Cuel Maur da Battei (Clauzetto).
Martedì 04 agosto 2026.
Alla ricerca del colle sconosciuto, o meglio di una fetta di territorio del Balcone del Friuli, ossia Clauzetto e il suo territorio. Questo monte mi ha incuriosito. Nel passato remoto e recente sono stato sia sulla cresta del Monte Taiet e Rossa, percorrendola per intera con partenza dal cimitero di guerra, e sia sul colle Cuesterelde con partenza dalle sorgive del Cosa, un monte poco frequentato e suggestivo, quindi, mi avventuro in questo territorio per completare le dovute conoscenze. Si impara molto osservando sia le grandi dimensioni che i piccoli particolari, e questo territorio è carico di storia, episodi di vita, e frequentato sin dalla preistoria, sicuramente per la fortunata localizzazione geografica. Mille torrenti solcano il territorio e il paesaggio è variegato. Raggiungo il territorio di Clauzetto in auto, non mi fermo al capoluogo, ma proseguo per Pradis di Sotto, superando la meravigliosa faggeta che trai suoi massi carsici vela le note Grotte di Pradis o Verdi. Subito dopo la località di Battei, lascio l’auto presso uno spiazzo ( 611 m.) il medesimo ospita un cartello esplicativo sulla grotta preistorica di Rio Secco ( sentiero a sud). L’inizio dell’escursione è dirimpetto, dall’altra parte della strada. Pronti, io e Klimt, iniziamo questa nuova avventura, alla ricerca del colle sconosciuto. Una carrareccia ben curata ci conduce ad alcuni stavoli, essi sono in eccellenti condizioni visto che sono abitati, la nostra direzione al bivio vira a sinistra, percorrendo un’altra carrareccia che mi è nota, finché al successivo bivio, dopo aver riconosciuto un bel stavolo in abbandono, lascio la via conosciuta per la nuova, virando a destra e guadagnando vistosamente quota, fino a raggiungere un secondo stavolo, anche questo in eccellenti condizioni. Mi fermo, mi siedo su un tronco e osservo la bellezza del luogo, con la vecchiaia sono aumentate le pause che dedico alla contemplazione. Riprendo il passo e continuo per l’ampia carrareccia di non antica fattura, guadagnando ancora quota e cercando riparo all’ombra delle fronde visto che il sole cuoce violentemente. Raggiunto un piano dove la carrareccia si dirama quasi in piano il paesaggio si apre sul versante dirupato del Colle Cuesterelde, e anche la tipologia della vegetazione cambia, i faggi cedono il passo agli aghiformi. Approfitto della frescura per godermi sotto un abete il paesaggio e il leggero venticello. Ripreso il cammino proseguo per la carrareccia che termina presso la massima quota del Cuel Maur. Tutto intorno allo spiazzo ci sono le tracce dei boscaioli che vengono sin quassù a fare legna, pochi metri a monte la quota più alta ( 748 m.) dove lasciamo il segno del nostro passaggio. Oltre scorgo il tratto dirupato che si collega al colle superiore. Breve pausa all’ombra di un pino sofferente , per poi riprendere il cammino e compiere un anello. Sulla mappa è segnato un sentiero nero che proseguendo a monte si collega con il sentiero C.A.I che scende dal monte Taiet, ma nella realtà è un macello, traccia inesistente a causa dalle ramaglie scartate dai boscaioli e gettate a monte. Lavoro indegno perché in questo modo si cancellano i sentieri millenari. A causa dell’impraticabilità della traccia sono cresciute le erbacce, così nessuno passa più da questo antico sentiero. In mezzo al bosco riesco a intuire la direzione del vecchio tracciato grazie all’ausilio delle mappe, ma una volta raggiunto un rigagnolo la traccia si perde. Mi inoltro dentro il canale creato dall’impluvio superando in discesa parecchi salti, klimt e io ci divertiamo , per il cucciolone sono le sue prime esperienze con la cruda roccia, altro lato positivo è la frescura dell’ambiente. Dopo aver percorso un bel tratto dell’impluvio mi decido a uscirne, e tra le ramaglie e un fitto sottobosco raggiungo il sentiero C.A.I, fine delle difficoltà, anche queste superate con perizia assieme al fido. Il sentiero numerato è ben curato e battuto, dopo un centinaio di metri si biforca, io viro a sinistra, mi dovrebbe portare sulla carrareccia battuta all’andata. Tratto già percorso in passato e dopo un chilometro sono all’interno di una bella faggeta, e lo stesso sentiero assume le forme di un suggestivo troi. Raggiunta la carrareccia a ritroso il cammino mi porta in breve all’auto. Prima di ripartire do un’occhiata al cartello che invita a visitare la grotta preistorica, declino l’invito a un giorno avvenire, preferisco venirci di proposito e dedicare il giusto tempo alla contemplazione di un luogo sicuramente ricco di particolari che meritano la giusta attenzione.
Il Viandante.
Malfa.











































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