Powered By Blogger

mercoledì 6 ottobre 2021

Monte Moarda (Moharda) da Altofonte (PA)

Monte Moarda (Moharda) da Altofonte (PA)

 

La Moharda è la montagna che sovrasta il centro abitato di Altofonte, e il suo nome deriva da un toponimo arabo che significava “colma, zampillante d’acqua”; e infatti questo luogo è ricchissimo di acque che dai territori carsici dell’interno riaffiorano nel versante della valle dell’Oreto.

Oltre a questi importanti aspetti geologici, testimoniati anche da numerose grotte come quella della Moardella, comuni a tutto il versante meridionale del bacino dell’Oreto dove si localizzano altre interessanti cavità carsiche (Grotta del Carpineto, Grotta delle Volpi, Grotta del Garrone e Zubbione della Pizzuta), la Moharda è interessante per gli aspetti paesaggistici, ambientali e storico-archeologici.

 

 

Localizzazione: Monti di Palermo- Palermo

 

Avvicinamento: Palermo centro storico- Autobus urbani- Altofonte (PA) - È possibile raggiungere la Moarda dall'abitato di Altofonte, dal km 14 della S.P.89, dal km 17 e dal km 21 della S.P.5b oppure per il sentiero di fondovalle che raggiunge da sud la Portella del Pozzillo.

 

 

Regione: Sicilia

 

Provincia di: Palermo

.

Dislivello: 927 m.

 

Dislivello complessivo: 927 m.


Distanza percorsa in Km: 13


Quota minima partenza: 290 m.

 

Quota massima raggiunta: 1076 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 6 ore

In: coppia

 

Tipologia Escursione: panoramica-naturalistica

 

Difficoltà: Escursionisti Esperti

 

Tipologia sentiero o cammino: Trazzeri-sentieri remoti-carrarecce-piste di cacciatori

 

 

Ferrata-

 

Segnavia:

 

Fonti d’acqua: no

 

Impegno fisico: medio alto

 

Preparazione tecnica: bassa

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: si

Libro di vetta: si, installato barattolino spiriti liberi

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Sicilia – Tabacco 0
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)               Periodo consigliato:  

3)                

4)               Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero:


Consigliati:

 

Data: martedì 14 settembre 2021

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

La Moharda o Monte Moarda è una delle meravigliose elevazioni dei Monti di Palermo. La passione per la montagna, oltre a farmi scoprire le montagne del triveneto, mi ha permesso di conoscere anche i rilievi che circondano la mia città natia.

Come un cieco che si riappropria improvvisamente della vista, così ho scoperto che la Sicilia è un’isola dal territorio montano, la naturale prosecuzione dell’appennino, e a ben osservare, poche regioni in Italia hanno cotanta superficie dedicata alla montagna. La stessa Conca d’Oro non è una pianura, ma un quasi altopiano, per via dei numerosi rilievi. La differenza sostanziale tra i monti del nord e quelli siculi sta nella loro età geologica. Quelli siculi sono molto remoti, ecco spiegate anche le rotondità delle vette e le minor quote. La montagna sicula è spesso selvaggia, poco frequentata dai locali, e lo stesso CAI sembra assente. I sentieri non sono curati, quasi lasciati all’improvvisazione, dove il legale si mescola con l’illegale, e a volte pare di violare le regole, quando le stesse regole non contano per una quota di popolazione anarchica per natura. Con questo spirito da escursionisti improvvisati andiamo all’assalto di quest’ultima cima, ignorando quasi del tutto le vie di accesso e affidandoci alle provvidenziali mappe IGM, ben calibrate ma riferite a un territorio quasi del tutto scomparso.

