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lunedì 21 dicembre 2015

Monte Cimon 2422 metri.

 
Monte Cimon 2422 metri, dai Piani di Vas.

Note tecniche.

Localizzazione: Gruppo Siera - Forata

Avvicinamento: Tolmezzo-Ovaro-Rigolato- Dal centro di Rigolato indicazioni per Laudaria-Piani di Vas, ampio parcheggio quota 1250.


Punto di Partenza: Piani di Vas, ampio parcheggio quota 1250.

Tempi di marcia escludendo le soste: 6 ore.

Dislivello complessivo:1314 m.

Distanza percorsa in Km: 19.00 km.

Quota minima partenza: 1250 m.

Quota massima raggiunta: 2422 m.

Condizioni Meteo: Eccellenti

Segnavia: CAI -228 a; 227; 229. Un paio di paletti e qualche raro ometto.

Fonti d’acqua: Ultima presso la Casera di Tuglia.

Difficoltà: Escursionisti esperti con qualche nozione base di alpinismo.

Attrezzature:

Cartografia consigliata. Tabacco 01

Data: 19 dicembre 2015

Condizioni del sentiero: Ben marcato e curato fino alla Casera di Tuglia, selvaggio dalla casera fino al passo. Inesistente per il Cimone, solo radi bolli rossi e blu e ometti.



Il vostro “Forestiero Nomade”.

Malfa.

 
Relazione:

Monte Cimon, un vecchio desiderio trasformatosi in un escursione da sogno. Anni fa curiosando in un sito per escursionisti, fui attratto da una foto in particolare, un ripido piano erboso che terminava con una cresta rocciosa (il Passo di Entralais e la cresta orientale del Cimon). E’ inspiegabile il motivo per cui alcune montagne ti attirano e altre no! Ma con lo sguardo osservavo quella foto e ne risalivo la cresta. Leggendo le mappe e alcune relazioni capivo che non ero preparato tecnicamente all’impresa. Questa estate ho tentato l’impresa, ma sbagliai punto di attacco, ero stato precipitoso, la frenesia della conquista mi ha aveva accecato la logica, con il conseguente fallimento dell’impresa. Un’ora a girare a vuoto e non trovare l’attacco per salire la cresta. A casa dopo aver osservato accuratamente le foto, scoprii dove avevo errato. Mi ero spinto troppo a sud-est dopo il passo di Entralais. Leggendo alcune relazioni ho compreso che è facile non trovare le rare tracce. Nelle ultime escursioni che mi hanno portato nella valle di Sappada, ho sempre ammirato la catena Montuosa del gruppo della creta Forata, e in special modo la creta del Cimon. Al rientro dell’ultima escursione (monte Palombino) ho anche dialogato con essa.

<<Buona sera signora, rientro a casa, siete sempre meravigliosa, ma penso che vi neghereste di nuovo se io fossi così sfrontato nel riprovarci?>>

<<Buonasera a te forestiero, ammiro la tua perseveranza, provare non nuoce, ti aspetto, a presto!>>

A queste parole, la mia già fervente fantasia è volata per una settimana, sicuro di provarci ero solo indeciso da quale versante salire. Dal versante meridionale partendo dalla Val Pesarina avrei allungato di 300 metri il dislivello, ma avrei risparmiato di portarmi al seguito i ramponi. Dal versante settentrionale avevo l’incognita della neve, ma risparmiavo sul dislivello. Dubbioso fino all’ultimo, decido di affrontarlo di nuovo dai Piani di Vas, e partendo un’ora prima del solito.

