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martedì 19 gennaio 2021

Col del Sole da Peonis

Note tecniche. 

 

Localizzazione: Prealpi Carniche

 

Avvicinamento: Lestans- Pinzano-Somp Cornino-Peonis- Rotabile che porta al monte Prat, poco dopo un tornante (quota 310 m. circa) inizio sentiero con tabelle CAI e tabelloni esplicativi

 

Regione: Friuli-Venezia Giulia

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Dislivello: 700 m.

 

Dislivello complessivo: 700 m.


Distanza percorsa in Km: 13


Quota minima partenza: 310 m.

 

Quota massima raggiunta: 799 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 4 ore

In: coppia

 

Tipologia Escursione: naturalistica

 

Difficoltà: escursionistiche

 

Ferrata- valutazione difficoltà:

 

Segnavia: Segni CAI e bolli arancione

 

Fonti d’acqua: si

 

Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: bassa

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: si (bella e rustica)

Ometto di vetta: si

Libro di vetta: si, barattolino in vetro

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 20
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)               Periodo consigliato:  

3)                

4)               Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero:

 



Consigliati:

Data: 16 gennaio 2021

Il “Forestiero Nomade”
Malfa.

Nell’era Covid 19, in base al variare dei colori governativi che limitano il movimento sul territorio, organizzo le uscite in montagna. Per questa meta ho preso ispirazione da Giannino, uno spirito libero che pubblica stupendamente nel gruppo “La montagna per Spiriti Liberi”. Durante le mie escursioni nel medesimo territorio non avevo mai notato questo colle, ne ignoravo l’esistenza. Il Monte Covria, la vetta adiacente e più imponente, è sempre stato al centro delle mie attenzioni. In quest’ultimo scorcio invernale oltre gli 800 metri la neve persiste e la fa da padrona, quest’anno ne ha fatta davvero tanta. Sono convinto che con il passare dei giorni, la bianca meraviglia, si assesta e compatta. Rinvio le escursioni in alta quota al futuro prossimo, dedicandomi alle elevazioni più basse, che nelle stagioni primaverili ed estive sono le più rognose per via dell’eccessiva temperatura e dell’incognita zecche.

Nell’avventura odierna mi saranno compagni Giovanna e il mitico Magritte, un trio ben collaudato.

 Si parte da casa con una temperatura polare, il cielo è terso e di un azzurro luminoso.       Durante il tragitto in auto, ascoltiamo dell’ottima musica, essa ci scalda e dà la carica. Poco dopo le località di Somp Cornino e Peonis, imbocco la strada di servizio che porta agli stavoli siti nel vallone tra il monte Covria e Cima Pala. Presso un ampio tornante (dove si diparte una stradina chiusa al transito che si collega alla frazione di Avasinis) lascio l’auto. Ci approntiamo, indossiamo da subito le ghette, e partiamo per la nostra meta. Dapprima percorriamo la strada in salita, tramite una serie di tornanti (utile per scaldarci) prima dell’inizio del sentiero. All’ultimo tornante, dopo pochi metri, a sinistra diparte il viottolo con tabella naturalistica che illustra le caratteristiche del pendio meridionale del Monte Covria.

Il cammino è una mulattiera, che poco dopo un centinaio di metri (scavata nella roccia), taglia il bel versante meridionale del monte.

Pian piano guadagniamo quota, e dall’alto possiamo ammirare i caratteristici rivoli del fiume Tagliamento. Man Mano che camminiamo ammiriamo la varietà arborea, mentre in alto veniamo sfiorati dalle ombre delle grandi ali dei grifoni che volteggiano intorno a noi.

Proviamo piacevoli sensazioni di libertà, camminare sulla bella mulattiera aerea è tonificante, e dall’alto scrutiamo le vicine cime ammantate di bianco. Rapiti anche dal più piccolo particolare: dal santo racchiuso in una scatola di fagioli, ai molteplici disegni delle cortecce. Infinitamente bello è l’universo che ci circonda, per essere felici basta un giorno di libertà e due scarponi ai piedi. Il cammino inizia a inoltrarsi nel vallone scavato dal torrente Rio Sech. Noi puntiamo lo sguardo alla nostra meta, il Col del Sole e alle sue pendici meridionali che prendono il nome di Cuel dal Meloc. Un ometto sito al margine del sentiero, ci invita a visitare un paio di stavoli posti in basso, avvertiamo una sensazione magica, sembra di percepire l’atmosfera creata da Dino Buzzati nel noto capolavoro letterario “Il deserto dei Tartari”. Qualcuno potrebbe sbucare fuori all’improvviso dai ruderi. Visitiamo ciò che rimane dell’edificazione dell’opera del l’uomo: il convogliare del Rio tramite remote opere idrauliche, le recinzioni con i sassi. Le tracce per il colle si interrompono, la fitta vegetazione selvaggia sbarra il passo, si rientra sulla mulattiera, e si prosegue per il vallone.

