Borgo Tamat da Tramonti di Sopra
Localizzazione: Prealpi Carniche.
Avvicinamento: Lestans- Travesio-Toppo-Meduno- lago di Redona-Tramonti di Sotto- Casera Comesta- proseguire fino a poco prima del guado con il torrente Tarcenò – Piccoli spiazzi adiacenti la strada.
Regione: Friuli -Venezia Giulia.
Provincia di: PN
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Dislivello: 270 m.
Dislivello complessivo: 270 m.
Distanza percorsa in Km: 4, 4
Quota minima partenza: 420 m.
Quota massima raggiunta: 660 m.
Tempi di percorrenza escluse le soste: 2 ore
In: coppia con Klimt
Tipologia Escursione: storico naturalistica
Difficoltà: escursionistiche
Tipologia sentiero o cammino: sentiero
Ferrata- no
Segnavia: CAI 832
Fonti d’acqua: si, presso gli impluvi
Impegno fisico: basso
Preparazione tecnica:
Difficoltà di orientamento: nessuna
Attrezzature: no
Croce di vetta: no
Ometto di vetta: no
Libro di vetta: si, presso il ricovero Varnerin
Timbro di vetta: no
Riferimenti:
Consigliati:
Periodo consigliato: tutto l’anno
Da evitare da farsi in:
Dedicata a: chi ama scoprire l’eroica vita dei partigiani nel nostro territorio-
Condizioni del sentiero: ben marcato e segnato.
Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente si
Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028
2) Bibliografici:
3) Internet:
Data dell’escursione: giovedì 15 ottobre 2026
Data di pubblicazione della relazione:
Il “Forestiero Nomade”
Malfa
Dopo la meravigliosa escursione sul Cuel di Cor da Campone, mi ero ripromesso di passare davanti al murales che ricorda le Medaglie d’oro e d’Argento alla Resistenza di Battisti e Paola, nomi di combattimento di Gianni Bosi
e Jole De Cillia Nel 1944 io non c’ero, sono nato negli anni Sessanta e lontano dalla Repubblica Carnica, e di partigiani ne avevo sentito parlare a scuola o dalla televisione, finché, amando la storia , passione trasmessami da mio padre, ho capito da che parte dovevo stare. Mi ritengo fortunato di aver professato la mia attività lavorativa nella pedemontana friulana, e aver vissuto per 42 anni ai margini dei colli che hanno ospitato la prima comunità democratica italiana. La mia passione per la montagna mi ha portato per sentieri che un tempo furono percorsi da questi ragazzi che nel loro cuor non avevano l’ego proiettato per la bella vita o il denaro, ma il fuoco sempre ardente della libertà e dell’altruismo. Mio nonno paterno, mio omonimo, fu antifascista, ma non l’ho conosciuto, è morto un decennio prima che io nascessi, al tempo del fascio fu confinato in un’isoletta del Mediterraneo, Lampedusa, e so solo questo. Le mie nonne, bigotte cattoliche, come le mie zie, avevano paura del loro pensiero libero, si professavano ignoranti e credenti, mentre mio padre era antifascista e mi ha trasmesso l’ardore della politica al servizio degli altri, ma è morto troppo presto, prima che io gli ponessi delle domande, le stesse domande che ho la fortuna di ricevere da mio figlio. Crebbi in un ambiente di destra, anticomunista, e maturando e frequentando i fasci scoprii che io ero l’opposto di loro, ero un ribelle che mettevo la gente al primo posto e gli interessi personali all’ultimo. Così con gli anni a seguire questa mia personalità si è arricchita di miti combattenti e idealisti, ed è quello che trovato nei piccoli monumenti o iscrizioni scoperti nel mio vagare per sentieri. Mi sorprende l’età dei partigian martirizzati, tutti giovani, tutti eroici, belli e purtroppo sono morti. Deceduti per una Nazione di cui la maggioranza ignora la loro esistenza e il loro sacrificio estremo. Per tale motivo dedico la mia terza stagione di uomo a ripercorrere le tracce di costoro che hanno dato la loro vita per me, glielo devo, devo dare senso alla mia esistenza, che non è solo sopravvivere ma vivere in libertà e di libertà. Così il 15 ottobre del 2016 sono sulle tracce degli ultimi attimi di Battisti e Paola, una coppia di combattenti che si sono sacrificati con un gesto estremo, suicidio, per non cadere in mano ai nazifascisti a Palcoda, malgrado i loro compagni venissero lo stesso catturati e l’indomani fucilati a Tramonti di Sotto. Stamattina venendo su da Meduno ho visto la stele con i nomi dei partigiani fucilati, e la stessa giornata ha un sapore invernale, tetro, con una bassa temperatura a ricordare qualcosa di funesto e tragico. A Palcoda sono stato spesso, nel 2011 con il gruppo manutenzione della valle Tramontina, sottosezione di quella di Spilimbergo, partecipai alla cura del sentiero (831 a) preparato per la successiva inaugurazione della campana del borgo fantasma, oggi ho rivisto le foto nel mio archivio. Ci sono stato spesso, ma oggi avevo voglia di ascendere al borgo Tamat, per poi pensare cosa fare, ed è quello che ho fatto. Il murale che precede il torrente Tarcenò inizia a deteriorarsi, mi ricordo quando era fresco di fattura, e un seguente atto vandalico da parte di qualche nostalgico del Ventennio. Ma oggi è lì, con l’immagine di Paola e Battisti che incontrano gli altri partigiani, ora so la storia e quella per me è un’ immagine sacra da adorare. Indosso il basco con la stella dei garibaldini, io e klimt abbiamo anche il nome da combattimento, e così inizio questa breve escursione per il sentiero che porta a Tamar, una delle borgate frequentate sicuramente dai combattenti per la libertà. Il sentiero 831 è ben curato, una serie di brevi tornanti con lieve pendenza che porta su, purtroppo il cielo non mi piace, non mi da energie, così sicuramente mi fermerò a Tamat. Dopo un’oretta giungo alla frazione, riconosco i muri a secco e di seguito gli scheletri delle abitazioni. Breve visita al ricovero Varnerin, ci sono stato tante volte, ma solo per apportare una firma, non amo sostare nei ricoveri, preferisco anche per assumere una barretta energetica sostare all’aperto, ma ho rispetto per il responsabile, persona ospitale e per il C.A.I di San Vito, in cui ho parecchi amici, e questo luogo è sotto la loro cura. Potrei ascendere il monte Celant tramite la carrareccia, ma il cielo grigio mi blocca. Così rientro per lo stesso itinerario, indossando il mio foulard da partigiano e cantando Bella Ciao. A valle incontrerò anche il sole, lo stesso che hanno sognato i nostri eroi per un futuro del paese più luminoso e libero.
