Col Viali e i Cuei da Campeis.
Venerdì 31 luglio 2026
Dopo essere stato assieme all’amico Klimt sul Colle Zelidina, nel rientrare ho buttato lo sguardo su un colle che precede Campeis, ho pensato che si trattasse del Colle Viali, conferma che ho avuto a casa nel monitorare le mappe. Così l’indomani mattina percependo la terribile afa che domina questo fine luglio, ho deciso di cercare ombra e refrigerio nei pressi di Campeis. Sono arrivato a mezza mattinata nella piccola frazione, uscendo dall’abitacolo dell’auto ho subito percepito la calura, in un battito di tempo io e klimt ci siamo catapultati nella stradina che sale a occidente alla frazione di Ronchi alla ricerca di refrigerio. Cercando ombra sulla destra della stradina ho notato un tratturo che portava su un alto prato, senza esitazione l’ho imboccato, raggiungendo in breve un ampio piano inerbito. Con lo sguardo ho visionato la pendenza, si tratta di un piccolo colle, e la massima quota ( 202 m.) è a settentrione, anche se la mappa indica un sentiero non lo vedo, vado a occhio, percorrendo all’ombra delle vegetazioni che cingono l’altura, fino ad inostrarmi per poche centinaia di metri nel basso boschetto, finché ho raggiunto un capanno, la massima elevazione. Sotto il capanno, a settentrione un sentiero percorre il tratto, mi immetto in esso ma virando a occidente, finchè, dopo essermi inoltrato in un bel bosco di faggi esco sulla stradina che stavo percorrendo in precedenza. Continuo il cammino, la rotabile compie un’ampia ansa, fino a raggiungere una cappella votiva (Nostra signora del Lourdes), dove è evidente l’inizio sentiero che porta a Ronchi ( Cja Ronc) e una comoda panca dove effettuo una sosta all’ombra donata dalle fronde di un albero. Do ancora un’occhiata alla mappa, il cartello con l’indicazione del borgo Ronchi ha una freccia con l’indicazione sbagliata ( a destra mentre il sentiero è a sinistra), inizio a camminare per il remoto sentiero e dopo un centinaio di metri sono al cospetto di un’abitazione, uno stavolo in ottimo stato e vi sono dei turisti che sollazzano davanti a una piscina artificiale e in compagnia di un bellissimo cane lupo. Proseguo per il sentiero che si fa ripido, e dopo aver compiuto un’ansa a sinistra intravedo qualcosa di meraviglioso, i ruderi della frazione di Cja Ronc con imponenti contrafforti che lo fanno apparire come un’antica città protetta da poderose mura, la battezzo idealmente Troia, perché ha il fascino dell’arcaico. Circumnavigo l’imponente rudere, a occidente imponenti finestre si aprono mostrando l’azzurro cielo, mi siedo ai bordi del sentiero per ammirare cotanta bellezza, che sa di poesia. Dopo la breve pausa contemplativa proseguo per il sentiero, sempre ripido, finché in alto si innesta sul sentiero che a destra prosegue per il Col Viali, proseguo a sinistra per esplorare le pendici del colle Muline Grande, ho cercato una traccia di salita, nulla, vi è un fittissimo e impenetrabile sottobosco e la calda stagione non aiuta di certo, tenterò l’ascesa in inverno, sia per la temperatura che per la vegetazione che sarà più rada. Effettuo una retromarcia e imbocco il sentiero poco frequentato che lambisce il versante meridionale del colle Viali. Man mano che cammino ravvivo i ricordi, so dove sbuca il viottolo, ma l’erbaccia alta è antipatica, sono con i calzoni corti e i rovi li sto afferrando tutti. Il sentiero è davvero bello, dolce, peccato per la temperatura alta, tutta l’acqua che ho bevuto l’ho sudata, e nelle borracce sto attento a tenere l’acqua per Klimt, i cani non sudano e quindi rischiano di più per il caldo. La pesta è segnata con vistosi bolli rossi, arrivati a un bivio salgo per il Col Viali, erbacce da superare finché dalla crestina raggiungo la vetta che è materializzata da un trono in pietra è un grande abete inclinato e terreno libero da erbacce, tutto uguale a qualche anno fa, non ci sono sassi per erigere un ometto alla dea Artemide, mi ingegno e creo un frutto dove segnare il passaggio del viandante. Ci riposiamo all’ombra dell’abete. Io e Klimt soffriamo l’aria infuocata, per fortuna da questa quota in poi sarà solo discesa e dentro il fitto bosco. Ripreso il cammino, continuiamo per il sentiero precedente, perdendo ripidamente quota, sino a sfiorare i ruderi di uno stavolo, e sempre giù per il sentiero ripido che sfocia in un bel prato alla base del colle. Oltre non vedo tracce, cammino aderente al prato usufruendo dell’ombra della boscaglia che cinge un impluvio, finché sbuco all’inizio di una carrareccia. Approfitto di uno sgabello costruito sopra dei rami per riprendere fiato, e di seguito riprendere il passo fino a sbucare sul caldo asfalto della strada provinciale che lambisce la frazione di Campeis. Ulteriori metri di cammino sul caldo suolo per raggiungere il punto di partenza , la chiesetta di San Giuseppe. Prima di salire in auto ci avviamo alla fonte della frazione posta a pochi metri da dove sgorga della fresca acqua che ci disseta e delizia, più che un miraggio è un miracolo. Così ha termine la breve ma intensa escursione in un territorio tra i più caratteristici del Friuli.
Il Viandante.
Malfa.










































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