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martedì 14 luglio 2020

Monte Castelat e Cornor dalla malga Pian delle Lastre (Alpago)

  
Monte Castelat e monte Cornor dalla Malga di Pian Grande.

Note tecniche.

Localizzazione: Prealpi Carniche Gruppo Col Nudo-Cavallo

Regione: Veneto

Avvicinamento: Lestans-Maniago-Aviano- Caneva- Budoia -seguire indicazioni per la Foresta del Cansiglio- percorrere la rotabile attraversando i paesi di Spert e Sant’Anna- Da Sant’Anna seguire la ripida strada campestre che porta sino alla Malga di Pian Grande- ampio parcheggio con disco orario e a pagamento.

Dislivello: 1000 m.

Dislivello complessivo: 1160 m.

Distanza percorsa in Km: 14, 5

Quota minima partenza: 1204 m.

Quota massima raggiunta: 2208 m.

Tempi di percorrenza escluse le soste: 5 ore

In: coppia

Tipologia Escursione: paesaggistica-naturalistica

Difficoltà: escursionistiche, per esperti solo la cresta finale del Castelat.

Segnavia: CAI 926-923

Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: bassa

Attrezzature: no

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: si

Libro di vetta: si

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli –Tabacco 012
2) Bibliografici:
3) Internet:

2)               Periodo consigliato: Tutto l’anno, essendo una località idonea per lo scialpinismo.
3)                
4)               Da evitare da farsi in:
Condizioni del sentiero: ben marcato e segnato

Fonti d’acqua: no

Consigliati:

