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mercoledì 21 settembre 2022

Monte Zouf da Casaso

Monte Zouf da Casaso

 

 

Localizzazione:  Alpi Carniche-Carnia Centrale

 

Avvicinamento: Lestans- Pinzano-Cornino-Tolmezzo- Cedarchis- Casaso-Ampio parcheggio poco prima dell’ascesa alla frazione ( 635 m.).

 

Regione: Friuli-Venezia Giulia

 

Provincia di: UD

.

Dislivello: 656 m.

 

Dislivello complessivo: 656 m.


Distanza percorsa in Km: 10


Quota minima partenza: 635 m

 

Quota massima raggiunta: 1248 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 4, 5 ore

In: solitaria

 

Tipologia Escursione: selvaggio-boschiva

 

Difficoltà: escursionisti esperti

 

Tipologia sentiero o cammino: sentieri. Carrarecce

 

 

Ferrata- no

 

Segnavia: CAI

 

Fonti d’acqua: no

 

Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: bassa

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: si

Libro di vetta: installato libretto del viandante.

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli – Tabacco
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)               Periodo consigliato:  

3)                

4)               Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero:


Consigliati:

Data: martedì 10 maggio 2022

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

Monte Zouf da Casaso, anche questa piccola elevazione selvaggia fa parte del lunghissimo elenco di cime poco frequentate che ho visitato. Me ne parlò un giorno un locale, e la curiosità è rinata dall’oblio, quindi, mappe alla mano ho progettato un anello con i dovuti piani B, C, ecc. ecc.

La Carnia nel mio cuore occupa un posto speciale, e ogni volta che spazio nel suo territorio per me è una delizia. La zona di Paularo mi ricorda le prime ascese, monte Tersadia e Monte Zermula in primis. Alzatomi di buona lena, parto alla volta di Tolmezzo, e dopo aver ammirato la regina (Amariana), percorro la valle del But. Presso  Cedarchis, viro a destra, seguendo le indicazioni per Paularo, e naturalmente rimango stregato da uno dei più bei monti del Friuli, il regale Sernio visto dal versante carnico. La prima volta che vidi il Sernio ero in escursione sul Tersadia, lo inquadrai da un ritaglio di vegetazione, e me ne innamorai perdutamente. Portai una sua foto con me in Libano nell’anno 2007, e l’anno seguente ne eseguii l’ ascesa, indimenticabile esperienza che serbo ancora nel cuore.  Ho tanta prescia, sono emozionato, non vedo l’ora di arrivare a Casaso, dove trovo parcheggio sotto la piccola frazione.

Mi preparo i materiali, e in un baleno sono pronto.

Il tragitto prevede dopo l’attraversamento della frazione di Casaso, e la seguente  svolta presso una piccola cappella  votiva, l’abbandono del sentiero CAI 438, e pochi metri dopo la ricerca di un sentiero tracciato in nero sulla mappa, il quale circumnaviga il versante occidentale del monte Zouf, fino a condurre alla piccola elevazione nominata Cuesta Libaria; da quest’ultima cavalcare la cresta fino a raggiungere la vetta più alta del monte. Di seguito, proseguire in libera e senza percorso guidato, raggiungere in basso dal versante settentrionale il sentiero 438 Cai, e da quest’ultimo rientrare alla frazione di Zouf.  Sulla carta è facile, è ora di passare ai fatti, quindi, isso sulle spalle lo zaino carico di sogni, stringendo il foulard sulle tempie,  iniziando l’avventura con il primo passo! L’attraversamento del borgo è romantico, mi gusto tutto: particolari architettonici, i volti della gente, le scritte sui cartelli; in una villa scorgo un simpatico e originale spaventa passeri, che dalla forma pare un piccolo cambogiano che vaga tra le risaie. Arrivato alla cappella votiva, in periferia al borgo, seguo le indicazioni, e presso una baita lascio il sentiero ufficiale per inoltrarmi a meridione. Nella  fitta boscaglia, scovo fin da subito la remota traccia. Mi attivo passando dalla modalità escursionista a quella di lupo. Il sentiero? Lo intuisco con difficoltà. A volte la traccia appare come a dirmi<<Malfa se hai le pa…, ehm le credenziali, trovami! Ci sono, non mi vedi?>>. Questo tipo di provocazione per me è energia pura,  uno scopo di vita. Amo le sfide  e mi piace  affrontarle, e naturalmente vincerle.   Mi catapulto dentro le fitte selve di rovi, intuisco la bellezza del vetusto sentiero, e mi spiace che sia in abbandono. Trovo anche un crocifisso in metallo, affiorante dai rovi, come un naufrago dalle onde. È un segno? Per i devoti si, e anche divino direi, io non ci credo ma è sempre un segno. Proseguo senza mollare, a volte la traccia diventa netta, per poi svanire, finché la caparbietà viene premiata. Presso un capanno la pista si amplia, libera finalmente da sterpaglie,  e la stessa  mi conduce con un viaggio astruso all’interno del bosco  di conifere. Raggiungo la quota m. 1129 di Cuesta Libaria, dove trovo, indovinate? Bosco, bosco e solo bosco. Quindi breve pausa, prima di iniziare l’ascesa alla cima del monte. Il filo conduttore non cambia, vi è sempre la labile traccia da seguire, tra piccoli schianti e ramaglie, finché percepisco di essere in alto con la quota. Mi fermo, esco fuori dal sentiero e mi addentro tra le conifere, scoprendo in mezzo a due enormi faggi un paletto in legno ficcato in un blocco di cemento. Eureka! Vetta! Vetta esclamo ai quattro venti,  e il panorama? Bosco, bosco e ancora bosco. Il bruno ombroso mischiato con il verde spento, ambiente da fare invidia all’Amazzonia, verde e umidità a gogò, ma non importa, era questa la mia meta odierna, e l’ho raggiunta. Seconda parte, la calata dal monte. Per la discesa, mi sono mantenuto sul crinale, stavolta direzione nord, a tal punto di aver superato anche la quota del sentiero che cercavo. Il versante oscuro e freddo a volte è  impraticabile. Finalmente dopo peripezie, trovo il sentiero che mi accompagna a un prato dominato da una bella casera con vista panoramica sul Sernio. Dalla lotta contro gli arbusti giganti sono passato alla poesia. La montagna è anche questo, lotta  ardua e gioia smisurata. E io che l’amo assai la dea Artemide, prendo tutto il pacchetto che mi elargisce, si sa come è la vita: non ci sono rose senza spine, né montagne senza fatica! Ora finalmente sono in un ambiente da far sognare anche gli indifferenti, da far venire voglia di andare in montagna a chi non l’ha mia vista. Sono per un attimo incoronato re di un meraviglioso regno, e quindi, dispongo la servitù, ovvero me stesso, di servirmi un lauto pranzo che si addice a un monarca. Il tempo scorre lento, osservo la grande montagna (il Sernio), e vorrei che la notte giungesse presto per raggiungere Morfeo da dentro la baita. Naturalmente sognare non costa nulla, e la casera è anche chiusa. Finita l’ora ludica, riprendo il cammino, direzione Casaso e non prima di aver visitato una sorgente segnalata. Il rientro alla frazione è dolce, sono soddisfatto, mi ripasso visivamente gli edifici del piccolo centro, osservo i volti degli amici carnici, e dal prossimo pulpito panoramico mi godo la splendida visione sulle due meravigliose montagne conosciute, il monte Tersadia e il monte Sernio, l’autentico re dei monti circostanti!

Il Forestiero Nomade.

Malfa 















































 

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