Powered By Blogger

mercoledì 30 settembre 2026

Monte Fara da Bomplans: 2026

Monte Fara da Bomplans: 2026



Localizzazione: Prealpi - Prealpi Venete - Gruppo Col Nudo Cavallo



Avvicinamento: Lestans-Maniago-Montereale Valcellino- strada per Barcis-Bivio per Andreis


Regione: Friuli -Venezia Giulia.

 

Provincia di: Pordenone

.

Dislivello: 700 m.


Dislivello complessivo: 700 m.


Distanza percorsa in Km: 8,8


Quota minima partenza: 630  m.


Quota massima raggiunta:1342  m.


Tempi di percorrenza escluse le soste:  4 ore


In: coppia con Klimt


Tipologia Escursione: naturalistica-paesaggistica


Difficoltà: escursionistiche


Tipologia sentiero o cammino: strada privata asfaltata-carrareccia-traccia su erba -sentiero ufficiale CAI



Ferrata- no


Segnavia: CAI 983


Fonti d’acqua: si

 

Impegno fisico: medio


Preparazione tecnica: bassa


Difficoltà di orientamento: un po’ di attenzione sopra i ripidi prati della malga Fara


Attrezzature: no


Croce di vetta: si


Ometto di vetta: si


Libro di vetta: si


Timbro di vetta: no


Riferimenti: 

Consigliati: 


Periodo consigliato:  tutto l’anno tranne in presenza di ghiaccio


Da evitare da farsi in: con terreno ghiacciato


Dedicata a: Chi ma fare le montagne classiche con cui si inizia a fare escursionismo


Condizioni del sentiero: Il sentiero CAI ben segnato e battuto, la traccia sopra la malga molto intuitiva


Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente si



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 012

2) Bibliografici:

3) Internet: 

Data dell’escursione: domenica 27 settembre 2026


Data di pubblicazione della relazione:


Il “Forestiero Nomade”

Malfa

Dopo sei anni, si ritorna su, sulla vetta del monte Fara, splendida montagna che domina la pianura Friulana. Un monte dai versanti ripidi e dalla forma piramidale. Stavolta  ritorno all’antico, partendo come esattamente venti anni  fa da Bomplans; l’ultima volta ascesi da Maniago con un accumulo di mille metri di dislivello, stavolta voglio rivivere remoti sapori, sì, proprio venti anni fa iniziamo ad andare per monti dopo aver smesso di fumare, e  i primi rilievi che osservavo dal luogo lavorativo mi attrassero, cito Monte Jouf, Cima Pala d’Altei e naturalmente il Ciaurlec. Adesso che da un po’ ho superato i 60 anni riprovo ad indossare il vecchio abito sperando di ritrovare le stesse emozioni. Ultimamente non mi alzo più presto al mattino, ossia esco sempre da casa a mezza mattinata, e quindi ho spostato il mio orologio biologico di quattro ore avanti, così giungo spesso nelle località che gli altri escursionisti già stanno rientrando, per tale motivo ho accorciato anche i dislivelli, mantenendo un passo lento e uno sguardo super curioso. Arrivo a Bomplans in una meravigliosa giornata con il cielo color cobalto. Presso il luogo prestabilito per la partenza, cartello che indica la Malga Fara, trovo alcune auto ai margini della strada, quindi,  sosto il mio automezzo e mi appronto per partire con il mio amico Klimt. 