Data: martedì 07 luglio 2020

Il “Forestiero Nomade”
Malfa
 Felice e distensiva escursione tra i monti dell’Alpago, una degna cornice per festeggiare il genetliaco della mia signora.
Essendo un giorno per omaggiare, ho scelto una montagna di facile approccio, direi escursionistica. La cornice dei monti che circonda il rifugio Semenza è una delle località più frequentate dagli escursionisti delle province limitrofe. È facile durante il fine settimana incontrare lungo i sentieri di accesso interi plotoni di camminatori. Per questa speciale occasione ho deciso di arrivare nella località di partenza passando dal bosco del Cansiglio, tramite la rotabile che sale su dalla cittadina di Caneva. Conoscendo bene il luogo, non sono rimasto sorpreso nello scorgere i giochi di luce creati dalla nebbia mattutina, un autentico muro di bruma. Siamo scesi dall’abitacolo dell’auto per ammirare il meraviglioso arcobaleno che distava proprio pochi metri dietro di noi, abbiamo vissuto una situazione surreale e irripetibile. Proseguiamo il cammino in auto, addentrandoci nel meraviglioso altopiano, transitando per le località di Tambre e Sant’Anna, e infine, risalendo una ripida stradina di campagna, raggiungiamo la Malga di Pian Grande (quota 1204 m.). Lasciamo l’automezzo in un munito parcheggio a pagamento. Rispetto alle mie precedenti escursioni nella località, il punto di partenza è posto alcune centinaia di metri poco sotto la malga Pian Lastre. Una volta approntati si parte. La bellissima giornata, il verde dei prati, la volta celeste color lapislazzuli, fanno sì che il paesaggio sia una cornice stupefacente, non a caso gli artisti veneti sono tra i più grandi pittori e raffinati conoscitore del colore.
Iniziamo il cammino, immersi in un sogno, delle pacifiche mucche brucano al bivio tra la strada forestale e l’inizio del sentiero 926. Ci alleggeriamo subito degli abiti, e continuiamo il cammino per il rifugio Semenza. Un fitto boschetto di aghiformi ci protegge dai raggi del sole, donandoci refrigerio, poco dopo la vegetazione si dirada, e riappare il sole proprio sotto le rocciose pendici meridionali della cima delle Vacche.
D’ora in poi non troveremo più l’alta vegetazione, percorreremo una assolata mulattiera, ammirando a oriente le inconfondibili piramidi di roccia: cima della Palantina, cima Manera e il monte Laste.
Siamo da soli nel sentiero, e la felicità del sito rapisce lo spirito. Ripercorro a ritroso parte del cammino effettuato pochi giorni prima con Dario e Francesco, sorridendo nel ripensare ad alcuni piacevoli momenti.
In vista del rifugio Semenza, consiglio a Giovanna di non effettuare la sosta, e di rinviare la visita al rientro dalla vetta. Il monte Laste e la cima Manera brulicano di escursionisti, ne osserviamo le minuscole sagome che si spostano in cresta. Una famigliola con dei piccini scende dal Laste. Valicata la forcella Laste, non visitiamo il noto bivacco color fuoco, perché chiuso a causa del Covid 19, ma scendiamo di alcuni metri nella val Sperlonga, passando tra le roccette, per poi risalire una traccia non segnata a sinistra.  
Io e Magritte lo ricordiamo bene questo tratto di sentiero, fatto alcuni anni fa per raggiungere la cima del Cornor; allora partimmo da Piancavallo, aggirando il monte Palantina e successivamente raggiungendo il monte Cornor, per il ripido ed esposto sentiero di cresta, che inizia proprio sopra il rifugio Semenza. Ritornando all’escursione odierna, aggiriamo le pendici settentrionali del monte Cornor, giungendo alla forcella omonima per comoda traccia nella ghiaia. Estasiati dal bianco della roccia, ammiriamo i teatri di pietrisco che si aprono su entrambi i versanti, per poi dedicarci alla salita della nostra meta odierna, il monte Castelat.
Per facile cresta (a tratti frastagliata) raggiungiamo l’inerbita e comoda vetta (quota 2208 m.), dove optiamo di festeggiare il compleanno accendendo una simbolica candelina.
Dall’apice dell’elevazione ammiriamo le dolomiti Venete e friulane e naturalmente quello che riusciamo a intravedere della pianura veneta. Mentre procedo nelle normali operazioni di vetta (apportare le firme sul libro di vetta, ecc. ecc.), avverto un’ombra sopra di me e pochi istanti dopo, con dei veloci e poderosi battiti di ala, ci sorvola un’aquila, passa tre metri sopra le nostre teste, rimaniamo stupiti e incantati; è il dono della Montagna.
Trascorriamo più di un‘ora in vetta, la giornata continua a permanere nel suo splendore. Poco più avanti dista il monte Gluson, decidiamo di visitarlo in futuro, ma dall’altro versante, quello occidentale che abbiamo notato durante l’ascesa. Dopo aver trascorso in beatitudine il tempo, decidiamo di rientrare per lo stesso sentiero dell’andata. Raggiunta la forcella Cornor, io e Magritte, vorremmo proseguire per il rifugio, ma Giovanna vuole visitare la vetta del Cornor, è il suo compleanno, quindi ubbidiamo.
Un elementare sentiero sul morbido crinale porta su in cima, dove troviamo una rudimentale croce e un tubo porta libro di vetta( quota 2170 m.).Il panorama è splendido, notevole e magica appare la Val Sperlonga e il lunghissimo crinale che dalla cima del Cavallo conduce al lontano Col Nudo, Trascorso il tempo in vetta, procediamo al rientro. Giunti presso il bivacco Laste, Giovanna, irriducibile, vorrebbe visitare anche il monte Laste, la convinco a declinare, promettendole che un giorno abbineremo il Laste alla cima Manera. Convinta o illusa dalla mia promessa, abdica. Raggiunto il rifugio Semenza, entriamo all’interno per ordinare una birra con cui festeggiare l’evento, e ne approfittiamo per familiarizzare con il gestore.
Il rientro all’auto avviene per lo stesso sentiero dell’andata. Così ha termine una gita all’insegna della tranquillità, in una località magica, sicuri che ritorneremo ancora, per trascorrere altri attimi di magia e di serenità con la nostra dea, la montagna.
Il Forestiero Nomade.
Malfa.































































































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