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giovedì 9 giugno 2022

Monte Falchia e Monte Ronchais da Allegnidis

Monte Falchia e  Monte Ronchais da Allegnidis

 

 

Localizzazione: Alpi carniche Centrali- Alpi orientali Tolmezzine-Gruppo dell’Arvenis-Dorsale Tamai-Zoncolan.

 

Avvicinamento: Tolmezzo-Villa Santina-indicazioni per la frazione Lauco-proseguire per la frazione di Vinaio, lasciando l’auto presso il cimitero di Allegnidis ( piccolo spiazzo)

 

Regione: Friuli-Venezia Giulia

 

Provincia di: UD

.

Dislivello: 700 m.

 

Dislivello complessivo: 700 m.


Distanza percorsa in Km: 17 Km.


Quota minima partenza:  846 m.

 

Quota massima raggiunta: 1254 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 5 ore

In: solitaria

 

Tipologia Escursione: Escursionistica - naturalistica

 

Difficoltà: escursionistiche

 

Tipologia sentiero o cammino:  Sentiero- sprazzi di carrareccia- tratti in libera lungo il crinale-

 

 

Ferrata-

 

Segnavia: CAI

 

Fonti d’acqua: no

 

Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: bassa

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: si, sul monte Falchia.

Ometto di vetta: si

Libro di vetta: Installato barattolo spiriti liberi.

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 013
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)               Periodo consigliato:  

3)                

4)               Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero:


Consigliati:

Data: mercoledì 27 aprile 2022

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

Continua la ricerca  dei sentieri remoti, di quei percorsi, che sin dalla notte dei tempi, hanno permesso all’umanità di vagare tra le montagne. L’avventura che vado a descrivere in questo breve racconto mi porta in un luogo magico per il suo magnifico aspetto bucolico, e precisamente in una delle mie terre preferite, la Carnia.

Ritorno nel territorio di Lauco, precisamente a nord dell’altopiano che precede di pochi chilometri il borgo di Vinaio. Le mie mete saranno il monte Falchia e il monte Ronchais. Alle prime ore del mattino sono già in zona, al cospetto del monte che ho deciso come meta, decidendo di iniziare il cammino dalla piccola frazione di Allegnidis. Purtroppo, impiego un po’ di tempo a causa della ricerca di un punto sosta per l’auto, che trovo presso lo spiazzo adiacente al cimitero del borgo.

Una volta approntato lo zaino, lo metto in spalla e parto, alla volta dell’adiacente frazione che dista alcune centinaia di metri più a sud. Allegnidis, così si chiama il borgo, visto da vicino è un delizioso insieme di abitazioni. Le case spiccano grazie al meraviglioso contorno delle montagne che lo proteggono, e il prato che porta ad esso è  pari  a un’incantevole ouverture che introduce la magica sinfonia.  Un magnifico quadro d’insieme, che da solo merita la fatica della levataccia affrontata  finora. Mi incammino per i vicoli del borgo, mentre i nativi, specie quelli di una certa età, sono già intenti alle laboriose operazioni quotidiane. Ci si incontra e saluta cordialmente, con un semplice sorriso e un mandi. Sapeste quanto mi manca questo dolce atto civile laggiù nella pianura. La buona educazione, secondo il mio modesto parere, deve essere di serie e non una mera opzione opportunistica; per giudicare la riuscita di un frutto bisogna anche sapere da quale albero ha origine. Qui in Carnia, tra i monti, ho sempre trovato sorrisi giovali e gente ospitale. È risaputo che la gente di montagna è chiusa, ma questo non è mai stato un sinonimo di ineducato, anzi. Il mio non vuol essere uno sfogo da un moralista, ma l’onesto desiderio di un sognatore.

Dalla frazione diparte una carrareccia inerbita, che in poco tempo conduce agli stavoli Plauchianis , dove la stradina che sto percorrendo diviene un morbido tappeto. Pochi metri ancora e inizio a seguire un comodo sentiero, che inaspettatamente è segnato. Rapidamente mi ritrovo poco sotto la cresta orientale del monte Falchia. Vista la vicinanza dell’azzurro del cielo al profilo, lascio la pesta mirando al crinale. Raggiunta la cresta inizio quel mio agire con lo zaino in spalle che adoro. Cammino sulla schiena del monte tra i due versanti, sbirciando un po’ di qua e un po’ di là. Il percorso è reso facile da una traccia di cacciatore e dalla non eccessiva ripidezza della dorsale. Raggiungo un’ante-cima, e di seguito il ripido tratto finale. Mi fanno compagnia lungo il cammino gli ometti antropomorfi. Qualche ometto lo costruisco anch’io, non hanno una vera utilità in questo contesto, ma creano compagnia al solitario viandante.  La vetta (quota 1254 m.) nascosta tra i faggi mi appare, è una croce di fattura antica, mi piace immaginare che sia stata recuperata da qualche luogo sacro dismesso, la sua presenza è un reale punto d’arrivo.

Provvedo ad alimentare con altri  sassi l’ometto di vetta, lasciando l’utile contenitore per passaggio del vagabondo. Effettuo una breve pausa, non avendo paesaggio da ammirare a causa della fitta boscaglia, continuo l’escursione, mirando al versante  Nord-Occidentale.

Stavolta procedo in libera, finché tra gli intermezzi dei fusti della faggeta scorgo qualcosa di verde chiaro che  luccica dal basso, è la sella di Travanies, attraversata dalla carrareccia proveniente dal versante meridionale. Per raggiungere la vetta del monte Ronchais (quota 1232 m.), devo solo seguire l’istinto e mirare alla quota più alta dello stesso rilievo. Infatti, dopo pochi minuti, e senza eccessive pene, sono sulla seconda cima, materializzata da un sasso e dei segni rossi. Provvedo anche su questa cima a nutrire l’ometto di sassi. Il sentiero continua verso monte Cerantonis, mentre io mi dirigo ai prati di Stavoli di Tarlessa, e senza seguire nessuna traccia, grazie anche alla lieve pendenza. Raggiunti gli stavoli, ritrovo la remota carrareccia, essa mi conduce dolcemente agli stavoli di Aiers ( quota 1248 m.), ossia il capolinea di questa breve avventura. Il luogo è adatto per effettuare una pausa. Ho fame, desino. Mi siedo su una panca adiacente allo stavolo, da dove provvedo a rifocillarmi , e in contemporanea, ammiro il magnifico paesaggio dominato dalla cima dell’Arvenis.

Dallo stesso sito scruto anche il monte Marsins, che sarà dopo pochi oggetto di una mia visita di cortesia. Soddisfatto della gita, decido di rientrare, per la carrareccia dell’andata, evitando naturalmente le cime. Raggiunta la frazione di partenza, in periferia,  mi fermo a conversare con un simpatico locale, confermando quello che scritto nell’introduzione della relazione. Il passo è lento ma non stanco, esso mi conduce sino all’auto. Prima di raggiungere il camposanto  volgo un ultimo sguardo all’indietro, per un arrivederci, a una delle località più affascinanti della Carnia.

Il Forestiero Nomade.

Malfa





















































 

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