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domenica 2 maggio 2021

Anello del Monte Pala da Clauzetto.

Anello del Monte Pala da Clauzetto.

 

 

Localizzazione: Prealpi Carniche

 

Avvicinamento: Lestans-Travesio-Paludea-Clauzetto- piccola sosta in periferia del borgo, presso località Triviat (quota 500 m.)

 

Regione: Friuli-Venezia Giulia

Provincia di: Pordenone

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Dislivello: 731 m.

 

Dislivello complessivo: 1000 m.


Distanza percorsa in Km: 26


Quota minima partenza: 500 m.

 

Quota massima raggiunta: 1231 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 5 ore

In: solitaria

 

Tipologia Escursione: storico-paesaggistica

 

Difficoltà: Escursionistica, in un breve tratto fuori sentiero per esperti.

 

Tipologia e condizioni sentiero o cammino: Sentieri ricalcanti i vecchi troi, alcuni in ottimo stato.

 

Ferrata- valutazione difficoltà:

 

Segnavia: Bolli rossi locali

 

Fonti d’acqua: no

 

Impegno fisico: medio

Preparazione tecnica: bassa

Attrezzature: no

 

Croce di vetta: si

Ometto di vetta: si

Libro di vetta: si

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)          Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)          Periodo consigliato:  

3)           

4)          Da evitare da farsi in:


Consigliati:

Data: mercoledì 28 aprile 2021

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

Finalmente sono riuscito a portare a termine un progetto che avevo in mente da tempo, quello di collegare con una serie di sentieri, il monte Pala con la frazione di Lestans. Un‘idea studiata a tavolino sulla mappa, che nella realtà mi ha permesso di conoscere, in molteplici escursioni, un’affascinante fetta di territorio della pedemontana pordenonese. Per questa uscita ho deciso di partire dalla frazione di Clauzetto, esattamente dal borgo di Triviat.

Sulla mappa ho creato un percorso ideale, ovvero, quello di partire da Clauzetto, procedere fino alla località Corona tramite un remoto sentiero edificato con muri a secco. Dalla medesima località, continuare per lo stesso sentiero segnato sulla mappa (sperando di trovarlo), fino a un rudere in località Planch del Lat, per poi continuare per il ripido crinale (in libera),  fin su alla croce del Monte Pala, da quest’ultima raggiungere per cresta le due cime del Pala, la sud e la nord, e successivamente  e di seguito scendere in libera fino ai ruderi della Malga Cecon, per poi proseguire lungo una carrareccia che conduce alla forcella La Forchia che collega il monte Pala al colle di San Martino. Dalla Forchia, tramite una stradina asfaltata, procedere per Chiampeis, l’altopiano che sovrasta la frazione di Vito d’Asio, e procedere a occidente per raggiungere la località Malga Prima, e di seguito per la Croce di Vit e la forcella Monte d’Asio. Chiudere l’anello scendendo per un sentiero che porta a Vito d’Asio, e di seguito, imboccando il sentiero medievale che dopo aver raggiunto la Pieve di San Martino, prosegue sino a Clauzetto. Dall’escursione ideata su carta passo ai fatti.

Decido di eseguire l’escursione l’unico giorno della settimana all’insegna del bel tempo. Raggiunta la località di Clauzetto, lascio l’auto nella frazione di Travit, presso un comodo posteggio, e con lo zaino pieno di sogni mi avvio. Dopo aver percorso la scalinata che conduce al duomo della frazione, proseguo in direzione nord-ovest, seguendo le indicazioni per Pradis di Sopra, dopo pochi metri imbocco il sentiero a destra (indicazioni per il monte Pala e la località Corona). In pochi minuti raggiungo l’arteria superiore, una piccola stradina che dalla località di Pradis di Sopra ascende all’altopiano. Cerco a monte la continuazione del sentiero percorso in precedenza, ma non trovo nulla. La mappa mi indica un tracciato, quindi scruto nella selvatica vegetazione e tra i rovi scorgo alcuni sassi disposti ordinatamente. Trovato!