Ci imbarchiamo sull’automezzo pubblico presso la stazione centrale di Palermo, il numero di linea è il 232 e ha una frequenza di passaggio di circa un’ora tra un mezzo e l’altro. Dall’abitazione dove risiediamo alla stazione andiamo a piedi, percorrendo l’antica e meravigliosa arteria di via Maqueda, ideata nel Seicento dal Viceré pirata. Il viceré Bernardino de Cárdenas, duca di Maqueda, è entrato in modo indelebile nella storia di Palermo, visto che proprio a lui si deve la realizzazione di via Maqueda, che già nel 1600 cambiò per sempre la struttura urbanistica della città, dividendola nei quattro quartieri storici che ben conosciamo. Tanta storia leggiamo in questa meravigliosa strada, ci perdiamo ad ogni angolo per ammirare le stupefacenti bellezze architettoniche. Giunti alla fermata degli autobus prendiamo a volo l’automezzo che ci conduce alla periferia di Altofonte. Durante il tragitto ho modo di rivedere le strade e le abitazioni che ho vissuto durante l’infanzia. Poco è cambiato, sicuramente io si. Osservo i volti della gente sugli automezzi, sono prevalentemente del ceto medio, la maggioranza della cittadinanza preferisce andare in auto e alimentare il già caotico traffico urbano. Mi piace osservare questa classe sociale, è la stessa mia di origine, e benché oggi abbia una sicurezza economica e realizzato molti dei miei sogni, non ho dimenticato l’oceano di sofferenza da cui provengo. Scendiamo al capolinea dell’autobus, presso un curvone, Altofonte è avanti di un paio di chilometri, percorreremo l’avvicinamento a piedi.

Camminiamo lungo la statale con un certo brio, stando attenti nei curvoni, visto che non vi sono marciapiedi. Alle porte di Altofonte alziamo lo sguardo per scrutare gli edifici. Le costruzioni si ergono sull’erto pendio, e hanno tutte un lato rivolto alla montagna e l’altro proteso sulla pianura.  Gli edifici sono costruiti su vertiginosi dirupi da mozzafiato. Giunti in piazza al paese, riscopriamo la vita di provincia, con tutte le sue attività, da un funerale in celebrazione alla chiesa madre, al gentil e colto macellaio che avendo intuito i nostri propositi ci rende edotti su quale scalinata salire.

 Da una fontana ancora attiva del Seicento, iniziamo a contare gli scalini, un micione rosso ci guarda stranito. La periferia del paese sotto le pendici del Monte Moarda è costituita dalle tipiche costruzioni del contado di una volta, alcune di esse sono disabitate, e conservano i segni inesorabili dello scorrere del tempo. Al margine della periferia del paese scopriamo un sentiero che ripercorre una Via Crucis intervallata dalle classiche edicole con originali bassorilievi in ceramica. Sopraggiunti a una chiesetta, usciamo da questo miniparco, per percorrere un breve tratto di strada asfaltata, e poco dopo una curva seguiamo i segni CAI, che ci indirizzano presso una scorciatoia che conduce a ridosso di alcune abitazioni.

Da una di queste abitazioni sbuca all’improvviso simile a un pupazzo a molla da una scatola un simpatico autoctono che ci indica la direzione da seguire, per la prima volta ho visto in vita mia un ometto vivente. Infatti, accompagnati dal latrare di un anziano cane randagio dalle fattezze di lupo iniziamo a percorrere una remota strada di montagna. Non è una traccia ufficiale, percorriamo il versante orientale del monte, e ci lasciamo guidare da segni di passaggio. La pesta è remota, forse risale ai primi pellegrini, la roccia è levigata dal passaggio umano, e più saliamo e più assume le sembianze di una via vissuta. Mi par di vivere agli albori della storia della nostra civiltà, e intuisco che la montagna doveva ospitare nei suoi meandri qualcosa di sacro. La traccia dopo un reticolato si perde, noi seguiamo stavolta una pesta di cacciatori e animali, essa è esile e spesso si perde nell’erba alta. Sopra di noi intuisco qualcosa di battuto, pare una carrareccia, quindi, con fatica ,tagliamo i ripidi prati di rovi e puntiamo in alto. Durante la ripida ascesa lambiamo ciò che resta della pineta arsa nel rogo causato dai malvagi piromani l’anno precedente. Per codesta gente provo solo uno smisurato disprezzo. Non li considero nemmeno appartenenti alla razza umana, ma semplicemente orfani di cervello.

