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mercoledì 12 agosto 2026

Cja Ronc (Ronchi) e il colle Molime Grande



Localizzazione:  Ronchi (Cjà Ronc): Borgo rurale limitrofo, situato poco sotto l'area di Molime alle pendici del Colle Molime Grande, lungo i percorsi che scendono verso il territorio circostante e la valle. 

 Contesto Geografico e Naturale: L'area fa parte dei pendii prealpini vicini al Torrente Gerchia e al Tagliamento, ricchi di sentieri escursionistici che uniscono le vecchie borgate rurali. 





Avvicinamento: Lestans-Valeriano-Pinzano-Campeis-rotabile che porta sino all’inizio del sentiero C.A.I. 822. Lasciare l’automezzo presso uno spiazzo difronte una cappella votiva, provvisto di panca.


Regione: Friuli -Venezia Giulia.

 

Provincia di: PN

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Dislivello: 190 m.


Dislivello complessivo: 190 m.


Distanza percorsa in Km: 2 


Quota minima partenza: 186 m.


Quota massima raggiunta: 352 m.


Tempi di percorrenza escluse le soste: 2 ore


In: coppia con Klimt


Tipologia Escursione: Storico naturalistica


Difficoltà: turistiche lungo il sentiero 822, per esperti il Colle Molime Grande


Tipologia sentiero o cammino: Antico tracciato, sentiero , traccia labile di animale selvatico.



Ferrata- no


Segnavia: CAI 822


Fonti d’acqua: no

 

Impegno fisico: alto durante l’ascesa al Colle


Preparazione tecnica: Bassa


Difficoltà di orientamento: altissimo durante l’ascesa al colle


Attrezzature: no


Croce di vetta: no


Ometto di vetta: no


Libro di vetta: barattolino del viandante


Timbro di vetta: no


Riferimenti: 

Consigliati: vestiario per ambiente selvatico


Periodo consigliato:  tutto l’anno


Da evitare da farsi in: con ghiaccio o terremo molto umido


Dedicata a: chi ama scoprire luoghi poco frequentati a parte gli animali selvatici e a chi ama scoprire i vecchi borghi


Condizioni del sentiero: Molto frequentato , quindi battuto


Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente si



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco o28

2) Bibliografici:

3) Internet: 

Data dell’escursione: martedì 11 agosto 2026.



Data di pubblicazione della relazione:


“Il Viandante e il lupo”