Giunge il fatidico giorno, sveglia nel cuore della notte, lasciato il caldo giaciglio, e davanti ad una tazzina di caffè cerco di coinvolgere anche il corpo oltre la mente della validità dell’’impresa (freddo e sonno sono sempre cattivi consiglieri). Con Magritte al seguito si parte sotto un cielo stellato, la strada fino ad Ovaro scorre quasi monotona. Il corpicino inerme di un animaletto notturno giacente al centro dell’asfalto presso Cornino mi rattrista, e non poco. Giungo nei Piani di Vas che è ancora notte, spente le luci dell’auto non vedo nulla, solo le stelle e la luna, lassù nell’infinto. Allaccio gli scarponi, zaino in spalle si parte. Destinazione: Creta del Cimon o “dell’Entralais”. Al buio risalgo la strada forestale sul margine innevato, evitando di scivolare sui strati di ghiaccio! Dopo pochi chilometri a passo spedito raggiungo Casera Campiut, comincia ad albeggiare, e l’aurora tinge di rosa il cielo. Conosco bene il sentiero, questa estate l’ho ripercorso più volte, e rimando l’eventuale descrizione alla relazione sul Passo di Entralais del 27 settembre dell’anno corrente. Da segnalare la morbida neve che ne riveste alcuni tratti, soprattutto prima di giungere nella sella di Tuglia per sentiero CAI 227. Il piano erboso nei pressi della casera di è ricoperto di neve, proseguo evitando di passare da essa, tagliando per prati, così raggiugendo la carrareccia sottostante. Superato un torrente totalmente ghiacciato scorgo l’inizio sentiero del 229, che risale il selvaggio e ripido costone di Larici. Alcuni tratti del sentiero sono nascosti dalla neve o sbarrati da schianti, procedo a memoria mirando a sud est fino a ritrovare la traccia marcata. Uno sguardo al vertice della conca mi permette di valutare la presenza di neve, è tutto ok! Non scorgo tracce di nevai, quindi si prosegue con tranquillità. Superato il catino di ghiaie e rocce posto alle pendici del versante meridionale del Cimon, risalgo il teatro spettrale popolato da guglie gotiche. Le ben marcate cenge mi aiutano nella progressione. Poco prima di raggiungere un passo noto un uccello solitario in controluce, non è intimorito dalla mio sopraggiungere, lo immortalo con la reflex, un tocco di poesia nella fredda valle. Negli ultimi metri prima della forcella sono posti dei cavi per agevolare il superamento, poco dopo si giunge al Passo di Entralais. Non faccio in tempo a passare l’intaglio nella roccia che vengo investito da una potente luce, per un attimo non vedo nulla, sono passato dall’ombra alla luce in una frazione di secondo. Come rinascere, un emozione indescrivibile. Breve sosta sulla Passo dell’Entralais, estraggo dallo zaino una fotografia del versante orientale del Cimon, su di essa sono segnati   due tracce, una in rosso che è la più esposta e risale la cresta che si aggetta a settentrione, la meno impegnativa segnata in blu risale un canalone fino a ricollegarsi con la traccia segnata in rosso. Dal passo due paletti invitano a seguire il percorso più esposto segnato in rosso. Per il percorso segnato in blu si risale il pendio erboso e superata una placca inclinata la si aggira deviando a destra per balze erbose si raggiunge il letto di un canalone, segnato con un ometto. Il canalone appare parzialmente innevato, lo si risale superando alcuni passaggi di primo grado. Raggiunto il tratto finale, scavo con gli scarponi tra la dura neve, creandomi un passaggio, fino a scorgere sopra di me una piccola cengia che proveniente dal tratto di cresta  aggira uno spuntone roccioso, portandosi sul versante meridionale. Il prosieguo da questo tratto appare audace e adrenalinico, quindi ho deciso di lasciare Magritte insieme allo zaino su un fazzoletto d’erba che sovrasta un esposto pulpito. Al seguito mi porto solo i bastoncini telescopici e una sacca con all’interno una banana. Un saluto al caro Magritte, che mi guarda rassegnato e con la speranza di ritornare e riprenderlo, parto per il tratto più avventuroso! Superata l’esile e infida cengia che aggira l’esposto sperone, giungo ad un intaglio, dove mi devo calare un paio di metri per un passaggio di I grado superiore. Superato l’ostacolo scendo per esile traccia alcuni metri per poi risalire la parte superiore di un canalone e il successivo ripido ed esposto catino erboso; così raggiungendo una piccola forcella esposta sui baratri del versante settentrionale. Dalla forcella scorgo alla mia sinistra un ometto che mi indirizza su una cengia che taglia in diagonale lo sperone roccioso, fino a portarmi sulla cresta. Splendida visione sul ripido e inerbito versante meridionale. Gli ometti mi consigliano di percorrere l’affilata cresta ad occidente, con cautela e d equilibrio supero la prima crestina affilata per poi scendere alcuni metri sul versante