Dopo un’ascesa faticosa senza tracce raggiungiamo una carrareccia, avevo intuito bene, e le nostre fatiche di colpo diminuiscono di intensità. L’arteria di montagna per comodo tratto ci accompagna presso la cresta, che presto sormonta, continuando il suo corso sul versante occidentale per un breve tratto per poi rientrare in quello orientale. Guadagniamo quota, e stavolta la vegetazione è rigogliosa, tipica della macchia mediterranea, tra cui spiccano le ombrose querce. Poco sotto la punta della Moarda lasciamo la carrareccia e seguiamo un marcato sentiero dentro il fitto bosco, fino a raggiungere un antico riparo costruito in tufo. L’edificio è chiamato la Casa del Soldato, breve visita e proseguiamo a nord verso la vetta. Il bel sentiero continua e aggira i massi erratici e la meravigliosa flora, si intuisce che il luogo da sempre è un luogo di culto, anche a noi emana magia, infatti un falco ci accoglie e poi svanisce nel cielo. La vetta è a destra, cerchiamo e troviamo tra i rovi e i massi il punto dove il passaggio è meno ardito, così raggiungiamo l’apice, materializzato da un ometto e un ceppo d’albero con su legato un maglione bianco.  Fatta! La Moarda è conquistata! Il senso di felicità che emana tale conseguimento è incommensurabile. Siamo felici e allo stesso tempo stanchi. Sganciamo gli zaini, li adagiamo sull’erba, e durante le operazioni ammiriamo tutto il creato che ci circonda. Presso dei piccoli massi cerchiamo una comoda posa per sederci e pranzare. La fame ora si fa sentire. Siamo assai soddisfatti della conquista, un altro tassello dei Monti di Palermo si è aggiunto alla nostra conoscenza. Dall’alto della nostra posizione distinguiamo tutta la Conca d’Oro con le bianchi e lucenti abitazioni di Palermo, e l’azzurro mare che si fonde con il cielo dello stesso colore completa il quadretto. La natura alimenta il nostro spirito, donandoci un sentimento di felicità che raramente dona il quotidiano vivere tra le genti. Istalliamo il classico nostro barattolino con foglio rosso degli spiriti liberi all’interno, che verrà scoperto il giorno dopo la nostra visita da un escursionista. Per le altre punte della vetta rinviamo la visita negli anni a seguire. La nostra filosofia di montagna è quella di dedicare più tempo a un determinato obiettivo, piuttosto che correre per collezionare in breve tempo una serie di nomi e quote. L’unica competizione che contempliamo è quella interiore, e prediligiamo i tempi a rilento, per poterli dedicare all’ammirazione del più piccolo particolare. La discesa dal monte è per lo stesso itinerario d’andata. Durante il passaggio all’interno del tessuto urbano di Altofonte abbiamo modo di conversare piacevolmente con alcuni paesani, e la cosa l’abbiamo gradita molto. Abbiamo notato una smisurata ospitalità e la raffinatezza dei modi, virtù che apprezziamo da tempo. Naturalmente, prima di lasciare il paese ci siamo concessi un meritato e gustosissimo gelato, la naturale ciliegina sulla torta di una meravigliosa giornata. Il rientro in città avviene come all’andata attraverso i mezzi pubblici, stavolta siamo soddisfattissimi ma stanchi, e il camminare stanchi e puzzanti di sudore con zaini in spalle in mezzo al popolo di turisti ha aggiunto un tocco surreale al finale dell’escursione.

Il Forestiero Nomade.

Malfa















































































 

Nessun commento:

Posta un commento