Raggiunta la mulattiera appuro che è impraticabile per via della invadente vegetazione. Non mi demoralizzo, decido di seguire il sentiero dall’esterno, destreggiandomi tra le siepi selvatiche, l’audacia viene premiata. Dopo alcune centinaia di metri, la mulattiera si apre su un piano inerbito e coltivato, dove spiccano i basamenti in pietra di quella che un tempo fu una malga. Mi emoziona tale visione, fantasticando di aver scoperto le mura di un antico sito, e le pietre angolari che hanno resistito all’erosione del tempo rafforzano questa mia illusione. Fa caldo, mi spoglio della giacca tecnica rimanendo in canotta prima di proseguire. Scorgo il continuo del sentiero che ascende al crinale, lo raggiungo, e dopo alcuni metri attira la mia attenzione un bollo rosso su un masso, intuisco che trattasi di una traccia recente. Un sentiero marcato segue parallelamente quello vetusto e in pietra, numerosi bolli rossi e ometti mi guidano. Ora avanzo con gioia e sono felice della buona intuizione e questo mi entusiasma. Dopo aver raggiunto il costone, mi abbasso di alcuni metri per marcare una fetta di territorio chiamato monte Torchia, materializzato solo dalla fitta vegetazione. Ritorno sul sentiero battuto e segnato e proseguo il cammino. Dopo aver percorso un centinaio di metri odo un chiaro suono, quello proveniente da una motosega, e di seguito scorgo un omino intento a ripulire il sentiero dall’invadente vegetazione. Cerco di farmi sentire o scorgere, ma avverte la mia presenza solo quando mi vede, effettuando un gran balzo a causa dello spavento per l’imprevista visita.

