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mercoledì 23 marzo 2022

Monte Rossa da Casasola + le due varianti:

Monte Rossa da Casasola + le due varianti: Faidona- Cengia del Von-forcella Il Von; Monte Rossa per la cresta nord-orientale.

Localizzazione:  

 

Avvicinamento: Lestans- toppo-Meduno-Navarons-Casasola- Ampio parcheggio nella periferia del borgo.

 

Seconda e terza variante.

Lestans- Toppo-Meduno-Lago di Redona-Deviazione per Chievolis- Faidona- Punto sosta presto la stradina asfaltata che precede in ponte tibetano che porta alla frazione di Muinta.

 

Regione: Friuli-Venezia Giulia.

 

Provincia di: PN

.

Dislivello: 930 m.

 

Dislivello complessivo: 930 m.


Distanza percorsa in Km: 8


Quota minima partenza: 400 m.

 

Quota massima raggiunta: 1142 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 5 ore

In: due uscite in solitaria, la variante per cresta in coppia.

 

Tipologia Escursione: Ambiente prevalentemente selvaggio, con percorrenza di sentieri remoti o ripristinati, e tracce di cacciatori.

 

Difficoltà: Escursionisti Esperti atti ad agire in ambiente con poche o assenza di tracce e segni.

 

Tipologia sentiero o cammino: remoti sentieri di montagna o tracce di cacciatori o animali selvatici.

 

Ferrata-

 

Segnavia: CAI 973 (breve tratto per l’ascesa al monte Rossa da Casasola.

 

Fonti d’acqua: no

 

Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: media

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: si

Libro di vetta: installato barattolino spiriti liberi.

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)          Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)          Periodo consigliato: primavera-autunno

3)           

4)          Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero:


Consigliati:

Data: ascesa al Monte Rossa – lunedì 28 febbraio 2022-

Prima variante con raggiungimento della forcella del Il Von da Forchia Grande: mercoledì 23 febbraio 2022.

Seconda variante- cresta nord-orientale del Monte Rossa- sabato 26 febbraio 2022.

 

 

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

Monte Rossa, elevazione che ha più omonimi in regione, è una delle cime che compongono la fantastica cresta che dalla Val Tramontina   giunge sino alla vetta del monte Raut. Per un’apparente e illogica condotta escursionistica, si tende prima ad esplorare le vette più alte, per poi scoprire cosa vige alle loro pendici, ripeto, apparente illogicità, perché  spesso le vette più note hanno sentieri più marcati e segnati e sono molto frequentate. I rilievi minori a causa della poco frequenza, sono abbandonati o poco curati, quindi amati dai pochi, quelli, che stufi del conosciuto indagano l’ignoto. Per tale motivo amo le cime poco raccontate, e visto che sono prossimo ai 60 anni, ne approfitto per concedermi meno dislivello, ma più contemplazione ed esplorazione. Il passo lento e la prudenza hanno ben sostituito l’ardire  e la fretta. Per questo rilievo, Monte Rossa, poco conosciuto, ho scelto l’approccio di tre vie di accesso, due che partenti dalla piccola frazione della bucolica Val Tramontina, ossia Faidona; e per la conquista definitiva della vetta, la partenza dalla frazione di Casasola. L’ultima soluzione si è rivelata la meno ardua, quindi ai più consiglio quest’ultima. Nel primo tentativo di ascesa al monte Rossa, con partenza da Faidona, ho seguito un sentiero, bollato di rosso, che parte a monte della frazione, che percorrendo un remoto sentiero, si inoltra nella valle segnata dal Rugo Coppo, fino a raggiungere la Forchia Grande, evidenziata da una bella casera, chiusa, e in ottime condizioni. Dalla medesima casera ho notato una traccia bollata in rosso, molto ardita che conduce alla forcella presso il Von. In questo breve tratto  sono transitato sull’adrenalinica Cengia del Von, davvero ardita e sconsigliata a chi soffre di vertigini, soprattutto un tratto dove bisogna superare un metro di passerella che si aggetta nel vuoto. Raggiunta forcella del Von, innevata a settentrione, ho desistito nel proseguire a causa dell’orario che si era protratto. Rifatto il percorso all’inverso verso la Forchia Grande, ho continuato seguendo una traccia ben battuta fino alla Forchia Piccola, e anche oltre, pranzando sulla quota 879 m. per poi scendere dalla Piccola Forchia nel vallone  e riprendere il sentiero dell’andata che mi ha riportato a Faidona. Per il secondo tentativo, due giorni dopo,  e sempre con partenza da Faidona, ho percorso il più selvaggio dei tre itinerari, ossia la cresta che dalla frazione passando vicino il Ciucul Taront conduce al versante orientale del monte Rossa. Abbiamo seguito (stavolta  ero in compagnia della mia signora), una traccia di cacciatori. Proprio sotto la vetta, a causa di una notevole esposizione ho voluto evitare patemi d’animo al sottoscritto e alla mia compagna, quindi abbiamo deciso, di finire l’escursione sulle rive del lago, al cospetto dei ruderi del Borgo Novada.