Malfa




Mi ero dato appuntamento con il colle Molime Grande in autunno, quando le foglie sarebbero cadute e la temperatura sarebbe stata idonea per un’ascesa complessa, l’ultima volta che ho tentato, risale a due giorni fa, mentre poco prima effettuando un anello escursionistico da Campeis avevo sondato le pendici del colle. Come ho scritto sopra, l’ultima volta ho tentato di ascendere il colle dal sentiero che scende dal Monte Molimes, ho superato un torrente asciutto, e dopo aver raggiunto quota 302 metri ho visto che uno sbarramento di vegetazione selvatica rendeva arduo il proseguo. Il caldo di questi giorni non aiuta, quindi ho abiurato l’ascesa, e rinviandola all’autunno. Stamattina dovevo andare nell’udinese per fare una serie di colli, malgrado mi fossi alzato presto per prendere una pillolina il letto mi ha richiamato a sé, e con esso la sorella di Morfeo, tale da intrattenermi nel giaciglio fino a ora tarda. L’escursione presso il gemonese è rinviata, ma a casa non voglio stare, quindi, mi viene in mente Il colle Molime, e visto il gran caldo, non porterò al seguito lo zaino con annessi e connessi, ma solo una sacca con  la ciotola per Klimt, una bottiglia d’acqua minerale, un sacchetto con dentro delle fettucce bicolore (bianco-rosse) e  naturalmente il barattolino da spirito libero. Direi dotazione minimalista, il sottoscritto da ex militare che non ha perso il vizio di essere organizzato, tra jacket multitasche e cinta con annessi porta oggetti, porta al  seguito del materiale utile all’occorrenza. Raggiungo la località prevista in meno di mezzora d’auto, fa tanto caldo. lascio l’auto all’ombra di un acero, mi incammino con l’amico Klimt per il sentiero 822. La sacca pesa poco, non è da me, una volta il mio amico Gino mi disse che io non possedevo uno zaino ma un bazar per via del materiale che caricavo, effettivamente sono diventato minimalista con la vecchiaia. Il primo tratto del cammino è dolce, lambisco il primo stavolo, di cui quasi la totalità è restaurato, e dopo una curva a pochi metri mi si ripresenta quell’immagine felice, i ruderi di Cja Ronc, che anche oggi mi paiono le mura di Troia, o di una città ellenica per via della bellezza che emanano i mattoni erosi dal tempo. Compio il sentiero, circumnavigo la frazione, farò una visita di cortesia al rientro dal colle.  Lungo il sentiero mi colpisce un gruppo di alberi, avvinghiati tra loro, e da un tronco di castano escono dei tronchi di acero, tali da essere un tutt’uno, riflessione su come possono convivere due specie differenti, mentre noi umani abbiamo problemi con i nostri simili. Ascendendo per il sentiero arrivo dove la traccia si innesta con una che lambisce il colle, a sinistra si va per Molime, a destra per il Col Viali e di seguito giù sino a Campeis. Mi porto pochi metri a sinistra, cambio idea, di nuovo a destra del bivio, stavolta sono illuminato, la stessa Dea Artemide mi guida. Pochi metri sopra il sentiero scorgo la parte terminale di una dorsale, mi ispira, e infatti pochi metri a destra mi pare che ci sia qualcosa che somiglia una traccia, la seguo e così dopo un paio di metri sono sulla parte terminale del dorso. Nella sacca ho un contenitore in plastica dove serbo le fettucce bicolore, inizio a legarle sui piccoli arbusti, assicurandomi che  il penultimo sia visibile dall’ultimo, così guadagno quota percorrendo una traccia che pare che sia  di capriolo. La pesta saggiamente segue la morfologia del terreno creando un percorso il più logico possibile, grazie alla mia modalità lupo riesco a leggere il terreno, le zolle d’erba e il crinale, così dopo aver piazzato una ventina di segni mi ritrovo a pochi metri dalla vetta, quindi, felice, ora me la prendo comoda. L’aver visto vicino l’azzurro del cielo sopra le chiome della vegetazione mi emoziona, durante l’ascesa ho liberato la traccia dai rami secchi, e così anche negli ultimi metri, sgombrando l’ultimo tratto e aprendo la visuale a un bel castagno che domina la vetta. Ecco, pochi metri ancora, sono quasi in piano e la quota più alta è materializzata da un giovane castagno adiacente a un altro di cui è rimasta la base del tronco., pare una scultura. Sgancio Klimt che fa la guardia alle mie operazioni, e mi diletto a liberare l’albero che nasce dalla quota alta da rametti invadenti, dopodiché istallo il barattolo degli spiriti liberi, e successivamente mi siedo su un tronco di castagno posto a un metro. La vetta è sgombra da vegetazione invasive, enormi castagni dominano la scena, e pare che tutto il selvatico intorno sia una cortina difensiva di questo angolo di pace. Ho le mie solite sensazioni di quando mi avventuro per quote selvagge raramente percorse dall’umano. In questo luogo la pace regna sovrana, e l’orribile Homo Sapiens per fortuna lo ignora. Dopo una dovuta e sentita pausa meditativa, inizio il cammino del rientro, e grazie ai segni che ho lasciato tutto è fluente e veloce. D’alto scorgo meglio le tracce, effettuo una leggera deviazione seguendo l’originale, che sbuca accanto a uno dei miei segni, In pochi minuti sono sul sentiero CAI.  Sul sentiero selvatico ho lasciato le fettucce e ne ho messa una anche a inizio percorso. La mia filosofia di vita è quella di non fare agli altri quello che hai subito, e in questo caso è quella di aiutare chi in un prossimo futuro vuole ascendere il colle. La montagna è di tutti, e non appartiene  nessun gruppo o singolo, chissà questo pensiero quanti lo hanno adottato. Dal sentiero in pochi minuti sono alle rovine del bel borgo visto in precedenza. Cja Ronc pare una città ellenica in rovina, le mure perimetrali, i bastioni che sorreggono le abitazioni, l’interno del nucleo abitativo, gli architravi, tutto richiama alla poesia, alla magia, e qualcosa anche di stregato che non so spiegare. Mi aggiro tra essi cercando qualcosa nello spirito del silenzio, anche un ramo di fico sbuca  dalle pareti color ocra, e questo mi emoziona. Questo luogo è pittoresco e meriterebbe un bel restauro. Sicuramente qualcuno viene spesso a radere i prati e curarne l’aspetto, fosse il discendente di uno dei remoti abitanti che tra queste mura ritrova le proprie radici, Stavolta scendo dal ripido prato e tra i bastioni mi par di vedere una porta che rimarrà chiusa. Rientro all’auto, con tante emozioni. Non scrivo un sogno realizzato come è comune scrivere di questi tempi, ma una visione di cui ignoravo l’esistenza, e soprattutto lo sento mio e condivido con il mio fedele compagno.

