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martedì 22 febbraio 2022

Monte Piolsa da Claut.

Monte Piolsa da Claut.

 

Localizzazione: Prealpi Carniche - Catena Chiarescons- Cornaget- Resettum- Dorsale Cornaget-Caserine

 

Avvicinamento: Lestans- Maniago- Montereale Valcellina- Barcis- poco prima del ponte che varca il Torrente Settimana, lasciare l’auto presso una piazzola davanti la chiesetta di San Gottardo (Claut).

 

Regione: Friuli-Venezia Giulia.

 

Provincia di: PN

.

Dislivello: 400 m.

 

Dislivello complessivo: 400 m.


Distanza percorsa in Km: 5


Quota minima partenza: 579 m.

 

Quota massima raggiunta: 941 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 3 ore

In: coppia

 

Tipologia Escursione: panoramica- naturalista

 

Difficoltà: Escursionisti

 

Tipologia sentiero: Sentiero marcato ma non segnato.

 

 

Ferrata-

 

Segnavia: CAI

 

Fonti d’acqua: si

 

Impegno fisico: basso

Preparazione tecnica: bassa

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: no

Libro di vetta: Istallato sulla vetta più alta il barattolino degli spiriti liberi.

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 021
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)               Periodo consigliato: tutto l’anno.

3)               Da evitare da farsi in: Condizioni del sentiero:


Consigliati:

Data: sabato 05 febbraio 2022

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

Nomadi.

Nomadi che cercano gli angoli della tranquillità
nelle nebbie del nord e nei tumulti delle civiltà
tra i chiari scuri e la monotonia
dei giorni che passano
camminatore che vai
cercando la pace al crepuscolo
la troverai
alla fine della strada.
Lungo il transito dell'apparente dualità
la pioggia di settembre

risveglia i vuoti della mia stanza
ed i lamenti della solitudine
si prolungano
come uno straniero non sento legami di sentimento.
E me ne andrò
dalle città
nell'attesa del risveglio.
I viandanti vanno in cerca di ospitalità
nei villaggi assolati
e nei bassifondi dell'immensità
e si addormentano sopra i guanciali della terra
forestiero che cerchi la dimensione insondabile.
La troverai, fuori città
alla fine della strada.

Franco Battiato.

 

 

L’ospitalità, questo sentimento magnanimo, più delle religioni ci differenzia tra i popoli. Condividere un pezzo di pane, la propria abitazione e il giaciglio con il prossimo è un grande atto d’amore, forse tra più i nobili che l’uomo può donare ai propri simili, e noi, la mia compagna e io, in questa escursione siamo stati testimoni di un simile gesto. Dove? Nella comunità montana di Claut, e a opera di gente semplice e dal cuore immenso.

L’escursione presso il monte Piolsa doveva essere una semplice gita di fine settimana, l’ideale per fare un po’ di movimento, successivamente si è rivelata una magnifica esperienza da incorniciare e raccontare. L’elevazione l’ho notata la prima volta durante l’ascesa delle Creste di San Gualberto, essa, posta oltre il colle dei Pias, mi appariva ombrosa, ma allo stesso tempo mi attraeva. A casa, durante la redazione della relazione sulle creste, ho osservato le foto, e studiato la mappa, la cima è risultata ascendibile, quindi, l’ho inserita nella rubrica di quelle da farsi. Giunge la domenica mattina, e non avendo un valido progetto, tiro fuori dal cilindro Molte Piolsa. La montagna in questione non ha molto dislivello, quindi, partiamo dalla pianura friulana alla volta di Claut. Come avevo immaginato, l’ambiente che troviamo nella località è gelato. Lasciamo l’auto pochi metri dopo la chiesa di San Gottardo, presso uno spiazzo alle pendici orientali del monte Piolsa.  La frazione Claut rimane in vista all’orizzonte, scendiamo dall’auto, fa tanto freddo, pare che siamo approdati in Alaska, e le insidiose lastre di ghiaccio, incombenti ovunque, lo stanno a testimoniare.

Iniziamo l’ascesa al monte di Piolsa, percorrendo un breve tratto di strada asfaltata (oggi ghiacciata), per poi sbucare su una carrareccia. Avvertita la bassa temperatura e per rimanere in tema, viaggiamo coperti come eschimesi. Dopo pochi metri siamo a ridosso della Stalla Costa di Ront, che inaspettatamente troviamo operativa. Un allegro giovane è intento a portare del fieno all’interno della mangiatoia. Nell’atmosfera dell’ambiente si percepisce la magia della fattoria, e questo ci rapisce il cuore. Chiedo, sfacciatamente, al giovane malgaro, se possiamo vedere le giovenche. Il ragazzo, di nome Claudio, acconsente, e con orgoglio ci mostra le mucche e anche un vitellino, l’ultimo nato che ha chiamato Tito, di seguito mi spiegherà anche il motivo di tale nome. Scambiamo simpaticamente altre notizie, nasce una simpatica conversazione. Prima di lasciare la fattoria, chiedo delle delucidazioni sul sentiero che dobbiamo percorrere. Claudio, sempre gentilmente, si offre di scortarci sino all’inizio della traccia, a patto che al rientro, ripassiamo da lui per bere un caffè. Affare fatto! Ritorneremo sicuramente. Dopo il guado di un torrente, salutiamo e ringraziamo Claudio, procedendo guidati dalla mappa. Una traccia ben marcata diparte dall’impluvio, risalendo il costone adombrato da un fitto bosco di conifere, un bel sentiero, e si intuisce che per secoli sia stato frequentato dai malgari. Con una serie di anse risaliamo il bosco, fino a sbucare in un bellissimo prato imbiancato dalla neve dove alla nostra destra scorgiamo delle splendide vestigie, quelle delle stalle di Piolsa.