Il terzo tentativo, due giorni dopo il secondo, è andato a buon fine. Per quest’ultimo itinerario sono partito dalla bella frazione di Casasola,  percorrendo un sentiero ben segnato e marcato. Da tempo non passavo da Casasola, esattamente sedici anni, da quando, tempo fa rientrando dalla vetta del Rodolino, decisi (consigliato dal mio maestro Vittorio Pradolin), di scendere per il sentiero 973, che dai Tubers conduce alla frazione. Il mattino dell’ascesa definitiva al Monte Rossa, giungo alla località di Casasola, provenendo dalla frazione di Navarons. A Casasola, che avevo completamente rimorso dalla mente, trovo un posteggio ben munito e segnato, dove lascio l’automezzo. Il primo sguardo fuori dall’auto e rivolto a monte, al crinale e al monte che devo raggiungere. Da lontano appare una cresta suggestiva e impraticabile, penso che sarà divino scoprirne i segreti. Un trattore guidato da un locale, è il primo suono che odo, sembra che la vita si sia fermata a un passato perduto, e con gioia mi lascio fuorviare. Mi sveglio presto dall’illusione, un camion della raccolta differenziata risale la frazione, un alto segno di civiltà che raggiunge anche una frazione così minuscola. Raggiunta la periferia nord-ovest di Casasola, dopo una cappella votiva, approdo a un prato che ospita degli stavoli, dei segni CAI  indicante il sentiero 973 mi indicano di seguirli. La pista è una remota mulattiera, molto comoda e ben curata, dopo aver lambito degli stavoli, giungo a una piccola cappella votiva, pochi metri dopo a destra, diparte una traccia, segnata con bolli rossi, che mi guida alla nuova avventura. Lasciato il sentiero CAI, seguo la nuova direttrice, anch’essa remota, segnata e tratteggiata in nero sulla mappa; sicuramente un’antica via di passaggio per i montanari, che da Casasola traslavano fino alla valle che precede Faidona. Dopo un breve tratto guado l’asciutto Rugo del Moltrin (ometti), finché raggiungo il versante dirupato, dove la traccia diviene cengia. Supero un tratto esposto ed eroso, grazie a una provvidenziale deviazione (pochi metri nel ghiaino) per seguire la bella traccia che seguendo la sinuosità dei dirupi a valle del Von, mi conduce alle pendici meridionali del monte Rossa. Sopra di me le verticali  e selvagge pareti e della meta, mentre a occidente scruto il canale che mi porterà alla forcella del Von. Avevo letto della verticalità del canale, ma non mi pare proibitivo, anzi, mi attrae. Non conoscendo gli imprevisti, decido,  prima di iniziare l’assalto alla forcella, di calzare i ramponi da erba, la prudenza non è mai troppa. Nei primi metri mi aspettavo di balzare sui massi, salire ripidi pendii, invece, trovo una bella traccia e ben battuta, che risale con pochi patemi il canale sul versante sinistro. L’ascesa è gradevole e affascinante, tanto da entusiasmarmi, e questo dimostrato dai numerosi  scatti che eseguo con la reflex. Superata la metà del canale, la traccia si sposta sulla destra dello stesso, fino al vertice, dove percorro per pochi metri una comoda cengia che conduce ai piedi di  un roccione che ha la morfologia di un vecchio signore, il Von.

Raggiunta la forcella tiro un sospiro di sollievo, una prima meta è raggiunta. Proprio in forcella è scolpito sulla roccia un crocifisso in basso rilievo, vicino, in basso è posta un’edicoletta in legno che ospita un'altra figura sacra. A occidente dominano le verticali pareti della Dassa, mentre il versante settentrionale è innevato. La mia meta è ad oriente, quindi, seguendo una labile traccia mi trovo in vetta al Von, e di seguito raggiungo la quota di 1147 m. Uno sguardo al paesaggio, la giornata è mite e mi inebria, carico di energia positiva procedo verso il monte Rossa. Seguendo una logica traccia di cresta, mi abbasso di alcuni metri, in un insellamento, fino a raggiungere il dosso che precede la vetta del monte Rossa. L’esigua presenza della neve non mi preoccupa, lo spessore non supera i cinque centimetri ed è anche evitabile. Percepisco che sono presso la vetta, mi par di aver visto tra le fronde il ripetitore, ma non è la quota più alta, ma bensì un ometto di pietre posto pochi metri sopra la struttura tecnologica. Fatta! Monte Rossa è stato conquistato. Mi dedico con entusiasmo, come un bimbo che gioca sulla spiaggia a costruire castelli di sabbia, ad erigere una croce simbolica, con segni rossi, quel tanto che daranno emozioni ai prossimi viandanti, sperando che siano buoni d’animo, e naturalmente un barattolino con su segnati i segni del passaggio. Di seguito, mi dedico all’esplorazione della cima, scendendo di alcuni metri fino al ripetitore, ben visibile dalle valli, sia da quella friulana che da quella tramontina.

È una bella cima panoramica, peccato che a causa delle vie di accesso proibitive, sia visitabile solo dai viandanti più esperti. Non vi nascondo, che gironzolo molto in vetta, mi godo il paesaggio , e rivivo i due precedenti tentativi. Molto emozionante fotografare la cengia del Von, davvero adrenalinica anche da lontano, e un pensiero vola ai miei amici Federica e Loris, autentici precursori degli ambienti selvatici. Il tempo scorre, e quindi viene il tempo del rientro. Raggiunta la forcella del Von  ho pensato di rientrare dalla Sella Moltrin, percorrendo la cresta della Dassa, ma come cita un noto proverbio cino-tramontino, “Visto che sei pensionato, non fare oggi quello che potresti fare domani, o un dopodomani”, quindi, rientro per lo stesso itinerario dell’andata fino al borgo di Casasola,  concedendomi più tempo alla miriade di meraviglie che ho scoperto durante l’ascesa.

Durante la discesa ho modo di scrutare altri rilievi, altre forme sconosciute. È proprio vero che da cosa nasce cosa, e in questa escursione nella mia mente si sono moltiplicati tanti propositi, che io chiamo future avventure. Il forestiero Nomade.

Malfa










































































































































 

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