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mercoledì 6 aprile 2022

Monte Ciuf e Spicher di Tui dalla Forchia Zuvial (Tramonti di Mezzo PN)

Monte Ciuf e Spicher di Tui dalla Forchia Zuvial (Tramonti di Mezzo PN)

 

Localizzazione: Prealpi Carniche- Catena Valcalda Verzegnis- Gruppo Valcalda Taiet- Dorsale del Valcalda.

 

Avvicinamento: Lestans- Toppo-Meduno-Val Tramontina- Tramonti di Mezzo- Indicazioni per la Forchia Zuvial- Punto sosta presso uno spiazzo sito alla fine della stradina asfaltata (quota 740 m. circa)

 

Regione: Friuli- Venezia Giulia

 

Provincia di: PN

.

Dislivello: 636 m.

 

Dislivello complessivo: 1020 m.


Distanza percorsa in Km: 13


Quota minima partenza: 740 m.

 

Quota massima raggiunta: 1213 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 5 ore

In: coppia

 

Tipologia Escursione: Escursione in ambiente selvatico- con tratti di percorso privi di segni, e altri con tracce labili

 

Difficoltà: Escursionisti Esperti con un passaggio di alpinismo base, di cui uno di secondo grado +.

 

Tipologia sentiero o cammino: Sentiero 830 CAI, remoto, che ricalca le antiche vie di accesso alle malghe- Spesso i sentieri tracciati in nero sulla mappa sono più agevoli, sicuramente dovuta alla frequenza dei cacciatori. 

 

 

Ferrata-

 

Segnavia: CAI 830

 

Fonti d’acqua: si

 

Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: media

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: si

Libro di vetta: installato contenitore per viandanti- spiriti liberi.

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)               Periodo consigliato:  

3)                

4)               Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero:


Consigliati: Ho adoperato i ramponi a sei punte solo nel tratto finale della vetta del monte Spicher di Tui, per via della presenza di ghiaccio.

Data: sabato 12 marzo 2022

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

Sono appena trascorsi tre giorni da quando sono asceso  al monte  Oselar, e sapevo che sarei ritornato, in verità, dal magnifico luogo non sono mai andato via. Fin dalla prima escursione ho compreso di aver lasciato il cuore, un  teatro naturale: immaginifico da incantare  persino gli antichi greci, e così romantico da far cantare i poeti. E oggi rieccomi, anzi, rieccoci, a  ripercorrere l’antica mulattiera assieme alla mia compagna. A Giovanna ho preannunciato che avrebbe sognato ad occhi aperti, e così è stato. Le cime previste dall’itinerario sono: il monte. Ciuf,  il bel cono rovesciato dello Spicher di Tui, e naturalmente la bella casera di Savoieit, adagiata alle pendici del Gardelin.

Portiamo al seguito i simboli della pace, sentiamo il bisogno di mostrare un segno positivo. Ci fa paura l’indifferenza collettiva che ci circonda; mi riferisco  soprattutto al mondo reale, rapito esclusivamente da angosce egoistiche: la paura di perdere beni effimeri, come lo sono il denaro o la proprietà. La nostra non è una fuga dalla realtà, ma al contrario, un viaggio nella natura per avere risposte. Non siamo e non vogliamo essere impotenti e indifferenti, siamo abituati a lottare per le cause giuste. Da Tramonti di mezzo raggiungiamo in auto la Forchia Zuvial, e lasciato il mezzo nello spiazzo previsto, partiamo con zaini carichi di sogni e amore. È così recente l’ultima escursione in zona, che non adopero mappe, ho ancora tutto ben chiaro in mente. Il mio corpo reale si riappropria di quello irreale rimasto in loco ad aspettarmi. Questo luogo mi ha davvero stregato. La mia compagna supera facilmente i tratti del macereto, malgrado da tempo non fosse a contatto con un ambiente simile, ma bastano pochi metri di ghiaino a rispolverare la remota esperienza. Raggiungiamo lo spigolo del crinale, una traccia leggibile all’occhio esperto ascende al monte Ciuf. Lasciamo gli zaini, inutili ingombri, adagiandoli alla base di un tronco d’abete, procedendo con la mia sacca di emergenza. La sensazione di libertà che pervade quando non si hanno pesi sulle spalle non ha prezzo, ascendiamo lesti come scoiattoli. Il pendio è ripido, ma la traccia di camoscio è visibile, finché, lasciato il crinale, percorriamo il solco sul versante  settentrionale. È una zona ampiamente frequentata da cacciatori, lo immaginavo,   e lo confermano le varie postazioni paramilitari che avvistiamo. Il nemico in quest’ambiente non è l’uomo ma l’animale selvatico. La traccia, dopo aver tagliato il fianco del crinale, raggiunge una forcella posta a meridione dello Spicher di Tui, noi procediamo a sud della stessa, per il ripidissimo pendio che conduce alla vetta del monte Ciuf.

L’erto crinale è leggermente faticoso, ma in pochi minuti siamo sulla vetta, immersa e adombrata dalle fronde dei pini. La visibilità sull’ambiente circostante è pari a nulla. Non tutte le cime donano le magiche visioni, spesso, molte sono introverse e timide, e questa cima lo è. Fatta la foto di rito, ripercorriamo a ritroso la dorsale, e in pochi minuti siamo al cospetto degli zaini, una volta recuperati procediamo per  la comoda, lunga, e rilassante mulattiera segnata CAI 830.