Malfa.
Da WIKIPEDIA.
Jole De Cillia (Ampezzo, 23 gennaio 1921 – Tramonti di Sotto, 9 dicembre 1944) è stata una partigiana italiana con il nome di battaglia Paola, insignita di medaglia d'argento al Valor Militare alla memoria.
Biografia
Jole De Cillia nacque nel 1921 ad Ampezzo in una famiglia operaia; per motivi di lavoro la sua famiglia emigrò nel 1924 in Francia dove la ragazza frequentò tutte le scuole fino a diplomarsi come infermiera. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale costrinse i De Cillia a rientrare in Italia ove Jole trovò lavoro come infermiera presso l'ospedale di Udine dove, nel 1942, conobbe la partigiana Fidalma Garosi detta Gianna che con l'aiuto di un gruppo antifascista, era impegnata a sottrarre medicinali dall'ospedale per aiutare la resistenza slovena. Dopo aver collaborato con l'amica, Jole decise di fornire maggior contributo alla lotta, unendosi a un gruppo di partigiani garibaldini che operavano nelle zone di montagna presso Canebola, frazione di Faedis. Inizialmente impegnata nell'assistenza sanitaria dei feriti, Jole continuò ad operare come staffetta fino a quando, nel 1944, un membro dei GAP infiltratosi presso il comando tedesco di Udine, avvisò la ragazza e l'amica Fidalma che le SS erano a conoscenza delle loro attività partigiane e che la migliore soluzione sarebbe stata quella di fuggire in montagna.
Jole continuò in clandestinità le attività di propaganda e di resistenza nel Gruppo Brigate Garibaldi comandato da Giannino Bosi detto Battisti con il quale la ragazza si era nel frattempo fidanzata. Giannino Bosi era stato ferito a un ginocchio e non riusciva a camminare bene e, quando a causa di una controffensiva il Gruppo partigiano fu incalzato dai tedeschi, si rifugiò nel paese di Palcoda, nel frattempo abbandonato dagli abitanti. Battisti ordinò che Jole e i compagni lo lasciassero solo, affinché potessero arretrare in zone sicure, ma non fu obbedito. Quando il battaglione Valanga della X MAS li trovò, sia Jole che Giannino si difesero strenuamente[1] fino a quando, vistisi oramai soverchiati dal nemico, si suicidarono entrambi morendo uno vicino all'altra all'alba del 9 dicembre 1944.
Giannino Bosi “Battisti”
Partigiano
Piacenza, 22 febbraio 1920 – Palcoda (Tramonti di Sotto), 9 dicembre 1944, Medaglia d’oro della Resistenza.
Studente di economia e commercio alla Università Cattolica di Milano, interruppe gli studi quando venne chiamato alle armi.
Sottotenente di complemento, il’1° settembre 1943 fu assegnato al I Reggimento di fanteria “Re” di stanza a Cividale. A metà settembre andò tra i partigiani e, nel battaglione Garibaldi, scelse il nome di battaglia di Battisti. Apprezzato per il coraggio e la preparazione militare, divenne nell’autunno ’44 comandante della brigata Garibaldi “Tagliamento”, poi comandante dei Gruppo Brigate Garibaldi Sud.
Durante i grandi rastrellamenti dell’autunno-inverno ’44, ferito a un ginocchio non potendo seguire gli altri comandanti, riparò sopra l’abitato di Palcoda con alcuni suoi partigiani e con Jole De Cillia “Paola”, con la quale nell’estate era nata una storia d’amore.
Sorpreso dai fascisti del battaglione Valanga della Decima MAS, cadde in combattimento con Paola, mentre dieci dei suoi uomini, catturati, furono fucilati il giorno dopo contro il muro del cimitero di Tramonti di Sotto.




























































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