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sabato 3 ottobre 2026

Anello del Monte Cuar dalla Val Tochel.

Anello del Monte Cuar dalla Val Tochel.



Localizzazione:  Prealpi Carniche


Avvicinamento: Lestans- Pinzano- Forgaria-Monte Prat


Regione: Friuli -Venezia Giulia.

 

Provincia di: UD

.

Dislivello: 700 m.


Dislivello complessivo: 700 m.


Distanza percorsa in Km: 12,5


Quota minima partenza:  895 m.


Quota massima raggiunta: 1478 m.

 0re

Tempi di percorrenza escluse le soste:   6 ore


In: coppia con Klimt


Tipologia Escursione:  Paesaggio naturalistica


Difficoltà: escursionistica


Tipologia sentiero o cammino: Stradina asfaltata-strada forestale-tracce di bovini-Sentiero Cai



Ferrata- no


Segnavia: CAI 816-815


Fonti d’acqua: nessuna

 

Impegno fisico: medio


Preparazione tecnica: bassa


Difficoltà di orientamento: nessuna


Attrezzature: no


Croce di vetta:  Madonnina e campana di vetta


Ometto di vetta: no


Libro di vetta: si


Timbro di vetta: c’è il tampone ma manca il timbro


Riferimenti: 

Consigliati: 


Periodo consigliato:  tutto l’anno, tranne la discesa ripidissima sconsigliata in caso di terreno ghiacciato o umido.


Da evitare da farsi in: con terreno ghiacciato o molto umido


Dedicata a: chi ama rifare i classici monti che si affacciano sulla pianura friulana


Condizioni del sentiero: ben segnato e battuto, un classico dell’escursionismo.


Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente sì



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 020

2) Bibliografici:

3) Internet: 

Data dell’escursione: venerdì 02 ottobre 2026


Data di pubblicazione della relazione:


Il “Forestiero Nomade”