L’immagine catturata dall’iride è immaginifica e allo stesso tempo pittorica: vedo il prato imbiancato su lato sinistro, e giallo-oro e sul lato opposto, da dove spiccano i romantici ruderi con l’evidente vissuto non raccontato. Mentre sullo sfondo dominano la scena il regale Col Nudo e il piccolo paggio monte Cornetto. Una forte sensazione di felicità rapisce l’animo, intensamente, come se volassimo nella volta celeste. Con grande emozione e discrezione visitiamo i ruderi, addentrandoci negli ambienti, a uno a uno, trovando negli squarci delle mura e delle finestre, qualcosa per pensare e sognare. La macchina fotografica idealmente collegata alla mente diviene un pennello che tinge immagini fantastiche, e noi con esse, viviamo l’incanto. Anche il paesaggio alle nostre spalle è magnifico, la scanalata e lunghissima cresta che porta sino al Ciol di Sass, appare come la schiena di un gigante dormiente. Per la vetta del monte Piolsa dobbiamo volgere le spalle alla malga, e mirare al bosco, risalendo la china dal suo interno. Una volta transitati sul prato, ci addentriamo nella selva ombrosa, nemmeno pochi metri e scorgo annodati ai rami bassi degli alberi, delle fettucce bianco-rosse, qualcuno, che ci ha preceduto, è stato intraprendente nell’ascendere, ricalcando con i segni visivi le sparute tracce del remoto sentiero. La parte terminale del monte è imbiancata da neve, per sicurezza, camminiamo ove il terreno è meno scosceso, fino a sbucare sul prato sommitale. Una centralina elettrica con annesso ripetitore di telecomunicazioni, e alcuni giovani abeti specificano la massima elevazione.  Il paesaggio dalla cima è stupendo, esso spazia dalle Prealpi Clautane alle Dolomiti Friulane. Mi rilasso a leggere e riconoscere molte delle catene montuose visibili a occhio nudo; pare di essere spettatori nella platea di un teatro, da dove possiamo visionare questo mirabile spettacolo.

Giovanna ne approfitta per stendersi sul prato e godersi il sole, mentre io sono indaffarato a scattare foto e a fantasticare nuove avventure e nuovi orizzonti.

 Effettuiamo anche la sosta per desinare. Una volta ripreso il cammino, scendiamo con brio dalla vetta, ripercorrendo a ritroso sulla neve le nostre tracce.  Raggiunto il prato dove sono siti i ruderi delle stalle Piolsa, rientriamo a ritroso alla Stalla Costa di Ront, dove ci attende Claudio.  L’amico è rimasto positivamente sorpreso nel rivederci, pensava che avessimo cambiato programma. Gli ho fatto notare che per noi palermitani, la parola data, vale più di un contratto, e che per nessun motivo al mondo non avremmo adempiuto alla promessa. L’amico ci accoglie dentro l’ospitale stavolo, ci sediamo intorno a un tavolo, mentre ci prepara un buon caffè. Claudio è tanto generoso, vorrebbe donarci tutto quello che possiede. Lo ringraziamo vivamente per la squisita cortesia. Chiedo gentilmente se posso visitare l’abitazione, mi attraggono gli oggetti appesi ovunque, egli ne è felice, ci invita anche a visitare le camere di sopra. Dono all’amico un mio disegno, raffigurante il simbolo del gruppo “La montagna per spiriti liberi”, e lui ricambia con un mazzolino di fiori per la mia signora. La conversazione procede piacevolmente, grazie anche al tepore emanato della stufa a legna, il gradimento del buon caffè e lo spaziare della conversazione.  Claudio è anche uno spirito solitario, dalle esperienze raccontate, anch’egli ha avuto la sfortuna di incontrare lungo il cammino della vita dei falsi amici, in questo tema tutto il mondo è paese. Conversiamo anche di politica, abbiamo un simbolo che ci piace e accomuna, ma con diverse motivazioni. Congedatoci dall’amico con un velo di tristezza, ritorniamo all’auto, e di seguito rientriamo nella valle friulana. Oggi è stato un bel giorno, abbiamo conosciuto un aspetto della montagna, l’ospitalità, sentimento tanto caro agli dèi, e che per anni ho vissuto nelle terre mediterranee o letto nei classici della letteratura greca, o nelle avventure degli indiani d’America. L’ospitalità, per noi non è una leggenda o una rarità, ma una splendida realtà del nostro pellegrinare per monti e del territorio di Claut, e delle vicine valli, tra cui amo ricordare la Val Tramontina.

 Il Forestiero Nomade.

Malfa








































































 

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