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mercoledì 21 marzo 2018

Monte Caseratte da Costa.



Anello del Monte Caseratte da Costa.



Racconto:

A volte le escursioni nascono per caso, ispirate da un’immagine o un episodio, come quello che sto per raccontare. Rientravo insieme all’amico Roberto dall’escursione sul Col dei S’ciòs, lungo il tragitto in auto notai poco dopo Aviano un santuario, posto alle pendici del monte Caseratte.

Studiando le mappe e i relativi sentieri ho scoperto che l’edificio sacro si chiama Madonna del Monte e da esso ha inizio un sentiero ad anello che conduce alla cima del monte Caseratte.

Bene! Preparo le mappe e lo zaino, aspettando il giorno propizio per l’uscita.

Nella prima giornata di sole si parte in direzione di Aviano, in compagnia del fido Magritte.

 Durante il tragitto da lontano osservo la lunghissima dorsale alle pendici di Piancavallo, tutto sembra andare per il meglio, nei pressi di Montereale Valcellina osservo delle piccole nubi nascere dalla pianura e condensarsi lungo i primi rilievi, tra cui la montagna che oggi ho scelto come meta, essa in pochi minuti viene totalmente coperta. In altri tempi avrei cambiato meta, non amavo le nubi, ma negli ultimi anni ho imparato ad apprezzare la montagna in tutte le sue sfumature. Senza remore, procedo, portandomi, superata la località di Costa, fino al santuario della Madonna del Monte. Raggiunta la località mi aspetta un ampio parcheggio, sicuramente sono tanti i devoti che beneficiano del sito.

Il sentiero non presenta difficoltà eccessive, l’ascesa avviene percorrendo il crinale della Costa Grande, la discesa per sentiero CAI 985, nulla di impegnativo, quindi posteggiata l’auto mi preparo.

Durante le operazioni di approntamento (mentre calzo gli scarponi) osservo il santuario. L’edificio di non antica costruzione, ha uno stile misto tra neoclassico e medievale dove spiccano la cupola e la torre campanaria. Mentre sono in contemplazione con lo sguardo rivolto alle pendici del monte Caseratte vengo distratto da urla provenienti dal santuario, un tizio di mezza età nell’uscire dal retro dell’edificio bestemmia a pieni polmoni e continuando nello sproposito parte a razzo con la sua autovettura. L’episodio contrasta notevolmente con l’atmosfera che stavo vivendo, evidentemente non ci sono più anime pie come una volta!

Mi appronto rimuovendo quello che ho appena vissuto e mi avvio per il cammino, seguendo una stradina posta a occidente del parcheggio; è la naturale prosecuzione di quella percorsa salendo da Costa.

Dopo un centinaio di metri trovo presso un tornante un cartello CAI con segni giallo-blu, esso m’invita a lasciare il percorso asfaltato per intraprendere il sentiero.

Sin dai primi passi intuisco il filo conduttore della prima parte dell’escursione, cioè di percorrere dal fondo fino alla cima la bellissima dorsale chiamata” Costa Grande”. La traccia è ben marcata e segnata, evidentemente questa direttissima per la vetta è una scorciatoia faticosa molto frequentata.

Mi emoziona tantissimo camminare sulla schiena di questa montagna, percorro la linea immaginaria che divide i due versanti e metro dopo metro mi innalzo quasi in volo, voltandomi spesso indietro per ammirare la pianura.  A metà costa intravedo un cartello CAI, una volta raggiunto leggo che mi si offre anche una possibilità di virare a sinistra per immettermi nel sentiero 985. Continuo imperterrito per il sentiero della Costa Grande, mi avvicino alla nube che si fa più minacciosa, immagino che una volta dentro avrò scarsa visibilità.

Il sentiero straordinariamente pur non essendo CAI è ben curato. Percorro brevi tornanti inoltrandomi nelle frasche, per poi uscire in cresta, ho ben poca visibilità. La traccia a volte ricalca un solco profondo quanto una trincea, come se gli antichi avessero ideato la mulattiera così infossata per potersi difendere dalle intemperie. Durante la salita ho un incontro fugace con un escursionista, venuto fuori dalla nebbia come un fantasma. La lunga e affilata cresta sembra non finire mai, l’impossibilità di vedere ciò che mi circonda mi crea ansia. Incontro la prima neve, percepisco che sono vicino la cima, la cresta si fa più ampia fino divenire prato scosceso, seguo la traccia fino a perderla nel manto imbiancato. Vista la situazione meteo e lo scarso orientamento da buon viandante cedo l’iniziativa al lupo che alberga nello mio spirito.

Sicuro e impavido miro alla mia sinistra seguendo il pendio dove si fa più ripido, nel frattempo il bianco della neve si amalgama con quello delle nubi.

