Powered By Blogger

martedì 15 marzo 2022

Col Alda da San Floriano (Cimolais).

Col Alda da San Floriano (Cimolais).

 

Localizzazione: Dolomiti Friulane -Prealpi Carniche- Gruppo del Pramaggiore- 

 

Avvicinamento: Maniago-Valle del Cellina- Val Cimoliana- San Floriano

 

Regione: Friuli-Venezia Giulia.

 

Provincia di: PN

.

Dislivello: 500 m.

 

Dislivello complessivo: 500 m.


Distanza percorsa in Km: 5


Quota minima partenza: 640 m.

 

Quota massima raggiunta: 1033 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 4 ore

In: coppia

 

Tipologia Escursione: Escursionistico-paesaggistico.

 

Difficoltà: Escursionisti Esperti atti a operare in ambiente selvaggio- radi bolli rossi.

 

 

Tipologia sentiero o cammino: Sentiero quasi sempre esposto sui ripidi pendii.

 

 

Ferrata-

 

Segnavia: CAI

 

Fonti d’acqua: Un fonte e un rivolo iniziale

 

Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: bassa

Attrezzature:

 

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: no

Libro di vetta: Installato barattolino spiriti liberi.

Timbro di vetta:

Riferimenti:

1)          Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 021
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)          Periodo consigliato: primavera-estate

3)           

4)          Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero:


Consigliati: ramponi per erba.

Data: domenica 20 febbraio 2022

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

La montagna che non ti aspetti, che ti sorprende andando oltre le apparenze. Il Col Alda è stato la gradevolissima sorpresa dell’ultima settimana di febbraio. Fino a prima di iniziare l’escursione conoscevamo solo la posizione fisica del piccolo colle, dominato dalle eccelse presenze della Cima dei Preti, Il Duranno, il monte e Lodina, e naturalmente il massiccio del Monte Vacalizza.  Raggiunta la Val Cimoliana, puntiamo lo sguardo alla modesta quota del monte, e non traspare nulla di come sarà l’escursione, solo un fitto bosco e dei ripidi versanti che non fanno presagire nulla di buono. Il nostro scopo è provare ad andare in vetta, stranamente nelle vecchie mappe non hanno segnato sentieri che ascendono in quota, mentre le recenti si, scopriremo presto il perché. Lasciamo l’automezzo alla periferia nord della frazione di San Floriano, proprio pochi metri prima del ponte che guada il torrente Cimolais. La giornata, come quasi tutte di questo splendido inverno, è all’insegna del sole, e la temperatura frizzantina stimola a muoversi per scaldare i corpi. Una volta pronti partiamo, districandoci tra le viuzze del borgo, e dopo aver ammirato la bella fontana ornata con dei strani volti surreali a tutto tondo, iniziamo la ricerca del remoto sentiero che costeggia il versante meridionale del colle. A causa dell’abbandono l’antica arteria è quasi tutta occultata dalla vegetazione selvatica, ma ne intuiamo lo sviluppo, riuscendo a percorrerne pochi metri, prima di raggiungere la località di GAT. Poco dopo un’abitazione ci aspetta la prima sorpresa odierna, la bella pozza posta alla base di un salto dove scorga la fresca acqua del Sciol di Boda.  Davvero un bel vedere, rimaniamo estasiati, e sicuramente verremo d’estate, durante le giornate afose. Una traccia lambisce la vasca, e ritornando sui nostri passi scopriamo su un muretto una targa del CAI di Cimolais, offerta con amore a un socio a cui è stato dedicato il Sentiero Col Alda. Pochi metri dopo con una chiara traccia inizia l’ascesa del ripido versante del colle. Confesso, ci emozioniamo sin da subito, malgrado l’esposizione è un bel sentiero aereo, che stimola il passo e l’avventura. Vista la continua esposizione per sicurezza decidiamo di comune accordo di calzare i ramponi, l’idea si rivela vincente, visto che ci da tranquillità. I primi quattrocento metri di dislivello sono davvero adrenalinici ma mai pericolosi, continuamente siamo esposti alla bella visione, sia della Val Cimoliana, ancora imbiancata di neve, che dai dirupati valloni interni, dove molto in alto spiccano le torri rocciose del monte Vacalizza. L’ambiente è severo e selvatico, affascinante, e ci galvanizza. L’unico tratto un po’ delicato è il superamento in cresta di un dosso posto proprio su un insellamento. Con perizia, malgrado sia malagevole, lo superiamo, continuando a percorrere il sentiero ben marcato e segnato con numerosi bolli rossi. Il tratto finale che precede la sommità della quota 1020 m. è un ripidissimo crinale, più di duecento metri di dislivello, da percorrere sul filo di cresta attorniato dalla splendida pineta.  Raggiunta l’ampia cima meridionale, ci districhiamo tra la vegetazione, trovando la quota più alta, dove piantiamo il vessillo degli spiriti liberi. La visione dalla cima non è aperta a causa di alcuni arbusti, ma dal versante occidentale spaziamo con lo sguardo su Cimolais e le cime che la riparano. Sulla vetta troviamo la neve, ma nulla di impegnativo. Per la discesa dobbiamo calarci per un breve canalino, fino a raggiungere la forcella che collega la quota 1030 m. alla quota più alta di 13 metri.  Raggiungiamo la seconda quota, posta all’interno di una bella faggeta, e dopo aver fatto l’ennesimo autoscatto (il barattolo degli spiriti liberi lo abbiamo lasciato sulla cima più bassa) studiamo il proseguo che con un anello ci porterà all’automezzo. Alcuni schianti ingannano, ma troviamo, malgrado la neve, una traccia, che dopo pochi metri diviene marcata è l’inizio della discesa. Anche il declino dalla vetta non è per nulla banale, la traccia è ben marcata, ma l’esposizione rimane costante, fino all’ultimo metro. Quello che continua ad affascinarci è il versante meridionale, intenso, con le sue strapiombanti falese che incutono timore. Spesso par di aprire le ali per realizzare un volo sulla frazione di San Floriano. Malgrado la tensione ci divertiamo nello scendere a valle, e quando qualche pulpito panoramico ci consente una pausa, sbirciando romanticamente sulle cime adiacenti dominate dalla regina delle dolomiti friulane. Poco prima di San Floriano, la traccia costeggia una villetta, finendo il suo corso proprio a ridosso del prato a monte della frazione. La nostra auto, per puro caso, è in sosta a pochi metri. È stata un’escursione entusiasmante, non abbiamo impiegato molto tempo, quindi, decidiamo di pranzare a casa, che dista a meno di un’ora di strada. Siamo euforici, ci aspettavamo una simile e gradita sorpresa, sicuramente è un sentiero per escursionisti esperti per via della continua esposizione e da farsi con terreno asciutto e senza la presenza di ghiaccio. Se muniti dell’idonea attrezzatura diventa fattibilissimo e alla portata di molti. Rientriamo a casa, felici e divertiti di questa bellissima avventura, nata per caso spulciando tra le curve di livello di una remota mappa.

Il Forestiero Nomade.

Malfa






















































































 

Nessun commento:

Posta un commento