meridionale e risalire in cresta superando un inclinata cengia con passaggi di primo grado. Superato quest’ultimo ostacolo mi ritrovo sull’esile e aerea cresta che percorro in equilibrio fino a raggiungere l’anticima del Cimon (Ometto). La meta è davanti a me, scorgo sul cupolone sommitale una piccola croce. Percorro gli ultimi metri che mi separano da essa, seguendo un‘esile traccia sul versante meridionale che abbassandosi di alcuni metri costeggia a destra l’affilata cresta; risalendola per il ripido pendio erboso fino alla croce di vetta. Grande emozione, un sogno si è realizzato, con i ricordi volo lontano. Il paesaggio è bellissimo, uno dei più belli del Friuli, la cresta continua davanti a me, e poco più avanti vedo il granitico corpo della creta Forata, e oltre il monte Siera, e in fondo la Terza Grande, La creta di Mimioias. Alle mie spalle a oriente la creta di Fuina, a settentrione guardando in senso antiorario ammiro le regine delle Giulie e della Carnia. Tra di esse spiccano il gruppo del Coglians, del Peralba, il monte Lastroni e il Monte Rinaldo, e dietro di essi i recenti amori delle crode dei Longerin, del Palombino, del Cavallino. A meridione guardando ad occidente il gruppo del Bivera-Clapsavon, il Tiarfin, e il gruppo del Col gentile e dietro di esso il monte Veltri. Sfoglio questo bellissimo album dei ricordi, quasi tutti recenti, tanti amori vissuti. Come sarebbe stupido scrivere quale è la montagna più bella di quest’anno, o degli anni passati. Davvero insensato sarebbe! Se ne facessi un’ipotetica classifica, la più bella sarebbe sicuramente sempre l’ultima, perché ne precede un ‘altra, e un’altra ancora. E’ come chiedere a chi vuoi più bene dei tuoi figli? Anche se qualcuno lo fa. Io, le “montagne” ho amate tutte, e le amerò tutte allo stesso modo, rispettandone le diversità morfologiche, calpestando i loro sentieri allo stesso modo, raccogliendo le immondizie dei presunti amanti, e abbandonandomi all’amplesso della conquista con egual piacere. La montagna per me è un entità astratta, un “Dio”, che adoro e so che ricambia il mio amore, la mia passione,con la stesa intensità. Ecco la parola magica “passione”!. Come si fa ad andare in montagna e non avere passione, cosa si può definire un uomo senza passione o passioni? Non cerco gratificazione alcuna, ne sentirmi dire bravo, e un po’ schifo mi fanno quelli che si additano conquiste presunte, imbucandosi in gruppi, o peggio, mentendo a se stessi. Non puoi ingannare un Dio, saresti stupido, ignobile. Andare in montagna costa fatica, preparazione, meditazione, non è facile raggiungere il suo cuore, e non divido con altri, i pericoli, la paura, ne condividerò suo amore, e non decanterò successi mai avuti, o carezze mai ricevute. Il panorama che si scorge dal Cimon è commovente, mi gusto il sapore della libertà, consumando il frutto che mi sono portato al seguito. La piccola cresta è materializzata da croce spartana legata con lacci, un cilindro in cemento goniometrico, e una piccola cassetta in metallo piantata per terra. Dentro di essa trovo delle buste in plastica, e al posto del libro di vetta solo sparuti fogli, addirittura tra di essi uno scontrino fiscale. E’ tutto semplice, laconico, e tutto questo ti fa pensare. Scatto le ultime foto e riprendo il cammino verso il rientro, con cautela a ritroso superando i passaggi più delicati, e così ricongiungendomi con Magritte, che ho trovato un po’ scorso, tremante, fosse pensava che lo avessi abbandonato? Con cautela ho ridisceso il canalone, guadagnando il Passo di Entralais, dove finalmente ho effettuato la meritata sosta. Sfamo l’amico, e osservo da posizione comoda la cima che ho appena percorso. Mi rendo conto di aver provato l’ebrezza della libertà, senza zaino e pesi volavo su le creste, è stata un‘esperienza unica. Bacio con lo sguardo quelle bianche rocce che tanto ho bramato, e tanto mi hanno fatto sognare. Osservo la piuma di gabbiano legata all’elastico insieme alla piccozza, volgo lo sguardo dall’altra parte verso i ripidi erbosi della Creta di Fuina, chissà forse il prossimo anno. Un luccichio a questo pensiero illumina il mio sguardo di lupo solitario, eh sì! Ho una nuova meta, una sogno da conquistare, ma ci penserò dopo. Indosso lo zaino, riprendendo il cammino per il rientro, calandomi nelle oscurità del versante settentrionale, con le sue guglie severe e tetre. La temperatura si abbassa notevolmente, giungo ai Piani di Vas all’imbrunire, la luna nel cielo mi dà la buonanotte. La dolce notte di un lupo, che ha vagato pe le cime dei monti, in compagnia del suo più grande amore, “la libertà”

Il vostro Forestiero Nomade”

Malfa.


































































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