Monte Monticella dalla Piccola Forchia (Meduno PN).
Diverse volte sono asceso sul monte Mulon, in tutte le stagioni, spesso da solo o con uno dei miei amici a quattro zampe, ma non avevo mai notato che avesse una propaggine, sicuramente l’avrei visitata quando le membra erano più virtuose, ma ogni cosa ha il suo tempo. Così da mesi mi sono ripromesso di ascendere e conoscere questo luogo situato nel meraviglioso ambiente che ruota intorno al Ciaurlec. Cinque lustri fa si ascendeva solo con l’ausilio delle mappe, poi venne la moda dei GPS, e adesso ogni smartphone può essere dotato di numerose applicazioni con più dati delle remote carte topografiche, così tutto è più facilitato, e così tutti sono diventati fotografi ed esploratori, difficilmente ci possiamo perdere, adesso siamo facilmente localizzabili. Così alcune applicazioni conoscono il territorio meglio degli autoctoni, non trovo la cosa orribile, sono a favore del progresso, anche se adoro leggere le mappe cartacee. La voglia di scoprire è sempre quella, quindi preferisco prima andare di persona sul sito e dopo leggere sul web, è il mio modus operandi a cui rimango fedele. Ultimamente non faccio più levatacce, le ore più belle del mio sonno sono proprio quelle quando il sole sorge e inizia a illuminare; quindi, alzarmi mezz’ora prima lo trovo un grande sacrificio, ma con questa temperatura devo, anche se raggiungo il punto di partenza a metà mattinata. Una volta partito da casa in auto nello slargo della Piccola Forchia trovo un’auto, qualcuno è già in azione, parcheggiata l’auto ai margini della carrareccia, mi appronto, iniziando l’ascesa al monte. Lascio libero da guinzaglio Klimt, ambiente conosciuto ed è giusto che inizia ad andare senza vincoli. Cammino lentamente per non sudare, sfruttando le zone d’ombra dove l’afa non nuoce, così, pian pianino raggiungo lo spiazzo dove la carrareccia si biforca. Durante la salita mi sono divertito a fotografare la bellissima fioritura e le numerose farfalle che adornano i lati della carrareccia. Raggiunto il bivio continuo a nord, scendendo di quota, e dopo aver lambito un montarozzo che ospita un capanno di cacciatori proseguo per una bella ansa con orientamento a nord ovest, fino a raggiungere il punto più basso dove a destra inizia una traccia, mentre a sinistra intravedo la malga Monticella, la visiterò al rientro. Il sentiero che conduce alla vetta del Monticella è appena leggibile a causa dei rovi e della vegetazione selvatica che è cresciuta abbondantemente. Mi aiuto con l’unico bastone da trekking adoperandolo come sciabola o machete per liberarmi dei rovi spinosi. Mi rendo conto che sto cavalcando la cresta, ad un tratto la pendenza è leggermente più ripida, finche raggiungo l’apice materializzato solo da piccoli arbusti. Vorrei creare un ometto, ma non c’è un sasso, scrutando la mappa noto che più avanti si apre la visuale, sono curioso e vado avanti. Perdo leggermente quota, ma l’ambiente cambia in meglio. Degli abeti dominano l’habitat a margine di un prato che discende in basso da dove la vista panoramica è affascinante. Vi trovo anche dei massi calcarei sormontati da abeti, niente spine e rovi, anzi, percepisco un bel venticello che rende soave la sosta. Presso un affusto di abete trovo un piccolo albero, mi pare che dal fogliame sia un frassino, decido di erigere in onore della dea Artemide un segno del nostro passaggio. Già, la dea Artemide, ogni talvolta che mi rivolgo a lei mi da un segno di benevolenza tramite i suoi gioielli: animali selvatici o segni tra flora, e io sono attento a interpretarli. La sosta nel punto panoramica dura un po', e obiettivamente non vorrei rientrare, si sta davvero bene, ci sono gradi in meno rispetto alla pianura, ma purtroppo bisogna ritornare. Ripreso il cammino a ritroso lascio un segno sulla quota più alta, per poi riprendere il sentiero che mi riposta alla carrareccia. Breve visita alla malga Monticella, non me la ricordavo più, purtroppo i locali sono inaccessibili al viandante, e quindi rientro. Presso il bivio sento un rumore di motore, è un automezzo, un tizio che scende dal monte Mulon dove possiede una parte di faggeta. Instauriamo una conversazione, scoprendo che abbiamo almeno due punti in comuni: non siamo friulani e siamo ex militari. Mi dice di avere origini piemontesi e di essere un ex sottotenente dell’aviazione e che un tempo era stanziato ad Aviano. Proseguiamo la conversazione discutendo del monte Mulon, della Malga sotto la vetta e di altri aspetti del territorio, finché ci salutiamo visto che è ora di pranzare. Ultimi chilometri in discesa di carrareccia, prima di raggiungere l’auto che purtroppo è infuocata a causa del caldo. Aria condizionata a manetta e si rientra a valle , nell’afosa e invivibile pianura per via della permanente afa. Klimt con questa escursione ha superato le 51 prime cime, non male per il cucciolone.
Il Viandante.
Malfa.









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