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domenica 2 agosto 2026

Colle Zedilina e Colle Polifemo.

Colle Zedilina e Colle Polifemo.

Giovedì 30 luglio 2026


Il Colle Zedilina è una delle mille elevazioni che compongono il meraviglioso territorio racchiuso nel comune di Castelnovo. In questo periodo estivo che le temperature africane siano ascese fino al Friuli, non è saggio accompagnare il migliore amico dell’uomo per asfalti incandescenti, quindi, approfittiamo della pedemontana usufruendo della frescura del bosco e dei mille rivoli. Conosco bene il territorio di Castelnovo, e malgrado sia un ventennio che indago non ho ancora finito di scoprire i suoi mille tesori. Il Colle Zedilina si trova a monte dei colli che ospitano la frazione di Manazzons,  su una porzione di territorio solcato a est e a ovest da due fluenti torrenti, località totalmente sconosciuta malgrado in passato ho percorso in quella adiacente a est, raggiungendo Vito d’Asio. Quindi, mi appresto con emozione a una nuova avventura. Con l’auto raggiungo la località di Manazzons, continuando per il tratto asfaltato a oriente e aggirando il colle, fino a raggiungere uno spiazzo alla destra della rotabile dove lascio l’auto.  Una volta pronti, io e Klimt, procediamo, prima a ritroso sull’asfalto e dopo imboccando una carrareccia occultata dalla vegetazione che scende sino al torrente in basso. Raggiunto il rivolo lo guadiamo grazie a dei massi messi di proposito per il guado, e una volta raggiunta l’altra sponda, seguendo un segno rosso su un albero imbocchiamo un viottolo. Le fresche acque del torrente sono un chiaro invito a sostare per trarne beneficio, ma noi continuiamo. Questo primo tratto di sentiero è davvero accattivante, dopo un breve tratto in piano inizia a salire il colle con ripide e strette serpentine che fanno in modo da guadagnare velocemente quota sino a raggiungere l’ampia cresta molto pianeggiante chiamata sulla mappa “Chiampei”, tradotto alpeggio ed è chiaro il significato. Proseguo lungo la traccia ben battuta intervallata da vistosi bolli rossi con la scritta ”No Moto”. Chiaramente la scritta è rivolta a chi ama il Moto Cross. Proseguo lungo il piano dominato da giganti faggi fino a che si affusola in una cresta, il sentiero lambisce il lato a oriente, per poi  farsi esposto nello stesso orientamento, così lambendo il tratto che scende verticalmente in basso del canyon creato dal torrente. I tratti più esposti sono protetti da staccionate create con gli stessi tronchi alberi, è un tratto suggestivo, magico, che riporta in un tempo remoto quando queste elevazioni erano frequentati dai montanari. Sto percorrendo il fianco orientale del Colle Zedilina, e la cima è lassù, impenetrabile per via del ripido fianco e della fitta vegetazione, ma non demordo. Studio la mappa, a monte dopo alcune centinaia di metri il sentiero sale lambendo una quota meno ardita rispetto a quella che sto percorrendo. Infatti, l’intuito e la sapiente lettura delle curve di livello mi portano a rasentare i ruderi di uno stavolo, dove poco sopra il tratto di terreno è sgombro da vegetazione selvatica ma soltanto adornato da giganti faggi. Mi pare di intuire una pesta che ascende sino alla vetta che non pare più lontana, la seguo. Il cammino è dolce, la pendenza è lieve e in pochi minuti sono in vetta, dove trovo sulla quota più alta ( 321m.) un faggio, il reale albero che domina il tutto sul colle. È un momento magico, anche Klimt percepisce l’attimo, quasi in venerazione scrutiamo la pianta , con rispettoso silenzio, e ci concediamo alcuni minuti di meditazione, prima di riprendere il cammino ma a ritroso. Durante il rientro raggiunta la località Campeis l’istinto mi invita a indagare la quota 256 m., e così faccio. Virando a destra cerco le tracce di animali, nulla, proseguo a intuito finché il suolo si fa ripido e ascende, lo seguo evitando gli arbusti selvatici che ostacolano il cammino, finché raggiungo il punto più alto dove è posto un faggio sofferente e scavato dal tempo, tale che mi pare che abbia un occhio gigantesco.  Battezzo la quota colle Polifemo. Anche qui lasciamo il segno del nostro passaggio, Klimt pare che conosca tutti i miei atteggiamenti, e ogni talvolta che raggiungo la meta si adagia accanto allo zaino, osservando il mio fare. Consacrata anche questa quota ad Artemide, si procede al rientro, scoprendo un paio di ruderi di stavoli, e in essi cerco ricordi vita, e mi pare di raggiungerli con la fantasia. Ripreso il cammino, ridiscendo al torrente, per poi proseguire sino alla stradina asfaltata. Klimt ne approfitta per fare un salutare bagnetto nelle fresche acque, provo una sana invidia. Raggiunta l’auto,  per fortuna l’ho lasciata in una zona d’ombra, rientriamo con calma, riconoscendo alcuni tratti suggestivi della località, tra cui una chiamata “Il Pozzo del Signore”. Fine di una serena escursione nell’ambiente che amo di più, la montagna.

Il Viandante.

Malfa

























































 

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