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domenica 22 maggio 2022

Anello del Monte Giof da Pradis (Tramonti di Sopra).

Anello del Monte Giof da Pradis (Tramonti di Sopra).

 

Note tecniche.

 

Localizzazione: Dolomiti destra Tagliamento- Prealpi Carniche-

Avvicinamento:

Località di Partenza: Borgo Pradis presso Tramonti di Sopra.

 

Dislivello: 564 m.

 

 

 Dislivello complessivo: 850 m.

 

 

Distanza percorsa in Km: 12 chilometri.

 

 

Quota minima partenza: Pradis 403 m.

 

Quota massima raggiunta: 964 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 5 ore

In: Solitaria.

 

 Tipologia Escursione: Selvatica.

 

Difficoltà:  Escursionisti esperti con altissimmo senso di orientamento e dimistichezza con ambienti selvaggi.

Segnavia: CAI  lungo la carrareccia, poi nessun segno. Per la discesa bolli  rossi,  dal canale fino al ricongiungimento con la carrareccia in basso.

Impegno fisico: medio.

Preparazione tecnica: media.

Attrezzature: Nessuno.

Croce di vetta: No.

Ometto di vetta: no.

Libro di vetta: Si, barattolino del viandante presso le radici del faggio di vetta

Timbro di vetta: No.

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli-Venezia Giulia – Tabacco 028.

2)               Bibliografici:

3)               Internet:

Periodo consigliato: Tutto l’anno.

Da evitare da farsi con: Ghiaccio o terreno umido.

Condizioni del sentiero: traccia di camoscio dopo la carrareccia.

Fonti d’acqua: Nessuna.

Consigliati: Ramponi da erba.

Data: 12 aprile 2022

Il “Forestiero Nomade”

Malfa

La continua ricerca dei sentieri perduti mi conduce per quest’ultima avventura alla valle a cui sono più legato. Ogni talvolta, che transito per la Val Tramontina, percepisco immediatamente lo spirito benevolo del mio maestro, Vittorio Pradolin, che non smetterò mai di citare e lodare per il resto dell’esistenza.  Percepisco l’amorevole presenza dell’amico,  a volte mi pare di sentire le sue pacche sulla spalla e i ricordi volano allo sguardo di eterno bimbo  che emanavano i suoi occhi azzurri. Sovente durante le escursioni anch’egli si smarriva nei sogni. Raggiungerò la sua frazione, Tramonti di Sopra, la sede del Cai e il piccolo camposanto, che in vita e oltre, lo videro protagonista. La località di partenza per l’escursione è la piccola frazione di Pradis, lascerò l’auto nello spiazzo previsto alla sosta e inizierò la nuova avventura.  La meta prevista è il Dosso Giof e l’omonimo monte. Ho studiato a tavolino un percorso che conoscevo fino alla forcella di Pria. Dalla frazione di Pradis mi incammino lungo la chilometrica strada forestale, che con una serie di tornanti risale i versanti,  settentrionale e orientale, dei rispettivi monti Crepa e Col della Luna, elevazioni che ben conosco. Ripercorro la stradina di servizio, cercando delle novità, benché del luogo ho ancora dei  vividi ricordi. A volte dai tornanti riesco a buttare lo sguardo oltre le fronde, da dove posso ammirare il profilo della meta.  La primavera aiuta la contemplazione, mi diletto a ispezionare gli stavoli disabitati, cercando in essi, con un timido e decoroso indagare, tracce di un passato per vivere nel mio immaginario esperienze non vissute. Con un passo lemme, tipico dell’alpino, raggiungo la forcella di Pria da dove inizia la vera  e propria avventura.

Dove finisce la carrareccia inizia il sentiero selvatico, frequentato solo da cacciatori e animali. Con prudenza mi inoltro nel fitto bosco che cinge la cresta, risalendo in breve un primo colle anonimo. Ammiro la possenza di alcuni alberi, tra cui spiccano per maestosità i castagni e i faggi.

Ridiscendo, sempre per l’esile traccia il colle, per poi risalire, sul versante opposto il Dosso Giof, che si rivela sin da subito molto articolato e in alcuni frangenti, esile ed esposto.

Per evitare eventuali complicazioni, decido di calzare i ramponi da erba a sei punte, per poi riprendere il cammino con più sicurezza. A un tratto la cresta si fa più ampia, proprio nella quota più alta dell’escursione, 964 metri, ma nessun segno o ometto ne rivelano l’altezza. Continuo lungo il crinale, alla ricerca del Monte Giof, posto molto a oriente. Stavolta il percorso diviene più impegnativo. Oltre a superare una fitta vegetazione, devo spesso abbassarmi di quota, stando attento a non cadere da alcuni salti tanto esposti. Effettivamente il percorso si rivela più impegnativo di quanto avevo previsto. Un corposo ometto di sassi mi inganna, qualcuno lo ha eretto senza un apparente motivo logico, infatti il GPS, alias il mio Oracolo di Delfi, mi rende edotto che mi trovo ancora sul Dosso Giof. Il tratto più impegnativo dell’escursione sì rivela  la calata dentro un ripido catino  per poi riconquistare la cresta e risalire verso la vetta del Monte Giof.

