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domenica 25 febbraio 2024

Magritte sul Monte Pedroc da Somp di Cornino.

Magritte sul Monte Pedroc da Somp di Cornino.

 

L’Araba Fenice risorge dalle sue ceneri e ritorna a volare sui monti che tanto ha prediletto e l’hanno amata, e le giornate invernali dalla temperatura primaverile stimolano le ali a battere di nuovo, scrollando dalle piume il tempo trascorso nell’oblio. Una croce si sporge sul paesaggio, quasi occultata dalla vegetazione, ma la mia attenzione è sedotta dall’elegante volo spiccato dai molteplici grifoni che escono in perlustrazione dalla riserva. Una casera ricostruita è in bella mostra e due alberi solitari le fanno la guardia; i cuori disegnati sul copritavolo posto all’esterno della casera mi riferiscono che oggi nell’atmosfera regna l’Amore, ed esso, il sublime e nobile sentimento, mi guida con l’ausilio del sole e della volta celeste. La traccia porta a un terrazzo panoramico dove un piccolo ometto è posto per indicare al viandante che la meta è stata raggiunta. Osservo l’ometto eretto con i sassi, uno di essi dalla forma di una cuspide si erge verticalmente come simbolo e da lontano appariva come una bianca statuetta. Mi accosto al mucchietto di sassi e sgancio lo zaino, mentre  Magritte, il mio fedele compagno di viaggio si lascia andare, sollazzandosi prima e chiudendo gli occhi dopo per la fatica. Lungo il cammino ho modo di conoscere presso uno stavolo due simpatiche signore (madre e figlia), di cui la più anziana è arzilla e sfoggia un fazzoletto come copricapo che rimanda a una civiltà scomparsa. Mi fermo istaurando una simpatica conversazione per poi congedarmi con un sorriso. Il rientro non mi riserva alcuna novità di rilievo, il sole mi accompagna fino al punto di partenza, e io sono ebbro di beatitudine che serberò nei giorni a seguire.

Malfa.

 

Tratto da: Monte Pedroc da Somp Cornino

 























 

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