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domenica 1 novembre 2026

Anello del Zuc Schiaramont da Forgaria

Anello del Zuc Schiaramont da Forgaria


Note tecniche.  


Localizzazione: Prealpi Carniche: Catena Valcalda-Verzegnis- Gruppo del Verzegnis - Dorsale del Cuar. 


Avvicinamento: Lestans- Pinzano- Forgaria nel Friuli -


Regione: Friuli-Venezia Giulia

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Dislivello: 200 m. 


Dislivello complessivo: 200 m.


Distanza percorsa in Km: 3,6


Quota minima partenza: 268 m.


Quota massima raggiunta: 447 m.




Tempi di percorrenza escluse le soste: tre ore


In: coppia con Klimt


Tipologia Escursione:  archeo- naturalistica


Difficoltà: turistiche la prima parte, per escursionisti esperti la cimetta


Tipologia sentiero o cammino: carrareccia-sentiero-traccia di animale-sentiero storico



Ferrata- no


Segnavia: CAI 


Fonti d’acqua: no

 

Impegno fisico: medio


Preparazione tecnica: bassa


Difficoltà di orientamento: nessuna


Attrezzature: no


Croce di vetta: no


Ometto di vetta: no


Libro di vetta: barattolino di vetro del viandante.


Timbro di vetta: no


Riferimenti: 

Consigliati: 


Periodo consigliato:  tutto l’anno, tranne la cimetta che abbisogna di terreno asciutto


Da evitare da farsi in: con pioggia o presenza di ghiaccio.


Dedicata a:  chi ama scoprire la storia del territorio montano.


Condizioni del sentiero:  il sentiero intorno ai ruderi ben curato con tabelle esplicative


Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente si



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 020

2) Bibliografici:

3) Internet: 

Data dell’escursione: sabato 31 ottobre 2020


Data di pubblicazione della relazione:


Il “Forestiero Nomade”

Malfa


Relazione:

Durante una delle mie incursioni nei colli alle pendici del Cuar notai la sagoma del Zuc di Schiaramont, e mi venne in mente un’escursione che effettuai con la mia signora nella località, con partenza Forgaria e arrivo al monte Prat, seguendo remoti sentieri (troi) che tutt’oggi mantengono l’antico fascino. Durante la visione dell’altra mi venne nostalgia, programmando alla prima occasione una rimpatriata in questo magnifico sito. Così, ieri mattina, pronto con il mio amico Klimt per il nostro trekking quotidiano, mi dirigo con auto e bagagli ( zaino) nelle meravigliose lande della destra Tagliamento, nel territorio collinare posto a sud-ovest del Monte Prat. Dopo il ponte sull’Arzino, sempre in auto percorro la strada nota ai ciclisti che ascendono il Monte Prat, con una serie di tornanti che mi conduce a Forgaria. Attraverso il piccolo centro sino a una piazzetta che precede di pochi metri l’inizio sentiero che ascende al Parco di Castel Raimondo, cartellonistica e indicazioni C.A.I. (sentiero numerato 816). Una volta  lasciata l’auto nel parcheggio e approntato, parto! Noto un ciclista conversare con un amico proprio davanti i cartelli da dove inizia il sentiero, sorridono, scoprirò che Klimt ispira simpatia e lo stesso ricambia Breve conversazione e poi ci dividiamo, io ascendo. la lunga scalinata, il ciclista, Marco,  si dirige verso il Monte Prat e Luigi verso casa. La lunga gradinata, ben curata, mi fa guadagnare sin da subito in poco tempo cento metri di dislivello; dai punti sosta è piacevole osservare il paesaggio, con lo sguardo volo sino alla pianura, ammirando i piccoli centri e i colli che mi separano da essa. Dalle ultime abitazioni di Forgaria diparte una breve stradina che si arresta davanti al sentiero ad anello che ascende al parco archeologico. Decido di proseguire in senso orario, percorrendo un bel tratto che in breve mi conduce sul crinale occidentale del colle, proprio a ridosso del manufatto moderno costruito dove un tempo vi era un’antica torre. Dei cartelli esplicativi spiegano di cosa si tratta e come un tempo era il sito. Mi diletto  a leggere le informazioni e di seguito a constatare. Mi piace imparare, è la mia primaria  passione, e questa escursione sa di libri di scuola, ne uscirò più ricco interiormente oltre che più appagato per la bellezza del luogo. Perlustro assieme a Klimt questo piccolo colle, salendo in primis al vertice della torre, e di seguito visitando gli altri ruderi, comprese le antiche fabbriche  e ciò che rimane di un’antica abitazione preromana. Dalla visita archeologica passiamo a quella escursionistica e avventurosa, puntando alla vetta del Zuc Schiaramont posta a quota 447 m. Dal colle archeologico il cui il vertice è quotato 441 m. mi divide una traccia che scende a settentrione, ma la mia meta è a oriente, iniziando a risalire un’esile traccia alla base del pendio. Per quanto sia battuta spesso  la traccia non è continua, sia per i salti da superare che per l’invasione della vegetazione, ma ha il suo fascino selvatico e la si scala con un certo piacere. Raggiunto un cocuzzolo esposto a settentrione lo aggiro a meridione, conquistando il pulpito che è la quota più alta del colle. Nessun segno, ometto, nulla solo una piccola nicchia naturale dove un ardimentoso alberello si erge come un simbolo. Mi fermo in bilico sulla quota, e  lascio il segno del viandante, dopodiché con il mio fido compagno, piuttosto che ritornare indietro, continuiamo per il colle stavolta in discesa, sempre con le stesse difficolta dell’esile traccia  che si districa tra rovi e massi. Raggiunto il  limite di un  salto lo studio, alla mia sinistra noto dei punti meno arditi dove calarmi con l’ausilio di vegetazione che adopero come passamano, così supero l’esposto pendio e mi ritrovo in un tratto pietroso e ghiaioso. Ritrovo la labile traccia che ho seguito finora e di seguito la perdo all’intero del bosco di castagni. Luogo ombroso con numerosi schianti e ruderi di remoti edifici che hanno il fascino dell’antico. Uno di questi ruderi pare il muro di un remoto villaggio, davvero poderoso. Raggiunto l’antico troi  ne scorgo i muretti in pietra che lo delineano, davvero affascinanti, e lo percorro con direzione sud, per rientrare a Forgaria. È un sentiero ben curato, e da esso partono altri sentieri,  scrutando la mappa mi faccio sedurre da uno di essi. Decisione infausta! Il sentiero è ben marcato e segnato per un lungo tratto, ma perdendo quota noto che la vegetazione selvatica lo conquista, finché scopro che un bel tratto è franato. Non torno indietro, stavolta seguo sul serio le tracce di animali selvatici,  spesso mi districo abbassandomi o strisciando per superare ostacoli creati dalla vegetazione, finché, sul l’ultimo tratto franato, dopo averlo studiato, cautamente mi calo in basso, sfruttando gli appigli tra la vegetazione. Finalmente mi ritrovo a pochi metri della stradina asfaltata e ancora più vicino a un antico lavatoio.  Dalla carrozzabile mi porto alla scalinata iniziale, e da quest’ultima giù verso l’auto. Mentre scendo, vengo attratto da un anziano signore che mi precede, porta sulle spalle l’antica gerla, forse si dirige verso un frutteto. L’omino mi ricorda la gente di una volta, e lui non ha smarrito le passate abitudini e gli arnesi del mestiere, un ritorno al passato rurale con una semplice immagine, come dire che a Forgaria non solo c’è la storia ma anche la tradizione.

Così ha termine una splendida escursione in un luogo carico di storia e con un’immagine di altri tempi.

Malfa




Dal web:


Il Castello di Castelraimondo, situato sul colle Zuc 'Scjaramont a Forgaria nel Friuli (Udine), è un importante sito storico e archeologico che domina la valle del fiume Tagliamento e la stretta valle del torrente Arzino. 

La Storia

Origini antiche: Il colle ha ospitato un insediamento fin dal IV secolo a.C. (epoca preromana e alpino-celtica), seguito da una postazione fortificata e una torre di avvistamento romana tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C. e un rifugio altomedievale. 

Il castello medievale: Intorno al 1279, il patriarca di Aquileia Raimondo della Torre fece erigere il castello medievale sulla sommità (circa 428–441 m s.l.m.) con l'obiettivo strategico di contrastare il vicino e rivale Castello di San Giovanni di Flagogna. 