Dopo alcune decine di metri una serie di strette svolte ci accompagna dove la valle si restringe. Iniziamo a percorrere il versante detritico del Col de Sole, e subito dopo, il versante detritico diventa quello del Covria. A volte la temperatura si abbassa, altre no, non ci si ferma per mantenere caldo il corpo.

Le pareti occidentali del Col del Sole ora sono strapiombanti e inaccessibili, con un’altra serie di strette di rampe raggiungiamo la quota dove la valle si restringe di nuovo. Alcune cenge invitano ad arrampicarsi su una falesia, ma noi ammiriamo e andiamo dritti, entrando nella stretta valle che io battezzo di Roncisvalle; una strettoia di alcuni metri, ma percepisco la presenza di traditori pronti a compiere l’agguato, ma è solo l‘impressione di un sognatore. Subito dopo, il cammino si apre sui prati della Val Planecis, tinta di bianco, dove signorili e spogli alberi slanciano i rami nella volta azzurra.

La presenza degli stavoli rievoca la vita di un tempo remoto. È tanta la gioia che un prato innevato dona, si ritorna bimbi, liberando la fantasia e il sorriso.  Puntiamo a oriente alla base del ripido crinale del Col del Sole, di neve ne è presente solo una semplice spolverata, dei bolli arancioni tinti sulle cortecce dei faggi ci attraggono e guidano. È ripido il sentiero, ma sgombro da vegetazione, quindi risulta solo una sana faticata. Duecento metri di ripido dislivello, verso la parte terminale, la pendenza si riduce notevolmente e la cresta si fa più ampia e la neve coprente e cospicua. Davvero bello quest’ultimo tratto da percorrere, trasmette gioia allo spirito. Siamo a pochi metri dalla vetta, gli arbusti sono fitti, ma si passa facilmente tra essi. Abbiamo raggiunto un corposo ometto di sassi, mi giro, e alle spalle scorgo, esposta sul versante nord-orientale, una spartana e piccola croce costruita con rami. Mi piace la sua forma originale, nel suo piccolo è regale. Vetta conquistata! Ci complimentiamo, effettuiamo la foto di rito e video, prima che le dita inizino a congelare, lo stanno già facendo. Installo il barattolino di vetta, consumiamo un veloce pasto, fa troppo freddo, la stessa tisana del termos, benché sia bollentissima si raffredda in pochi istanti. La visione sul paesaggio è ostacolata dalla vegetazione, ma qualcosa riesce a filtrare dai rami. Il colle con i suoi 799 metri è un piccolo gioiello che si sporge sulla pianura friulana, dominando dall’alto il Tagliamento che scorre brioso con le sue fresche acque. Dalla vetta ammiriamo il vicino monte Brancot, Il monte San Simeone, il Cuarnan e il Chiampon con la sua recente ferita, una slavina gli ha scoperto un tratto del costone, lasciando un evidente sfregio.

Il paesaggio è immaginifico, tutto sa di infinita bellezza. Fa così tanto freddo, che ci copriamo ancora di più e una volta pronti affrontiamo la discesa. A causa della ripidità del crinale, in meno di mezz’ora raggiungiamo gli stavoli in basso. Per il rientro, effettuiamo un anello puntando a nord, cercando oltre la carrareccia il proseguo del sentiero. Dalla sbarra della stessa stradina seguiamo una pesta che ci inganna, sporgendosi pericolosamente sui ripidi salti. Ritorniamo sui nostri passi, finché scorgiamo un chiaro sentiero, lo percorriamo in discesa. Man mano che scendiamo di quota il sentiero (una remota mulattiera) è sempre più manifesto. Si tratta di un antichissimo troi, sapientemente costruito con sassi, e spesso gradinato, sicuramente un tempo frequentato dai malgari o boscaioli locali. Mentre camminiamo, e la luce si fa più fioca, discutiamo, perdendoci nei discorsi esistenziali. I 400 metri di dislivello, avvolti nell’ombra del colle, passano velocemente mentre il gelo si fa sentire.

Raggiunta la strada asfaltata, procediamo a oriente, iniziando la discesa verso la frazione di Avasinis, che raggiungiamo in pochi minuti. Dalla periferia del piccolo centro abitato, proseguiamo a sud, breve tratto di strada asfaltata, e successivamente (svoltando a destra) per una carreggiabile che inizia poco dopo il cimitero. Non ci rimane che effettuare questo lungo tratto che taglia le pendici del Col del Sole, e con una moderata pendenza, quasi in piano, che ci riporta al punto di partenza. L’escursione si è conclusa felicemente, siamo gaudenti. Così ha termine una giornata speciale con un’altra storia da raccontare.

Il Forestiero Nomade.

Malfa




































































 

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