Dopo aver raggiunto il bivio per la casera Mosareit, risaliamo il versante, ritrovando gli ometti e segni di passaggio creati in precedenza. Raggiunto il pianoro inerbito che ospita i ruderi delle stalle del Gardelin, decidiamo anche questa volta di procedere leggeri alla volta dello Spicher di Tui, occultando gli zaini ma calzando i ramponi. Dal versante settentrionale del monte abbiamo notato la presenza di nevai. Dopo aver occultato gli zaini, sotto un abete rosso, procediamo, superando una sella innevata, e andando alla ricerca della traccia, ma la neve occulta l’eventuale pista da seguire. Troviamo la traccia, ma si arresta sotto una paretina niente male, e che  a primo acchito ci intimorisce per via di un passaggio esposto, lo valuto come difficoltà alpinistica un secondo grado più. Come un cane da tartufo, sono alla frenetica ricerca  di una soluzione:  esploro a destra e a sinistra del salto,  ma la ricerca si arresta nella folta boscaglia. Giovanna mi vede intento nella ricerca di una soluzione e mi consiglia di andare avanti da solo, cosciente che dovrò preoccuparmi solo della mia persona, ella mi aspetterà sotto la paretina. Accetto il consiglio, conoscendomi, dopo due giorni sarei ritornato sul luogo.   Per evitare rischi, preferisco proseguire per il tratto che stavo esplorando a destra della paretina stessa, mi arrampico su un ripido tratto, aiutandomi con i rami della vegetazione, finché mi sono sopra il salto precedente. Ritrovo la traccia, a tratti innevata, ma abbastanza percorribile: essa, a volte esposta, si snoda tra i mughi, e mantenendosi sempre sul filo di cresta, mi conduce sotto le roccette sommitali.  Un taglio tra i mughi in attira la mia attenzione, ma ci penserò quando rientro. Trovo altri passaggi dove adopero anche le mani, e la vetta pare non giungere mai. Mi aiuto sul fresco e illibato nevaio, lasciando incavi profondi con la pressione della punta degli scarponi, in modo che al rientro so dove mettere i piedi. Pare che sia giunto in vetta, ma devo aggirare ancora altri ostacoli, finché mi appare l’ometto, che per l’escursionista equivale alla frase” fine delle fatiche”. Dalla cima posso osservare il proseguo, una bella cresta, che sicuramente farò per curiosità. La stessa si congiunge alla forca che abbiamo percorso in precedenza prima di salire sul monte Ciuf. Sono molto soddisfatto, questa cimetta, e come quasi tutte, si è dimostrata per la presenza del nevaio un po’ problematica, ma alla fine ha ceduto alle mie lusinghe. Dopo aver ammirato il paesaggio, riprendo il cammino, rientrando, con cautela, dalla mia signora. Proprio sopra il salto rivedo il taglio tra i mughi, lo esploro. Seguo la traccia, scendo di alcuni metri ,ed eccomi sopra la paretina. Vedo in basso Giovanna,  contenta di rivedermi ancora vivo e vegeto. Butto giù i bastoncini da trekking, e aiutandomi con un ramo penzolone, mi abbasso per il tratto esposto. Fatta! Riflettendo, sono sceso da dove avrei dovuto salire. Il rientro agli zaini e facile, e recuperati quest’ultimi procediamo per la Casera Savoieit. Dal libro dei visitatori posto sul tavolo del rifugio, leggo che è passato solo una firma dalla mia ultima comparsa. Anche stavolta lascio un altro libro, dedicato a Jim Morrison, uno spirito ribelle degli anni 60. Da sempre dare fa rima con amare. Recentemente ho appreso, purtroppo, che in molti, preferiscono buttare che donare. Questa non è mai stata la mia filosofia. Un popolo che applica codesto cattivo pensiero non merita l’esistenza, l’egoismo alla fine non premia. Fuori dalla casera è posto un tavolo con panche, proteso verso l’ampia veduta panoramica; lo imbandiamo e velocemente procediamo all’attività ludica. Il menù è composto da: pane francese, mortadella bolognese, mandarini di Palermo, tutto accompagnato da un buon vino siciliano, il Nero D’Avola. Non ci facciamo mancare nulla, dal bel desinare alla magica visione delle magnifiche montagne della Val Tramontina.  Dopo il gustoso pranzetto,  ho in mente di rientrare per un sentiero che ho intuito nella precedente escursione, la direttissima che dalla Casera Savoieit conduce alla Casera Gardelin. La traccia diparte direttamente dal riparo, a oriente, e infatti, in pochi minuti siamo al  rifugio sottostante. Ho avuto un’ottima intuizione, mentre percorrevamo la traccia, ho commentato con Giovanna, che i cacciatori sono come i diavoli : oltre alle pentole sanno fare anche i coperchi. Quando mi sarà possibile, mi complimenterò con coloro che sono stati gli artefici di questo sentiero, anche se non amo la loro passione. Visitata anche la seconda casera, si ritorna sul primitivo sentiero percorso in mattinata, mentre il cielo si tinge di rosso e la giornata volge al termine. È stata una meravigliosa escursione in uno degli ambienti più selvaggi e affascinanti del Friuli. Oggi abbiamo sognato, vissuto, sorriso, gioito, rischiato, amato, e tutto ciò non è poco. Rientriamo all’auto, e di seguito a valle, con una nuova storia vissuta e un’altra avventura da raccontare. Viva l’amore, viva la pace, viva la montagna.

Il Forestiero Nomade.

Malfa.


















































 

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