Distruzioni: A causa della sua posizione e dei continui conflitti, il castello fu incendiato e danneggiato più volte (nel 1288, 1290, 1300 e dato alle fiamme da Ettore di Savorgnan nel 1335). Nel 1348 fu definitivamente decretato che non potesse più essere ricostruito perché il luogo era diventato un rifugio di briganti (spelunca latrorum). 

Il Parco Culturale e Archeologico

Oggi i resti fanno parte del Parco Culturale di Castelraimondo. L'area è liberamente visitabile e accessibile tramite sentieri panoramici (come il sentiero che sale da Forgaria). 

Gli scavi archeologici (condotti dalle università di Bologna e Parma) hanno portato alla luce:

Le fondamenta e le strutture dell'antico villaggio preromano e della fortezza romana.

I resti del fortilizio medievale.

Una vista panoramica che spazia dal ponte di Pinzano fino al Monte di Ragogna e alle foci dell'Arzino. 


Forgaria:

Abitata anticamente da popolazioni Celto-Carniche, fu importante incrocio viario tra la pianura padana e il Norico lungo la valle del torrente Arzino e attraverso la vallata del lago dei Tre Comuni. Lungo questi antichi percorsi ai Celti seguirono i Romani, i Longobardi e i Carolingi. L’importanza strategica e commerciale dei luoghi è testimoniata dai numerosi castelli costruiti in epoca medioevale su precedenti analoghe costruzioni difensive e di controllo del territorio. Di alcuni di questi castelli rimangono notevoli resti; d’origine romana il Castel Raimondo a Forgaria, oggetto di una qualificata ricerca storica che prevede la realizzazione di un parco archeologico di riferimento europeo; d’origine longobarda è il Castello di San Giovanni a Flagogna. Il Parco Culturale di Castelraimondo riunisce le testimonianze archeologiche e storiche di un antichissimo passato in una cornice naturale di grande bellezza, offrendole al pubblico in una agevole passeggiata. Il Zuc ‘Schiaramont (m.441 s.l.m.) domina un largo tratto del Corso del Tagliamento, da Osoppo fino al mare e dalla stretta val d’Arzino, che con un più breve e protetto percorso conduce alla valle del But, alla Carnia ed ai passi alpini. Per la sua posizione elevata e strategica, la cima intermedia del colle fu sede di un villaggio fortificato in epoca preromana (IV sec. a.C.) trasformato poi in fortezza dai romani (I sec. a.C. –V sec.d.C.). Più volte distrutto e ricostruito, nel periodo altomedievale fu rifugio dai pericoli per le popolazioni della pianura, poi sede stagionale per i pastori tornando infine all’uso agricolo nel X sec. d.C.

Secoli precedenti all’unificazione d’Italia e Periodo Napoleonico

Fra il XIII e XIV secolo sulla cima più bassa del colle (m. 428 s.l.m.) denominata ‘Schiaramont , fu un castello, voluto dal patriarca di Aquileia Raimondo della Torre, per contrastare il rivale castello di Flagogna; dopo molte sanguinose lotte finì incendiato, distrutto e demolito. Con le sue pietre si dice furono costruite le case e le chiese dei borghi di Grap, Sac e Val. Feudo di numerosi Signori del periodo medioevale dopo il 1300 e fino al 1797 fu sottoposto alla signoria dei Savorgnan. Dopo la dominazione di Venezia, nel periodo napoleonico, nel 1806 divenne libero Comune, seguendo le vicissitudini del Friuli e facendo infine parte del regno di Italia.

Il ‘900 fino ad oggi

Durante la ritirata di Caporetto (1917) il Comune fu teatro di diversi episodi, che coinvolsero la popolazione e l’esercito. Dopo il terremoto (1976), che fu impietoso anche con i cittadini e le case di Forgaria, è stata ricostruita con tecniche antisismiche; l’ architettura rurale è ben visibile nella zona di Sompcornino e nei piccoli borghi di Monte Prât, che sono state le meno colpite dal sisma. I principali riferimenti monumentali sono nelle chiese, oltre ad un interessante rassegna di ancone e cippi votivi realizzati anticamente lungo le vie di percorrenza che costellano l’intero territorio Comunale ed è bellissimo scoprirli lungo i sentieri…