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lunedì 1 febbraio 2021

Anello del Monte Prat da Forgaria

Anello del Monte Prat da Forgaria

 

Note tecniche. 

 

Localizzazione: Prealpi Carniche: Catena Valcalda-Verzegnis- Gruppo del Verzegnis - Dorsale del Cuar.

 

Avvicinamento: Lestans- Pinzano- Forgaria nel Friuli -

 

Regione: Friuli-Venezia Giulia

.

Dislivello: 700 m.


Dislivello complessivo: 700 m.


Distanza percorsa in Km: 13


Quota minima partenza: 268 m.

 

Quota massima raggiunta: 850 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 5

In: coppia

 

Tipologia Escursione: Storico- naturalistica

 

Difficoltà: E.E

 

Ferrata- valutazione difficoltà:

 

Segnavia: CAI 816

 

Fonti d’acqua: no

 

Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: bassa

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: no

Libro di vetta: no

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli –Tabacco 020
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)               Periodo consigliato: tutto l’anno

3)               Da evitare da farsi in:

4)               Condizioni del sentiero: Ben battuto e segnato

5)               Consigliati:

Data: 30 gennaio 2021

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

 

Magnifica escursione, all’insegna dell’arte, della natura e dell’archeologia, nella magica località del Monte Prat.  Benché recentemente le montagne siano ammantate di neve, non sento il loro richiamo. Aspetto pazientemente che la neve si assesti, e nel frattempo girovago per i sentieri dei magnifici colli del Friuli.  

Il monte Prat è uno degli altopiani più frequentati della regione, è una meta facilmente accessibile, in auto, in bici, o tramite un’affascinante sentieristica che parte dalle frazioni che si ergono alle pendici del monte stesso.

Anche questa escursione sarà in versione familiare (Giovanna, io e Magritte) e come località di partenza abbiamo scelto Forgaria nel Friuli. Da più di due lustri non percorrevo questo sentiero, e la bella giornata che pare primaverile stimola l’escursione.

Lasciamo l’auto poco sotto una scalinata, presso una piazzetta che precede il punto di partenza, posto a quota 268 metri circa. Dopo pochi gradini, ci voltiamo verso la valle, ammirando lo stupendo paesaggio, con lo sguardo rapito rivolto ai colli circostanti e al continuo fluire del Tagliamento. Seguiamo i cartelli per il “Parco Archeologico di Castelraimondo”.  Tempo fa la sentieristica non era ben curata come adesso, una miriade di cartelli e sentieri ci rendono edotti e guidano in questo piacevole viaggio nel passato.

Seguiamo il percorso in senso orario, per un sentiero, che risale le pendici boschive del Zuc Schiaramont. Raggiunta quota 441 metri, restiamo incantati alla visione della ricostruzione di una torre di avvistamento romana, risalente al primo secolo a.c. Il sito è molto più arcaico, preromano, le prime testimonianze risalgono al IV secolo a.c, con importanti ritrovamenti delle fondamenta di edifici gallici, tra cui un muro di fortificazione e una abitazione. È molto interessante il sito archeologico, e merita più di una visita approfondita. Complimenti vivissimi all’amministrazione comunale di Forgaria nel Friuli. Siamo entusiasti e ci carica il meraviglioso abbinamento tra l’archeologia e la natura. Subito dopo i ruderi dell’abitazione, il sentiero si biforca: a destra prosegue per le ghiaie di Costalunga, a sinistra si immette sulla mulattiera che si raccorda con il sentiero che ascende al monte Prat. Noi scegliamo la via di mezzo, ovvero, una traccia di capriolo che percorre per intero la cresta del Zuc Schiaramont, intervallando brevi passaggi sul ripido versante settentrionale. Il profilo selvaggio della natura ha su di noi un’attrazione fatale. Camminando in letizia sulle tracce ricoperte di foglie secche, giungiamo a un intaglio dove il monte Prat si congiunge con lo Zuc Schiaramont, e sempre, per la medesima traccia, raggiungiamo il sentiero proveniente dal parco archeologico, che si interseca con l'altra diramazione a settentrione che taglia la Costa Lunga, sarà il nostro sentiero del rientro.

I primi passi lungo la mulattiera eretta con i muri a secco sono davvero radiosi, emozionanti. Percorriamo un’opera dell’uomo ben edificata, che ci conduce attraverso un mondo, ormai dissolto nel tempo. Siamo estasiati dal solo piacere di camminare, una forma di libertà che non abbiamo mai dato per scontata.  Il sentiero sale ripido sul costone nord-orientale del Monte Prat. È un antico cammino, lo si intuisce dalle scalinate scolpite dal passaggio dell’uomo e dallo scorrere del tempo. Un paio di originali cappelle votive, poste ai lati del cammino, ci confermano che l’uomo non vive solo di lavoro ma anche di fede. Uno stormo di Grifoni volteggia su di noi, lo intuiamo dalle proiezioni dell’ombra, la loro traiettoria è così radente, che per alcuni attimi ci è parso di toccarli.

