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martedì 18 gennaio 2022

Monte Flagogna e Castello di San Giovanni.

Monte Flagogna e Castello di San Giovanni.

 

 

Localizzazione: Prealpi Carniche

 

Avvicinamento:

 

Regione:

 

Provincia di:

.

Dislivello:

 

Dislivello complessivo:


Distanza percorsa in Km:


Quota minima partenza: m.

 

Quota massima raggiunta:

 

Tempi di percorrenza escluse le soste:

In:

 

Tipologia Escursione:

 

Difficoltà:

 

Tipologia sentiero o cammino:

 

 

Ferrata-

 

Segnavia: CAI

 

Fonti d’acqua:

 

Impegno fisico:

Preparazione tecnica:

Attrezzature:

 

Croce di vetta:

Ometto di vetta:

Libro di vetta:

Timbro di vetta:

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli – Tabacco
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)               Periodo consigliato:  

3)                

4)               Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero:


Consigliati:

Data: domenica 19 dicembre 2021

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

” O viandante stanco e assetato- qui puoi trovare riposo e ristoro- solo due cose in cambio ti chiedo- un po’ di rispetto… e un po’ di decoro”.

Che bel castello! Che bella cresta, e che bella giornata di sole, l’ideale per non stare a casa, ma prendere a volo gli zaini e volare in alto.

Monte Flagogna è una delle componenti morfologiche della bella crestina omonima, così bassa, che quasi non si nota dalla pianura. La quota più alta è 332 metri, un’altezza che fa ridere i professorali, si, proprio quelli che cercano record a tutti i costi e che hanno sempre qualcosa da appuntare, ignorando che chi sogna,  trova l’universo anche dentro un fiocco di neve. Così per gioco, una domenica mattina, Giovanna e io, dopo una ricca colazione, dimenticando di cantare “Bella ciao!”, siamo partiti alla volta di Flagogna, la bucolica frazione ai piedi del monte Prat. Tempo fa, prima che scoprissi l’amore per le montagne, ero già stato al castello di San Giovanni, stavolta, mappa alla mano, lo voglio raggiungere percorrendo integralmente il crinale.

Raggiunta la frazione di Flagogna lasciamo l’automezzo in periferia, presso la chiesa “Madonna Auxilium Crhistianorum”, e una volta approntati partiamo. La temperatura è frizzantina, ma nel giro di poche ore diverrà primaverile. Do uno sguardo alla morfologia della cresta, la seguo nel suo discendere a occidente e individuo il punto di accesso presso il borgo Ciampei. Percorriamo le stradelle interne, oltrepassiamo i villini residenziali, mirando alle pendici della cresta, e una volta raggiunte, veniamo premiati. Dei bolli rossi e delle frecce ci indicano la via,  seguiamo una pesta, che aggirando alcuni ostacoli ci accompagna in cresta. Fatta! Abbiamo trovato una bella traccia, forse di cacciatori, e ben segnata, non ci resta che seguirla. La cresta trovata è a quota 220 metri circa, ci invita a scoprire i suoi versanti, che sono molto selvaggi e sorprendenti. La pesta è sempre ben marcata, e la prima elevazione che troviamo è proprio monte Flagogna, sormontato da una bella croce. Le nostre fatiche sono state premiate sin da subito, ma proseguiamo per la cresta, spesso fermandoci ad ammirare i numerosi bei scorci panoramici; tutto questo grazie alla splendida giornata che sa di primavera.

Perdendo leggermente quota raggiungiamo degli stavoli e una chiesetta, posti proprio in un insellamento, alle pendici del colle domato dai ruderi del castello. Breve visita alle strutture, e proprio dietro la chiesetta inizia il sentiero che ci guida al remoto maniero. La visione delle mura perimetrali è fantastica, l’azzurro cielo dipinto dentro le aperture crea scorci surreali. Saliamo una scaletta di metallo ed entriamo nel cuore del castello, immaginando la gendarmeria di servizio e il continuo chiasso delle corazze e delle armi fondersi con le bestemmie miste a rutti. Soldati di vedetta, con lo sguardo proiettato verso gli attigui manieri, tra cui quello che domina la frazione di San Pietro, alle pendici del monte Ragogna e vigile custode del Tagliamento.  Basta un fumo vistoso e un improvviso rintocco di campane per dare l’allarme a tutta la guarnigione. In basso al borgo, oltre le abitazioni del contado vi sono alcune bettole, adiacenti alla chiesa, che ospitano le puttane.  Di rado il parroco si reca al maniero per redimere le anime degli armigeri dediti più alla perdizione, è più facile trovarlo, il sant’uomo, sotto la sottana di una delle meretrici a indagare sulle origini della vita.  Mi sono perso nel fantasticare, pensando che non ho poi esagerato tanto in questo mio divagare. È risaputo dalla notte dei tempi che i mestieri più vecchi del mondo sono tre: il soldato, la puttana e il sacerdote. Sorrido nel pensare di aver professato il primo dei tre mestieri, per l’ultimo ero negato, dalle operatrici del secondo mestiere sempre attratto, o per lo meno distratto. Finita la visita al maniero, proseguiamo per la cresta, in direzione est, e dopo aver percorso una breve carrareccia, iniziamo l’ultima parte dell’escursione, andando su e giù per i colli come se fossero montagne russe. Lungo il meraviglioso tratto ammiriamo castagni secolari, i veri signori di queste quote. Incrociamo una pattuglia di anziani cacciatori, dal fagotto che hanno al seguito intuiamo che hanno fatto un ricco bottino, mentre le colpevoli canne delle armi al seguito, ancora fumano. In questo viaggio meraviglioso non ci facciamo mancare nulla, nemmeno dei rudimentali ponticelli che aiutano a superare dei passaggi esposti. A un tratto, il sentiero perde velocemente quota, finendo il suo corso nella frazione di Ca Cuesta. Fine della cresta, ma bisogna rientrare. Ho ideato nel progettare l’escursione un ritorno in pieno stile “Fuga per la Vittoria”, ricordando i bei tempi della chiusura totale, quando anche un albero e un viottolo donavano il sapore della libertà. Un enorme fiocco rosa appeso a un cancello ci annuncia che è nata una bimba, noi seguiamo la carrareccia sino alle pietraie che precedono la ferrovia, e una volta superato il muro di rovi, percorriamo la via ferrata in direzione Flagogna. Il cammino in mezzo ai binari mi fa pensare ai vagabondi, codesti uomini speciali muniti di un fagotto legato al bastone (quest’ultimo utile a scacciare i cani randagi) percorrere le vie della libertà. Presso un cavalcavia ad arco, lasciamo la via ferrata, seguendo una traccia, finché sbuchiamo nei pressi del cimitero del paese. Percorriamo gli ultimi metri della stradina che conduce all’ultimo riposo, ed entriamo nella frazione di Flagogna. Ammiro i remoti edifici, e di esseri viventi scorgo solo felini, gatti di svariati colori, gli autentici dominatori delle piccole frazioni, adorati dagli amici bipedi, come se vivessero nell’antico Egitto. Il nostro viaggio da sogno volge al termine, presso una fontana ammirata all’inizio è apposta una targa, rileggo lo scritto che è stato di buono auspicio: “O viandante stanco e assetato- qui puoi trovare riposo e ristoro- Solo due cose in cambio ti chiedo- un po’ di rispetto… e un po’ di decoro”.

Il Forestiero Nomade”

Malfa




















































































 

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