Col Vergnal e la chiesetta di San Rocco e campo di Osoppo.
Localizzazione: Prealpi Giulie-Colli morenici presso Osoppo
Avvicinamento: Lestans-Spilimbergo-Dignano-San Daniele-Osoppo – Imboccato una delle stradine di fronte le acciaierie che conducono a una serie di sentieri che precedono ‘argine del Tagliamento. Trovare la sosta per l’auto presso uno dei bivi adombrato da vegetazione ( Campo di Osoppo).
Regione: Friuli -Venezia Giulia.
Provincia di: UD
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Dislivello: 55 m.
Dislivello complessivo: 55 m.
Distanza percorsa in Km: 3,63
Quota minima partenza: 174 m.
Quota massima raggiunta: 204 m.
Tempi di percorrenza escluse le soste: 1, 5 ore
In: trio, con Jo la Rossa e Klimt
Tipologia Escursione: naturalistica-storica
Difficoltà: turistiche
Tipologia sentiero o cammino: ampi sterrati, sentiero e traccia su erba- sentiero
Ferrata- no
Segnavia: CAI 720
Fonti d’acqua: no
Impegno fisico: basso
Preparazione tecnica: bassa
Difficoltà di orientamento: nessuno
Attrezzature: no
Croce di vetta: no
Ometto di vetta: no
Libro di vetta: no
Timbro di vetta: no
Riferimenti:
Consigliati:
Periodo consigliato: tutto l’anno
Da evitare da farsi in:
Dedicata a: chi ama scoprire la natura del territorio, anche quelle poco note
Condizioni del sentiero: ben marcato e frequentato
Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente si
Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 020
2) Bibliografici:
3) Internet:
Data dell’escursione: 06 settembre 2026
Data di pubblicazione della relazione:
Il “Forestiero Nomade”
Malfa
Una domenica tranquilla e assolata di questo bel sole di settembre merita un’uscita senza patemi, diciamo con totale relax, senza mettere da parte l’obiettivo rimario di Klimt e del sottoscritto, cioè esplorare luoghi sconosciuti. Migliaia di volte sono transitato dalla statale che collega Majano a Osoppo, ho anche fatto delle passeggiate al chiaro di luna nel campo di Osoppo, ma ignoravo del tutto che ci fosse un colle oltre a quello di San Rocco, già esplorato quest’inverno a febbraio. Un’amica dai capelli rossi mi ha dato una dritta, quindi ho studiato la mappa e cercato un itinerario che comprendesse il colle e la chiesetta di San Rocco, nulla di trascendentale, l’ideale per stare fuori la mattina in mezzo alla natura. Raggiunto il luogo da Lestans, per circuito interno, cioè quello dei colli e della sublimazione della natura, raggiungo il lungo stradone che lambisce le note acciaierie di Osoppo. Vi sono parecchi ingressi per il campo, ci arrivo dalla periferia. Raggiunto uno degli sterrati, con la mappa digitale mi spingo vicino il colle, lasciando l’auto presso un bivio che mi porterà in seguito alla chiesetta di San Rocco. Una volti pronti, Jo’ la Rossa, io e klimt ci avviamo, per un ampio sterrato, l’ascesa al colle dovrebbe essere dopo un centinaio di metri, imboccando un sentiero a sinistra. Infatti, dalla radura di arbusti sbuca una traccia che percorriamo e dopo un centinaio di minuti scopriamo un bellissimo pascolo, davvero stupendo. Immediatamente libero dal guinzaglio Klimt, felicissimo di poter scorrazzare come un bimbo. Il luogo mi permette di lasciarlo libero, e un cane libero è come un uomo libero, effonde luce e felicità.
Seguiamo un ampio tratturo che per modesta pendenza, si spinge a oriente dove la visuale diventa panoramica sulle Prealpi Giulie. Monte Plauris e Cjampon in primis dominano la scena, naturalmente circondati da altre mille elevazioni che ben conosco e ho frequentato e asceso nella precedente vita. Volgendo lo sguardo a nord altre montagne , anch’esse conosciute soprattutto il gruppo del Palantivis, fatto una decina di volte con il rimpianto Magritte, l’ultima volta fu nel 2015, e naturalmente il Cuar e monte Covria. Un viaggio nei ricordi, ben chiari ancora, le prime montagne e le infinite emozioni e sensazioni di libertà. Seguendo la traccia essa si perde in un meraviglioso prato popolato da singolari alberi come castagni, noci e Pioppi. Camminiamo liberi e in libera su codesto meraviglioso prato verde, spingendoci prima sulla quota meno alta, cioè 193 metri e di seguito a quella di 196 metri. Con enorme sorpresa ai margini del campo , verso occidente è edificata una bella casetta dalla forma circolare, è da fiaba, e dirimpetto all’apertura, all’esterno sta una scultura che in realtà è una comodissima poltrona. Pare proprio di essere entrati in un sogno. Sul Comignolo centrale vi è iscritta una frase in latino” Umbra non tempus redit” ritorna l’ombra ma non il tempo. Una frase che ricorda all'uomo che ogni momento è unico e perduto per sempre. La bella riflessione dei padri latini ci accompagna sino al vertice del colle, materializzato da un bellissimo pino d’Aleppo. All’ombra della conifera sollazziamo, felici tutti e tre della meravigliosa giornata e del luogo, e dopo la foto di rito in vetta rientriamo alla casa delle favole. Avendo messo il mio selettore su “Lupo”, cerco nella selva a occidente una traccia e la trovo, e dopo pochi minuti siamo a ridosso su un ‘altro sterrato. Cammino lemme lemme con il mio compagno Klimt, la mia compagna ci osserva e segue a distanza, finché ci ricongiungiamo e mentre ci avviamo per la nuova meta, noto un cartello esplicativo coperto da rampicanti, lo libero dalla prigione e lo leggo. Esso argomenta il territorio che stiamo percorrendo chiamata “ Valle del Medio Tagliamento”, un luogo sicuramente protetto dalla speculazione edilizia. Ripreso il passo, e dato uno sguardo alla mappa ci dirigiamo verso il colle di San Rocco, fa caldo e quindi sicuramente ci limiteremo a far visita alla chiesetta. Nell’aria si respira un odore di sterco proveniente dalla vicina fattoria, dove dei buoi, figli del re sole, sono intenti pacificamente a brucare, li sgorghiamo e al ritorno ci avvicineremo per una visita di cortesia. Proprio sotto il colle , mentre ci avviciniamo è ferma una comitiva di cicloturisti, intenti ad ascoltare una signora che fa da cicerone, questo luogo ispira serenità. Raggiunta la base del colle, seguiamo i cartelli CAI dobbiamo solo salire alcuni scalini e poi un breve tratto di sentiero prima di giungere in presenza della bella chiesetta medievale del XIII secolo. Il sacro edificio in origine era dedicato a San Silvestro ed era annesso a un romitorio. L’edificio ha subito gli eventi del tempo, compreso il terremoto del 1976, ma come l’araba fenice è sempre risorto dalle ceneri e oggi occupa questo bel sito circondato dalla natura. Sostiamo il giusto necessario per prendere un po’ di frescura, alla vetta del colle ritorneremo in autunno con un clima meno caldo di questo, e sicuramente amplieremo il giro. Decidiamo di essere soddisfatti dalla giornata escursionistica, quindi rientriamo all’auto per lo stesso itinerario. È stata una bella giornata, tutta da incorniciare, con l’emozione di non sapere cosa avremmo trovato, mantenendo intatto il nostro spirito d’avventura.
Malfa
















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