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sabato 10 ottobre 2026

Colle Che Guevara e la frazione di Staligial

Colle Che Guevara e la frazione di Staligial



Note tecniche.

Localizzazione: Dolomiti destra Tagliamento- Prealpi Carniche-

Avvicinamento: Lestans-Toppo-Meduno- Lago di Redona-seguire indicazioni per Chievolis- Indicazioni per Selva- Bivio per Chiarsuela- proseguire per il borgo di Staligial, lasciare l’auto nello spiazzo adiacente la vecchia scuola.

Località di Partenza: Spiazzo adiacente la vecchia scuola.

Dislivello: 500 m.


Dislivello complessivo: 500 m.


Distanza percorsa in Km: 4chilometri.


Quota minima partenza: 650 m.

Quota massima raggiunta: 885 m.

Tempi di percorrenza escluse le soste: 2,15 ore



In: coppia con Klimt


Tipologia Escursione: naturalistica


Difficoltà: escursionisti esperti


Tipologia sentiero o cammino:  sentiero labile



Ferrata- no


Segnavia: CAI 


Fonti d’acqua: fonte al centro di Staligial

 

Impegno fisico: medio


Preparazione tecnica: bassa


Difficoltà di orientamento: nessuna


Attrezzature: no


Croce di vetta: no


Ometto di vetta: no


Libro di vetta: barattolino del Viandante


Timbro di vetta: no


Riferimenti: 

Consigliati: 


Periodo consigliato:  tutto l’anno


Da evitare da farsi in: con sentiero  bagnato o ghiacciato


Dedicata a: chi ama inoltrarsi nei luoghi selvaggi


Condizioni del sentiero: traccia spesso invasa da vegetazione


Percosso idoneo per portare cane al seguito: no, ho sbagliato



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028

2) Bibliografici:

3) Internet: 

Data dell’escursione: mercoledì 07 ottobre 2026


Data di pubblicazione della relazione:


Il “Forestiero Nomade”