 Ci presentiamo, mi conosce per via delle mie pubblicazioni sul web. Chiedo informazioni sul proseguo, e gli spiego della mia idea di raggiungere la croce del monte Pala in libera per il crinale. Mi risponde di risparmiarmi la fatica, ci ha pensato lui in precedenza a creare una mirabile traccia, e mi informa che trattasi di uno straordinario sentiero. Rincuorato dal nuovo amico, mi congedo, ringraziandolo vivamente per la benefica attività a favore dei viandanti. Continuo l’escursione per il bel sentiero, sino a raggiungere i ruderi della malga posta in località Planch del Lat, una meraviglia. Questa vista, da sola, merita la fatica dell’escursione. Davanti mi si dischiude la magica visione di una struttura circolare e dietro di essa i muri perimetrali della malga.  L’amico incontrato in precedenza è l’autore di questa bonifica ambientale, e io fruisco della bellezza. Avverto una forte sensazione di beatitudine, mi sento libero, anzi sono libero, e in questi frangenti non invidio nessuno al mondo. Euforicamente, giro in lungo e in largo intorno alle vestigie, ne ispeziono gli interni, ed è difficile proseguire per il cammino visto che sono letteralmente incantato, ma devo svegliarmi dal sortilegio e continuare il cammino. Il sentiero prosegue a occidente dei ruderi, con facilità anche se con sostenuta pendenza ascende il crinale del monte proprio come avevo immaginato. Tra gli arbusti ammiro gli enormi e verticali abeti bianchi che con le raggiere disegnate dai rami ascendono verticalmente al cielo, come sacerdoti nel professare un cerimoniale. Guadagnando quota vengo rapito dalla selvaggia presenza dei faggi, che diffondono le fronde all’azzurro cielo, creando una scenografia e coreografia da sogno. Mi fermo spesso a fotografare i bei disegni delle nervose e tormentate piante, e la bellezza del suolo carsico amplifica questi sentimenti, un seducente connubio di colori da fare invidia al più talentuoso dei pittori. Il bianco della roccia tinto dallo smeraldo dei rampicanti fa da naturale comprimario al bruno della pesta, e in questo fondale danzano i grigi arbusti, svettando nel cielo color lapislazzuli.  Mi rattrista lasciare questo luogo, sto vivendo dentro a un sogno. Il sentiero arriva ad un bivio, seguo le indicazioni per la Croce, e dopo una gradinata in pietra, raggiungo questo meraviglioso pulpito panoramico, un autentico inno alla gioia, come dire, adesso dopo aver visto tutto questo, posso anche morire. Per natura non sono un tipo teatrale, ma ho sempre pensato che la bellezza dovrebbe governare il mondo, e la natura è la massima ispiratrice di questa idea, la mia Signora, e in questo regno le sono umile servitore. Presso la croce, è stata edificata una piccola protezione con tettoia, dove è posta una cassetta porta libro di vetta. Mi sposto presso il balcone che si aggetta sui colli a meridione, per compilare il segno del mio passaggio, ed ecco che avverto un brusio, voci umane sempre più vicine, più di una, sono sicuramente in tanti, e dopo pochi secondi si materializza una dozzina di agguerriti escursionisti, i noti scoiattoli grigi di Pordenone. Simpaticissima la combriccola, intuisco che sono pensionati, confermano, li informo che tra alcuni mesi anch’io ne sarò un adepto. Dopo un simpatico scambio di battute, lascio agli amici la postazione, per proseguire nei miei propositi. Seguendo il sentiero a monte, dopo avere raggiunto la Malga Polpazza (chiusa), proseguo per la cresta, andando fuori sentiero. Passando sotto i tralicci dell’alta tensione mi avventuro in una terra di nessuno, sciorinando tra le frasche e gli arbusti. Superata la cima Sud, quella reale, mi dirigo alla cima nord, sempre per terreno impervio, sino ad entrare per pochi metri in una carrareccia, e raggiunta la vetta (materializzata da un masso) trovo due degli amici incontrati in precedenza. Supero un reticolato che divide la cresta, in un punto dove la rete è divelta, e passo dall’altra parte. Nel frattempo, sopraggiungono gli altri scoiattoli grigi, uno di loro erige un ometto, e io gli porgo un barattolino in vetro con dei fogli di carta, dove apporre le firme del passaggio. Mi congedo in modo definitivo dagli amici, io tenterò di portare a termine quello che mi sono prefissato. Dalla cima nord del monte Pala, spingendomi a sud scendo per il ripido pendio, che non appare insidioso, destreggiandomi tra la vegetazione raggiungo un prato, e spingendomi oltre, sempre a sud, dopo essermi addentrato in un fitto boschetto di noccioli, approdo ai resti di un manufatto. Mi ha entusiasmato aver raggiunto i ruderi della malga Cecon, direttamente dalla vetta, con un percorso in libera. Napoleone Bonaparte sosteneva che nella vita non bisogna essere solo abili ma anche fortunati, e in questo frangente lo sono stato. Ho raggiunto il limite nord di una recinzione, lo aggiro, superando delle frasche, sono tanto emozionato. Mi illudo di varcare le mura di una delle mitiche città micenee. Tra la selvatica e invasiva vegetazione scorgo le rovine di edifici, come se fossero le torri e le mura di un palazzo reale, aggiro gli ostacoli, varco un terrapieno e sono a ridosso di una entrata che mi pare regale, la varco. Meraviglia! All’interno di un enorme salone (stalla) le luci foche danno un tocco magico, mentre dal centro di esso, alcuni arbusti attraverso uno squarcio nella copertura si aprono una via al cielo. Una lunga serie di anelli è allineata alle due pareti più lunghe, ora sono ossidati, ma un tempo ad essi venivano legate le giovenche. La magica luce rigeneratrice filtra dalle numerose aperture, e mi guida all’uscita posta a oriente. Tra i rovi individuo un passaggio che mi conduce al terrazzo superiore dove svetta il corpo principale della malga, quello abitativo. Di esso rimangono solo le mura perimetrali, spoglie di tutto, e un'altra pianta mistica cresce e si avviluppa al suo interno, come se la natura nel tempo volesse rappropriarsi dello spazio. La malga è polifunzionale, visito un altro locale adibito a stallaggio, è in ottime condizioni con la tettoia integra.  Tra i ruderi passo davanti a quello che rimane di un pozzo, e soprattutto ispeziono le mura perimetrali della struttura, possenti e con un ampio terrazzo panoramico.  A proposito della malga Cecon, appena rientrato a casa e indagando sul web, ho appreso che durante l’ultimo conflitto mondiale è stata bombardata dai tedeschi tramite un pezzo di artiglieria pesante montato su un treno blindato di stazza presso la stazione ferroviaria di Pinzano. Evidentemente, i nazifascisti, temevano che la struttura fosse un rifugio dei partigiani, che storicamente in quel tempo brulicavano nel territorio che sto esplorando.