Malfa


Dopo undici anni, si ritorna sulla vetta del Cuar, una montagna per quanto non abbia una quota considerevole, soli 1478 metri, è un punto cardine delle montagne friulane. Posta al centro dell’infinita cinta rocciosa ai margini della pianura, dalla sua vetta si possono scorgere quasi tutte le montagne della regione e anche oltre, ma soprattutto è raro non inquadrarla dalla pianura quando si traguarda a monte. Una volta era il mio classico con cui iniziamo le escursioni dopo il periodo invernale, diciamo il mio A.B.C dell’escursionismo, e il mio sentiero preferito era quello che dalla Val Tochel, tramite una ripida diagonale mi portava al centro di questo rilievo caratterizzato dalla due cime estreme, Il Cuar e il monte Fragjel. Il sentiero adesso dismesso sbucava proprio sotto il Cuel Dai Poz, peccato, perché me lo ricordo bene ed era una palestra per l’escursionismo avventuroso. Nostalgico dei bei tempi, dopo essere asceso con l’auto sino al Monte Prat, lascio il mezzo presso una fattoria, a pochi metri della Val Tochel, sia per prevenire un tipo antipatico di vandalismo che spesso avviene presso Cuel di Forchia (ne sono già stato vittima, e sia perché non è detto che preso da follia ridiscenda per il sentiero dismesso, ma questo lo deciderò dopo. Anche oggi con me c’è il mio inseparabile amico, Klimt, che ha già accumulato in due anni di vita 68 prime cime, non contando le ripetute. Per me non è importante, ma il suo tartufo (nasino) è sempre a caccia di nuovi odori, di nuovi ambienti, e questo mi rende felice.  Per quanto possa sembrare matto tendo molto a umanizzare Klimt, come ho fatto con Magritte, e detto dal grande etologo Konrad Lorenz che ha definito il cane più amico dell’uomo rispetto a un nostro simile, questo mi basta e avanza. Si parte per l’escursione percorrendo la rotabile che mi porta alla forchia, un tratto monotono, ma utile, che mi serve a mettere a posto le idee. Nel primo tratto perdo quota, per poi riguadagnarla sino a raggiungere un bivio, poco sotto Cuel di Forchia opto per la strada forestale che non ricordo di averla mai percorsa in passato. La carrareccia è ampia, vi sono lavori in corso di manutenzione; quindi, inizio l’ascesa al monte evitando così il tratto ripido, ma dopo una serie di tornanti mi rendo conto che sto accumulando chilometri, quindi, danno ‘occhiata alla mappa esco presso una curva, un ripido taglio fuori pista con cui raggiungo il sentiero CAI proveniente dalla Forchia, per poi ricongiungermi con la carrareccia poco sopra. Un tavolo con panche è posto all’inserzione del sentiero. Ascendendo, al prossimo bivio trovo un altro tavolo con panche e anche un cartello che indica la direttissima per la vetta del monte Cuar, ben 400 metri di dislivello in nemmeno un chilometro di percorso, l’ha percorrerò, come ho sempre fatto per il rientro. Continuo per la forestale, che con una serie di anse mi conduce sino alla Malga Cuar. Il percorso all’interno di una ombrosa faggeta, indosso una giacca tecnica perché ne avverto l’umidità. Nel frattempo, incontro un giovane in discesa, l’avevo visto alla partenza in moto, l’ho riconosciuto dai vistosi pantaloni arancioni. Scambiamo qualche battuta, scopro che ha solo vent’anni, studente universitario, e con una grande passione per la montagna, beato lui, ha tutto un universo da conquistare. Dopo il congedo proseguo, finché lasciato l’ombroso bosco mi ritrovo quasi in concomitanza della malga, ma non ho voglia di allungare il brodo, quindi, tra i ripidi prati scorgo una traccia, sembra percorsa dalle mucche, la seguo fino a raggiungere il filo di cresta. Breve sosta per ammirare lo splendido paesaggio, in basso a oriente c’è il monte Prat da dove sono partito, a settentrione la cresta che porta al Monte Flagjel con l’enorme croce tubolare, e a oriente la cresta che mi porta al Cuar, ancora non in vista. Ho già asceso più di 400 metri, per la vetta ne mancano ancora quasi 200, ma la bella traccia e il paesaggio circostante cancellano la fatica, donandomi scorci di poesia paesaggistica. Dall’alto domino la pianura friulana e l’argenteo Tagliamento, mentre nelle altre direzioni risco a riconoscere le montagne di una vita, dalle Giulie, alle Carniche, sino alle dolomiti friulane. Le sagome delle montagne sono inconfondibili, e ogni punto fissato è un giorno della mia vita. Confesso che sono emozionato, forse una lacrima vorrebbe scivolare sul mio viso, ma l’emozione la frena, e cela i miei sentimenti che avverto sono molto intensi. Raggiunto un pulpito, finalmente intravedo il cupolone sommitale del Cuar, un massiccio con la linea di confine contornata da una faggeta eroica che sfida i venti, lo si intuisce dalle forme contorte e nervose dei rami a proteggersi da un versante verticale che cade a strapiombo sul monte Prat. A primo acchito non si riesce a intuire come salire questi ultimi 100 metri di dislivello, ma l’arcano è presto svelato, il sentiero procede a oriente, dentro il boschetto, lambendo tra roccette e zolle, la linea di confine tra pieno e vuoto, un’autentica dicotomia della natura, mentre un paio di grifoni volteggiano nell’azzurro dando il benvenuto al viandante e al suo amico a quattro zampe. Sono a ridosso del cupolone inerbito della vetta, ora scorgo la campana posta  sulla quota più alta e di seguito pochi metri avanti la sagoma di una madonnina in metallo. Fatta! Dopo undici anni, rieccomi in vetta, che in passato ho condiviso con amici, con Magritte, con escursionisti incontrati lungo il sentiero o in vetta, e ora con Klimt. Oggi siamo soli, la vetta sola per noi, quindi zaino a terra, ci dissetiamo, do la precedenza al mio amico, ci sfamiamo, e di seguito compilo il quaderno dei visitatori, una malloppone posto in un contenitore nello stesso piedistallo in metallo  della madonnina. Klimt si fida dell’ambiente o è stanco, sono io a vegliare su di lui, e la cosa mi fa piacere, mi ricorda l’eroico Magritte, che una volta arrivati in vetta si appisolava accanto allo zaino. Bella giornata, anche se il cielo è velato da leggeri tocchi di bianco, dopo la giusta pausa, iniziamo la discesa, ma prima  tiro le stringhe degli scarponi, tutte abitudini imparate con l’esperienza. Il sentiero è ripido, fa pure caldo, perdiamo quota rapidamente tra intermezzi di sentiero su ripidi prati o all’interno della piccola faggeta, finché  raggiungiamo la strada forestale percorsa a inizio escursione, proprio al bivio da dove parte la direttissima. Ci aspettano pochi metri di carrareccia e di seguito un altro tratto,  prima per pendio erboso e di seguito all’interno del boschetto ove raggiungiamo la nota roccia scavata dove diparte il sentiero CAI  816 dal Cuel di Forchia. Raggiunta la forcella, scendo di altri metri per una traccia CAI, finché, mi ritrovo sulla carrareccia che mi riporta al punto di partenza. Altri due chilometri di cammino sereno, un de affaticamento, dove posso riflettere sull’avventura odierna, mettendo ordine ai momenti vissuti.  Raggiunta l’auto, nel prato adiacente trovo un trattore con conducente atto a tagliare l’erba, un breve cenno di saluto ricambiato, e una volta pronto si riparte direzione casa. Così ha termine il ritorno a una delle cime che ho amato di più in vita mia, un’escursione che sa di rito religioso per via della bellezza che il monte ha sempre rappresentato ed emanato. 

Malfa





















































 

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