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giovedì 15 settembre 2022

Colle anonimo dalla Forchia Piccola (Meduno PN).

Colle anonimo dalla Forchia Piccola (Meduno PN).

 

Note tecniche.

Localizzazione: Prealpi Carniche

Avvicinamento: Spilimbergo-Travesio-Toppo-Meduno-Indicazioni per Campone- Forchia Piccola.

 

Località di Partenza: Forchia Piccola.

 

Dislivello:

 Dislivello complessivo: 413 m.

Distanza percorsa in Km: 8


Quota minima partenza: 663 m.

 

Quota massima raggiunta: 676 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 2,5 ore

In: coppia

 

Tipologia Escursione: escursionistico naturalistico

 

Difficoltà: turistiche, tranne l’ascesa al colle che si sviluppa su tracce di caprioli.

 

Tipologia sentiero o cammino: carrareccia-sentieri remoti, tracce di animali selvatici.

 

 

Ferrata- no

 

Segnavia: no

 

Fonti d’acqua: no

 

Impegno fisico: basso

Preparazione tecnica: bassa

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: no

Libro di vetta: installato libretto del viandante.

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli – Tabacco
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)               Periodo consigliato:  

3)                

4)               Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero:


Consigliati:

Data: martedì 30 agosto 2022.

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

Breve e sorprendente sgambettata nel meraviglioso regno del monte Ciaurlec.

Escursione improvvisata, anche se aleggiava nei miei propositi da tempo. Durante gli studi della mappa del monte Ciaurlec, avevo notato la carrareccia che dalla forchia di Meduno si inoltra in direzione  nord ovest, fino a raggiungere una località denominata Ombrena. Analizzando i rilievi ho notato un colle anonimo che domina due casere: Casera Ferrara e casera Chiadins, quindi, spinto dalla curiosità, ho ideato per il futuro una breve esplorazione. Il giorno dell’escursione, io e la mia compagna, eravamo diretti verso il lago di Barcis. Dei nuvoloni bigi che sin dalle prime ore del mattino coprivano i rilievi della valle del Cellina ci hanno convinto a cambiare itinerario, e in mente mi è venuto il Ciaurlec. Raggiunta in breve la località Forchia di Meduno, abbiamo lasciato l’auto nello spiazzo apposito, e subito dopo ci siamo approntati per la partenza. Dalla forchia abbiamo iniziato a percorrere la carrareccia che si inoltra  nella valle dominata dal monte Chiarandeit e Mulon. Presso un bivio abbiamo incontrato la nota squadra di boscaioli che da tempo opera in zona. Al bivio, districandoci tra faggi abbattuti, abbiamo virato a destra, percorrendo la remota arteria che si inoltra nel bosco. Raggiunta la forchia di Chiarandeit, la carrareccia perde vistosamente quota, e in alcuni tratti è anche panoramica, mostrandoci il versante occidentale che si sporge sulle vette della Val Tramontina. La pista termina la sua discesa presso un avvallamento prativo, dove spiccano sia i ruderi che l’edificio restaurato della località chiamata Ferrara. L’edificio è in uso,  ne abbiamo ammirato l’aspetto bucolico, che richiama la vita montana di altri tempi. Dalla casera si diramano alcuni sentieri, uno procede verso la località Chiadins. Decidiamo di percorrerlo al ritorno, perché sul momento siamo attratti da un ripido prato che ascende il colle senza nome. Su per il ripido prato raggiungiamo la sommitale vegetazione selvatica, dove con l’istinto del lupo scoviamo delle tracce di animali che seguiamo; le stesse portano, con il loro procedere astruso, a sfiorare la vetta, nascosta da una fitta vegetazione. Una seconda traccia, aggira gli arbusti, e conduce in cima, dove la vegetazione selvatica ricopre i ruderi di un edificio non ben identificato. Vista la posizione dominante del colle potrebbe trattarsi dei resti di una fortificazione protostorica, e anche se non fosse ci piace immaginarlo. Effettuato il consueto rito dopo la conquista della vetta, procediamo a occidente, seguendo la traccia precedente. Nel primo tratto la pesta si mantiene in cresta, svelando ampi prati da dove possiamo ammirare le montagne della Val Tramontina, di seguito, la stessa traccia, sprofonda in uno splendido bosco di faggi, seguendo il naturale sviluppo di un canalone, fino a sbucare sul prato che precede la casera Chiadins. Giù da un muretto e siamo al cospetto della casera. Per  primo visitiamo il fienile, e di seguito il prospetto proteso a occidente, dove, con notevole sorpresa, notiamo tra i cocci delle tegole cadute, elementi di vita quotidiana, come padelle e bottiglie di vino ancora sigillate. È come se i proprietari fossero andati via da poco. Dai resti del manufatto scopriamo un’altra pagina del vivere della montagna friulana di una volta. Felici del ritrovamento, ritorniamo indietro, percorrendo il sentiero che conduce alla casera Ferrara. Poco prima della casera lambiamo un prato protetto da recinzione, dove all’interno stazionano delle curiose e simpatiche capre. Dalla casera Ferrara, riprendiamo la carrareccia a ritroso, e vista l’ora, meriggio, troviamo uno spiazzo idoneo per desinare. Il tempo dedicato all’attività ludica scorre velocemente. Ripreso il cammino procediamo verso la Forca di Meduno, dove ci attende l’auto. Passando dal bivio notiamo i boscaioli intenti anche loro al desinare, un’attività che unisce in tutto il pianeta la specie umana. Il nostro buon appetito è spontaneo, riflettendo che a questo mondo c’è chi va in montagna per dilettarsi come noi e altri per bisogno, e come sempre la montagna a tutti dona qualcosa.

Il forestiero Nomade.

Malfa.





























































 

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