Ritornando all’escursione, scendo degli scalini che mi portano fuori dalle poetiche vestigie, e mi ritrovo a percorrere una carrareccia inerbita. Mi volto indietro e magicamente i ruderi della malga Cecon svaniscono avvolti dalla fitta vegetazione. Mi chiedo se l’esperienza che ho appena vissuto sia stata un sogno. Davanti a me si apre un’infinita visione che accarezza tutta la pianura friulana, proseguo per la carrareccia a oriente, scendendo di quota sino a raggiungere La Forchia, e da quest’ultima sempre per la stessa carrareccia un bivio, posto alle pendici occidentali del Colle di San Martino. Dall’alto scorgo i prati dell’altopiano dove mi sto dirigendo, quelli della località Chiampeis, e che dopo una serie di tornanti e rettilinei raggiungo. Dall’altopiano, che ben conosco, mi dirigo a occidente, ammirando lungo il cammino, a destra e a manca, la bella serie di stavoli, quasi tutti ricostruiti. La valle ultimante ha ripreso a vivere, tante attività e cantieri ne testimoniano la rinascita.  L’uomo rifugge gli agglomerati per trovare asilo in un ambiente più congeniale. Percorro una stradina sterrata, un gregge di pecore incuriosite osserva i miei passi, finché raggiunta la località Malga Prima ne seguo le indicazioni per la Croce di Vit. Percorro un breve tratto tra la rada boscaglia e sono a ridosso della forcella di Vito d’Asio, dove effettuo una corta deviazione a sinistra, pochi metri di sentiero, per raggiungere la Croce di Vit, esposta straordinariamente sull’abitato di Vito D’asio. Presso un masso, posto a pochi centimetri dalla croce, decido di trovare riposo e dedicare il tempo dovuto al saporito pasto. Ho fame, ma sono anche rapito per quello che ho fatto e visto. Mi gusto il boccone, lentamente e godendomi il meraviglioso paesaggio, da dove posso ammirare e rivivere le recenti escursioni. Dalla posizione si domina la pedemontana, soprattutto il fiabesco territorio di Castelnovo, con i suoi innumerevoli colli, sino alla pianura, dove scorrono le trasparenti acque del Tagliamento. Riprese le energie, riprendo il cammino, presso la forcella incontro una giovane coppia di escursionisti veneziani, con cui intraprendo una gradevole conversazione. Congedatomi dai viandanti, finalmente posso affrontare il sentiero che dalla forcella mi conduce alla frazione sottostante. Ero curioso da tempo di comprendere che tipologia avesse questo breve tratto che mi rimane da fare, e ne rimango estasiato. Trattasi di una lunga scalinata in pietra intervallata con brevi tratti di sentiero, che in soli in centocinquanta metri di dislivello collega la frazione di Vito d’Asio all’altura soprastante.  È un sentiero molto bello e remoto, mi emoziona nel percorrerlo, e alcune timide farfalle e una splendida fioritura aggiungono poesia all’incedere. Raggiunto il sentiero medievale, effettuo un breve sopralluogo al borgo di Vito d’Asio, visitando brevemente gli edifici storici e di seguito ritornando sul sentiero per chiudere l’anello. Dal sentiero medievale procedo a occidente, e dopo avere raggiunto la Pieve di San Martino proseguo per la periferia di Clauzetto per una comoda stradina che lambisce un‘enorme pietraia; immagino che nei secoli scorsi sia stata adoperata per rifornire le comunità vicine nell’erigere edifici e sentieri. Raggiunta la periferia di Clauzetto, per morbidi prati, scendo sino alla chiesa e di seguito nella località Triviat dove ho lasciato l’auto.

È stata una meravigliosa escursione, più entusiasmante di quanto l’avessi immaginata, e ne sono davvero felice. Amo questo territorio, e avverto che è un sentimento corrisposto, sia dalla natura che dalla comunità locale, un popolo che non ha smesso di sognare in questo momento storico, dove i rapporti umani sembrano soffrire a causa del forzato distanziamento.

Il Forestiero Nomade.

Malfa
































































































 

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