Meraviglia su meraviglia, alla magia vissuta se ne aggiunge altra. La mulattiera continua a salire ripida ma non è mai faticosa, quasi siamo a ridosso dell’altopiano, mentre degli inconfondibili rumori di motosega ci segnalano la presenza di boscaioli intenti a tagliare legna.  La pendenza si fa più lieve, incontriamo i primi stavoli che troviamo in eccellenti condizioni, sicuramente sono quasi tutti abitati nella bella stagione. Usciamo dalla remota mulattiera e percorriamo in direzione nord la strada asfaltata. La neve copre i campi, e man mano che avanziamo, ammiriamo l’inconfondibile mole del monte Cuar che è bello, splendente e luminoso come il vulcano giapponese Fuji. Con l’alzarsi della quota la neve si fa più consistente anche se non supera mai i 20 centimetri di profondità. Percorriamo la lunga arteria sino ad un bivio (a sinistra) che precede di alcune centinaia di metri la Val Tochel. La nuova strada (sempre asfaltata) conduce alla Val della Borgna. Poco dopo sulla destra scorgiamo degli stavoli disabitati, esposti al sole, con panchina all’esterno, una autentica tentazione (cediamo alla seduzione), l’ideale per fare pausa pranzo.

Tagliamo come giocosi bimbi gli immacolati bianchi prati, e finalmente, raggiunta la panca scaldata dal sole, ci concediamo una doverosa pausa. Magritte gongola sorridente, ben sapendo che presto si gusterà la sua scatoletta di carne. Durante la sosta ho tempo di ispezionare lo stavolo, tanti oggetti in disuso richiamano la vita montana di una volta. La stalla è in perfette condizioni, l’odore dello sterco delle vacche, una gerla quasi intatta, altri oggetti di uso comune, tutto rimanda a qualcosa che forse ho visto da bimbo, nel quartiere periferico dove vissi. In questo luogo la vita si è fermata, come d’incanto, e oggi, il paesaggio con il delicato tocco di neve è davvero magico. Un nuvolone si sta addensando, ci consiglia di iniziare il rientro, e noi, continuando per la direzione di marcia, proseguiamo da nord a sud, passando per gli stavoli di Ciondorar, e seguendo le indicazioni per il sentiero più impegnativo, ci avviamo per il versante occidentale di Costa Lunga.

Ammiriamo l’ultimo stavolo, e poi giù, per il ripido fianco, percorrendo l’esile sentiero tracciato a segni rossi. Il prima tratto è scomodo, ma nel susseguo si fa meno impegnativo, anzi, pure affascinante, per via dell’ampia visuale che estende sulla valle dell’Arzino e sulla vicina cresta del Zuc Schiaramont.

Poco prima della forcella tra Monte Prat e lo Zuc Schiaramont, il sentiero si amplia, divenendo carrozzabile, ai margini di esso si ergono i poderosi e bellissimi muri in pietra, tinti di verde e umido muschio, e solcati dalle tremende radici dei rampicanti. Un paesaggio da fiaba, magico, incantato. Nell’atmosfera stregata si percepiscono presenze strane, oscure figure, che scrutano con uno sguardo curioso e un ghigno beffardo. Noi stiamo al gioco, non ci giriamo, ma in fondo li temiamo, perché ci somigliano tanto, anzi assai.  Tutte queste visioni, vere o fantastiche che siano, alimentano la bellezza e la profondità dello spirito. Gli alberi sono stati per tutto il giorno i nostri compagni di viaggio, padri confessori, fratelli e complici di giochi erotici, ne ho abbracciati più di uno e con veemente passione, quasi imbarazzante. Ne abbiamo ammirati di tutte le specie, forme ed età. Il monte è un magico universo popolato da questi nostri indispensabili amici, e proprio durante la parte finale del lungo incedere, ho pensato che sicuramente potrei rinunciare a tante cose nella vita, ma mai e poi mai, agli alberi, senza di essi mi sentirei perso, vuoto…

L’ultimo tratto della mulattiera coincide con l’inizio dell’anello del sito archeologico. Ultime rampe da percorrere, tra le abitazioni della periferia di Forgaria, ed eccoci all’auto. È stata un’escursione emozionante, ci ha colmato l’animo di colori, di sapere: dall’archeologia alla botanica, dalle mulattiere con muretti in pietra ai sentieri impervi e selvaggi, dai fitti tratti della selva ai prati dominati dai bellissimi rustici. Alla fine dell’escursione il Monte Prat si è confermato un autentico paradiso della montagna racchiuso in pochi chilometri di sentieri, e una fantastica storia da raccontare.

Il Forestiero Nomade.

Malfa.

 


































































 

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