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martedì 16 febbraio 2016

Malga Dauda da Fielis. 1413 metri.

 
Malga Dauda 1413 m.

Note tecniche.

Localizzazione: Alpi carniche- Gruppo Arvenis.

Avvicinamento: Tolmezzo- Arta Terme- Zuglio- Seguire indicazioni per Fielis (quattro km), sostare nella piazza del borgo.

Punto di Partenza: Piazza di Fielis quota 820 m

Dislivello complessivo:600 m.

Distanza percorsa in Km: 9 km.

Quota minima partenza: 820 m.

Quota massima raggiunta: 1413

Condizioni Meteo: Soleggiato

Segnavia: CAI 157

Fonti d’acqua:

Difficoltà: Turistico

Attrezzature : Nessuna

Cartografia consigliata. Tabacco 013

Data: 13 febbraio 2016

Condizioni del sentiero:

 

Il vostro “ Forestiero Nomade”.

Malfa.            


 
Fine settimana con la neve, dopo aver comprato” le ciaspole”, si decide di portarle al seguito per poterle lasciare in auto, giusto per farle ambientare in un luogo che le vedrà ospiti graditi durante l’inverno, mentre i sottoscritti: la mia Signora, io e Magritte (il fedele segugio) procediamo senza! La giornata è bellissima, l’escursione prevista non richiede fatica eccezionale. Si arriva nella valle tolmezzina e ci si ferma ad ammirare l’Amariana, vestita di bianco. <<Ma quanto è bella! Ma quanto sei bella! Un gioiello! In Val D’Aosta ne hanno uno simile e lo chiamano Cervino>>. Estasiati a malincuore si procede addentrandosi nella valle del But! Superata la cittadina di Arta si perviene al ponte che ci porta alla località fondata dai Romani (Zuglio), una delle nostre prime escursioni in questa splendida regione. Dal sito archeologico appena citato un cartello ci indica il borgo di Fielis, quattro chilometri di curve prima di arrivare alla caratteristica frazione.

Tracce di neve lungo la strada, si arriva nella piazza del paesino che è tutta innevata, alcuni sono intenti a spalare la neve per liberare la strada. Trovo posteggio lungo i margini della piazza, zaino in spalle si parte, lasciando con qualche dubbio come ho già scritto in precedenza le ciaspole. A intuito senza leggere la mappa imbocco la prima salita subito dopo un obelisco monumentale color ambra, direzione ovest. Risalita la piccola stradina, subito si è fuori dal borgo, proseguendo per comoda carrareccia, Intuisco che seguendola dopo pochi tornanti mi porterà a incrociare il sentiero CAI numerato 157. La traccia sempre ampia mantiene il suo assetto di carrareccia, il manto nevoso si fa sempre più corposo, aumentando i centimetri di profondità. Il paesaggio è tutto bianco, ci guardiamo, sorridiamo, la felicità è rispecchiata nei nostri volti. Mentre si sale incontriamo un escursionista in discesa in compagnia dei suoi cani. Dall’aspetto maestoso, affabile, sorridente e dalla voce calda, ci racconta che ha pernottato presso una baita poco più in basso, il suo racconto non mi inganna, l’ho riconosciuto! E’ un dio! Hermes, il messaggero degli dei. Ascolto le sue conversazione, mi ritraggo a fotografare, e infatti dentro lo schermo della macchina fotografica mi appare nelle sue reali sembianze. Elmo alato e piccole ali alle caviglie, impugnando una spada a cui sono avvinghiati due serpenti. Durante la breve conversazione ci informa delle condizioni del sentiero e ci consiglia di procedere fino alla malga Dauda. Ci si congeda dall’affascinante escursionista, e poco dopo con la mia signora si commenta: anche lei ha intuito che il misterioso forestiero è il divin messaggero. Si continua a salire lungo il percorso ben tracciato dal Dio, e in breve si raggiunge la radura, dove gli alberi lasciano il palcoscenico ad un bellissimo cielo azzurro. <<Che meraviglia!>>. Davanti a noi, lassù in alto la malga Dauda, sovrastata dalla morbida figura del monte omonimo. L’infinito manto bianco è solcato solo da una lieve traccia che indica la direzione da seguire per la meta, solo la mia consorte non riesce a leggerla, guadagnandosi sul campo l’appellativo di “Talpa Cecata” in virtù del suo scarso orientamento. Siamo proprio una bella combriccola: Talpa Cecata, Lupo Solitario e Ringhio! Ripassando dentro il solco si sale con minor fatica, fino a raggiungere le stalle della malga. Il paesaggio è meraviglioso. A oriente fa bella mostra di se il Sernio, bello, regale come non mai, primeggiando sulle altre cime non meno famose. Ma il Sernio è il Sernio! Un re che non conosce competizione! Resisto alla tentazione di fare foto, lascio lo zaino alla consorte e provo a salire verso la cima, ma nella neve fresca sprofondo fino alle ginocchia, e decido dopo pochi metri di abbandonare l’impresa. Davanti la casera, intuisco che la neve copre una panca, la libero, approntandola per la pausa del pranzo! Seduti su di essa, consumando il lauto pasto ci gustiamo questo sublime spettacolo. Dalla cima del Coglians fino alla lontana Amariana! Momento magico, irripetibile, il silenzio della neve è interrotto solo dal battito dei nostri cuori. Emozione che subentra ad emozione, vorremmo fermare il tempo, ma non si può. Arriva l’ora più nefasta, e meno attesa, il rientro! Ripercorriamo il sentiero dell’andata fino al bivio dove la carrareccia ha incrociato il sentiero, scendendo per esso, dopo aver superato alcuni vecchi stavoli. Inoltrandoci nel bosco raggiungiamo la frazione di Fielis, poco più a nord da dove siamo saliti all’andata. La neve nel frattempo si è dissolta, liberando le strade del piccolo abitato. Poca ancora ne persisteva sul ciglio della strada, e dei bimbi, gioiosi e sognanti giocavano con essa.

Il vostro “Forestiero Nomade”

Malfa.

















































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