Il Viandante

Malfa.


Dal web:

Cja Ronc, l’antico borgo abbandonato tra presenze e possessioni demoniache

Cja Ronc

All’antico borgo, o a quello che ne rimane, si accede seguendo un piccolo sentiero nel bosco. Non è mai stata costruita una strada asfaltata per raggiungere le case della frazione di Cja Ronc. Siamo in Friuli -Venezia Giulia, su montagne che hanno visto la prima e la Seconda guerra mondiale.


n questo piccolo centro tra il 1943 e il 1944 correvano a rifugiarsi gli abitanti delle altre frazioni di Pinzano al Tagliamento. Scappavano verso l’alto quando i tedeschi entravano in paese. Qualche decennio dopo poi, gli abitanti hanno iniziato a fare le valige e prendere la strada di valle. Molti se ne andavano inseguendo il boom economico che voleva le montagne spopolate e le città affollate di sognatori. Altri hanno provato a resistere, ma anche loro alla fine hanno abbandonato le piccole case in pietra.

A spingerli via dal centro non è stato il sogno di una vita migliore o la ricerca di un futuro diverso, ma gli strani rumori e le presenze che nelle notti riempivano lo spazio tra il freddo buio e il caldo tepore del focolaio domestico. A vedere quel che rimane oggi delle case si direbbe che alcuni siano scappati in fretta e furia prendendo solo pochi oggetti indispensabili. Osservando da vicino quegli edifici si vede ancora una cucina, qualche piatto, un canovaccio usurato dal tempo, il gioco di un bambino. Tracce di una vita rimasta immobile nel tempo, anche se oggi la natura si sta lentamente riprendendo il suo spazio.

Le cronache di questo centro, arroccato su un piccolo monte, parlano di un’epidemia di isterismo e possessioni demoniache. Storie antiche, che affondano le radici al periodo medioevale, ma non solo. C’è chi può immaginare si tratti solo di storie, chi di superstizioni, chi di semplici fenomeni naturali con spiegazioni certe e concrete. Fatto sta che anche tre delle quattro case nuove, costruite dopo gli anni Cinquanta del Novecento, oggi sono disabitate.

Pare che nessuno voglia viverci. Chi ci ha provato alla fine se n’è andato, colpito da inspiegabili eventi notturni: l’elettricità che mancava senza ragione, più e più volte; i recinti divelti e gli animali liberi di vagare nei boschi; gli oggetti spariti nel nulla e poi ritrovati in luoghi insoliti. E quella strana sensazione, quella che pervade ogni parte del corpo quando il sole scende oltre l’orizzonte. Un disagio, un senso di insicurezza e terrore controllato. Chi nella notte ha camminato lungo la strada comunale ha sentito suoni provenire dall’antico borgo. Rumori sordi e profondi, che fanno aumentare il passo fino a tornare velocemente verso le altre frazioni abitate. Che sia questa la ragione che ha spinto gli abitanti ad andarsene? Solo storie, ma se volete visitare Cja Ronc meglio farlo con la luce del sole.
































































 

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