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martedì 25 agosto 2020

Molte Lavara da malga Confin

Monte Lavara (1909 m.) dalla Malga Confin

Note tecniche.

 

Localizzazione: Prealpi Giulie. Gruppo del Plauris.

Regione: Friuli-Venezia Giulia

Avvicinamento: Venzone-Borgo Sottomonte-Val Venzonassa-superare la prima galleria con divieto di transito, iniziando a percorrere una strada dissestata che termina il suo corso alla Malga Confin (1330 m.)

 

Dislivello: 600 m.


Dislivello complessivo: 600 m.


Distanza percorsa in Km: 6


Quota minima partenza: 1330 Malga Confin

 

Quota massima raggiunta: 1909 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 3, 5 ore

In: coppia

 

Tipologia Escursione: Selvaggio

 

Difficoltà: escursionisti esperti

Segnavia: CAI 726; ometti e bolli sbiaditi

Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: media

Attrezzature: si

 

Croce di vetta: si

Ometto di vetta: si

Libro di vetta: si, istallato barattolino

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 020
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)               Periodo consigliato: maggio-novembre

3)                

4)               Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero: Sentiero non ufficiale, traccia visibile

 

Fonti d’acqua: no

Consigliati:

Data: sabato 15 agosto 2020

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

Sono passati dodici anni dal mio ultimo passaggio sulla bellissima cima che domina la valle a oriente della casera Confin, quindi, è giunta l’ora di ritornare. Il monte Lavara, nei miei ricordi, appare tanto selvaggio quanto solitario. Stavolta non partirò dalla pianura, ho letto da qualche parte che quando la malga Confin è attiva si può procedere in auto sino alla tenuta. Il giorno dell’escursione, al mattino, il cielo è terso, promette bene, quindi ci sia avvia (Giovanna, io e Magritte) verso Venzone, con uno spirito speranzoso. Dalla periferia della località friulana imbocchiamo la stradina che si addentra nella Venzonassa dopo aver superato il borgo di Sottomonte. Dalla galleria con divieto accesso (quota 477 m.) proseguiamo, me ne pento subito, per via della strada dissestata. Confesso che quasi dopo tre lustri non me la ricordavo più la precarietà della carreggiabile. L’auto, stoicamente, tra buche e ghiaie, procede sino alla malga.  All’arrivo, la visione delle montagne che attorniano la fattoria ripaga dallo stress affrontato durante la guida.

Davanti alla malga ci riceve il simpatico malgaro, indicandoci dove parcheggiare, lo ringraziamo. Una volta pronti, zaini in spalle e Magritte al seguito, si parte per l’avventura.

Il sentiero per il monte Lavara inizia a oriente della malga, ma per via di un’ampia pozza mista a fango e stecco, non ne riscontriamo la traccia. Il malgaro (che nel frattempo ci ha seguito con lo sguardo) intuisce il nostro smarrimento, e con un dito ci indica la giusta direzione. La traccia inizia proprio dopo la melma, ringraziamo ancora il malgaro e procediamo per il cammino. Percorriamo pochi metri lungo il sentiero 726 adombrato dalla faggeta, su un masso è tinto un bollo rosso che ci invita a cambiare direzione, precisamente a sinistra e sempre all’interno della faggeta. Dopo un centinaio di metri usciamo allo scoperto, transitando lungo il ghiaione presente nel versante meridionale dello Jouf di Ungarina. Radi ometti ci pilotano dentro una mugheta, qui il sentiero si inerpica, e zizzagando, ci porta alla base dal canalone detritico che scende dalla confluenza del Monte Lavara con lo Jouf di Ungarina.