Malfa


Breve escursione in una ambiente selvaggio, all’interno di una valle scavata dal torrente Silisia. Ritorno sul luogo spesso, scoperto per caso durante la mia ascesa al Monte Buttignan il 22  gennaio del 2029. Vi sono ritornato con mio figlio, con Claudio, e anche da solo, perché in questo luogo ritrovo parte di me, quel lato primordiale che ha bisogno di una natura autentica e distante dalla crudele piega che ha preso in questo periodo l’umanità. Oggi con me c’è Klimt, il fedele cagnetto che ultimamente è diventato il mio Sancho Pancia, fedele scudiere dei miei sogni e delle mie visioni.  Arriviamo presso Staligial, dopo esserci avventurati in parte della Valle Tramontina, la mia seconda patria dopo naturalmente la Sicilia. Il Lago di Redona è quasi in secca, i remoti ponti sono in mostra, e le montagne che cingono in un abbraccio la valle sono belle in vista, una parata le montagne selvagge e allo stesso tempo accoglienti. Dopo la bella frazione di Chievolis, a cui accedo tramite uno dei due ponti  di accesso, inizio l’ascesa della rotabile che, prima mi conduce a Chiarsuela, e di seguito dopo una serie di tornanti davanti all’ex scuola elementare, di recente restaurata e diventata biblioteca. Bella iniziativa. L’edificio è dotato di un ampio spazio dove lascio l’auto, e una volta pronto inizio l’escursione con il mio fedele scudiero. Dopo un tratto di carrareccia, un breve sentiero porta a un pulpito panoramico, adornato con un tavolo e una panca. Lo sguardo penetra la valle del Lago di Selva e le selvagge elevazioni che lo circondano. Effettuo una breve sosta prima di iniziare l’escursione vera e propria ,  di seguito superando un tratto eroso e molto ripido (scoprirò al rientro che potevo aggirarlo a valle) mi ritrovo sul sentiero, inizio a percorre una traccia che nei primi metri è il superamento di un ghiaione quasi verticale che viene giù dal monte, cammino con prudenza, finché inizio a percorrere una traccia che aggira il Monte Buttignan collegandosi con quella che sale da Inglagna. Dopo un tratto di percorso, una tabella mi indica di cambiare rotta per ascendere al monte, e infatti ora il tratto è ripido e inizio a guadagnare quota. La giornata è meravigliosa e le nubi che arriveranno sono lontane, verso il mare. Guadagnando dislivello noto che la traccia non è molto percorsa, soprattutto quella che costeggia le pareti aggettanti e rocciose del monte. La pesta è minuscola, mi aiuto con la vegetazione selvatica che adopero come corrimano. Supero un pulpito panoramico, finché raggiungo il vertice di uno sperone che in un primo tempo supero, sempre prudentemente,  ma una volta raggiunto un impluvio, mi giro indietro rendendomi conto che l’averlo superato con Klimt è stato un grosso rischio. Guadagno ancora quota su un costone e mi fermo, mi siedo su una zolla d’erba, e rifletto su cosa sto facendo. Mille pensieri avvolgono la mia mente, osservo Klimt che è fiducioso in me, ma questa sua abnegazione mi commuove, e mi chiedo se vale la pena rischiare la sua vita per una cosa mia, e la risposta è imperativa. No! Non ne vale la pena. Klimt è un mio compagno di viaggio, ma la sua vita è preziosa, mi è cara. Rifletto! Osservo in alto, sono quasi alla cengia che mi porterà all’ultimo strappo e poi in vetta, sopra di me solo roccia, ma quel punto che ho superato mi ossessiona. A parte che ho già fatto la vetta in passato, ma ho perso la mia sicurezza, ho paura, la Dea Artemide già mi ha dato dei segnali, un corvo mentre ascendevo, e poi un uccellino con una macchia nera sul petto, e io sono uno che ascolta la voce della Montagna. Decido di rientrare, convinto di fare la cosa giusta, e dentro di me una voce mi dice:<<Beppe, stai compiendo una scelta logica, matura, non è più tempo che rischi ed osi, hai fatto il tuo, ora goditi la montagna senza patemi d’animo, senza dover dimostrare nulla, nemmeno a te stesso, ma solo deliziarti della sua bellezza.>> Di solito nel passato quando non raggiungevo un obiettivo non ci dormivo su, due giorni dopo ero sul luogo e portavo a termine la missione. Mi è successo con il Plauris da Venzone, con il Canin dalla valle resiana,  non ne ricordo altri, ma questa volta non ho quel sentimento dentro, anzi lo avverto come un segno di forza e intelligenza. Superato l’ostacolo, stavolta in discesa, ripercorro a ritroso il sentiero, poi ad un tratto guardo i profili dei colli in basso. Cerco nelle applicazioni escursionistiche sul cellulare cosa porta a quel colle e leggo un sentiero che si interrompe sulla quota più alta del colle ma non ha un nome, almeno ufficiale. Perdendo quota trovo la traccia che sale. Al colle anonimo, la seguo, supero alcuni schianti, ed eccomi al vertice del rilievo, oltre si scende giù nel canale; quindi, sgancio lo zaino e decido di dare un nome all’altura; lo chiamerò Colle Che Guevara, in onore della maglietta che indosso. Peccato per la vegetazione che occulta la visione, sarebbe un bel pulpito panoramico. Breve sosta con Klimt, ci rifocilliamo, e di seguito riprendiamo il cammino fino a raggiungere il pulpito panoramico con panca e tavolino. Da questa posizione, dopo una breve sosta, rientriamo, ma passando per il borgo di Staligial. Le abitazioni periferiche stanno crollando, vi sono dei cartelli che avvisano del pericolo, aggiro quest’ultime e visito il borgo che questo dì è disabitato. In basso raggiungo alcuni stavoli, e difronte a uno di essi vi ritrovo un’antica pittura sacra, un affresco, dove assieme all’immagine di Madonna con bambino e santi, vi è in alto a destra il ritratto del committente, un certo “Lenardo”,  il dipinto è del 1681, un’autentica opera d’arte del periodo barocco, che merita di essere conosciuta. Ultimi passi all’interno del Borgo, dall’esterno ammiro un antico stavolo ancora come era prima del terremoto, e infine scendo per la scalinata edificata per portare la gente a piedi dentro la frazione. Presso un lavatoio è ancora leggibile quello che rimane di un simbolo che durante il ventennio schiavizzò una nazione intera, ma ora è in rovina, come a simboleggiare il suo significato intrinseco.

Raggiunta l’auto rientro con calma a valle, felice di aver conosciuto un altro scorcio dell’infinitamente magnifico territorio della Val Tramontina.

Malfa

































































 

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