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mercoledì 29 aprile 2026

Le due cime del Monte Vit.

Le due cime del Monte Vit.


Localizzazione:  altopiano Vit, sopra Vito d’Asio


Avvicinamento: Lestans-Paludea- Clauzetto-Vito d’Asio- località Vit-Monumento degli Alpini (ampio slargo per lasciare l’auto).


Regione: Friuli-Venezia Giulia

 

Provincia di: PN

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Dislivello: 223 m.


Dislivello complessivo: 262 m.


Distanza percorsa in Km: 4,7


Quota minima partenza: 500 m.


Quota massima raggiunta: 723 m.


Tempi di percorrenza escluse le soste: 2 ore


In: Coppia con Klimt


Tipologia Escursione: paesaggistica escursionistica selvatica


Difficoltà: escursionistica fino alla croce, in seguito selvatica tratto di cresta fuori dalla traccia


Tipologia sentiero o cammino: carrareccia- sentier-traccia-ascesa senza tracce tra affioramenti carsici e vegetazione selvatica.



Ferrata- no


Segnavia: CAI 


Fonti d’acqua: nessuna

 

Impegno fisico: medio


Preparazione tecnica: media


Difficoltà di orientamento: solo per chi sa orientarsi nel selvatico


Attrezzature: no


Croce di vetta: si sulla vetta panoramica


Ometto di vetta: no


Libro di vetta: si, sulla cima fisica


Timbro di vetta: no


Riferimenti: 

Consigliati: tanta pazienza per via degli schianti


Periodo consigliato:  tutto l’anno


Da evitare da farsi in: 


Dedicata a: chi ama i luoghi poco frequentati, mi riferisco alla cima fisica, e chi ama i paesaggi bucolici per tutto il resto.


Condizioni del sentiero: carrareccia ben battuta, sentiero in gran parte costituito da una traccia spesso interrotto dalla vegetazione invasiva.


Percosso idoneo per portare cane al seguito: assolutamente sì, ma al guinzaglio.



Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 028

2) Bibliografici:

3) Internet: 

Data dell’escursione:27 aprile 2026


Data di pubblicazione della relazione:


Il “Forestiero Nomade”

Malfa

Breve anello anche se entusiasmante sul monte di Vito d’Asio, la frazione nativa di Jacopo Ortis.

