciso di scoprire se le tracce tratteggiate in nero sono percorribili. Il giorno dell’avventura, una volta arrivati nei pressi di Moggio Udinese, proseguiamo sino alla piccola frazione di Campiolo, lasciando l’auto, presso un ampio tornante, a metà tra la frazione alta e bassa. Una volta pronti si parte, alla volta del sentiero 417, che diparte da Campiolo Alto. Presso la piccola frazione odo il latrare di Yuma, la cagnetta che mi ha accompagnato durante l’escursione precedente in zona, peccato che durante il nostro passaggio era rinchiusa da qualche parte, sicuramente ha sentito la mia voce e con un passionale abbaiare, mi ha fatto capire di avermi riconosciuto. Ho provato commozione e tristezza in questo frangente, avrei voluto salutarla, sarà per un’altra volta.

Una volta raggiunto il sentiero 417, lo seguiamo, percorrendo l’argine sulla sinistra orografica del torrente, e stando attenti al ghiaccio insidioso. Raggiunta la galleria ferroviaria coperta, seguiamo una labile traccia, che ci conduce sulla sponda opposta del torrente Glagnò, dove la stessa traccia si inerpica su un costone insidioso.

Decidiamo di comune accordo di montare i ramponi, per procedere con sicurezza. Una volta pronti iniziamo l’ascesa. La traccia è ben marcata anche se non segnata, deve essere una pesta abitualmente frequentata da cacciatori e animali selvatici. La pendenza non molla mai, a volte la traccia si perde nella macchia selvatica, per poi riapparire. Per un breve tratto lambiamo un passaggio molto esposto sul torrente Trasesimi, e grazie ai ramponi, procedendo cautamente, guadagniamo la cresta del pendio boscoso scritto sulla mappa come Campiolo.

Procediamo argutamente, vista la poca presenza di tracce, sulla spina dorsale del costone, mirando dal basso alla lontana cresta che conduce al monte Forcella. Percorriamo una serie di tornanti, risalendo il fianco del versante settentrionale del monte, finché raggiungiamo la sospirata cresta che ascende alla vetta. Il crinale conquistato ha una minore pendenza rispetto alla precedente, ma soprattutto si apre al cielo azzurro. Percepiamo che la vetta è vicina, lasciamo che la labile traccia che aggira la cresta a sud raggiunga il sentiero 415, noi, , proseguiamo per il filo di cresta, che malgrado presenti ostacoli naturali dovute alla fitta vegetazione, ci da l’emozione dell’avventura e del nuovo da scoprire. La lotta con i rami è costante e impari, ma puntualmente è vinta, finché raggiungo per primo l’ante-cima.

Mi fermo ad aspettare la mia compagna, con dei gesti e bisbigliando gli comunico che siamo a un tiro dalla vetta del monte Forcella. Infatti, ho avvistato degli escursionisti sollazzarsi all’ombra della croce, e anche dei cagnetti. Una volta che la mia compagna mi ha raggiunto, gli concedo l’onore di raggiungere per prima la vetta. Fatta! Monte Forcella è conquistato, ed è stato davvero entusiasmante come esperienza. In breve tempo, mentre preparo il noto contenitore degli spiriti liberi, con all’interno annessi e connessi, abbiamo modo di dialogare con gli escursionisti presenti. Da una coppia di signore friulane scopro che non sono l’unico a lasciare segni di passaggio sulle cime, evidentemente il verbo si è sparso, non avevo dubbi a riguardo. La coppia di autoctone  con un cagnetto lascia la vetta, mentre rimane un quartetto austriaco composto da: un uomo, due donne e due cagnetti. Durante la conversazione,  l’uomo mi chiede se siamo della zona, rispondo che risiediamo da più di sette lustri nel triveneto, ma siamo nativi siciliani, precisamente di Palermo.  Il tizio, pensando di essere faceto, mi risponde: <<Ah Sicilia? Mafia, mafia!>> Il mio tono del dialogo cambia immediatamente, lo guardo turbato e infastidito, e gli rispondo con un sorrisetto sarcastico e alzando il braccio a modo di saluto romano: <<Austria? Heil Hitler!>>. Il tizio intuisce l’antifona e mi chiede scusa, poco dopo, una volta che ci siamo chiariti, fraternizziamo! Durante il proseguo dell’escursione mia moglie mi ha fatto notare che ho sempre la risposta pronta. Sono consapevole che spesso il tacere viene scambiato per segno di debolezza. Comunque, il triste episodio è finito lì, il rancore lo porto solo verso i brutti, sporchi e cattivi, in questo caso era solo uno banale luogo comune, e tutti i paesi del mondo ne hanno più di uno, soprattutto quelli noti. Scendiamo assieme al gruppo teutonico dalla cresta del monte, per un tratto, confesso, più ripido di quelli che abbiamo fatto in salita. Di seguito diamo precedenza alla comitiva, e noi, una volta raggiunto il sentiero CAI 415, continuiamo con calma.  A causa di una fredda arietta che spirava sulla cresta, abbiamo deciso di desinare in basso e al coperto da correnti, precisamente presso lo stavolo di Vallaconin, l’affasciante ricovero circondato da prati ancora imbiancati.

La breve sosta è meritata, dal muretto dove oziamo, ammiro la cresta del monte Amariana, mi sono ripromesso in un futuro prossimo di ascendere la regina di Tolmezzo tramite questo remoto sentiero. Finita la pausa, proseguiamo per il comodo sentiero, ben segnato e marcato, che conduce sino alla stradella, a poche centinaia di metri da Amaro. Visto che la nostra auto si trova a Campiolo, con santa pazienza iniziamo a percorrere l’arteria che ci conduce alla frazione. Il cammino crepuscolare è scandito dal rumore dei bastoncini da trekking, e dal transito delle auto lungo le arterie adiacenti. Nel frattempo, la luce rossastra del sole incendia la volta celeste prima di mutarsi in aurora per un altro luogo. Poco prima di imboccare delle gallerie, estraiamo dallo zaino le torce frontali, così la nostra escursione assume i connotati di una notturna. Raggiungiamo Campiolo, mentre il cielo si riempie di stelle luminose, e della montagna avvertiamo malgrado il buio, l’imponente presenza. È stata una meravigliosa gita, ci siamo divertiti, abbiamo scoperto nuovi sentieri, e tutto è finito bene. Monte Forcella, si aggiunge alle nostre esperienze montane, confermandoci che vagare per monti è sinonimo di libertà.

Il Forestiero Nomade.

Malfa






















































 

Nessun commento:

Posta un commento