Grazie all’ausilio dei ramponi tutto scorre liscio, e una volta riconquistata la cresta, inizio la breve ascesa verso la cima del Monte Giof, materializzata da un articolato, nervoso e pittorico faggio. Fatta! L’ obiettivo è stato raggiunto. Purtroppo, per via della folta vegetazione il panorama è molto limitato. Sono felice lo stesso, le cime sconosciute spesso sono misteriose, e ognuna ha le sue peculiarità.  Sosto brevemente in vetta, e aborto l’idea avuta a tavolino, di continuare per cresta. Constato, dall’assenza di tracce,  che nemmeno i camosci si sono spinti oltre, e quindi non oso. Rientro a ritroso fino alla massima quota del Dosso Giof, dove dedico il tempo al desinare. Finalmente mollo la tensione. Zaino a terra,  sono lievemente spossato, anzi, stanco, sicuramente a causa della lotta con la vegetazione selvatica. Finalmente mi godo la pace che emana il luogo. Poggio la schiena su un tronco d’albero volgendo lo sguardo al vicino Colle della Luna e Monte Crepa.

Trascorro in beatitudine una buona mezzoretta, allietato dall’ombra delle fronde, da una fresca brezza e dal canto sublime degli uccelli. Attimi intensi e beati in cui non invidio nessuno umano del nostro pianeta. Come tutte le cose, nel continuo divenite, hanno un inizio e una fine, e lo stesso vale per la breve pausa, quindi, riprendo il cammino a ritroso fino a dopo la forcella di Pria, dove tolgo i ramponi da erba.

Mentre svolgo quest’ultima operazione, dalla carrareccia scruto in basso, e mi pare di scorgere nel bosco di faggi una pista. Ascolto una voce, è  Artemide, che sussurrando mi consiglia di osare. Una volta rimesso lo zaino in spalle, decido di ascoltare il consiglio della dea, lasciando la carrareccia per l’ignoto e ripido pendio. Effettivamente, cammino su un morbido tappeto di foglie secche, e qualcosa di magico mi guida oltre il fitto muro creato dai giganteschi abeti bianchi.

Una luce che filtra dalla selva attira la mia attenzione, e verso di essa mi spingo. Una volta fuori dalla boscaglia sono al cospetto di un rio asciutto. Leggo la mappa, effettivamente sono pressappoco sulle tracce di un vetusto sentiero. Lambisco e visito un paio di stavoli,  finché, decido di scendere dentro il canale creato dal rio, sperando di trovare un barlume di traccia. La fortuna spesso aiuta gli audaci, e io di arditezza non difetto. Tra i massi del torrente asciutto scorgo qualcosa di vivace e luminoso, mi pare di colore rosso, mi avvicino per constatare. L’oggetto delle mie attenzioni è un bollo rosso tinto su un masso, e poco più sopra ne scorgo un secondo, tinto stavolta su un ramo, è il chiaro indizio  di un sentiero che avvisto poco sopra l’argine. Wow! Ho trovato il remoto sentiero, che senza nessuna interdizione, mi condurrà comodamente, e per ben 500 metri di dislivello, per il ripido pendio, perdendo vistosamente quota e uscendo direttamente sulla stradina forestale percorsa in salita. Mi ritrovo poco sopra la frazione di Pradis, pochi tornanti ancora e sono all’auto. Sono davvero soddisfatto, direi che gongolo. Il mio istinto selvatico e la mia intuizione ancora una volta si sono rivelati vincenti; essi sono i miei autentici guru , che spesso mi guidano nel raggiungere mete insperate. Sono cosciente di aver percorso un sentiero di cui ignoravo l’esistenza, rendendo più seducente la giornata escursionistica. Con il consueto passo blando e sicuro, ma stavolta simile al cavaliere che ritorna vincente dalle crociate, mi avvio all’auto, dove depongo lo zaino, per continuare l’escursione, sempre con gli scarponi,  all’interno della frazione di Pradis.

Il borgo, per quanto sia minuscolo, serba alcuni aspetti molto interessanti. Mi appare come se fosse un minuscolo castello; vagherò  dentro le mura.  Nella Val  Tramontina molte  sono le frazioni racchiuse in mura perimetrali.  Finita la visita di cortesia dentro la frazione di Pradis, riprendo il cammino, stavolta in auto, fino alla frazione di Tramonti di Sopra, dove lascio momentaneamente l’auto nella piazza del paese per visitare il cimitero.

Porto un piccolo sassolino raccolto sulla cima del Monte Giof a Vittorio, lo adagerò con cura alla base della lapide. Mi commuove sempre questo gesto. Benché serbi rispetto per il maestro, non riesco a dargli del lei, lo chiamo per nome, dando in contemporanea un tocco con la mano sulla fredda lapide. Nei ricordi di lui serbo ancora la sua voce, rivivendo gli  attimi dell’ultima visita  sapendo che stava male. Riprendo il viaggio in auto, e con calma ripercorro la stradina che costeggia il lago di Redona. Tengo i vetri delle portiere abbassati, il vento muove  la mia chioma, che  cresce costantemente come  il mio amore per la montagna.

Il Forestiero Nomade.

Malfa. 
















































 

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