L’idea nasce da cambiare zona, visto che intorno alla frazione dove abito ho esplorato tutti i colli, insomma, una sorta di nuovo entusiasmo, e stavolta si parte da casa in auto, ma senza una meta ben precisa, la deciderò strada facendo. Una volta raggiunta Clauzetto, mi fermo a visionare le mappe, e mi viene l’idea di raggiungere la cima fisica di Vit, fatta nel 2021 e da allora penso che abbia avuto pochi frequentatori, quindi, rimetto in moto l’auto e mi spingo sull’altopiano di Vit, stavolta lascio l’auto nel parcheggio antistante al monumento degli alpini. La giornata è meravigliosa, l’ideale per camminare per una meravigliosa e assolata escursione. Mi inoltro nella valle  con al seguito Klimt, camminiamo con un passo lento, perché ci inebriamo dell’aria , delle fioriture primaverili, della compagnia degli uccelli, di cui riconosco  il martellare i tronchi del picchio e il noto cucù del cuculo, entrambi all’opera I prati che percorriamo sono adagiati alle pendici meridionali del monte Pala, e i colori sono splendenti, i verdi sempre più accesi dai raggi del sole. Una carrareccia con staccionata è la nostra guida, e ci inoltriamo sino al costone che scende dal monte, lasciandoci soggiogare dal fascino discreto degli stavoli solitari. Raggiuto il bivio che conduce ala croce del Vit, percorriamo questa arteria fino a raggiungere il secondo bivio con il noto masso, ma manca il cartello indicatore. Eccolo! Lo trovo per terra con la scritta sbiadita, estraggo dal mio zaino un pennarello nero e rinnovo i caratteri, essa, la tabella in legna indica la croce di Vit, la adagio sul masso dove per anni ha risieduto. Mi chiedo spesso come mai molti escursionisti non danno una mano a ripristinare qualcosa di rotto, basta  poca attenzione e poche cure. Mi viene in mente un ex amico che quando gli proponevo di edificare un ometto , o lasciare un segno per i prossimi escursionisti mi rispondeva sempre:” Perché devo farlo io visto che non lo fanno gli altri?”. La risposta è semplice, se sei altruista non puoi essere egoista e viceversa, ognuno deve essere sé stesso soprattutto quando nessuno ti vede e giudica, e lì che viene fuori l’uomo e di che pasta è fatto. Non credo nemmeno che il motivo sia di non portarsi dietro nulla, per chi va in montagna da più di un lustro sa bene che nello zaino non bisogna solo avere pane e gabbana, ma qualche oggetto utile all’occorrenza, oltre al noto cellulare per fotografare la propria immagine in memoria dei parenti. Comunque, dedicati un po' di minuti della mia esistenza alla tabella indicatrice senza aver leso il mio fisico e il mio onore, mi porto al limite della cresta, dove il sentiero si biforca: uno scende giù a Vito d’Asio, io viro per l’ardito bel vedere, una zolla di terra dove mezzo metro più in basso sullo strapiombo è posta la croce che domina la frazione citata in precedenza. Noto sin da subito che sulla croce manca il tubetto che ho posto anni fa e la coccinella di Jolanta, evidentemente a qualcuno ha dato fastidio, un amico informato  del fatto mi ha riferito che c’è tanta gente infelice in giro, confermo, proprio tristi questi soggetti. Pazienza, rimetto un altro tubetto, e avviso Jolanta dell’accaduto, peccato, perché le sue coccinelle sono davvero simpatiche. Fatte le dovute foto, stavolta miro alla cima vera e propria di Vit, posta più in alto e tra il fitto bosco di vetta. Ripreso un sentiero già difficoltoso a fil di cresta, dopo alcune centinaia di metri lo abbandono, inserendo la modalità lupo, cioè libero cammino tra rovi e roccette affioranti a fil di cresta. I massi emergenti e di origine carsica si alternano all’ardita vegetazione che sfidando i venti cinge come una muraglia la cresta del monte Vit. Raggiunto la quota più alta (723 m.) mi trovo davanti a delle rocce carsiche, molto belle, sul momento non so se lasciare un segno, poi mi ricordo che anni fa lasciai l’impronta del mio passaggio in un luogo segreto, solo che non ricordo più dove, e grazie a una mela che consumo dopo averla sbucciata mi illumino e trovo il contenitore. Bene! Dal 11 novembre del 2021 non accedevo più alla cima, esso, il contenitore, è ancora intatto, come funzionate è la penna, non mi rimane, dopo l’emozione, di apporre una nuova firma e serbarlo nel luogo segreto, per una prossima mia avventura. Lasciata la meravigliosa cima, che sa di natura inviolata, ritrovo in basso la traccia e la percorro da occidente a oriente. Essa, la pesta, mi conduce all’interno del meraviglioso bosco, spesso ridisegnando il cammino dei muri a secco, ma a volte lasciandoli per i vari schianti o invasioni dell’arcigna e invadente flora boschiva. Tra gli alberi ammiro alcuni tassi, oltre alle  diversità delle specie. Dopo un rudere, la traccia, sempre interrotta da vegetazione invasiva lascia il bosco, sbucando sul ripido versante meridionale  che si aggetta sulla pianura friulana fino a raggiungere i ruderi di quella che fu “ la chiesetta di San Umberto e Vittoriano”, in sintesi una piccola  e remota cappella con un rudere adiacente e un tavolo con panche  posti su un pulpito panoramico meraviglioso. La pausa è obbligatoria, il luogo merita rispetto e riflessione, una ciliegina sulla torta, e manca poco alla fine dell’anello escursionistico. Anche su questo sito il sentiero si biforca, in senso antiorario completo il giro, raggiugendo il punto di partenza, ossia il monumento agli alpini. Fine dell’escursione, che malgrado il breve dislivello e i pochi chilometri, mi ha dato emozioni intense, come è vero che nelle botti piccole si conserva dell’ottimo vino, e anche vero che le piccole elevazioni ti fanno sognare a volte più delle note,  frequentate e rinomate montagne.

Malfa


















































































 

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