Cuel Ventous da Navarons
Avvicinamento: Lestans- toppo-Meduno-Navarons- parcheggio dentro la frazione presso una piazzetta.
Localizzazione: Prealpi Carniche- Catena Chiarescons - Cornaget- Resettum -Dorsale Resettum- Raut
Regione: Friuli -Venezia Giulia.
Provincia di:
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Dislivello: 123 m.
Dislivello complessivo: 123 m.
Distanza percorsa in 4,5 Km:
Quota minima partenza:320 m.
Quota massima raggiunta:473 m.
Tempi di percorrenza escluse le soste: 3 ore
In: coppia con Klimt
Tipologia Escursione: storico escursionistica
Difficoltà: turistiche il primo tratto, dal sentiero per il Cuel Ventous escursionistico, lungo il crinale dopo la forcella che porta in vetta difficolta per esperti, visto che è presente una labile traccia esposta in molti punti.
Tipologia sentiero o cammino: carrareccia, sentiero-traccia
Ferrata- no
Segnavia: CAI
Fonti d’acqua: si, più di un torrente
Impegno fisico: medio
Preparazione tecnica: media
Difficoltà di orientamento: nessuna
Attrezzature: no
Croce di vetta: no
Ometto di vetta: no
Libro di vetta: no
Timbro di vetta: no
Riferimenti:
Consigliati: ramponi da erba lungo il crinale
Periodo consigliato: tutto l’anno
Da evitare da farsi in: sentiero umido o gelato
Dedicata a: chi ama scoprire le elevazioni minori
Condizioni del sentiero: intuibile
Percosso idoneo per portare cane al seguito: fino alla piccola forcella, poi è un rischio.
Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028
2) Bibliografici:
3) Internet:
Data dell’escursione: lunedì 26 ottobre 2026
Data di pubblicazione della relazione:
Il “Forestiero Nomade”
Malfa
Dopo alcune sporadiche giornate di pioggia si ritorna per monti, senza una precisa meta, con un indizio, ma come sempre deciderò all’ultimo secondo la località dove lasciare l’auto, e allo stesso tempo valuterò durante il cammino con lo zaino quale in quale meta dirigermi. Una via di mezzo tra il cammino del viandante e un certo randagismo da spirito libero. A casa, per allertare eventuali soccorsi, spedisco tramite cellulare la mappa dove mi trovo e dove mi sto dirigendo con il mio punto di stazionamento. Confesso che questa estrema libertà mi piace, Klimt non mi fa domande dove vado e il perché, è il compagno ideale, si gode i sentieri con una certa ansietà, tipica del novello cane da trekking. Ma se ben ricordo anche Magritte da vecchietto era sempre entusiasta; in fondo ripercorriamo un cammino che ci riporta ai primordi, quando il lupo decise di rinunciare a un po' di libertà per vivere accanto all’uomo. Fu l’inizio del sodalizio più entusiasmante tra due specie diverse: l’uomo con la curiosità infinita come l’Odisseo, e la fedeltà commovente di Argo. Per questa avventura ho scelto i colli che stanno a occidente del bel borgo di Navarons, nessuna cima nuova da riconquistare, ma solo un ripasso in una mia versione più matura, meno prestante ma più curiosa. Lascio l’automezzo al centro del piccolo borgo, avvenente, caratteristico, luogo sacro per via del medico garibaldino Antonio Andreuzzi, noto per le sue fughe sui monti locali, e anche per le foto della poetessa friulana Novella Cantarutti, conosciuta di persona a Poffabro negli anni 90, e con cui ho avuto un battibecco; la trovai molto moralista, lei che si vantava di aver collaborato con Pasolini. La vecchiaia purtroppo è una brutta bestia, ma oggi , dopo trent’anni soprassiedo. Capisco che si era scandalizzata per le mie opere pittoriche, ma a volte basta osservare bene senza pregiudizi e parlare di meno! In questa escursione, dedicata ai ricordi, dedico delle foto alla poetessa, e al suo paese di origine. Dal Centro del borgo con il mio amico ci incamminiamo per la strada forestale diretta a nord, passo lento e ci godiamo il tutto, adombrati tra le fronde del bosco da dove filtrano i timidi raggi di sole. Mentre procedo passa un calesse guidato da una bellissima dea, la riconosco, è Artemide. La sola visione rischiara l’ambiente e un bellissimo cielo azzurro si apre sopra di me. Procedo, malgrado sia stato stregato dalla visione, finché raggiungo un bivio, ed è qui che decido di non procedere per il Colmaior ma proseguire dritto per il Col Ventous, ci sono stato tempo fa e non mi ricordo più. Dopo pochi metri la carrareccia cede il posto ad un esile sentiero, segnato con dei segni sulle cortecce della vegetazione. La traccia inizia a guadagnare quota, guado un torrentello carico di zampillante acqua, e mi dirigo presso una pineta aperta al cielo azzurro e alle erose pareti meridionali del Ciucul del Signour. Il cammino riprende un remoto troi, purtroppo infestato di vegetazione, ma se ne possono ammirare i tratti, sicuramente era un’antica via di comunicazione, e i muri a secco ancora serbano il prezioso lavoro dell’uomo, anche se il tempo sta corrodendo i ricordi. Mi fermo un attimo sotto un pino, rivolgo lo sguardo al cielo, sto bene, sono felice. Riprendo il cammino fino a raggiungere una forcella, a sinistra inizia il tratto più avventuroso, risalire il crinale sino alla vicina vetta del Cuel Ventous. Non me lo ricordavo più, il tratto è molto ripido ed esposto su entrambi i versanti, quasi affilato, e l’erba lo rende insidioso. Prima di raggiungere la vetta, effettuo una lieve deviazione presso una caverna artificiale, mi chiedo chi l’abbia scavata e quale compito avesse. Ripreso il cammino proseguo per il tratto insidioso, aiutandomi con i piccoli alberelli che adopero come passamani o corde, finché raggiungo la vetta, venti metri sopra la galleria , evidenziata dalla scarna vegetazione dei coraggiosi pini che sfidano i venti. Ho scoperto perché si chiama Ventous, il colle, tira effettivamente un po' di corrente. Raggiunta la vetta, effettuo una breve pausa, tira troppo vento e preferisco rientrare al sicuro sino alla forcella, da dove posso procedere in sicurezza. Nello scendere presto molta attenzione, finche raggiunta la forcella, decido di ispezionare il piccolo colle a oriente. C’è una labile traccia ma porta al pulpito panoramico da dove si intravedono dei macereti e il versante eroso del colle. Rientro definitamente alla forcella, ma stavolta rientro, ripercorrendo a ritroso il sentiero dell’andata. La temperatura è mite, quasi primaverile, dalla carrareccia sbirciando oltre noto una bella casetta e la dea Artemide. Saluto, la ringrazio del sorriso con cui mi ha illuminato la giornata, e procedo per Navarons che raggiungo subito dopo. Mi godo la bellezza del vecchio borgo, alcuni particolari architettonici richiamano la remota natura montana, tanta poesia e la si legge anche sulle pareti adornate con le prose della Cantarutti. Raggiunta l’auto, sistemo il materiale e do un ultimo sguardo alla magnifica frazione e al suo campanile che svelta molto in alto.
Malfa.










































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