 L’atmosfera è maledettamente surreale e ho l’impressione di camminare nel vuoto. A tratti la nebbia si fa meno fitta tale da fare apparire le scarne sagome degli alberi per poi richiudersi. Seguendo i pendii ripidi raggiungo un gruppo di sassi che mi appare come il vertice, lascio lo zaino e Magritte presso l’ipotetica cima e giro intorno per cercare un ometto o una croce, non trovo nulla e le quote sembrano abbassarsi. Controllo per sicurezza l’altimetro del GPS che mi conferma 1264 metri, la quota della vetta. Ci sono! Meta raggiunta. Bene! Bel paesaggio (immagino), mi sembra di stare in un altro pianeta, ma le sensazioni che avverto sono positive. Nelle difficolta viene fuori la tempra dello spirito libero, e tutto quello che mi circonda amplifica le sensazioni di libertà. Questa magica solitudine per pochi istanti mi fa amare di più la montagna, essa mi infonda nobiltà e unicità e di questo le sarò grato per l’eternità. Anche se l’ora non è tarda, mi conviene rientrare, ho progettato di fare l’anello scendendo per pochi metri sul versante settentrionale, per poi percorrere il sentiero che mi porta alla forcella e da lì imboccare quello numerato 985 fino al punto di partenza.

Il mio compagno di viaggio, come sempre, mi segue silente e fiducioso, confermandomi avventura dopo avventura di essere l’amico ideale per ogni viandante. Sulla carta il proseguo come sempre è facile, ma ora passiamo ai fatti. Innanzitutto dov’è il nord? Quindi mi tocca adoperare la bussola per orientarmi a settentrione, scendendo rapidamente per il pendio innevato passando davanti a delle ombre che con l’avvicinarmi diventano alberi sfogli. Miro sempre a settentrione ma di sentieri nemmeno l’ombra, continuo, finché non mi ritrovo sull’orlo di un dirupo. Mi fermo, la direzione  che posso percorrere escludendo quella a ritroso è a oriente, ed è quella che scelgo. Mi mantengo in quota fino a raggiungere una costa prativa, scorgo un cartello CAI che assicurandomi mi indica il centro del crocevia di alcuni sentieri, seguo quello che numerato 985 che mi riporta a Madonna del Monte. Il sentiero è ben segnato e marcato, dopo pochi metri è sgombro di neve, fortunatamente le nuvole si alzano aumentando la visuale. Mi ritrovo alla forcella da dove il 985 perde quota dirigendosi a valle per bellissima mulattiera.

Molto affascinante la traccia che scende a valle, a tratti è aerea, ben scavata nel terreno, somiglia a una mulattiera di guerra, l’unica asperità è il terreno reso scivoloso a causa delle recenti piogge.

Presto mi ritrovo nel bosco di noccioli, essi sono raggruppati a mucchio e somigliano a soldatini. La bassa vegetazione diventa folta, attraverso un canalone calandomi dentro di esso e per breve tratto mi destreggio tra le piante di pungitopo, per poi uscire per sentiero marcato. Rallento il passo, dedicandomi alla contemplazione delle fioriture che preannunciano la bella stagione primaverile. Anemoni, viole e  primule gareggiano tra loro per attrarre la mia attenzione, mi fermo spesso a lodare la loro bellezza. Dopo aver attraversato una carrareccia, percorro l’ultimo tratto di sentiero quasi in piano che conduce dritto allo spiazzo antistante il sacrario. Ultimi metri nel bosco, uscendo all’aperto ammiro gli stoici ciclisti che con le mountain bike sfidano la gravità. Raggiunta l’auto mi volto indietro, le tenebrose nuvole hanno totalmente coperto la montagna e rattristato il cielo. Penso che malgrado tutto sono soddisfatto, il sole stavolta l’abbiamo donato io e Magritte. Rientro a valle con la soddisfazione di aver conquistato un‘altra cima e con una nuova storia da raccontare.

Il Forestiero Nomade.

Malfa.

 
Note tecniche:

Localizzazione: Prealpi Carniche- Gruppo del Cavallo.

Avvicinamento: Montereale Valcellina- Costa- Seguire indicazione per il santuario Madonna del Monte- ampissimo parcheggio davanti la chiesetta.

Località di Partenza: Madonna del Monte.

Dislivello: 950 m.



 Dislivello complessivo: 950 m.



Distanza percorsa in Km: 8 chilometri.





Quota minima partenza: 340 metri.



Quota massima raggiunta: 1264 metri.



Tempi di percorrenza. 4 ore escluse le soste.

In: Solitaria.



 Tipologia Escursione: Escursionistica-Ambientale.



Difficoltà: https://www.vienormali.it/images/layout/dif-EE.gif Escursionistiche.

Segnavia: CAI 985- Segnavia giallo-blu sulla Costa Grande

Attrezzature: No.

Croce di vetta: No.

Ometto di vetta: Distrutto.

Libro di vetta: No.

Timbro di vetta: No.

Riferimenti:

1)                  Cartografici: Tabacco 012

2)                  Bibliografici:

3)                  Internet:

Periodo consigliato: Tutto L’anno.

Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero: Ben segnato e marcato.

Fonti d’acqua: Nessuna.

Consigliati:

Data: 14 marzo 2018

Il “Forestiero Nomade”

Malfa





























































































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