Non dobbiamo fare nulla di trascendentale, solo faticare per risalire sino alle pareti meridionali del monte Lavara. Gli ometti sono numerosi, conviene mantenersi a destra della lingua di ghiaia, alcuni radi bollo ci tranquillizzano, è più facile salire per zolle. Raggiunto il vertice del canalone, un segno sbiadito ci indica la via da salire. Un cavo in metallo (di cui un lembo è divelto) è predisposto tra le rocce, inizia il tratto più divertente dell’escursione. I passaggi di arrampicata non superano il primo grado, il cavo metallo aiuta relativamente, è saggio e maturo fidarsi più degli appigli e degli appoggi che dell’aiuto artificiale. Superato l’ostacolo, per zolle, raggiungiamo la crestina, la visione si apre sul dirupato versante settentrionale dello Jouf di Ungarina e del Monte Plauris.  Ancora ricordo bene la prima volta che vidi le impressionanti e verticali pareti, oggi tale visione mi affascina e incanta.

Dal bel pulpito panoramico si sale per pochi metri, seguendo gli evidenti ometti, che ci invitano ad aggirare un masso ed entrare in una breve ma fitta mugheta, anche questa la ricordavo, ma più complessa. In pochi minuti si è fuori dai mughi, percorrendo una breve ed esposta placca inclinata, per poi risalire tra facili roccette sino alle articolate rocce superiori. Ci districhiamo tra le frantumate e frastagliate pietre, che lambiscono il dirupato versante settentrionale. Sempre per facili passaggi tra le rocce, raggiungiamo l’erbosa cresta sommitale che precede la dentellata sommità. Ultimi metri da percorrere con moderata attenzione, ed eccoci in vetta, dove troviamo un simpatico e meditativo escursionista che ci ha superato in precedenza. La piacevole sorpresa sta nelle nubi che gravitano lontano, e non hanno intenzione di rovinarci l’escursione. Dopo anni rieccomi su questa amata montagna, che preferisco a quelle confinanti, forse per il suo tocco silvestre, infatti anche per questa motivazione la cima è meno ambita e frequentata; in questo caso vale il detto popolare “che il vino buono si conserva bene nelle botti piccole”.

In vetta è collocata una bella croce in metallo, ben fissata nella roccia, accanto si notano i resti di un’altra croce, ma in legno. Non trovo nessun libro di vetta, erigo con dei sassi una piccola nicchia, dove serbare il barattolino con il simbolo del gruppo. Il paesaggio ammirato dalla cima è smisurato, ammaliante, con un po’ di attenzione si scorge in lontananza anche l’Adriatico. Nel frattempo, in cima sopraggiunge una stoica coppia, proveniente a piedi da Venzone; sono indigeni, quindi conoscono bene la località.  La stessa coppia proverà a compiere l’anello per il sentiero in discesa dalla cresta, quello a oriente, poi abbandoneranno l’impresa per via della traccia poco battuta. Giovanna, io e Magritte, rientriamo per lo stesso itinerario dell’andata. Poco prima della malga, consumiamo all’interno della fresca faggeta il companatico, e ripreso il cammino, con calma, ci avviamo verso la malga. Scopriamo la fattoria pullulante di visitatori, una vera festa, che con la sola visione allieta lo spirito. L’atmosfera che pervade nella località è idilliaca, carica di energia positiva. Sia i gestori che gli escursionisti sfoggiano sorrisi pari alla luminosità dell’ambiente circostante.  Raggiunta l’auto e tolti gli abiti sudici di fatica, ci prepariamo per il rientro.  Prima di lasciare la località provvediamo a rifornirci del buon formaggio presso la malga. La giornata di Ferragosto votata alla montagna volge al termine, la rotabile dissestata ci accompagna alla galleria, procedendo sino alla periferia di Venzone e da quest’ultima alla pianura Friulana. La giornata odierna di Ferragosto appare come la ricorrenza festiva che sembra esorcizzare lo spauracchio del Covid 19, illudendoci che tutto sia finito, e che il domani sarà migliore.

Il Forestiero Nomade.

Malfa

 























































 

1 commento:

  1. Ho intenzione di salire domani 30 maggio 2022.Vorrei arrivare alla malga a piedi poiché leggo delle pessime condizioni della stradina, forse attua!mente è stata un po' sistemata.Desidero fare i complimenti al " forestiero nomade e alla collega escursionista sia per l ottimo racconto e spiegazioni della salita, sia per le davvero belle fotografie allegate.Grazie.Buone prossime salite.
    Ezio, antico escursionista e salitore di montagne da....60 anni circa.

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