Non ero mai asceso per la strada che conduce alla malga, avevo sempre fatto i ripidi sentieri CAI laterali, quindi oggi c’è una prima volta, e confesso che non mi piace, cammino troppo adombrato. Inizio il passo, e visto che ultimamente bevo molto, mi scappa la pipì, trovo un cantuccio  e dopo aver fatto mi ritrovo la coscia del pantalone sinistra tutta bagnata, Klimt mi ha scambiato per un albero.<<Bel inizio escursione!>>Penso! Escursione bagnata escursione fortunata, così prima provo a buttarmi dell’acqua sulla coscia, e dopo proseguo con un po' di disagio, sperando che si asciughi presto, cosa che avverrà ma mi porterò il nauseante odore appresso per tutta l’escursione! Ritornando al tracciato, è ripidino, asfaltato e noioso. Fantastico e basta, visto che la visione è occultata dal bosco. Il lungo avvicinamento ha termine poco sotto la malga, quando qualche raggio di sole filtra tra le fronde, percorrendo un bel tratto di carrareccia che sfocia nel prato che ospita la Malga Fara. Non ricordavo più, ma la visione stavolta è strabiliante, una corona di monti è posta come una splendida opera d’arte di fronte al me, dominata dai bastioni del Raut, e tutti gli altri a seguire, quasi tutte le elevazioni le conosco per averle ascese, montagne selvatiche, e ognuna di esse è un pezzo del mio vissuto. Sono commosso da tale visione, e il cielo azzurro non fa che aumentare questo sentimento romantico, mentre ammiro scatto foto a raffica, vorrei catturare tutto in una foto, ed è quello che faccio dedicando una foto panoramica ad un amico che ama le montagne come me. Mi sposto poco sopra la malga, sedendomi su una zolla di terriccio e rilassandomi contemplo con calma tutto quanto, accanto a me sta il mio amico Klimt con il suo tartufo incessabilmente in azione per catturare tutti gli odori, mentre il suo sguardo sembra perdersi all’infinito. Pochi minuti dopo mi alzo per dedicarmi al tratto più impegnativo dell’escursione, un ripidissimo prato ingiallito seguendo una traccia che con una lunga diagonale mi conduce al bosco soprastante popolato da svariati massi carsici dalle forme antropomorfe, un bosco magico che seduce. Mi muovo tra gli affioramenti rocciosi seguendo i bolli rossi, finché scorgo la lunga carrareccia che taglia il versante da occidente a oriente con una lievissima pendenza,  l’ideale per recuperare dalla fatica. Mi dirigo a oriente e seguo la pista sino quasi alla fine, dopo una svolta in controtendenza, scorgo una traccia nel bosco che si dirada, la seguo e mi ritrovo sul versante orientale, esposto ma magnifico, con una visione su tutta la pianura friulana, una autentica botta di energia positiva. Non posso esimermi dal fermarmi per ammirare il paesaggio, Maniago è laggiù, e con essa la caserma dove ho fatto servizio per 30 anni, zumando con la reflex, individuo la palazzina del Primo Gruppo, e le finestre della Terza Batteria, dove spesso mi perdevo con lo sguardo ad ammirare il monte Fara, è stato proprio da quell’edificio che è iniziata la passione per la montagna. Proseguo per il sentiero CAI  dal tratto dolce, tanto da non avvertire la pendenza, e soprattutto la vista della croce di vetta mi ringarzullisce, dandomi energie nascoste, tali da farmi fare gli ultimi centoventicinque metri di dislivello in un batter d’occhio. È risaputo che la Montagna da e la Montagna prende, e in questo caso è avvenuto un episodio. A cinque metri dalla vetta, sono inciampato, per fortuna il bastoncino da trekking ha retto ma si è piegato, vado per raddrizzarlo e si spezza, e nell’alto di spezzarlo l’urto ha attivato nel mio orologio il sistema di allarme che avvisa mia moglie che ho avuto un incidente. Immediatamente dal cellulare comunico che sto bene stoppando il segnale d’allarme. Infine, mi ritrovo con il mio storico bastoncino da trekking ridotto in due spezzoni inutilizzabili, che in seguito saprò dargli una degna sepoltura.  Raggiunta la vetta, un vetusto ramo inserito in un mucchio di sassi, mi dirigo alla croce posta più in basso. Qualsiasi cima si raggiunga e qualsiasi quota abbia, la felicità è la medesima, è un punto di arrivo, la stessa gioia l’ho provata sulla Cima dei Preti e la stessa la provo sui colli intorno a casa mia. Il  momento è religioso, i ricordi volano al passato ma tutto mi è nuovo, è il mio sistema nervoso che ama dimenticare per poter provare sempre emozioni intense. Un contenitore in metallo serba il quaderno di vetta, mi ha preceduto un bimbo di tre anni a cavalcioni del proprio babbo, beato lui, e beato anch’io che ho avuto un padre che benché fosse di Palermo amava la montagna. Klimt fa compagnia allo zaino, poi faremo un selfie assieme, ma lo vedo sereno e felice, in due anni di vita con questa sono sessantasette le vette, mica male, e come per Magritte la montagna è diventata il suo dio. Dopo una mezzoretta in vetta , e aver messo qualcosa nello stomaco, si inizia la discesa per il sentiero CAI che porta dritto alla Forcella Crous. Sia per la stanchezza che per il terreno scivoloso, evito di correre, e nel mio stile procedo molto lento nella discesa, dove il pericolo aumenta. Nel bel bosco ammiro le figure antropomorfe dei faggi, finché raggiungo la nota croce posta all’incrocio di più sentieri, un dì vie di transito della gente che da Andreis andava a vendere in pianura i loro prodotti, compresi posate di legno, questo l’ho saputo da un anziano signore che ho incontrato sul sentiero che sale da Maniago. Dalla croce con leggera pendenza e comodo sentiero raggiungo dove ho lasciato l’auto. Avverto interiormente  un senso di felicità che condivido tramite chat con i miei amici più cari, e avverto anche, anzi, sento con le narici un forte odore acre, il ricordo che mi ha lasciato Klimt sul pantalone. Escursione Bagnata escursione fortunata.

Malfa


















































































 

Nessun commento:

Posta un commento